Su Effetto Erre un irriverente quadro del saggista Luca Nannipieri sul mondo dell’arte e delle istituzioni nell’Italia contemporanea di oggi:

18 aprile 2014 10:520 commentiViews: 21

 

 

 

 

 

Gillo Dorfles ha preso casa vicino a me, e fin qui, direte, chissenefrega. Ma per capire molto dell’Italia contemporanea, anche una vicenda estremamente laterale, al limite quasi dell’insignificanza, può rivelarsi una finestra davvero interessante. Dunque Dorfles, 104 anni sul groppone, si è stabilito tra le morbide colline di Lajatico, in provincia di Pisa, e lì pare voglia lasciare, speriamo il più tardi possibile, le spoglie mortali di se stesso e del mondo.

Cosa rende interessante questo fatto di per sé di nessun conto? Tutto ciò che ne è nato attorno, ovvero tutto il vorticìo di prime donne, sindaci, vicesindaci, questurini, consiglieri, direttorini di teatro, critici d’arte di quartiere, insegnanti in mezza pensione, gallerucoli dalla mano bagnata, che si sono mobilitati per festeggiare, con tutti gli onori che si deve ad un quasi santo critico d’arte di fama internazionale, le 104 primavere che la sorte gli ha, beato lui, concesso di respirare. Chi gli si è messo accanto per una foto da mandare subito ai giornali di provincia, chi ha snocciolato uno dietro l’altro i libri imperdibili che ha scritto e che lui si è imparato a mente, chi ha mostrato una foto che li ritraeva sotto un sole terrificante in una piazza desolata di Pontedera, chi ha lodato la magnifica opportunità per il territorio di avere una colonna portante della cultura patria, e tutti a lodarlo, a puffettarlo, a lustrare la grande firma dell’arte, la prestigiosa firma del Novecento che renderà, per i prossimi mesi o per i prossimi anni o i prossimi giorni, ancora più sfoggianti quelle colline battute dal vento. E poi quei critici, quei critici pecoroni, che non hanno avuto la forza di diventare nazionali e i loro testi degni di studio o di attenzione, eccoli tutti lì, uno dietro l’altro, dalla A alla Z, e dalla Z ancora alla A, a rammentare sui giornaletti locali quanto i suoi libri siano stati fondamentali per loro.

Se Dorfles fosse venuto a Lajatico quando aveva 30 anni e avesse voluto parlare con il sindaco (come tanti laureati in storia dell’arte di oggi che conosco), il sindaco si sarebbe negato, non avrebbe avuto tempo per incontrare un giovane e anonimo critico d’arte. Avrebbe demandato l’incarico dell’incontro al vicesindaco, il quale però sarebbe stato fuori per incarichi istituzionali per i prossimi due mesi, e avrebbe detto di scrivere una lettera al suo consigliere di fiducia, il quale però non avrebbe avuto disponibilità per leggerla e avrebbe demandato l’incombenza dell’incontro – se trattavasi di una mostra d’arte o cosa non ha capito bene – alla segreteria del prefetto, affidata ad un insegnante in mezza pensione che di arte non ne capiva nulla e si affidava per queste cose ad un gallerucolo che offriva stracci di pittura in beneficienza e che si trovava nella terza via a destra, solo il pomeriggio però, perché la mattina è a caccia.

Ma Dorfles non è arrivato quando aveva 30 anni. E’ arrivato che ne aveva passati 100, e molti di essi come firma di prestigio del Corriere della Sera e professore in svariate Università. E così le candeline sono pronte, pronte per festeggiare l’ennesima personalità di fama, che è onorata quando ha fama e che è scornata quando non è nessuno.    

 

 

http://blog.rubbettinoeditore.it/luca-nannipieri/gillo-dorfles-i-critici-pecoroni/

 

 

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