Maria Teresa Barnabei Bonaduce: la voce di Montorio al Vomano.

28 Giugno 2020 20:360 commentiViews: 614

Maria Teresa Barnabei

 

 

Sessantacinque anni fa, nel 1955, una diciottenne – all’epoca si diventava maggiorenni a 21 anni – nata con una naturale ed amorevole vocazione alla scrittura, partecipò a due concorsi letterari nazionali: uno per la saggistica, organizzato dall’Azione Cattolica Italiana, e l’altro per la poesia, promosso dalla rivista Primavera di Alba (Cuneo), classificandosi al primo posto in entrambe le competizioni. Da allora, non è passato giorno in cui Maria Teresa Barnabei in Bonaduce non abbia dedicato un po’ del suo tempo a scrivere racconti, comporre poesie e abbozzare pensieri e riflessioni, corredati, quest’ultimi, da bei disegni e pitture realizzati da lei stessa.

Moglie e madre di tre figli maschi, con altrettanti nipoti, Maria Teresa Barnabei è nata a Montorio al Vomano il 14 aprile 1937, dove risiede tuttora. Comincia a scrivere giovanissima; nel 1959 inizia a collaborare con L’Eco di S. Gabriele, mensile dei Passionisti di Isola del Gran Sasso, curando la rubrica religiosa I colloqui della sera. Su La Macina Estiva, giornale satirico studentesco di Montorio, pubblicato nel 1958 e diretto da Egidio Marinaro, pubblica varie poesie (il periodico conteneva anche liriche del poeta conterraneo Ennio Di Giamberardino, scomparso trentacinque anni fa).

Dopo aver conseguito nel 1964, alla Sapienza di Roma, la laurea in Lettere classiche, inizia la sua carriera professionale: insegnerà per oltre quarant’anni nei licei. E’ stata docente di italiano, storia, greco e latino ed ha concluso la sua attività d’insegnante al Delfico di Teramo, dedicandosi anche ad esperienze di formazione degli adulti, per conto dell’Irssae e nell’ambito del Cidi, dell’ex Provveditorato agli Studi di Teramo e della società di formazione Extra con ricerche sulle tecniche di scrittura e dell’insegnamento on line.

Nel 1986, con il racconto Il viaggio dell’Abate (che sarà pubblicato anche in inglese, nel 1993, nell’antologia Short stories from Abruzzo, a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Dublino), viene segnalata nel rifiorito Premio Teramo, nella sezione dedicata agli scrittori abruzzesi; due anni dopo, nel 1988, con il racconto Annina, vincerà la sezione abruzzese dello stesso premio con la seguente motivazione espressa dalla giuria presieduta da Carlo Bo: «Annina, una delicata storia che ha al centro una figura di donna e il segreto di una maternità inattesa che crea problemi ed equivoci perché ufficiosamente il marito è lontano da lei. Alla Barnabei va riconosciuta finezza nei tratti psicologici, capacità di ambientazione, anche storica, e una encomiabile parsimonia stilistica». Con A egregie cose bissa la segnalazione e risulta finalista, ancora una volta, nel citato Premio aprutino nell’edizione del 1991.

Nel 1990 collabora con un altro periodico, Insieme per (il mensile della Valle Siciliana, diretto da Domenico Verdone), per il quale cura la rubrica letteraria Le parole e la vita.  Scrive anche per  Il Donatore (trimestrale dell’Associazione Donatori di Sangue Fidas-Onlus di Teramo, diretto da Gabriele Di Cesare) e su Notizie Donna (mensile d’informazione della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Teramo, diretto da Tania Bonnici Castelli). E intanto arrivano altre segnalazioni, altre menzioni speciali ed altri premi vinti in tante altre città italiane, come Il Prione di La Spezia, l’Eraldo Miscia di Lanciano, il Merate, il Dire di Biella, Una piazza, un racconto di Napoli e via discorrendo.

Nel 2005, per le Edizioni Tracce di Pescara, pubblica Un Paese, una raccolta dove confluiscono buona parte dei racconti già pubblicati negli atti dei vari Premi.

Nel 2008 è la volta di Femminile Plurale (Teramo, Demian), «Questa volta l’autrice», scrive il compianto Antonio Valleriani, su L’araldo abruzzese del 18 gennaio 2009, «esplora l’universo Femminile Plurale. Varie sono le figure di donne che popolano questo paesaggio umano enigmatico e sofferente, spesso marginale e magico. Che è collegato con un filo rosso al precedente testo di racconti, Un Paese. Si tratta di un legame sentimentale e nostalgico».

Nel 2009, dopo tanti racconti, saggi, poesie ed altro, pubblica il suo primo romanzo: Vedi cos’è la Merica! Dalle lettere di un emigrante (Ricerche & Redazioni), con introduzione dello storico Luigi Ponziani, che fa parte della collana Le Lettere diretta dal critico Simone Gambacorta. Un romanzo che sicuramente ha arricchito, e non di poco, la sconfinata pubblicistica che si è creata attorno al complesso, tragico e triste fenomeno dell’emigrazione italiana verso l’America della prima metà dello scorso secolo.

Nel 2011, vede la luce L’erba muraiola (Demian Edizioni), in cui l’autrice «ripercorre velocemente i punti salienti degli ultimi cinquanta anni italiani attraverso le inquietudini del protagonista Mario, giudice in pensione che vive in una realtà provinciale».

Una voce di vento è, invece, una raccolta di tredici racconti, divisi in tre sezioni: Migrantes, Tempi e Persone; il cui «filo conduttore della narrazione è quella del vento (in senso fisico e metaforico) come movimento improvviso e incontrollabile di cambiamento sia nella vita individuale che sociale»; e viene presentato nel 2012. Con questo libro inizia la collaborazione con l’Aletti Editore di Villanova di Guidonia (Roma) con il quale pubblicherà anche i seguenti lavori: Fino a quando arriva il giorno (2014), Grégal (Antologia di poesia, 2015) e Molliche (2016).

Oltre a tenere conferenze, seminari e tavole rotonde sulla letteratura italiana per conto del Club Unesco, del Parco Gran Sasso-Monti della Laga, dell’ex Università della terza età di Teramo e di Giulianova e per la Commissione Provinciale delle Pari Opportunità, ha svolto anche attività politica ed amministrativa: è stata consigliere comunale a Montorio con il Partito Comunista Italiano e componente del comitato di gestione dell’ex Ulss. Ha operato con attività di volontario presso il sindacato Spi, facendo parte anche del direttivo nazionale; Ha frequentato corsi di pittura e di teatro per hobby; ora è fortemente impegnata in famiglia, nell’amatissimo ruolo di nonna.

Oltre ai tanti premi e riconoscimenti che sono stati tributati alla sua opera, c’è da segnalare anche la sua biografia scritta da Alida Scocco Marini nel volume Conosciamoci e facciamoci conoscere. Personaggi noti e meno noti della Provincia di Teramo (Mosciano Sant’Angelo, Artemia Edizioni, 2012) e il saggio del critico letterario Nicola Fiorentino, apparso sulla Rivista Abruzzese, di Lanciano, dal titolo Maria Teresa Barnabei: un caso letterario? (A. 62 – 2009, n°4, pagg. 328-331).

Attualmente, ha un proprio profilo su Facebook – è sempre al passo coi tempi – e posta, periodicamente, sulla pagina social di Amare Montorio, foto degli angoli più belli di Montorio, commentandole con profonde ed edificanti riflessioni che fanno bene al cuore e all’anima dei montoriesi, specialmente in questo periodo in cui si cerca di tornare alla normalità, dopo gli eventi sismici, tristemente noti, che hanno colpito la nostra amata terra, e la pandemia di Covid-19 diffusa in tutto il mondo. «Nel deserto della pandemia – ha scritto sulla sua pagina Facebook – che stiamo attraversando camminando faticosamente in solitudine ma paralleli ad altre carovane. Le orme del sapere scientifico ci indicano la strada per arrivare all’oasi della liberazione. Importante è come nel deserto vero, non fermarsi ma continuare a camminare per la strada giusta. Distanti ma uniti».

 

Pietro Serrani

Pubblicato sul quotidiano teramano “La Città” del 27 Giugno 2020

 

 

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