Teramo. La cultura moltiplicatore di ricchezza sugli investimenti e sugli occupati

13 aprile 2014 16:050 commentiViews: 9

 

I dati emersi dalla giornata di studi su “Tesoro Cultura”. La Provincia: il patrimonio pubblico inutilizzato e invenduto alle start up e alle imprese culturali

 

 

La cultura presenta una “bilancia commerciale” in attivo: anche in Abruzzo. L’investimento in attività culturali ha un forte valore aggiunto sugli investimenti: un “moltiplicatore” pari a 1,7: gli 80 miliardi prodotti dal sistema culturale italiano nel suo complesso producono 133 miliardi di euro: il 15,3% dell’economia nazionale. L’Abruzzo poi, presenta valori superiosi rispetto alla media nazionale per quanto riguarda le imprese giovanili del settore cultura (13,9% rispetto al 10,8%) e le imprese culturali al femminile (28,9% rispetto al 23,1). Cifre, però, che non si traducono in un progetto riconoscibile per mancanza di un coordinamento e la frammentazione dei centri di iniziativa.

 

Sono i dati (elaborazione Simbola 2013) illustrati da Luigi Burroni (ex preside di Scienze delle Comunicazioni di Teramo oggi docente all’Università di Firenze) che insieme a Carlo Trigiglia (ex ministro della Cultura) sta conducendo un’indagine mirata per conto delle Fondazioni delle Casse di risparmio. Spunti di riflessione significativi per costruire un “nuovo manifesto per la cultura abruzzese” da consegnare ai candidati alla Regione: un obiettivo emerso nel corso della giornata che si è svolta all’Università di Teramo “Tesoro cultura” organizzata in collaborazione con Provincia e Fondazione Tercas.

 

Molte le proposte per “capitalizzare” questo tesoro: dalla Provincia l’idea di concedere in comodato d’uso alle start up culturali e in generale alle imprese che si occupano del settore gli immobili pubblici non utilizzati e che causa crisi il privato non compra. “Per esempio la Caserma dei Vigili del Fuoco che mettiamo all’asta inutilmente da quattro anni: uno spazio bello e strategicio che potrebbe essere utilizzato gratuitamente da associazioni e imprese” ha dichiarato.

 

Per il presidente della Fondazione Tercas, Mario Nuzzo,  “L’Abruzzo è definitivamente scomparso fra le prime sette Regioni mete di viaggio: ci vorrebbe un’unità di crisi regionale per far emergere quanto è strategico il valore cultura e definire una governance che ora manca. Al tavolo devono stare insieme operatori culturali, imprese e anche tour operator perché è indispensabile avere un’offerta integrata  per far si che le proposte, tante e diversificate, siano chiaramente percepibili e diventino un pacchetto riconoscibile all’esterno”.

 

Una frammentazione decisionale sottolineata anche dalla Sovrintendente regionale ai beni storici, Lucia Arbace: “L’Abruzzo è una piccola regione con territori che non dialogano, si sovrappongono spesso in competizione fra loro: è un errore. Bisogna decidere qual è il progetto, qual è il modello e poi lavorarci insieme. Le diversità sono un valore ma vanno superati gli steccati provinciali”.

 

Passare dalla frammentazione al coordinamento, dai contributi a pioggia all’investimento sulla qualità, dalla casualità all’inidviduazione di “grandi attrattori legati all’identità del territorio”: questi gli obiettivi emersi dall’incontro che ha visto la partecipazione del giovane storico abruzzese Emanuele Felice – insegna Storia economica nell’Università Autonoma di Barcellona – che nel suo libro “perché il Sud è rimasto indietro” punta il dito sull’arretratezza culturale quale fattore di “mancata coesione sociale e di scarsa competenza delle classi dirigenti e della politica”. Per Dante Marianacci, per trent’anni dirigente del Ministero degli Esteri e direttore di Istituti culturali italiani in molti Paesi “in Abruzzo le cose non sembrano molto lontane dalla situazione che emergeva vent’anni fa quando per la Rai realizzai un’inchiesta sul rapporto fra intellettuali e potere”.

 

 

Temi ricorrenti anche nel documentario prodotto dagli studenti di Scienze della Comunicazione – regia di Andrea Sangiovanni, docente della Facoltà    e montaggio Gustavo Ferraioli – che ha raccolto la testimonianza di giornalisti e giovani che si occupano di cultura: un video che sottolinea la “frattura generazionale”.  

 

La chiosa del rettore, Luciano D’Amico: “L’Università vuole lavorare su questo tema, avvalendosi del contributo dei portatori di interesse e dei centri di ricerca, per arrivare a comporre un Manifesto sulla cultura da presentare a chi si candida a governare questa regione”.

 

Teramo 12 aprile 2014

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