Pisa. Grazie al saggista Luca Nannipieri a Santa Maria a Monte (PI) sono state rinvenute quasi 40 medaglie di devozione dal ‘500 al ‘700

28 aprile 2013 06:400 commentiViews: 11

Grazie al saggista Luca Nannipieri

a Santa Maria a Monte (PI) sono state rinvenute

quasi 40 medaglie di devozione dal ‘500 al ‘700

dedicate in gran parte alla Madonna di Loreto

sui defunti e nelle sepolture.

In pochi altri luoghi d’Italia si assiste ad un culto della Vergine

così sentito e condiviso dalla popolazione antica

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Grazie al saggista Luca Nannipieri e all’attività di scavo archeologico supervisionato dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana nella persona di Giulio Ciampoltrini, presso il costruendo Parco Archeologico di Santa Maria a Monte (PI), è recentemente emerso un prezioso gruppo di manufatti legati alla devozione popolare cristiana del passato: una serie di quasi 40 medaglie in bronzo, le più antiche delle quali sono databili al ‘500, raffiguranti in gran parte la Madonna di Loreto. Le più piccole venivano vendute in collane o rosari, quelle più grandi venivano vendute singolarmente, sui banchi collocati intorno ai santuari più venerati, tra cui appunto Loreto. Erano utilizzate in ambito funerario sul corpo del defunto, a volte cucite sul sudario, oppure deposte accanto agli inumati.

La scoperta è stata effettuata appunto durante i lavori per il Parco Archeologico che sarà inaugurato il 18 maggio. Gli scopritori sono gliarcheologi Renato Guerrucci e Lorenzo Baccisotto le direttive di Luca Nannipieri, direttore del Centro studi umanistici dell’abbazia di San Savino, che coordina l’opera di riqualificazione dello scavo archeologico .

Oltre al valore storico-artistico degli esemplari più grandi, tutti perfettamente conservati, è stato appunto notata questa singolare caratteristica comune: il numero altissimo di esemplari che raffigurano la Vergine Maria, in particolar modo quella di Loreto.

Quasi tutte le immagini sono dedicate alla Madonna di Loreto. Quest’ultima è raffigurata quasi sempre con il bambino in braccio e con l’abito tempestato di gemme e perle, contornata in molti casi da due lucerne e due angeli. Un solo esemplare, tra i più antichi, raffigura la Vergine e il Bambino sopra la santa casa portata in cielo dagli angeli. Tutti gli esemplari si datano dopo il Concilio di Trento.

E’ interessante annotare come il popolo di Santa Maria a Monte declinasse il mondo del sacro e la sua religiosità cristiana attraverso la venerazione intima e privata per la Madonna di Loreto, piuttosto che per altre figure di santi o altre versione della Vergine.

In pochi luoghi d’Italia si assiste ad un culto della Vergine così sentito e condiviso dalla popolazione antica.

A Santa Maria a Monte sono state rinvenute quasi 40 medaglie di devozione dal ‘500 al ‘700 dedicate alla Madonna di Loreto.

E’ la prova di quanto fosse grande nei secoli passati il culto mariano nel Comune

che anche nel nome stesso porta il suo richiamo:Santa Maria a Monte

Grazie all’attività di scavo archeologico, supervisionato dalla Soprintendenza per i Beni archeologici della Toscana nella persona del dott. Giulio Ciampoltrini, presso il costruendo Parco Archeologico di Santa Maria a Monte (PI), e grazie al progetto di valorizzazione del patrimonio storico-artistico del territorio del Centro Studi Umanistici dell’Abbazia di S. Savino, diretto dal saggista Luca Nannipieri, è recentemente emerso un prezioso gruppo di manufatti legati alla devozione popolare cristiana del passato: una serie di quasi 40 medaglie in bronzo, le più antiche delle quali sono databili al ‘500, raffiguranti in gran parte la Madonna di Loreto. Le più piccole venivano vendute in collane o rosari, quelle più grandi venivano vendute singolarmente, sui banchi collocati intorno ai santuari più venerati, tra cui appunto Loreto. Erano utilizzate in ambito funerario sul corpo del defunto, a volte cucite sul sudario, oppure deposte accanto agli inumati.

“Sono convinto – dice il sindaco, David Turini – che man mano che ci avviciniamo all’inaugurazione del parco archeologico della rocca saranno sempre più interessanti le sorprese e le novità legate a questo luogo per i cittadini e i visitatori. I preparativi per il 18 maggio stanno procedendo al meglio e quindi sono certo che assisteremo ad un grande evento”.

La scoperta è stata effettuata appunto durante i lavori per la costruzione del Museo del Territorio, presso il Parco Archeologico di prossima apertura.

Gli scopritori sono l’archeologo Renato Guerrucci e il suo collaboratore Lorenzo Bacci.

Oltre al valore storico-artistico degli esemplari più grandi, tutti perfettamente conservati, è stato appunto notata questa singolare caratteristica comune: il numero altissimo di esemplari che raffigurano la Vergine Maria, in particolar modo quella di Loreto. “La cosa non stupisce” dice Guerrucci “se consideriamo il particolare rapporto che ha sempre legato la comunità di Santa Maria a Monte alla Madonna fin dalle sue origini, portandone l’impronta anche nel nome stesso del paese”.

Quasi tutte le immagini sono dedicate alla Madonna di Loreto. Quest’ultima è raffigurata quasi sempre con il bambino in braccio e con l’abito tempestato di gemme e perle, contornata in molti casi da due lucerne e due angeli. Un solo esemplare, tra i più antichi, raffigura la Vergine e il Bambino sopra la santa casa portata in cielo dagli angeli. Tutti gli esemplari si datano dopo il Concilio di Trento.

E’ interessante annotare come il popolo di Santa Maria a Monte declinasse il mondo del sacro e la sua religiosità cristiana attraverso la venerazione intima e privata per la Madonna di Loreto, piuttosto che per altre figure di santi o altre versione della Vergine.

La statua in marmo del XII secolo che Guerrucci e Bacci hanno rinvenuto negli archivi del Comune di Santa Maria a Monte, di cui è stata data notizia settimane fa, è stata collocata provvisoriamente presso Casa Carducci ed è stato oggetto di una visita congiunta tra la Soprintendenza ai beni storico-artistici di Pisa, il sindaco di Santa Maria a Monte e Luca Nannipieri del Centro studi umanistici dell’abbazia di San Savino che ne ha permesso la conoscenza. Il sopralluogo ha confermato la necessità di un restauro della scultura, di un suo attento studio e di una sua doverosa esposizione pubblica.

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