Giulianova. Jan Kelbl, il cecoslovacco morto alla stazione ferroviaria

7 Maggio 2019 16:420 commentiViews: 3
Jan Kelbl, il fuciliere della Legione Cecoslovacca in Russia, morto a Giulianova (l’unico sepolto in Italia).
di Walter DE BERARDINIS
Jan Kelbl nasce a Hrušovany u Brna il 7 maggio 1879, da Josef Kelbl (Hrušovany u Brna 16 marzo 1852) e Alžběta Suchánková (Hrušovany u Brna, 18 novembre 1850) nel Regno di Boemia, città sotto dominio dell’Impero austro-ungarico, di professione postino. Aveva 4 fratelli (Augustin 1877, František 1882-1916, Josef 1881-1881 e Emilia 1884). Nell’età adolescenziale aderisce al gruppo sportivo Sokol (Falco) Successivamente si trasferisce a Židlochovice, sempre nella stessa regione, sposandosi il 16 maggio 1911 con Marie Hytychová (Hrušovany u Brna, 1 novembre 1890), dopo che aveva avuto l’unico figlio, Jan (nato a Hrušovany u Brna nel 1910 e morto a Přibice nel 1976). Il soldato Kelbl, a causa della dichiarazione di guerra dell’Impero Austro-Ungarico al Regno di Serbia il 28 luglio 1914, coercitivamente, viene arruolato nell’esercito dell’Impero il 12 ottobre 1915, nel 99° Reggimento Fanteria con il grado di Caporale nella 4° Divisione Fanteria agli ordini del Generale Stroger Steiner von Steinstatten di stanza a Brno, facente parte della 1° Armata comandata dal Generale Viktor Dankl von Krasnik sul fronte russo. Durante l’offensiva di Brusilov, un vasto fronte che partiva dalle Paludi del Pryp’jat’ nel confine ucraino-bielorusso, passando per la Polonia e fino al territorio austroungarico (Volinia e Galizia), l’Impero russo dello Zar Nicola II diede vita alla più grande offensiva militare dal 4 giugno al 20 settembre 1916, Jan Kelbl, cadde prigioniero insieme agli altri 26.000 austriaci, nei pressi della città di Luc’k (oggi città nordoccidentale dell’Ucraina). Fu l’ultima battaglia vinta dai russi prima della rivoluzione: si registrarono tra morti, feriti e dispersi 1.250.000 uomini al comando del Generale russo Aleksej Alekseevič Brusilov e oltre 779.331 tra tedeschi e austro-ungarici al comando rispettivamente dei generali, Alexander von Linsingen e Franz Conrad von Hötzendorf.
Dopo la cattura, Kelbl ed altri, furono portati con i treni merci fino a Kiev nel campo di prigionia di Darnitsa, per essere suddivisi per nazionalità: slavi e italiani (trentini, friulani, triestini, istriani e giuliani-dalmati) nella parte più europea; tedeschi, austriaci e ungheresi nel Turkestan e Siberia. Internato in un campo di concentramento per solo cecoslovacchi, il 15 luglio 1917 a Lukaševka, provincia di Kiev in Ucraina, entra a far parte della Legione Cecoslovacca in Russia con il grado di fuciliere che conserverà fino alla sua morte. In realtà, la Legione ceca, era già stata formata, visto che durante il conflitto contro i russi, i cechi e gli slovacchi non si sentivano più austroungarici. Fu proprio il 14 agosto del 1914 che lo Zar Nicola II concesse la formazione di una compagnia la Česká družina composta da 720 volontari. Anche in Italia e Francia nacquero altre formazioni identiche operanti sui rispettivi fronti con l’aggiunta di patrioti emigranti giunti da altri paesi, in primis dall’America. Kelbl fu inquadrato alla fine del settembre 1917 nel 5° reggimento fucilieri “Pražský-Tomáš Garrigue Masaryk” della 2° divisione. Dopo i fatti della rivoluzione d’ottobre del 1917, la situazione precipita a sfavore proprio dei cecoslovacchi. Nei messi successivi, la stessa legione si ritrovò in mezzo alla guerra civile tra l’esercito fedele allo Zar (Armata bianca) e i bolscevichi, compreso l’istituzione della Rada Centrale ucraina che voleva staccarsi dalla Russia per allearsi con gli imperi centrali. Con il trattato di Brest-Litovsk del 3 marzo 1918, tra gli imperi centrali e la Russia, viene di fatto riconosciuta la vittoria degli imperi centrali e la fuoriuscita dal primo conflitto mondiale della stessa creando l’indipendenza dell’Ucraina, Bielorussia, Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia e Polonia. I poveri legionari si sentirono come topi intrappola: imperi centrali che lì vedevamo come traditori e i russi come forza militare straniera non gradita. L’unica via di fuga era transitare oltre gli Urali e la Siberia verso l’estremo oriente per arrivare al porto di Vladivostok tramite la linea ferroviaria transiberiana. Nell’estate del 1918, i reggimenti della legione iniziarono lo spostamento delle truppe affrontando molte insidie: i bolscevichi che attaccavano i loro treni armati e l’incontro nelle stazioni ferroviarie con i prigionieri tedeschi e austroungarici che venivano rimpatriati. Intanto, gli alleati, per paura che gli Imperi centrali si rafforzassero sul fronte occidentale con l’arrivo di uomini rimpatriati dal fronte russo, inviarono corpi di spedizione al porto di Vladivostok con l’obiettivo di contrastare i bolscevichi e non far rimpatriare i soldati prigionieri dei russi. La città portuale russa, nell’estate del 1918, diventò un coacervo di civili e militari arrivati da più parti del mondo: Francia, Usa, Canada, Italia e altre forze presenti come prigionieri liberati: polacchi, serbi, romeni e gli irredentisti italiani (friulani, istriani, giuliani-dalmati e trentini). Agli inizi del 1919, durante l’inverno siberiano, la legione nel contrastare i partigiani russi, persero molti uomini per assideramento e in combattimento; si aggiunse anche una certa frustrazione generale perché si stava combattendo una guerra che non gli apparteneva ed erano desiderosi di ritornare nella loro madre patria: la neonata Cecoslovacchia nata il 28 ottobre 1918. E’ probabile che il soldato Jan Kelbl su ferito o si ammalò proprio nell’ultima fase della guerra, infatti, per tutto il 1919 iniziarono i piani di evacuazione di tutte le forze militari: dopo i cecoslovacchi, abbandonarono la Russia anche gli americani, italiani ed infine i giapponesi, quest’ultimi solo nel 1922. Furono 68.000 i legionari evacuati, tra soldati e una minoranza di civili, oltre a 4.000 morti lasciati in Siberia.
Jan Kelbl fu imbarcato sulla nave corazzata Roma (nave da battaglia del 1907) giunto a Napoli, dopo aver navigato tutto l’Oceano Indiano e il Canale di Suez, probabilmente tenuto in quarantena con altri militari. Dal porto campano partì alla volta della sua terra natia con il 13° treno ospedale (non sappiamo se era uno dei 20 della sanità militare o dei 24 della Croce Rossa Italiana in servizio durante la prima guerra mondiale) per risalire la dorsale adriatica e arrivare a casa. Purtroppo tra la notte del 12 e 13 aprile, sempre del 1919, il treno fermò a Giulianova per lasciare il moribondo Jan Kelbl. Oggi, ufficialmente, è l’unico soldato del fronte russo morto in Italia. Alle ore 6:00, presso l’ospedale sito in Viale dello Splendore, ma probabilmente già morto alla stazione di Giulianova, moriva all’età di 39anni. Il giorno seguente veniva sepolto nell’area del cimitero monumentale.
Il 30 settembre 2017, con una cerimonia pubblica, alla presenza delle Ambasciate Ceca e Slovacca, è stata scoperta la targa in suo onore nel cimitero monumentale con il picchetto d’onore della Legione Cecoslovacca.
Il 24 maggio 2018, a Roma, in occasione del 100° anniversario della consegna della bandiera di guerra alla Legione Cecoslovacca, sono stato insignito della Medaglia della Legione per aver scoperto il caduto.
Il 13 aprile 2019, in occasione del 100° della sua morte, a Giulianova abbiamo ricordato Jan Kelbl con i ragazzi del Liceo Scientifico “Marie Curie”.
Sempre il 13 aprile 2019, nella sua città natale, Hrušovany u Brna, è stata scoperta la mia targa bilingue grazie al contributo del direttore della Gamma Investigazione di Tortoreto, Gabriele Barcaroli, ed inviata al pronipote del caduto,

Radek Novak

che vive a Brno. L’evento è stato reso possibile grazie al Sindaco, Miroslav Rožnovský, per celebrare il 74 ° anniversario della liberazione della sua città Hrušovany da parte dell’esercito sovietico e i 100anni dalla scomparsa di Jan Kelbl. La targa, posizionata tra la stele che ricorda i caduti della 1° e il monumento della 2° guerra mondiale, è stata svelata alla presenza del 96enne (oggi 97enne), Generale di Brigata Aerea Emil Boček, ex pilota ceco in forza alla RAF e alla Fighter Squadron cecoslovacca durante la 2° guerra mondiale.

A chiusura di questa mio “lungo” racconto storico, desidero ringraziare Adek Novak di Brno, cittadino della Repubblica Ceca, pronipote di Jan Kelbl, il quale mi ha inviato la foto della lapide-ricordo di Kelbl dove è scritto il nome della nostra città “Giulianovè” e dei caduti della prima guerra mondiale della città Hrušovany u Brna (oggi conta 3.271 abitanti), ecco il testo che ricorda i loro morti: “In terre lontane, nelle tombe senza nome, questi nostri concittadini dormono il loro sogno eterno. Lontano dai loro cari e senza l’ultimo conforto, nei loro occhi c’erano i volti dei loro cari e l’immagine del nostro villaggio. La grande guerra, conosciuta dall’umanità come grondante di sangue, ha spento i loro occhi per sempre. Non aspettiamo il loro ritorno, ma abbiamo visto la loro liberazione. Caro caduto, dormi in quel paese straniero che è diventata la tua casa. Noi compatrioti terremo vivo il tuo ricordo.”
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