Cultura & Società, Dalla parte delle donne, In rilievo, Libri in vetrina

Roseto degli Abruzzi. Alla collega Carletta Di Blasio il premio “dal Vesuvio al Gran Sasso” per la sezione racconto breve dal titolo “Era mia madre”.

Domenica, 4 ottobre, nei saloni del Villaggio Lido d’Abruzzo, si svolta la cerimonia di premiazione della XVII edizione del Concorso Letterario Nazionale “Città di Cologna Spiaggia”. Un evento che richiama la partecipazione di scrittori e poeti da più parti del nostro bel Paese. E’ stata l’occasione anche di premiare alla carriera la giornalista della Rai,  Maria Rosaria La Morgia ed anche ricordare la professoressa Wilma Avanzato a cui è dedicato un premio. “Desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla giuria – dichiara Carletta – per il riconoscimento assegnato a questo racconto. Ricevere questo premio rappresenta per me un grande onore e soprattutto la preziosa opportunità di dare voce alla storia di mia madre e, attraverso di lei, a quella di tante donne che hanno contribuito, con coraggio e sacrificio, a cambiare il mondo”.

Il racconto “Era mia madre”, infatti, è molto più di una storia familiare: è una testimonianza intensa che attraversa generazioni di donne e racconta, attraverso la vicenda di Vittorina, il lungo cammino verso la libertà, l’autodeterminazione e la parità di genere. La protagonista cresce in un contesto nel quale alle donne non è concesso sognare. Non può scegliere il proprio percorso di studi, non può decidere del proprio futuro lavorativo e non può nemmeno vivere liberamente il proprio amore. Il suo destino sembra già scritto da regole sociali rigide, da tradizioni radicate e da una cultura che misura il valore di una donna sulla base dell’obbedienza e dell’onore familiare. La violenza subita da Vittorina, ferita dalla stessa madre che teme per la sua reputazione più che per la sua felicità, rappresenta uno degli aspetti più drammatici di una società nella quale spesso erano le stesse donne a farsi custodi di un sistema che le opprimeva. Eppure questo racconto non parla solo del passato. Le domande che Vittorina si pone continuano a interrogarci anche oggi. Perchè una donna dovrebbe rinunciare ai propri sogni? Perchè il giudizio sociale colpisce ancora più severamente le donne rispetto agli uomini? Perchè il peso delle responsabilità familiari e delle discriminazioni continua a gravare in misura maggiore sul genere femminile? Negli ultimi decenni sono stati compiuti passi straordinari. Oggi le donne studiano, lavorano, ricoprono incarichi istituzionali, dirigono aziende, guidano laboratori di ricerca e contribuiscono in maniera decisiva alla crescita della società. Ma la strada verso una piena parità è ancora lunga. Le cronache continuano purtroppo a raccontare episodi di femminicidio, di violenza domestica, di discriminazione sul lavoro e di controllo sulla libertà femminile.

“È necessario investire nell’educazione – ci dice in una voce rotta dall’emozione – l’educazione al rispetto, all’affettività e all’uguaglianza. E quando parlo di educare, mi rivolgo soprattutto agli uomini. La violenza sulle donne, infatti, è prima di tutto un problema degli uomini ed è nella responsabilità e nell’educazione del mondo maschile che deve iniziare il cambiamento. A proposito di questo voglio spendere due parole sulla figura di Mario, mio padre, e sul principio che guida il suo modo di amare: per lui conta la volontà di Vittorina, non quella degli altri. Mario la considera non una proprietà da conquistare né una creatura fragile da guidare. La considera sua pari. Mentre la società attorno a lui impone alle donne limiti, paure e rinunce, Mario non cerca di aggiungere nuove catene; al contrario, desidera offrire a Vittorina uno spazio nel quale possa essere se stessa. Quando, dopo il gesto violento della madre, dichiara di volerla portare via da quella casa e costruire con lei una nuova vita, non sta compiendo un atto di possesso, ma di liberazione e di alleanza. Attraverso Mario, il racconto suggerisce che l’amore autentico non limita la libertà dell’altra, ma la rende finalmente possibile. Ed è proprio per questo che egli appare come il precursore di una mascolinità nuova, fondata sul rispetto, sull’ascolto e sulla piena e pari dignità tra uomo e donna.”

“Per questo la storia di Vittorina conserva una straordinaria attualità. È il simbolo di tutte le mdonne e di tutti gli uomini che hanno lottato per ottenere ciò che oggi possiamo considerare normale. E la vera eredità di questo racconto è il messaggio che ho raccolto da mia madre: i grandi cambiamenti nascono da piccoli passi. Ogni conquista ottenuta dalle donne nel corso della storia è stata il risultato di una moltitudine di gesti e di battaglie spesso silenziose, combattute da donne e uomini che, un po’ alla volta, hanno cambiato il mondo. In questa giornata in cui ricordiamo il Santo Patrono d’Italia, mi viene in mente l’esempio di San Francesco, che, attraverso lo straordinario legame con Santa Chiara, scardina i rigidi ruoli che la società medievale assegnava alla donna e all’uomo. Francesco non vede in Chiara una discepola subordinata, ma una corresponsabile del medesimo progetto evangelico. Mi viene un mente la nostra Maria Rosaria La Morgia, che oggi avete premiato, sia per il suo impegno come giornalista sia per il suo operato come rappresentante delle istituzioni. Ma penso anche a tutte quelle persone meno conosciute che però, come mia madre, hanno compiuto scelte coraggiose che ci hanno condotto fin qua. Ricordare queste storie significa custodire la memoria del passato, ma soprattutto continuare a costruire un futuro più giusto. Un futuro nel quale il valore di una persona non sia determinato dal genere, ma dai suoi talenti, dalle sue azioni, dai suoi sogni. Dedico questo premio a mio marito Fabio e alle nostre figlie Vittoria e Sofia. Insieme stiamo cercando di costruire quel futuro che sognava anche mia madre. Un futuro in cui uomini e donne non si vedano come rivali, ma come alleati che costruiscono insieme un mondo di pace e d’amore.”

Giulianovanews.it

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