In rilievo, Lettere

In merito alla candidatura del presepe italiano a Patrimonio Unesco

Enrico Di Carlo con libro. Foto (C) Alessandro Speca
La candidatura del presepe italiano nella lista del Patrimonio immateriale Unesco 2026 ha suscitato interesse anche in Abruzzo. In una nota del Ministero della Cultura si legge: ‘Il presepe, dalle origini a tradizione culturale, e l’arte di crearlo valorizza la creatività artistica, l’artigianato e la spiritualità popolare delle comunità presepiali, con contributi dell’Associazione Italiana Amici del Presepio e dei luoghi simbolo di Greccio e Assisi”.
L’Abruzzo, forte di una tradizione presepiale antichissima, non può certo restare a guardare: a Penne, infatti, sarebbe stato allestito il secondo presepe della cristianità, appena due anni dopo quello di Greccio. Inoltre, al 1567 risale il primo presepe domestico abruzzese — tra i primi anche in Italia — composto da oltre cento pezzi e appartenente alla Famiglia Piccolomini, duchi di Celano.
La Regione vanta una tradizione artigianale secolare, tuttora viva grazie alla maestria di abili intagliatori e cesellatori. A ciò si aggiungono i numerosi allestimenti permanenti diffusi sul territorio, che rendono possibile la creazione di un itinerario dedicato, denominato “La Via dei Presepi d’Abruzzo”, promosso dallo storico Enrico Di Carlo e dal musicista Mario Canci.
Sarà quindi fondamentale presentare un Progetto di legge regionale volto a valorizzare e promuovere il patrimonio presepiale abruzzese come testimonianza culturale, artistica e storica; prevedere il censimento di tutte le espressioni artistiche ad esso collegate – compresi i presepi viventi – istituendo un apposito registro, e favorire così anche lo sviluppo del turismo.
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