Cultura & Società, Teramo e Provincia

Anche Teramo nel circuito storico-artistico delle “pietre d’inciampo”

 

Domani, su iniziativa della famiglia Melarangelo-Pepe, cerimonia con l’artista tedesco Gunter Demnig

Domani, Martedì 12 Gennaio, la città di Teramo sarà protagonista di una tra le più riuscite  e significative iniziative degli ultimi anni in tema di memoria storica e arte.

Come accade in molte città europee, anche a Teramo l’artista tedesco Gunter Demnig, depositerà nel tessuto urbanistico e sociale, una testimonianza diretta che costituisce un tassello della memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. L’iniziativa consiste nell’incorporare nel selciato stradale delle città, davanti alle abitazioni che sono state teatro di deportazioni, blocchi in pietra muniti di una piastra in ottone, recanti il nome dei deportati.

A Teramo, il blocco di pietra verrà impiantato dinanzi all’edificio dove fu prelevato Alberto Pepe, in via Cavour, con una cerimonia che inizierà alle ore 12.00, alla presenza dei familiari, delle associazioni di Partigiani e, per il Comune di Teramo, dell’assessore all’Urbanistica Mario Cozzi.

 

L’idea è stata importata dalla Germania dove Demnig l’aveva inaugurata oltre 20 anni fa.

L’artista ha deciso di dedicare la propria arte alla memoria delle persone vittime delle persecuzioni nazi-fasciste, una missione iniziata nel 1993 a Colonia. Il mezzo scelto per questo ambizioso  obiettivo sono le “Stolpersteine”, “pietre d’inciampo” simili a sanpietrini ma con la parte superiore laccata di ottone, con incise le generalità del deportato, il luogo di deportazione e la data della morte. L’”inciampo” non è reale, ma virtuale: le pietre sono collocate sui marciapiedi o sulle strade e catturano l’attenzione dei passanti grazie alla loro superficie di ottone, spingendo chi le nota, anche solo per un momento a ricordare queste persone.

Dal 1995 queste mini-installazioni hanno raggiunto quota 50mila in tutta Europa: una sorta di mappa della memoria delle vittime dei totalitarismi nazi-fascisti.

Molti sono i Paesi in cui sono state installate le pietre d’inciampo; tra questi: Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi. Moltissime sono anche le città italiane  in cui compaiono le pietre della memoria, da Nord a Sud, dalla Capitale a località meno note.

 

Domani, a Teramo sarà presente l’artista tedesco Gunter Demnig.

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ALBERTO PEPE

 

Alberto Pepe, nato a Teramo il 6 settembre del 1910, sin dall’infanzia ebbe a cuore il valore dell’onore e il senso dello Stato. Proveniva infatti da una famiglia di militari, al servizio prima dell’esercito borbonico poi di quello italiano, ma anche aperta a istanze sociali e democratiche. Il nonno Nicola (1821/ Teramo 1899), originario di Pagani (Sa), Maggiore dell’Esercito Italiano, ufficiale formatosi all’Accademia Militare della Nunziatella di Napoli come il padre Giuseppe, fu insignito della Medaglia d’Oro nel 1849 dal Re di Napoli per la repressione dei moti di Palermo. Alberto era figlio di Anna Bellomo (San Vito Chietino (Ch) 1872/ Pescara 1968) e Camillo (Teramo 1874/1929), e aveva due sorelle, Letizia (Bellante (Te) 1905/ Chieti 1983) e Marietta (Sant’Egidio alla Vibrata (Te) 1908/ New Jersey (USA) 1997). Il padre maestro elementare, perito agrimensore e ufficiale, fu capo dei volontari teramani alla Prima Guerra Mondiale, successivamente decorato come invalido di guerra poichè ferito sul Podgora. Lo zio Achille Pepe (1877/ Terni 1932), fratello di Camillo, era proprietario di una delle poche librerie della città e fu segretario della sezione di Teramo del Partito Repubblicano prima del Fascismo. Camillo Pepe, al ritorno dal fronte, maturò la consapevolezza dell’inutilità del conflitto e si schierò apertamente con i socialisti, creando imbarazzo negli ambienti militari cittadini e tra i sostenitori del nascente regime fascista. Perse il lavoro e a seguito di intimidazioni e pubblici affronti subiti da parte degli squadristi, si suicidò lasciando una lettera nella quale accusava il podestà di Teramo Nanni, di essere il responsabile morale del gesto. In conseguenza di questo tragico episodio, anche per arginare lo sconcerto creatosi in città (i funerali furono partecipatissimi e l’orazione funebre fu tenuta del suo amico Marco Levi Bianchini, anch’egli volontario di guerra, medico allievo di Freud che nel 1925 fondò proprio a Teramo la Società Psicanalitica Italiana), il locale Partito Fascista assunse il figlio Alberto, appena diplomatosi all’Istituto Tecnico “V.Comi”, presso l’Associazione Provinciale degli Agricoltori come tecnico. Alberto Pepe fu anche un atleta molto dotato, impegnato in attività agonistiche, ad esempio come portiere della locale squadra di calcio, ed è considerato tra i pionieri dell’alpinismo sul Gran Sasso e dello sci, come ricordato in alcune recenti pubblicazioni del Cai e da una vasta documentazione fotografica che lo ritrae anche in alcune escursioni sull’Adamello. Si unì in matrimonio nel 1940 con Rosa Polidori (Teramo 1907/1989) con cui ebbe due figlie, Anna (Teramo 1941/2012) e Luisa (Teramo 1943/1944). Arruolato nella Seconda Guerra Mondiale, il 25 luglio del 1943 si trovava in congedo a Teramo per la nascita della sua seconda figlia Luisa. Non scelse di “imboscarsi”, nè di seguire Armando Ammazzalorso, suo caro amico, da lì a poco comandante partigiano organizzatore della Battaglia di Bosco Martese (25 settembre), che lo invitava a unirsi ai prossimi insorgenti locali. Decise di tornare in Croazia, a Dubrovnik, dove erano rimasti i soldati di cui era responsabile in quanto tenente del 6° reparto specialisti di artiglieria, dicendo alla moglie  di non volerli lasciare. Da lì, il 15 settembre la cattura e la permanenza coatta, fino alla deportazione in Germania nei campi di internamento di Deblin, Lathen, Wesurve, Wietzendorf e l’ultimo, di sterminio, di Unterluss, dove, ormai stremato, morì, il 4 aprile del 1945, a seguito delle torture. Si rifiutò sempre di aderire alla Repubblica Sociale e di collaborare con i nazisti, fu per questo duramente perseguitato soprattutto perchè ufficiale. Fu trasferito a Unterluss a seguito di un atto eroico: si offrì assieme ad altri 43 tra soldati e ufficiali italiani al posto di 12 giovani soldati destinati alla fucilazione nel campo di Wietzendorf, il 24 febbraio. Fu tra le sei vittime di quei 44 eroi. Il 1° luglio del 1953 gli è stata conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione: “nelle penose e tragiche vicende della prigionia in Germania serbava fiero ed elevato senso di dignità, rifiutando sdegnosamente, malgrado le continue pressioni e lusinghe, ogni collaborazione con i tedeschi, pur conscio che il rifiuto gli avrebbe precluso il sicuro rimpatrio e lo avrebbe esposto a rischi mortali. Dimostrava coraggio cosciente ed eroico sopportando le continue sofferenze sino all’estremo sacrificio e mantenendo intatta e pura la fede nei destini della patria”.

Il Diario da lui scritto tra il settembre del ’43 e il gennaio del ’45, fu riportato alla vedova e pubblicato nel 1997 dall’Istituto Storico dal Fascismo alla Resistenza dell’Abruzzo, con il titolo “Cara Rosina”-diario dalla prigionia. Nel 1965 il Comune di Teramo gli intitola un’importante strada della città e nel 2010, nella villa comunale, sempre a Teramo, viene eretto un cippo dedicato ad Alberto Pepe e a tutti i militari italiani morti nei campi di concentramento tedeschi, il cui omaggio è inserito dalla Prefettura nelle annuali celebrazioni ufficiali del 25 aprile. Il 2 giugno 2015 alla memoria gli viene conferita la Medaglia d’Onore.

Biografia redatta da Alberto Melarangelo, nipote diretto (figlio di Anna Pepe).

 

 

 

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