Giulianova. Il ‘700 giuliese con Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona

16 Marzo 2020 13:280 commentiViews: 10

GIULIANOVA. FRAMMENTI DI STORIA DAGLI ARCHIVI – 6

di Sandro Galantini*

Per Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona, 15° duca d’Atri e conte di Giulianova dove era nato il 20 maggio 1663, i primi anni del ‘700 furono gratificanti e al tempo stesso drammatici. Infuriava infatti la guerra di successione spagnola ed egli, letterato raffinato ma anche avvezzo alle armi, si era schierato decisamente a favore di Filippo V ricevendone nel 1701 l’incarico di Tenente generale nel Regno di Napoli per gli Abruzzi e nel 1702, direttamente dalle sue mani, il prestigioso Toson d’Oro. Ma accanto agli onori anche gli oneri. E così proprio come Tenente generale era dovuto intervenire all’Aquila dopo che la città, il 2 febbraio 1703, era stata squassata dal terremoto. Giorni intensi per lui, e pieni di preoccupazioni dopo che il marchese di Vasto Cesare Michelangelo d’Avalos, esponente dell’ala più intransigentemente filoaustriaca dell’alta nobiltà regnicola, aveva tentato con ogni mezzo, ma inutilmente, di guadagnarlo alla sua causa. «Invece di impiegare l’opera sua al vil mestiere di seduttore, pensasse ad emulare la gloria dei suoi antenati», aveva risposto Giangirolamo rifiutando le offerte del marchese d’Avalos. Per cui quest’ultimo, sentitosi offeso, prima di esulare a Schönbrunn aveva messo in atto una serie di azioni contro Giulianova, la città in cui il duca Giangirolamo era solito risiedere nei mesi invernali e sino a primavera inoltrata. Era infatti dal suo palazzo ducale giuliese che il 2 maggio 1703 aveva firmato l’assenso a Bernardo Massicci di Tortoreto per l’assegnazione dotale di un terreno a sua figlia in quanto terreno feudale. E il 12 maggio seguente sempre da Giulianova aveva investito Francesco Maria de Petris del feudo di Valviano. Ma ormai in piena estate, nell’agosto 1703, i giuliesi trovarono insudiciate porte e muraglie cittadine di un «untume giallo». Fu il panico. Subito si pensò infatti, come riportano i documenti del tempo, che il marchese di Vasto disponesse di una legione di “untori” i quali, «disseminando ovunque la peste manufatta», miravano a trasformare l’intero Abruzzo, e la stessa Giulianova, in un cimitero.

  • Storico e Giornalista
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