Giulianova. Francesco Mastromauro, Sindaco con la toga giallorossa. Intervista di Lino Manocchia

11 Ottobre 2013 19:520 commentiViews: 235
Francesco Mastromauro, sindaco con la toga giallorossa

(C) www.giulianovailbelvedere.it

NEW YORK, 10.10.2013 – Pieno di humor e calcolata indulgenza, non alza la voce (salvo quando serve e allora son dolori, mi dicono). Rifugge dalla superstizione la vita di Francesco Mastromauro, avvocato e Sindaco della città di Giulianova. Lui è una  cornucopia di vicende politiche e professionali che lo seguiranno sicuramente sino ai più alti pinnacoli politici.

Questo figlio di terra abruzzese è senza dubbio un magnifico istrione Giuliese. In questa nostra intervista esclusiva, via telefono da New York, il Sindaco di Castrum Novum va diretto al sodo con la perentorietà di chi non ha dubbi quando parla chiaramente della città dove è nato e svolge la sua importante opera professionale e politica.


Sindaco Mastromauro, su cosa ha puntato subito all’indomani del Suo insediamento?

Il primo obiettivo, tra gli altri, è stato quello di mettere mano al piano Regolatore Generale che risaliva al dicembre 1994 e, quindi, doveva essere adeguato alle mutate esigenze. Per una città improntata a dinamismo e innovazione, bisognava assolutamente eliminare tutto ciò che in quel piano non andava. Tanto vero che aveva ingessato per decenni molte zone della città, vanificando le attese dei cittadini. Ed io, come promesso, in cento giorni ho fatto in modo che tutte le osservazioni venissero portate in Consiglio. Dopo che l’iter è stato ultimato, dal 13 marzo scorso il nuovo strumento urbanistico è efficace. Finalmente sono stati tolti lacci e lacciuoli. E i frutti di questo impegno già si vedono.

Come e quando nacque la sua passione per la politica?

Era il 1999 quando decisi di scendere in campo. Prima di quella data seguivo le vicende politiche della mia città non dico distrattamente ma con l’atteggiamento di chi cerca di capire piuttosto che criticare senza disporre di una conoscenza approfondita dei fatti. Insomma c’è stata una sorta di apprendistato. E poi ho sempre pensato che per fare politica bisognasse avere prima una collocazione nella vita, di tipo professionale e personale. E non raggiungerla attraverso la politica. Sennò la politica non è impegno e passione, ma strumento ed arrivismo. E inevitabilmente la si sporca. Come mi sembra stia accadendo diffusamente.

Mesi fa ha rinunciato a candidarsi alla Regione per restare a Giulianova. Rimane ferma la sua decisione anche ora che si voterà nella prossima primavera?

La conferenza stampa dell’11 luglio scorso in cui dichiarai che non mi sarei dimesso anzitempo per candidarmi alla Regione, e ciò con lo scopo di evitare il commissariamento del Comune, è stata per molti una sorpresa. E ciò in quanto alcuni, non conoscendomi evidentemente, davano per scontate le mie dimissioni. Addirittura la sera prima della conferenza stampa, il TG di RAI 3 Abruzzo aveva assicurato che la conferenza stampa era stata indetta per ufficializzare le mie dimissioni. La stessa cosa su alcuni quotidiani, blog e siti web d’informazione. Beh, il toto dimissioni ha fatto perdere molti scommettitori, rimasti con un palmo di naso. Quindi, nessuna candidatura se questa comporta il commissariamento di Giulianova. E mi pare di aver risposto.

Quanto esatta è la voce secondo la quale lei ha in proposito un “salto” politico nelle alte sfere?

Non so chi abbia messo in giro queste voci, né sulla base di quali presupposti. Il mio partito, che è il PD, da tempo, ed è stato il primo, ha un sistema di scelta dei candidati, ad ogni livello, attraverso le primarie. E ciò con lo scopo di favorire la democrazia dal basso, come si suol dire. Cioè si vuole che tutti, iscritti e simpatizzanti, scelgano chi li deve rappresentare, secondo un modello di democrazia matura. Se e quando il salto ci sarà, saranno gli iscritti ed i simpatizzanti a deciderlo attraverso, appunto, le primarie. Da parte mia non posso che ringraziare l’Unione comunale del PD per aver pubblicamente espresso considerazione ed apprezzamento nei miei confronti. E ringrazio anche i cittadini, tanti e non solo di Giulianova, che in ogni occasione mi manifestano simpatia e considerazione.

Il Sindaco con la collega, Grazia Di Dio a Giulianova

Il Sindaco con la collega, Grazia Di Dio a Giulianova

Le piace essere riconosciuto per strada?

Si, è una bella sensazione. Amo molto relazionarmi con gli altri, scambiare opinioni,  condividere altri punti vista, confrontarmi. Credo però che per mia moglie e per i miei amici sia un po’  faticoso stare con me quando passeggiamo. E la cosa vale a Giulianova come a Teramo o in altre località. Molti mi fermano, scambiano opinioni, chiedono il mio punto di vista. Ed allora per percorrere i 175 metri del lungomare monumentale di Giulianova impiego quanto un mezzofondista.

Qual è la sua grande passione?

Non è un mistero per nessuno che io ami il calcio, soprattutto la squadra della mia città, il Giulianova. Al secondo posto c’è senz’altro il cinema. A casa ho una filmoteca di oltre 1.500 titoli.

Considerato che è un Sindaco tifoso, dove va il calcio giallorosso dopo la ferita del fallimento?

Intanto va subito detto che come sindaco, e come tifoso giallorosso, sono orgoglioso di aver fatto in modo, ed è un risultato storico, che il nostro stadio Rubens Fadini, grazie all’impegno della mia amministrazione, abbia finalmente ottenuto l’agibilità. Oggi  il Fadini, con quello di Teramo, è l’unico stadio a norma della provincia  Basta, dunque, con le ordinanze da firmare per consentire di far disputare gli incontri nel nostro impianto. Mi son beccato una denuncia, e presto ci sarà il processo, per aver firmato l’ordinanza che ha permesso, il 1 aprile 2012,  di disputare al Fadini la partita Giulianova–Vigor Lamezia, che consentì alla nostra squadra di ottenere la salvezza sul campo. Per quanto concerne invece il calcio giocato, ritengo si debba ripartire dalla cura del vivaio, dai giovani talenti che a Giulianova nascono come funghi da sempre, e che hanno consentito alla nostra squadra di vincere dieci titoli nazionale a livello giovanile. La crisi economica devastante non consente più agli imprenditori operanti nel nostro territorio di impegnarsi in spese divenute ormai insostenibili ed io aggiungerei anche non più rispondenti a criteri etici, tenuto conto che molti hanno perso il lavoro, non arrivano a fine mese e davvero non sanno più come andare avanti.


Se non avesse fatto l’avvocato, quale lavoro avrebbe voluto fare?

Iniziai i miei studi universitari a Medicina prima di virare verso il diritto. Mi chiedo sempre come sarebbe stato fare il chirurgo.

Cosa vogliono oggi i cittadini?

Il lavoro, innanzitutto. Perché, come recita esattamente la Costituzione all’articolo 4, il lavoro concorre al progresso materiale e spirituale della società. E poi pretendono giustamente di essere ascoltati ed avere interlocutori credibili. Vogliono pulizia. Rigore. Rispetto dei diritti. E tornare a sperare nel futuro.

I suoi avversari politici l’accusano di narcisismo, di molto fumo e poco arrosto: tutto qui?

No, non è tutto qui. Sono state dette cose molto più cattive di queste, con un livore quasi belluino da sconfinare nell’odio. E’ il frutto tossico di un imbarbarimento che purtroppo tende ad allargarsi, ma ancora per fortuna minoritario, circoscritto a quei pochi che hanno bisogno dell’invettiva gratuita per dare un senso, anche minimo ma vitale, ad una esistenza probabilmente anonima e incolore. La frustrazione e la scarsa stima personale, si sa, necessitano sempre di uno sfogo. Ma per fortuna sono tanti coloro che apprezzano il mio lavoro e sanno quanto sincero e faticoso sia il mio impegno per la città. Narcisista? Un po’ si, lo ammetto. Ma credo che un po’ di  “sano” narcisismo non faccia ombra ad uno sviluppo armonioso della personalità. Condivido chi ha affermato che la patologia non sta nel narcisismo in sé, ma nel modo in cui si integra con tutti gli altri aspetti della nostra personalità. Sul fumo e sull’arrosto invece credo proprio di poter dire che il primo non mi appartiene.

Il collega Ludovico  Raimondi mi ripete spesso, scherzosamente, una “sentenza” che la riguarda da vicino: Il film “Filadelfia” si conclude con questa sentenza:”mille avvocati legati assieme in fondo all’Oceano sono un buon inizio”. Lei, brillante avvocato e cinefilo, cosa ne pensa?

Ha affermato Efraim Medina Reyes in “Quello che ancora non sai del pesce ghiaccio”, prendendo spunto proprio dalla risposta data da Thom Hanks in quel film, che gli avvocati suscitano una naturale avversione. Penso derivi dal fatto che la pratica del diritto è antichissima, e quindi nei secoli si sono sedimentati stereotipi negativi su questa professione che ha indubbiamente un peso molto incidente, a volte persino condizionante, nella vita degli individui. Tanto da essere stata accostata in parallelo a quella del medico, altra categoria antichissima che, non a caso, ha conteso agli avvocati la primogenitura. Illuminante in proposito come Benedetto XIV risolse una querelle tra medici e avvocati che non volevano muoversi, durante un corteo religioso, accampando diritti antichi di precedenza. Papa Lambertini sentenziò nel suo arguto latino “Praecedant latrones – sequantur carnefices”, cioè precedano i ladroni, seguano i carnefici. Quindi, caro Lino, il sospetto e l’avversione nei confronti degli avvocati vengono da lontano. Ed anche i giornalisti non ne sono immuni. Scriveva Fred Allen che per un giornalista un essere umano è un oggetto avvolto nella pelle. Che dire? Siamo esseri umani, con pregi e difetti. La differenza la fa sempre l’individuo. E poiché si è citato un film, ed io in effetti sono un cinefilo impenitente, allora voglio tirare in ballo “Un eroe borghese”, un film ed un libro di Corrado Stajano, a me molto cari, sulla storia, verissima, del milanese Giorgio Ambrosoli. Lui era un avvocato che fece il suo dovere fino in fondo e perciò pagò con la vita. In ogni caso diceva giustamente Charles Dickens ne “La bottega dell’antiquario” che se non ci fosse gente cattiva, non ci sarebbero buoni avvocati.

Mi dica, com’è oggi la ridente spiaggia adriatica?

La nostra è una spiaggia ambita e di grandissima qualità. Non lo dico io, ma i riconoscimenti ottenuti. Abbiamo la Bandiera Blu, Tre Vele di Legambiente e la Bandiera Verde dei pediatri italiani. Sa quante sono le località balneari che, in Italia, possono vantare questo en plei? Appena otto. E noi siamo tra queste otto. Giulianova non aveva mai ottenuto prima questi riconoscimenti e tutti assieme.

E come sogna la Giulianova di domani?

Una città in cui modernità, innovazione e bellezze paesaggistiche e storiche siano armoniosamente combinate. Ho lavorato per questo. Stiamo lavorando per questo.

Il piatto preferito?

Da abruzzese verace, naturalmente i maccheroni alla chitarra. Con le immancabili pallottelle. E da giuliese innamorato della sua città e delle tradizioni naturalmente il  brodetto. Quello nostro, ovviamente.

Chi è  Francesco Mastromauro?

Un uomo che amando il sole, apprezza anche la delicata luminescenza del crepuscolo. Perché la vita è da amare tutta; anche nei suoi chiaroscuri.

LINO MANOCCHIA – già pubblicato dal sito www.giulianovailbelvedere.it (C)
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