Cultura & Società

Libri. Cesaremaria Glori, LA TRAGICA MORTE DI IPPOLITO NIEVO, Il naufragio doloso del piroscafo Ercole. Edizioni Solfanelli

Cesaremaria Glori, LA TRAGICA MORTE DI IPPOLITO NIEVO, Il naufragio doloso del piroscafo Ercole. Edizioni Solfanelli

Ippolito Nievo, l’autore de “Le confessioni”, uno dei più bei romanzi italiani dell’Ottocento, partecipò alla Spedizione di Garibaldi del 1859. Nel corso della navigazione verso le coste siciliane gli fu affidato l’incarico di Vice Intendente, il che comportava la responsabilit

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2 Comments

  1. Caro Cesare,
    mi voglio complimentare con te per il bel lavoro di ricerca che hai fatto su Ippolito Nievo, la sua vita e la sua tragica fine. A mio parere il tuo libro, che tra l’altro, è scritto molto bene, merita ampia diffusione, anche per le implicazioni sulla storia patria e sulle responsabilità delle logge massoniche e dei loro affiliati, che una volta per sempre andrebbero smascherate e liquidate.
    Mi sono chiesto, infatti, più volte, durante e dopo la lettura, come sia stato possibile che delle persone “onorate” e “perbene” potessero accondiscendere a simili progetti di strage – perchè di strage di Stato qui si tratta – e come potessero dormire tranquilli i loro sonni quanti vi hanno partecipato o in qualche modo ne erano al corrente. E mi riferisco, qui, non solo a Garibaldi, che stando a quanto riferisci, sembra ne fosse al corrente, ma anche ai coniugi Hennequien, ai quali non basta certo il tardivo pentimento col tentativo di impedire la partenza dell’ “amico” Nievo, che appare del tutto fuoriluogo, quasi un alibi per mettere a posto la coscienza. Ma certamente, ammesso che il Nievo avesse accolto il consiglio di rinviare la partenza, c’è da chiedersi che ne sarebbe stato di tutti gli altri “incolpevoli” che nel naufragio sono periti. Sarebbe stato troppo tardi ormai, con tutta probabilità, per bloccare l’ingranggio dell’attentato che era stato predisposto.
    C’era, quindi , il rischio che l’attentato e la strage fossero portate a termine comunque, senza che ne fosse coinvolto il principale obiettivo: un colpo da maestri dell’orrore!
    Trovo molto strano e mi chiedo come sia possibile che, essendo certamente state coinvolte in un simile piano diabolico molte persone, a nessuna sia sortala necessità di rivelarne il contenuto e le modalità quando c’era la possibilità di fermare il piano o anche di rivelarlo poi: in nessuno dei responsabili o conniventi è affiorata l’ombra di una sia pur tardiva resipiscenza e pentimento, neppure in punto di morte. Questa era, e probabilmente è ancora, la coscienza di coloro che operano in queste logge, ed in tanti loro affiliati che oggi ci governano.
    Detto questo, permettimi di fare qualche obiezione che mi è sorta nella lettura e cui non sono riuscito a trovare risposta, ma che tu avrai sicuramente considerato e di cui hai la possibilità di darmi chiarimenti per mia soddisfazione personale.
    Mi sono chiesto, infatti, se non c’era altro modo, meno infame di questo, per fermare l’arrivo a Napoli e poi a Torino, di Ippolito Nievo e di tutto l’incartamento di cui era in possesso, senza dover provocare un disastro di tali proporzioni.
    Mi sono chiesto, ancora, quale possa essere stata la modalità ipotizzata e messa in atto per provocare il naufragio, che sembra dovesse avvenire comunque, indipendentemente dalla mareggiata in corso, che a quanto affermi, non doveva essere eccessivamente preoccupante.
    Era stato previamente sabotato lo scafo? Da chi, con quali connivenze all’interno della nave, ed in che modo. Pensi che ci fossero dei sabotatori kamikaze a bordo della nave , come quelli negli aerei schiantatisi sulle torri gemelle, o che sia stata piazzata una carica di esplosivo che avrebbe dovuto esplodere ad un certo momento? altre modalità possibili non ne saprei individuare. Forse è stato un attacco piratesco da parte di qualche natante di Stato o di altri natanti?
    E’ possibile, infine, ipotizzare un tentativo di recupero del relitto, ammesso che sia affondato in prossimità di Capri o Sorrento?
    Mi scuso dei quesiti che ti pongo e ti ringrazio se vorrai darmi qualche chiarimento.
    Ancora complimenti ed i più cordiali saluti.
    Beppi Tormen
    Belluno, 25.09.2010.

  2. Gli Hennequin erano amici sinceri di nievo. Nelle loro lettere non risulta alcun messaggfio criptico a nievo, per dissuaderlo alla partenza. Nievo venerdì era a casa, ammalato e il figlio di Henequin lo andò a trovare. la sera nievo si alzò e andò a casa Hennequin, dichiarando di voler partire domenica 3. Hennequin disse che per la domenica non erano previsti vapori per Napoli, che aspettasse l’Elettrico, che a breve sarebbe arrivato. Il sabato arrivarono l’Ercole e il Pompei che non erano attesi, perchè spesso i mercantili erano impiegati per il trasporto dei prigionieri borbonici nelle isole di Capri e Ischia. La domenica nievo tornò a pranzo dagli Hennequin, ma non aveva “buona cera”, come scrisse per lettera Hennequin al garibaldino Romeo Bozzetti. Il console amburghese, che non era affatto un agente di Londra, lo invitò ad aspettare giovedì 7 e partire con l’Elettrico, nave veloce e moderna, appena giunta al porto di Napoli, oppure di aspettare la diretta palermo-Genova, e partire con una nave della Valery (compagnia marittima francese). Ma Nievo insistette per partire lunedì 4, perchè Giovanni Acerbi gli aveva detto di passare per Napoli. “Perché Acerbi, si chiese Hennequin nella lettera a Bozzetti, aveva detto a nievo di ripassare da Napoli, quando sapeva benissimo che non lo avrebbe più trovato lì, perché era già partito da Napoli per Genova e Torino? Quello che, drammaticamente manca, nella carte,è un qualsiasi cenno di dispiacere di Acerbi nei confronti della Famiglia Nevo. Gli Acerbi erano una antica e famosa famiglia mantovana, come i Nevo. Non ci fu un biglietto, un cenno da parte di Acerbi nei confronti della Famiglia. Eppure, i documenti trovati negli archivi e la stessa relazione finale di Nievo ad Acerbi dicono espressamente che fu Acerbi ad ordinare a Nevo di tornare i Sicilia, raccogliere documenti e quattro persone dell’Intendenza palermitana, trasferire tutto a Torino. perché dunque il terdivo ordine di “ripassare” per Napoli. Chi c’era a Napoli che attendeva nievo, quando l’esercito garibaldino, per decreto del ministro di Cavour Fanti, era da tempo sciolto e trasferito in Piemonte? Questo manca. il perché Acerbi modificò in un secondo tempo l’itineratrio di Nievo, dicendogli di passare per Napoli e non di prendere la diretta Palermo Genova, come in un primo tempo gli aveva detto. Nè Nievo doveva consegnare carte compromettenti al Tribunale militare garibaldino, perchè anche questo ufficio era stato trasferito per decreto fanti a Torino. Non ci fu una inchiesta sull’Ercole, né della Magistratura ordinaria, né della Magistratura militare, nè della Camera dei Deputati. Nessuna inchiesta neppure sui conti dell’Esercito garibaldino.

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