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Giulianova. Nuovi Caliscendi sul molo sud: è doveroso ristabilire la verità. Di Fabrizio Valentino Ferrante

Nei giorni scorsi sono intervenuto pubblicamente per ricostruire il percorso amministrativo che ha portato alla realizzazione dei nuovi Caliscendi sul molo sud del porto di Giulianova, con l’obiettivo di chiarire fatti e responsabilità.

Ritenevo che quella ricostruzione fosse sufficiente. Evidentemente non è stato così.

Anziché confrontarsi con i documenti e con gli atti amministrativi, qualcuno ha preferito alimentare polemiche e rivolgere al sottoscritto accuse di presunte connivenze o addirittura di servilismo, dimenticando – o fingendo di dimenticare – un dato fondamentale: l’Ente Porto di Giulianova non rilascia concessioni demaniali, non autorizza la realizzazione dei Caliscendi e non partecipa all’iter amministrativo che conduce al rilascio delle autorizzazioni.

Alla vigilia della manifestazione Calistelle, organizzata dall’associazione dei concessionari dei Caliscendi storici insieme al Comune di Giulianova, all’Ente Porto, ai ristoratori e alle cantine del territorio, ritengo tuttavia doveroso intervenire nuovamente affinché l’opinione pubblica possa conoscere la reale successione dei fatti, senza strumentalizzazioni.

La vicenda dei Caliscendi non nasce oggi.

Pochi ricordano che il primo tentativo di riconoscimento normativo di queste strutture risale ai primi anni Duemila, quando il consigliere regionale Antonio Macera presentò una proposta di legge finalizzata al riconoscimento dei tradizionali strumenti di pesca del porto di Giulianova. L’iter si interruppe con la fine anticipata della legislatura Del Turco, ma fu successivamente ripreso dai consiglieri Ruffini e Rabuffo, che portarono avanti il percorso legislativo fino al riconoscimento dei Caliscendi di Giulianova e Pescara.

Successivamente il Comune di Giulianova, durante l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Mastromauro, affidò all’Ente Porto l’incarico di effettuare il censimento e la ricognizione dei Caliscendi esistenti e di quelli demoliti negli anni precedenti.

A sostenere con convinzione quell’iniziativa vi fu anche il compianto avvocato Marco Maria Ferrari, allora presidente del Circolo Nautico “V Migliori”, che dedicò grande impegno alla valorizzazione di questo patrimonio storico e identitario.

L’Ente Porto conferì quindi l’incarico all’architetto Antonio Marchionni, il quale predispose un’approfondita relazione tecnica composta da due parti.

La prima censiva e classificava i Caliscendi esistenti; la seconda individuava le strutture documentate prima del 1988 e successivamente demolite.

Proprio questa seconda parte rappresenta il presupposto di tutta la vicenda odierna.

La relazione, infatti, non si limitava alla ricognizione storica, ma definiva anche le caratteristiche costruttive che avrebbero dovuto possedere gli eventuali ripristini delle strutture originarie: superficie coperta, tettoia, area scoperta e dimensioni complessive.

Quel documento venne formalmente recepito dalla Giunta comunale di Giulianova con deliberazione n. 48 dell’11 febbraio 2014 e successivamente richiamato all’articolo 20 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Portuale, approvato attraverso il previsto iter amministrativo che ha coinvolto tutti gli enti competenti, compreso il Comune.

È da qui che nasce la possibilità di richiedere il ripristino dei Caliscendi.

Già nel 2017 alcuni soggetti, dichiarandosi titolari dei diritti relativi alle strutture demolite, presentarono domanda alla Regione Abruzzo per ottenere le relative concessioni demaniali. Quelle procedure furono oggetto di approfondimenti investigativi da parte della Procura della Repubblica e della Guardia di Finanza.

Analoga situazione si è riproposta nel biennio 2023-2024, quando cinque ex titolari hanno avanzato nuove richieste di ripristino.

La Regione Abruzzo ha quindi attivato il procedimento previsto dagli articoli 36 e 37 del Codice della Navigazione, pubblicando gli avvisi e consentendo a chiunque fosse interessato di presentare domande concorrenti.

Ed è proprio in questa fase che l’Ente Porto, da me presieduto, ha svolto un ruolo di assoluta trasparenza.

A differenza di quanto avvenuto in passato, abbiamo dato la massima pubblicità agli avvisi regionali, consentendo la più ampia partecipazione possibile. Il risultato è noto: ben 55 soggetti hanno presentato domanda concorrente, e le concessioni sono state successivamente assegnate dalla Regione secondo le procedure previste dalla legge.

È quindi evidente che l’origine delle concessioni oggi rilasciate deriva dal percorso amministrativo avviato dal Comune di Giulianova dell’allora Sindaco Mastromauro oltre dodici anni fa, recepito con deliberazione della Giunta comunale, inserito nel Piano Regolatore Portuale e successivamente attuato dalla Regione Abruzzo attraverso le procedure previste dal Codice della Navigazione.

I progetti oggi in fase di realizzazione rispettano esattamente le caratteristiche previste da quel Piano di ripristino e sono stati autorizzati da sei Enti e amministrazioni competenti.

Fino a prova contraria, si tratta quindi di opere assistite da tutti i necessari provvedimenti autorizzativi previsti dalla normativa vigente.

Per questo ritengo particolarmente gravi alcune affermazioni diffuse in questi giorni.

Sostenere che ventuno Caliscendi “oscureranno il mare” o “sottrarranno il porto ai cittadini” significa rappresentare una realtà che non trova riscontro nei fatti. Così come è fuorviante parlare di privatizzazione del porto o di chiusura degli spazi pubblici.

Il porto di Giulianova, al contrario, non è mai stato così frequentato come negli ultimi anni, e proprio il molo sud rappresenta oggi uno dei luoghi maggiormente vissuti e apprezzati da cittadini e turisti.

Da cittadino, oltre che da Presidente dell’Ente Porto, sorprende infine constatare come la stessa parte politica che, oltre dodici anni fa, contribuì a creare il quadro normativo e pianificatorio che oggi consente la realizzazione di queste strutture, chieda ora la revoca delle autorizzazioni semplicemente perché, nel frattempo, i concessionari sono cambiati attraverso procedure pubbliche improntate alla massima trasparenza.

Il confronto politico è sempre legittimo.

Molto meno lo è la ricostruzione dei fatti fondata su omissioni, insinuazioni o ricostruzioni parziali.

Su questa vicenda continuerò a confrontarmi esclusivamente sulla base degli atti amministrativi e dei documenti ufficiali, perché solo questi consentono ai cittadini di formarsi un’opinione consapevole.

IL PRESIDENTE
dell’ENTE PORTO GIULIANOVA
Valentino Ferrante

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