Monaco (Germania). Totò in mostra di Ezio Flammia

3 giugno 2010 16:380 commentiViews: 22

mostra “Totò il principe italiano della risata” che si terrà a München (Monaco) presso il Museo Karl Valentin dal 24. 6 . 2010 al 14 . 10. 2010.

Se sfogliate il catalogo, trovate un mio scritto tra le prefazioni e a pagina 15 le motivazioni e l’immagine dell’opera che espongo.

L’opera del 1957, “ O’ pazzariello”, fa parte del ciclo “Totò maschera e mito” che è stato esposto in diverse città italiane e straniere.

Ausstellung “Toto italienischen Prince of Laughter” in München (Monaco) im Museum von Karl Valentin 24. März stattfindet. 6. 2010-14. 10. 2010.

Wenn Sie im Katalog blättern, finden Sie mein Schreiben zwischen der Vorrede und auf Seite 15, dass die Motive des Werkes und Bild freizulegen.

Die Arbeit von 1957, “O ‘pazzariello” ist Teil des Zyklus “Toto Maske und Mythos”, die in verschiedenen italienischen und ausländischen Städten gezeigt wurde.

Totò di Ezio Flammia

La maschera, in genere, ha un potere ipnotico sul pubblico e Totò che nasce

con una faccia pre-destinata a diventare un volto-maschera, intuisce, da su-

bito, il grande fascino che il suo viso suscita. Egli é un fenomeno di comicità

istintiva, una vera forza della natura; in lui si sedimentano le espressioni e le

culture teatrali della Magna Grecia, della Commedia dell’Arte, delle tradizioni

popolari partenopee, delle avanguardie artistiche del 900‘, della miseria e

delle angherie degli uomini.  Da ragazzo spontaneamente si allena a simulare

i sentimenti: il suo viso diventa un elemento surreale capace di esprimere il

comico e il tragico. E’ suggestionato dalle alterazioni del suo viso che ama ve-

dere riflesso in un cucchiaio. Lo specchio, forse quello deformante, è il primo

strumento adoperato per esercitarsi alla fine arte del grottesco. Per acquisire

le capacità mimiche, indispensabili per diventare un serissimo buffone, egli

studia gli atteggiamenti di alcuni personaggi che destano curiosità.

Totò ha anche le sue stranezze, in lui convivono due personalità distinte:

l’uomo Antonio de Curtis, principe di Bisanzio, signore aristocratico e l’attore

Totò, maschera solare e lunare. Egli s’ingabbia irrimediabilmente in due ruoli

distinti: lo sdoppiamento della personalità instaura in lui uno stato di conflitto

semicosciente. Il principe e l’attore, novello Giano bifronte, mostrano, di volta

in volta, gli atteggiamenti, le angosce, le tragedie piccole e grandi, le cont-

raddizioni dell’ umana quotidianità. Non si può far ridere se non si conosce

bene il dolore, la fame, il freddo, l’amore senza speranza, la disperazione della

solitudine (scrive nella sua autobiografia). Quando parla di sé come attore é

come se si rivolgesse a una seconda persona. Anche sul set, prima di girare

una scena, per concentrarsi e immedesimarsi nella parte, lo ricorda Age, ripe-

te a se stesso le azioni che si appresta a compiere: Adesso Totò entra in scena,

si siede, sorride, si toglie il cappello. Per Antonio de Curtis, è Totò che recita,

un essere detestabile, una maschera che prende corpo e si anima quasi per

incanto, risvegliata dal profondo della sua coscienza.

Totò è un essere surreale, si maschera e si trasforma in bonario e sadico,

allegro e triste, vile ed eroico, ammiccante e sornione, furbo e astruso, mite

e mordace. Il principe è viceversa un uomo solo, triste, pieno di falsi valori,

d’idiosincrasie, sempre in conflitto con se stesso e con le convenzioni imposte

dal casato d’antichissimo lignaggio.

Totò continua per tutta l’attività ad esprimersi con la sua maschera naturale

che ama e detesta, così la descrive con autoironia: „tutta torta, asimmetrica.

La parte sinistra passi: è una faccia lunga, triste. Ma la parte di destra, Gesù!

Maria! Che roba è?“

E’ una maschera straordinaria! Proveniente da un mondo lontano, come una

maschera antica, segna il confine tra il mondo reale e quello irreale. Tutto

ciò che dice e fa, anche se banale, si accetta in modo acritico nel rispetto

intangibile dell’ilarità.

Non credo che Totò sia pienamente cosciente della sua grandezza, dei livelli

recitativi eccezionali raggiunti sia in teatro e sia al cinema, é conscio, però, del

potere che ha di ammaliare il pubblico di soggiogarlo, di farlo ridere, quando

e come lui vuole. I suoi occhi, segnati da un lievissimo strabismo, come quello

di Venere, sempre mobili e sprizzanti di simpatia, dalle occhiate irresistibili,

ipnotizzano il pubblico, propendono al riso e all’ilarità irrefrenabile.

Ezio Flammia

TOTO’ VON EZIO FLAMMIA

Die Maske hat im Allgemeinen eine hypnotische Wirkung auf das Publikum

und Totò wird mit einer für das Masken-Gesicht prädestinierten Physiognomie

geboren. Er erkennt intuitiv die große Faszination, die sein Gesicht auslösen

kann. Totò ist ein Phänomen der instinktiven Komik, eine wahre Naturgewalt;

in ihm vereinen  sich die Ausdrucksweisen und die theatralen Kulturen der

Magna Graecia der Commedia dell‘Arte, der bürgerlichen neapolitanischen

Traditionen, der künstlerischen Avantgarde des 20. Jahrhundertss wie die

Erfahrung des Elends und der Unterdrückung der Menschen.  Als Jugendli-

cher trainiert Totò von sich aus die Nachahmung von Gemütsausdrücken: sein

Gesicht wird zum surrealen Element, mit der Fähigkeit, das Komische und das

Tragische zum Ausdruck zu bringen. Er ist fasziniert von der Verzerrung sei-

nes Gesichts, welches er in einem Löffel gespiegelt zu sehen liebt.  Der Spie-

gel, vielleicht auch der Zerrspiegel, ist das erste Instrument, dessen er sich

bedient, um sich in der feinen Kunst des Grotesken zu üben. Zur Aneignung

der mimischen Fähigkeiten, die für einen ernstzunehmenden Possenreißer

unabdingbar sind, studiert Totò die Verhaltensweisen von Persönlichkeiten,

die seine Neugierde hervorrufen.

Totò hat auch seine Eigenheiten. So wohnen in ihm zwei unterschiedliche Per-

sönlichkeiten: der Mann Antonio de Curtis, der Prinz von Byzanz, ein adliger

Herr und der Schauspieler Totò, eine Maske wie Sonne und Mond zugleich.

Totò verfängt sich unwiederbringlich in diesen zwei unterschiedlichen Rollen.

Die janusköpfige Dopplung seiner Persönlichkeit erzeugt in ihm den Zustand

eines halbbewussten Konflikts. Doch gerade dadurch verkörpert Totò auf so

fabelhafte Weise  die Haltungen, die Ängste, die kleinen und großen Tragödien,

die Widersprüchlichkeiten der menschlichen Alltäglichkeit. “Man kann nicht

zum Lachen bringen, wenn man nicht ausreichend den Schmerz, die Kälte, die

hoffnungslose Liebe oder die Verzweiflung der Einsamkeit erfahren hat.“ (So

schreibt Totò in seiner Biographie.)

Wenn Totò von sich als Schauspieler spricht, so ist es, wie wenn er sich einer

zweiten Person zuwenden würde. Age erinnert sich, dass Totò auch am Set die

Handlungen, die er gleich vollziehen wird, für sich selbst wiederholt – wohl,

um sich zu konzentrieren und in die Rolle hineinzuversetzen, bevor eine Szene

gedreht wird: Jetzt tritt Totò auf, er setzt sich, er lächelt, er nimmt den Hut ab.

Für Antonio de Curtis ist die Figur Totò ein abscheuliches Wesen, eine Maske,

die Gestalt annimmt und praktisch wie durch Zauberhand belebt wird, aufer-

weckt aus den Tiefen seines Bewusstseins.

Totò ist ein surreales Wesen, er maskiert und verwandelt sich immer wieder,

von gutherzig in sadistisch, von fröhlich in  traurig, von feige in  heldenhaft;

er ist liebäugelnd und hämisch, schlau und verworren, sanft und bissig. Umge-

kehrt wiederum ist der Prinz  ein einsamer und trauriger Mann, voller falscher

Werte, voller Abneigungen und Überempfindlichkeiten, immer im Konflikt mit

sich selbst und mit den von einem Geschlecht altertümlichster Abstammung

aufgezwungenen Konventionen.

Totò bedient sich seiner naturgegebenen Maske , die er zugleich liebt und

hasst, während seiner gesamten Karriere. Voller Selbstironie beschreibt er sie

als gänzlich schief, asymmetrisch. „Die linke Seite geht gerade noch: sie ist

ein langes, trauriges Gesicht. Aber die rechte Seite, Jesus, Maria und Josef!

Was ist das denn?“

Es ist eine außergewöhnliche Maske! Einer antiken Maske gleich, kommt sie

aus einem fernen Land und markiert  die Grenze zwischen realer und irrealer

Welt. Alles was sie tut, selbst wenn es banal ist, akzeptiert man unkritisch,

wegen der unantastbaren Ehrfurcht vor der Heiterkeit.

Ich glaube nicht, dass sich Totò gänzlich seiner Größe, ja des exzellenten

Niveaus seiner Darbietungen bewusst ist, weder was das Theater, noch was

den Film betrifft. Dennoch aber ist er sich im Klaren über seine Fähigkeit, das

Publikum zu betören, es zu unterwerfen, es zum Lachen zu bringen, wann

und wie es ihm beliebt. Mit den unwiderstehlichen Blicken seiner Augen, jenen

Augen mit dem leichten Schielen, venusgleich, immer in Bewegung, strahlend

vor Sympathie, hypnotisiert Totò das Publikum, bringt es zum Lachen und ver-

setzt es in zügellose Heiterkeit.

Ezio Flammia

Teilnehmende Künstler/Artisti partecipanti:

Irene Bacchi

Renato Begnoni

Cecilia Bianchini

Mauro Boschini

Marcella Brancaforte

Michele Cavaliere

Debora di Leo

Giorgio Bramante Donini

Licio Esposito

Ettore Festa

Fiorito&Fluturel

Ezio Flammia

Gianfranco Gentile

Massimo Giacon

Adriano Laruccia

Stefano Libertini

Giovanna Magri

Beppe Mora

Bettina Moras

Daniela Moretto

Roberto Perini

Andrea Petrone

Caterina Plenzick

Pier Maria Leandro Romani

Barbara Ruzziconi

Leonardo Sonnoli

Sergio Staino

Sebastiano Tramontana

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