L’IRRAZIONALITA’ DELLA PROPOSTA DEI COLLEGI ABRUZZESI DI CAMERA E SENATO

3 Giugno 2017 06:470 commentiViews: 26
Gianni Melilla

Gianni Melilla

La proposta dei collegi elettorali per Camera e Senato nella nostra Regione è irrazionale, strumentale e inaccettabile.
Le proposte di collegi sono frutto di sciatteria ed improvvisazione, e obbediscono all’unico criterio della “corsa al voto, prima possibile e …chi se ne frega!”.
Innanzitutto bisogna dire che il voto dei cittadini non è uguale in ogni provincia:
la provincia di Chieti ha 2 collegi alla Camera pieni con 387.956 cittadini mentre la provincia di L’Aquila ne ha 2 pieni con appena 297.424 cittadini mentre la provincia di Pescara ha 1 collegio e mezzo con 314.661 cittadini e così come la provincia di Teramo ne ha 1 e mezzo con 306.349 cittadini!
I conti NON tornano.
 I collegi vanno costruiti su numeri omogenei e non ci possono esserci differenze così rilevanti. Era così con i collegi uninominali della legge Mattarella, frutto di una riflessione tecnica di alcuni mesi per superare incongruenze e irrazionalità.
Invece ora si vuole andare di corsa dando appena un giorno per fare gli emendamenti!
Il principio della continuità territoriale é poi non garantito.
Basti pensare che Giulianova sta in un mega collegio che arriva nell’alta Valle Pescara, a Popoli e Bussi!
Oppure i comuni della Valle Peligna  che in parte vanno sotto L Aquila e in parte addirittura con Avezzano, con la perdita grave di un ruolo di rappresentanza che la legge Mattarella aveva garantito con l’aggiunta più naturale di una parte dei comuni dell’alta val Pescara per raggiungere il numero di cittadini necessari.
Per i collegi senatoriali addirittura la provincia di Pescara ha un pezzo della provincia di Teramo mentre la Val Pescara sta in quella dell’Aquila senza alcun criterio oggettivo.
Siamo alla umiliazione delle ragioni del territorio abruzzese.
Chiediamo a Renzi Grillo Berlusconi e Salvini, nessuno dei quali peraltro è parlamentare, di riflettere meglio e consentire alla Regione Abruzzo e agli Enti Locali, tramite ANCI e Upi, di fornire una proposta da esaminare dal Parlamento per la nuova legge elettorale.
Questa storia non si può chiudere in pochi giorni.
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