Giulianova. Quel tragico 7 luglio del 1936

6 luglio 2019 16:530 commentiViews: 158

Nel tardo pomeriggio del 7 luglio 1936, l’ispettore di zona del Partito Nazionale Fascista di Giulianova, Antonio Cermignani, ancora scosso da una terribile notizia, scriveva (con lettera espressa) al Segretario provinciale del PNF di Teramo per lamentarsi di una vicenda che aveva visto coinvolto lo stesso giorno l’annegamento di un bambino nel porto di Giulianova. Erano da poco passate le 12,00, una marea di gente tra pescatori, bagnanti e Carabinieri, si erano riversati sui due bracci del porto per cercare di scorgere il corpicino di Giovanni Tormenti secondo lo scrivente (in realtà si trattava di Francesco Medori) annegato pochi minuti prima.

Porto di Giulianova (C) Walter De Berardinis

Proprio Cermignani, sempre nella lettera, accusava il proprio iscritto del posto, F.G., di non aver tenuto una condotta all’altezza della situazione per poterlo salvare. Il corpo fu ritrovato quasi subito, a coordinare le ricerche c’era il Comandante della IX Centuria della MVSN – Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, Rocco De Petrocellis, il quale, con l’aiuto del personale medico del vicino ospedale civile, dopo averlo ripescato ne dovette constatare la morte. Il giorno seguente furono svolti i funerali nel lido della città con una grande partecipazione di popolo. Secondo la ricostruzione fatta all’epoca, attraverso la documentazione conservata nell’Archivio di Stato di Teramo, fu una tragica fatalità la morte del bambino. Lo stesso Cermignani si correggerà nella successiva lettera a Teramo del 13 luglio, quando scriverà che il bambino era in realtà Francesco Medori, ma la posizione intransigente verso di lui per farlo espellere dalla sezione giuliese rimarrà fino alla fine. Secondo il racconto di molti, F.G. imbarcò su un “moscone” due signorine e due bambini lasciati in custodia a quest’ultime; all’altezza dei due moli in costruzione, il bambino scivolò in acqua ed affogò. Il PNF giuliese, visto le pressioni che arrivarono da Teramo, fu costretto ad aprire un’indagine interna per chiarire e sollevare ogni dubbio sullo stesso F.G..

Porto di Giulianova (C) Walter De Berardinis

Il 15 luglio si riunì la segreteria del fascio giuliese alla presenza del Segretario del Fascio, Vincenzo Trifoni e dei membri dell’esecutivo: Rocco De Petrocellis, Renato Morgante, Ivanone Zechini, Duilio Lupi ed Ermanno Bizzarri (quest’ultimo non fu presente per motivi personali). La prima ad essere convocata fu la signorina O.T., la stessa dichiarò che era stata invitata dalla signorina I.S. che, portando con lei una bambina L.C., volevano farsi un giro sul “moscone” condotto dal Gusman. Una volta guadagnato il largo, i quattro si accorsero che un bambino si era attaccato di nascosto alla struttura in legno, era proprio Francesco Medori. Una volta issato a bordo il bambino, inizio a dare segni d’insofferenza nel restare fisso sul proprio posto, tanto che continuava a bagnare i piedi cambiando spesso posizione. In uno dei tanti spostamenti il bambino scivolò in acqua. Il F.G., richiamato dalla grida delle due signorine, si buttò in acqua per salvarlo, ma il bambino si attaccò solo una volta al collo dell’uomo per poi scomparire nel fondo del mare; secondo altri testimoni il bambino stava stringendo al collo l’uomo tanto da soffocarlo. L’uomo non potendo più salvare il bambino, ritorno verso il molo nord, una volta arrivati sulla banchina del porto chiesero aiuto proprio al primo marinaio presente in quel momento, Mario Costantini, il quale attivò subito i soccorsi. Furono sentiti anche la piccola L.C., la signorina I.S. e F.G., anche loro confermarono le dichiarazioni della prima testimone oculare, aggiungendo che la paura e il panico l’avevano fatta da padrona. Nei giorni seguenti, nel bar principale di Giulianova, il Caffè di Cardi Germano, vicino al Duomo di San Flaviano, vide lo stesso F.G. udire cattiverie sul suo conto. Il 17 luglio, con la seduta 231, il direttorio locale prosciolse l’uomo per non aver commesso il fatto, mentre al Cermignani gli rimase l’amaro imbocca per non aver ottenuto l’espulsione dalla sezione del fascio giuliese. Sono passati esattamente 83 anni dai quei tragici fatti.

(C) Walter De Berardinis

(C) www.giulianovanews.it

Si ringrazia per le fonti: Archivio di Stato di Teramo

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