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Macerata. DALLE MARCHE, NUOVE INIZIATIVE PER AFFRONTARE LA COMPETITIVITA’ GLOBALE

Postato da admin Il 10 aprile 2012 LASCIA UN COMMENTO

DALLE MARCHE, NUOVE INIZIATIVE PER AFFRONTARE LA COMPETITIVITA’ GLOBALE

MACERATA – Un gruppo di professionisti marchigiani, capitanati dal CAD (Centri di Ascolto del Disagio) Sociale della Marche, di cui fa parte il commercialista Giuseppe Tosoni di Civitanova Marche – nel cui staff spicca un’autentica eccellenza dell’economia, Elvio Ciccardini di Treia, presidente del Cad Sociale di Macerata e collaboratore dell’Università di Camerino – è stato ospite, nei giorni scorsi, in Kuwait, su invito personale del Rappresentante permanente del Kuwait in Italia presso la FAO, allo scopo di intessere importanti relazioni commerciali tra il Kuwait e le aziende delle Marche.

Il “Sistema Marche”, modello di sviluppo economico territoriale di successo riconosciuto un po’ ovunque nel mondo, frutto di un’economia reale e non viziosa, regolata da una relazione “umano centrica” dove è ancora l’Uomo al centro del sociale attraverso il lavoro, è del resto la filosofia che ispira, muove e reinterpreta la politica sociale del CAD. Lo Studio Tosoni, a cui il Cad Sociale si associa nelle Marche per le politiche economiche, non è nuovo a esperienze di progetti internazionali qualificati (importante la realizzazione di una piattaforma governativa nel 2006 con l’allora Ministro delle Attività Produttive,  Piero Fassino, in Cambogia) ed ancora ad attività e servizi avanzati di management finanziario in grado di supportare il cliente-imprenditore nel parossistico rapporto con il sistema bancario.

La scelta di annoverare nella delegazione una figura di spicco, come il giovane economista Elvio Ciccardini, nell’ultimo viaggio in Kuwait, risponde quindi alla necessità sempre più impellente di trovare un’ulteriore ricerca di idee e contenuti nella difficile sostenibilità del fare impresa, in relazione alla fortissima competitività globale. Il dr. Ciccardini, neo-presidente del Cad Sociale Macerata, è uno degli ideatori d’un Gruppo di Ricerca Economica CEFF’S, i cui componenti sono strutturati e collaborano con l’Università di Camerino.

Inoltre, attraverso l’associazione “CAD Sociale” concept metodologico, cura e promuove una politica economica assolutamente nuova, affiancando il sostegno alle imprese a progetti condivisi di “economia umana”. Pensiero filosofico mondiale innovativo, che nasce da  autentici luminari del terzo millennio, come l’illustre prof. Stefano Zamagni, curatore dell’enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI, docente dell’Università di Bologna, fino all’inglese Stuart Holland; pensiero, che vive nell’occupazione di Wall Street la sua vera rivoluzione concettuale ed in essa tenta di trovare risposte e soluzioni di economia sociale.

L’iniziativa promossa dal CAD Sociale nel Kuwait, a tutti gli effetti, può ritenersi un successo, replicabile ad altri Paesi, soprattutto al di fuori di quelli già “invasi” dal mercato globale come l’area BRIC. L’interesse, pertanto,  è rivolto ad altre realtà in cui proporre una forte crescita del fattore umano e in cui l’apporto del know how italiano possa essere fattore di crescita economica e, al contempo, sociale, come il laboratorio artigianale marchigiano, che è la “ Città Ideale” in cui ogni Uomo dovrebbe aver diritto a vivere, e di cui le Marche, unica regione plurale femminile, custodisce tutti gli “elementi”, come sottolinea Giuliana Poli, neoeletta Presidente del CAD Sociale di Ascoli Piceno.

Antonella Ventura

Nella foto, da sinistra:

Giuseppe Tosoni, l’Ambasciatore del Kuwait presso la FAO e un suo collaboratore.

USA. Steve McQueen pilota “pistolero” surreale di Lino Manocchia

Postato da admin Il 7 aprile 2012 LASCIA UN COMMENTO

Ap – Effemeridi

Steve McQueen

pilota “pistolero” surreale

di Lino Manocchia

Correva il marzo 1970, un altra 12 0re di endurance vedeva la luce sulla mitica pista di Sebring (Florida). Un folto gruppo di validi si alternava macinando chilometri su chilometri per conquistare il glorioso trofeo.


Tra i grandi il memorabile Peter Revson (foto) su Porsche 908 e l’amico-pilota-attore Steve McQueen (con un piede fasciato a causa di un precedente incidente motociclistico) arrivando primo nella sua categoria e secondo assoluto a soli 23” dal vincitore, il mitico Mario Andretti su Ferrari, che mi presentò all’idolatrato attore MacQueen, col quale, il cronista, presente alla corsa, stese una interessante, talvolta strana e confusa intervista.

Fu durante le pause per i cambi di piloti, che il nativo di Beach Grove (Indiana) svuotò la mente dai momenti agro dolci della sua esistenza intervallando la conversazione con un «mi senti, mi credi?» che rendevano sempre più avvincenti i capitoli della sua problematica vita.

Senza ambage ma Terence, Steve McQueen è stato uno dei più celebri attori degli anni sessanta-settanta, famoso per il suo atteggiamento speri-colato di anti-eroe, nonostante sia sempre stato un attore problematico per registi e produttori dai quali ottenne sempre ruoli di  grande rilievo e ingenti compensi. Steve fu il prototipo esempio di una nuova star in grado di dominare la scena con il suo stile di “lover solitario”, distaccato, ma capace di usare i pugni seguendo una  sua  regola di condotta.

Nato  da  uno  “Stuntman” che abbandonò

la moglie, il piccolo Steve, appena infante, fu mandato a vivere a Slater, nel Missouri, presso uno zio. A 14 anni era già membro di una gang di strada e la madre si vide costretta a mandare il ragazzo presso una buona scuola di correzione.

Abbandonato l’istituto, Steve entrò nel corpo dei Marines dove prestò servizio dal 1947 al ‘50. Nel 1952, grazie ad un prestito fornito dal Governo  agli ex soldati, iniziò a frequentare i corsi di recitazione. Nel 1955 Steve McQueen esordiva a Brodaway, ma il grande esordio Steve lo fece, nel mondo del cinema, nel film ”Lassù qualcuno mi ama”, tuttavia la sua grande interpretazione può essere considerata quella del cowboy “Vin” nel western “I magnifici sette” di John Sturges che lo aveva precedentemente diretto in un altro film (“Sacro e profano”).

La definitiva consacrazione per Mc Queen giunse nel 1953 grazie a “La grande fuga”, in cui interpretò il ruolo dell’audace e spericolato capitano Virgil Hills, uno dei personaggi che lo resero maggiormente celebre nel mondo del cinema. A questo punto, Steve cambia il tono della sua narrativa.

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ABRUZZOpress – N. 120 di  Giovedì 5 Aprile ’12                                                                                                                    Pag 2

«Nel 1956 sposai,» dice, «l’attrice Nelle Adam (foto) dalla quale ebbi una figlia, che mi morì per acromatosi, ed un figlio, Chad, ma nel 1972  divorziammo.»

Steve accusa un sospiro pesante nel narrare l’odissea matrimoniale, specie quando cita il matrimonio con la magnifica attrice Ali MacGraw. «La nostra relazione fu piuttosto tumultuosa dato che lei mi abbandonò per un produttore (Robert Evans) che la sposò…»

Il 16 Gennaio 1980, dieci mesi prima di morire, sposò la modella Barbara Minty.

McQueen è ricordato per il talento recitativo, e per la sua passione per le corse, motociclistiche e automobilistiche.

Come noto, le più famose scene su due ruote, sono state girate per il film “Bullitt”, e nel finale del film “La grande fuga”, quando cerca di raggiungere la Svizzera a bordo di una motocicletta come  fosse una BMW bellica.

Alla sua morte, la sua collezione di moto comprendeva oltre 100 modelli per un valore di vari milioni di dollari, oltre alla fortuna di possedere alcune tra le più famose auto sportive.

Nel corso di un intervista, d’un tratto il volto dell’attore pilota s’illumina, mentre da stura ad una varia serie di commenti concernenti la sua vita, il suo modo di vivere, e la sua esperienza.

«Vedi,» mi dice, «Non sarò mai un buon attore, come vorrei essere; ma credo di essere buono, e poi, scusami, ma io vivo per me stesso e non devo rispondere a nessuno.»

Ma tu sei grande come attore ed i fans  ti adorano.

«No, io non credo in tutta quella roba da “eroe”. Vedi, quanto alle corse, se sconfiggi un avversario sei il migliore, quel tizio ti batte ed è lui il migliore. Tutto appartiene alla bilancia della fortuna.»

Ti consideri  più bravo attore o miglior pilota?

«Non sono sicuro se sono un attore che corre o un pilota che recita, so soltanto che correre è roba della vita,Tutto il resto prima o poi è solo questione di attesa. Ricordo bene, però, che agli inizi (1951) non mi piaceva recitare e dovevo sforzarmi per restare in campo. Mi sentivo scomodo.»

Come vorresti essere ricordato?

«Ho l’impressione che andandomene in un altro mondo, lascio la celebrità, poiché mi sento più un filmmaker, che conquista sempre più dignità. Sono stato una persona che quando crede in qualcosa e lotta come un dannato per  il successo.»

Disperatamente insicuro, McQueen ha sempre lottato come una furia scatenata per battere l’avversario. Fu l’attore pilota James Garner a suggerirgli di passare dalle corse al cinema e di non dare spazio libero agli avversari della celluloide. L’attore ci narra l’episodio con Paul Newman, quando si girò il colossal film “The towering inferno”, nel 1974. «Io chiesi ed ottenni,» precisa Steve, «che il testo doveva contenere la stessa quantità di parole di ambedue e che le ultime sentenze dovevano essere recitate da me insieme agli ultimi giri di manovella.»

Per tutta la durata della nostra chiacchierata McQueen appariva indifferente specie  allorché illustrava la sua “aspra educazione” ma senza dare massima importanza; definiva il tutto “un brutto sogno di una notte di mezza estate”. Difficile crederci, ma il giovane dell’Indiana fu il più attraente uomo del suo tempo e neppure Daniel Craig – eroe del ”James Bond” ha prodotto più vasta eco per la sua grazia felina e aura genuina del pericolo.

Nel 1979 gli venne diagnosticato un tumore alla pleura. McQueen morì in una clinica messicana in seguito a due attacchi cardiaci, venne cremato e le sue ceneri furono sparse nell’Oceano Pacifico.

Lino Manocchia

Teramo. UNITE: UNA RICERCA SUGLI EMIGRATI ITALIANI RIENTRATI IN PATRIA

Postato da admin Il 6 aprile 2012 LASCIA UN COMMENTO

UNA RICERCA SUGLI EMIGRATI ITALIANI RIENTRATI IN PATRIA

Teramo, 5 aprile 2012 – I flussi migratori nell’Euro-regione adriatica è il tema di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Teramo diretti da Emilio Cocco, della Facoltà di Scienze politiche. Il gruppo sta svolgendo un’indagine sui flussi migratori in entrata e in uscita dalle zone costiere, concentrandosi su due categorie in particolare: gli italiani di ritorno dal Sud America e i migranti dall’Est Europa.

La ricerca rientra nel progetto interdisciplinare Cavalcando i flussi: immigrati, mercato del lavoro ed integrazione sociale e culturale nella provincia di Teramo, coordinato da Everardo Minardi, del Dipartimento di Teorie e Politiche dello Sviluppo Sociale.

«Nella prima fase della ricerca – ha spiegato Emilio Cocco – il gruppo di lavoro sta concentrando l’attenzione sul fenomeno dell’immigrazione di ritorno dal Sud America, in particolare da Venezuela, Argentina e Brasile, intervistando e raccogliendo materiale e testimonianze degli abruzzesi sudamericani di seconda o terza generazione. Lo scopo è quello di capire i problemi, le aspettative e il contributo che questa comunità di “italiani stranieri” dà alla nostra provincia, ma anche di comprendere come questo importante capitale umano e sociale possa contribuire al processo di sviluppo locale e di innovazione sociale del nostro territorio».

«L’interesse della ricerca – ha proseguito Cocco – riguarda sia i casi eccellenti di successo economico di molti nostri “ritornati” che quelli forse meno noti nei quali il possesso di un passaporto italiano non basta a ricucire distanze sociali e culturali che portano verso la marginalità e la mancata inclusione».

Si invitano pertanto gli italiani emigrati e rientrati a contattare il gruppo di ricerca (tel. 0861 266029 – e-mail: ecocco@unite.it) o a visitare la pagina facebook “italiani di ritorno”.

Canada. Dietro il filo spinato / Oltre il filo spinato. Due nuove pubblicazioni sull’internamento degli italo-canadesi durante la II Guerra mondiale di Roberto Ciuffini

Postato da admin Il 28 marzo 2012 LASCIA UN COMMENTO

Dietro il filo spinato / Oltre il filo spinato

Due nuove pubblicazioni sull’internamento degli italo-canadesi durante la II Guerra mondiale

di Roberto Ciuffini

Licia Canton

Licia Canton

MONTREAL – Lo scorso 16 marzo, presso la Casa d’Italia, edificio simbolo della comunità italiana in Canada, sono stati presentati due libri appena pubblicati dall’editore Guernica, in collaborazione con l’Associazione degli Scrittori Italo-Canadesi (AICW) e la rivista Accenti Magazine. Si tratta di Beyond Barbed Wire: essays on the internment of italian canadians e Behind Barbed Wire: creative works on te internment of italian canadians. Pur essendo incentrati sullo stesso tema e pur avendo titoli assonanti, i due libri sono abbastanza diversi per contenuti, impianto, impostazione e stile narrativo. Entrambi, comunque, hanno come obiettivo quello di proseguire l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nazionale su uno degli episodi più dolorosi e controversi della recente storia canadese.

Behind the barbed wire (Dietro il filo spinato) è un libro di fiction, un compendio di storie, racconti brevi, poesie e mini drammi teatrali ispirati all’episodio dell’internamento. Beyond the barbed wire (Oltre il filo spinato), invece, è una raccolta di saggi accademici dal taglio storico-analitico che affrontano il tema dell’internamento da diverse prospettive: storica, letteraria, culturale. Questo secondo volume è stato pubblicato in cooperazione con il Columbus Centre di Toronto e alcuni dei saggi che vi compaiono erano già apparsi, in forma ridotta, sulla rivista Accenti Magazine, diretta da Licia Canton e Domenic Cusmano. L’intero progetto è stato finanziato dal Ministero dell’Immigrazione canadese, in particolare dal Community Historical Recognition Program (CHRP).
La vicenda storica dell’internamento va contestualizzata dentro un quadro politico e storico che è quello immediatamente successivo all’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale. Il 10 Giugno 1940, sull’onda delle vittorie riportate dall’esercito tedesco sul fronte orientale (Polonia) e occidentale (Francia), l’Italia fascista di Benito Mussolini, fino a quel momento mantenutasi fuori dal conflitto, decise di schierarsi a fianco dell’alleato nazista dichiarando guerra alla Gran Bretagna e alla Francia e, di riflesso, anche ai loro alleati, Canada compreso.
L’entrata in guerra a fianco alla Germania cambiò radicalmente i rapporti diplomatici fra l’Italia e le altre democrazie occidentali. Come scrive Filippo Salvatore in uno dei saggi di Beyond the barbed wire, fino a quel momento Mussolini e il fascismo erano stati tollerati piuttosto benevolmente dalle cancellerie e dai governi degli stati democratici, Stati Uniti e Gran Bretagna compresi. “Fra il 1922 e il 1936” – scrive Salvatore – “Mussolini fu considerato uno statista di livello mondiale, mandato dalla divina provvidenza per difendere il mondo occidentale dalla minaccia comunista. Sia il primo ministro canadese McKenzie-King che Winston Churchill, nei primi anni ’30, affermarono pubblicamente che Mussolini era il più grande leader politico mondiale”.

Un giudizio tanto lusinghiero iniziò a incrinarsi già nel 1936, in seguito alla conquista italiana dell’Etiopia. Ma fu solo con la dichiarazione di guerra del 1940 che Mussolini, e con lui tutti gli italiani, vennero degradati al rango di nemici. Il 10 Giugno, pertanto, fu un giorno nefasto anche per gli italo-canadesi. Esso segnò l’inizio del periodo più buio e triste della loro storia. Invocando il War Measures Act, una legge che permetteva di usare misure straordinarie e procedure d’emergenza in caso di guerra, il governo canadese sospese i diritti e le libertà fondamentali di circa 7000 persone di origine italiana, senza che a loro carico ci fosse alcun indizio di colpevolezza o prova di reato. Gli arresti e i rastrellamenti vennero effettuati in base a pure congetture o, peggio, sulla scorta di dicerie e informazioni false artatamente costruite da spie prezzolate.
Gli italiani arrestati e condotti nei campi di lavoro di Kananaskis (Alberta), Petawawa (Ontario) e Gagetown (New Brunswick) furono circa 700. Per molti la prigionia durò solo pochi mesi, ma vi furono casi in cui essa si protrasse anche per quattro anni. E coloro che scamparono all’arresto vennero comunque sottoposti a controlli e ad altre forme di restrizione della libertà, come ad esempio l’obbligo di presentarsi mensilmente “a rapporto” presso le sedi della polizia canadese. Le conseguenze degli arresti e degli internamenti si riverberarono, come è facile immaginare, anche sulle famiglie degli internati e, più in generale, su tutta la comunità italo-canadese. Oltre alla vergogna, le famiglie dei prigionieri dovettero subire privazioni, pignoramenti, sequestri  e congelamenti di beni e patrimoni, che le gettarono in grandi difficoltà economiche.
La pubblicazione dei volumi Beyond e Behind the barbed wire getta una nuova luce su un episodio in fin dei conti ancora poco conosciuto non solo dai canadesi ma anche dagli stessi italiani. L’internamento viene analizzato in un’ottica nuova, che consiste sostanzialmente in un approccio e uno sguardo multi e interdisciplinare. “I due volumi rappresentano un ulteriore, importante contributo alla storia degli italiani in Canada” – ha detto nel suo discorso d’apertura Pasquale Iacobacci, direttore della Casa d’Italia – “dopo le opere di molti intellettuali, come la Città senza donne di Mario Duliani, il film Barbed wire mandolins di Nicola Zavaglia, l’Histoire des italiens de Montreal di Bruno Ramirez”.

I due libri” – ha spiegato Licia Canton, una delle animatrici del progetto – “sono il risultato di un progetto nazionale pensato per sensibilizzare l’opinione pubblica su un periodo storico dai contorni ancora molto oscuri. Ci piacerebbe molto che su questi avvenimenti nascesse una nuova consapevolezza, e non solo all’interno della comunità italo-canadese. Sarebbe bello se riuscissimo a far conoscere questi fatti anche al di fuori dei confini canadesi, a cominciare magari dall’Italia”. Proprio per questo, i due libri sono disponibili gratis e il loro lancio è stato accompagnato da una serie di presentazioni e incontri itineranti svoltisi  nelle più importanti città del Paese: Montreal, Ottawa, Toronto, Halifax e Vancouver.

roberto.ciuffini@gmail.com

Torino. IL MARIA PIA HOSPITAL DI TORINO TRA I PRIMI DIECI D’ITALIA Amministratore delegato dell’ospedale è Carlo Di Giambattista, abruzzese di vaglia

Postato da admin Il 28 marzo 2012 LASCIA UN COMMENTO

27 marzo 2012

IL MARIA PIA HOSPITAL DI TORINO TRA I PRIMI DIECI D’ITALIA

Amministratore delegato dell’ospedale è Carlo Di Giambattista, abruzzese di vaglia

TORINO – L’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari (AGENAS) ha valutato il Maria Pia Hospital di Torino tra le dieci strutture ospedaliere più virtuose d’Italia. L’analisi dell’Agenzia, che ha inserito il nosocomio torinese nella top ten, ha riguardato la valutazione delle attività d’assistenza di tutti gli ospedali italiani, pubblici e privati accreditati, basata su una trentina d’indicatori ritenuti significativi dal punto di vista della performance della struttura sanitaria. Il Maria Pia Hospital, che fa parte del Gruppo GVM Care & Research, è risultata per tre di questi parametri tra gli ospedali con i migliori risultati, confermando l’impegno del Gruppo nel fornire ai propri pazienti un servizio di elevata qualità e nel collocare il benessere della persona al centro delle attenzioni di medici e personale sanitario.

GVM Care & Research è una holding italiana operante nei settori della sanità, della ricerca, dell’industria biomedicale e del benessere termale. Il Gruppo opera in Italia attraverso 23 ospedali di alta specialità e 4 poliambulatori, accreditato come partner del Sistema Sanitario Nazionale. Il gruppo comprende anche tre strutture sanitarie all’estero – in Francia, Polonia e Albania – nonché tre storiche e prestigiose strutture di Castrocaro Terme: Grand Hotel delle Terme, Terme di Castrocaro e Clinica del Ben Essere. Infine, nel campo dell’industria biomedicale, il Gruppo opera attraverso Eurosets, azienda italiana leader internazionale nella produzione di dispositivi medici per l’autotrasfusione, la cardiochirurgia e l’ortopedia.

Del Maria Pia Hospital di Torino, ospedale accreditato come polo con alta specialità (cardiologia interventistica ed elettrofisiologia, cardiochirurgia, neurochirurgia e radioterapia oncologica), dal 2002 è Amministratore delegato il dr. Carlo Di Giambattista, della quale struttura è anche direttore sanitario. Nato a Roma nel 1962 da genitori abruzzesi e residente a Vasto, Carlo Di Giambattista ha compiuto gli studi presso la Facoltà di Medicina dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti, dove si è laureato nel 1989 e specializzato nel 1993 in Igiene e Medicina preventiva. Sotto la sua guida l’ospedale torinese ha raddoppiato il fatturato e da un decennio produce costantemente utili, sempre reinvestiti in azienda. Dal 2010 Carlo Di Giambattista è anche Amministratore delegato della Clinica Santa Caterina da Siena, in Torino.

Tra le personalità di spicco della comunità abruzzese in Piemonte, da diversi anni Carlo Di Giambattista è stato chiamato a guidare la Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d’Aosta, nata una trentina d’anni fa su iniziativa d’un gruppo di Abruzzesi e Molisani giunti al nord-ovest per ragioni di lavoro e desiderosi di mantenere cultura, tradizioni, usanze, orgogliosi di promuovere la propria terra. L’immigrazione dall’Abruzzo e dal Molise in Piemonte e Valle d’Aosta, quantitativamente cospicua intorno alla metà degli anni ’50, ha contribuito all’evoluzione e allo sviluppo non solo industriale di queste regioni, ma ha qualitativamente arricchito tutto lo spettro dell’operatività subalpina, dagli operai agli artigiani, dai commercianti agli imprenditori, dai professionisti ai funzionari statali, dagli alti ufficiali e clinici illustri ai docenti universitari di chiara fama. Per brevità si cita solo emblematicamente il prof. Giorgio Cavallo, già Rettore dell’Università di Torino, al quale la Famiglia Abruzzese e Molisana ha intitolato un Premio per meriti culturali e sociali diventato assai prestigioso. Il sodalizio abruzzese e molisano, presieduto da Carlo Di Giambattista, è una delle associazioni regionali più attive in Italia, per numero e qualità delle iniziative e si è sempre meritoriamente distinto in interventi di solidarietà, in modo particolare verso L’Aquila e i borghi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009.

Goffredo Palmerini

IN VENDITA LA VILLA DEI TUOI SOGNI A BOCA CHICA (SANTO DOMINGO)

Postato da admin Il 25 marzo 2012 LASCIA UN COMMENTO

Boca Chica (Provincia di Santo Domingo) – Nella mente di Silvana, simpatica signora originaria del torinese, la passione per l’isola caraibica della Republica Dominicana si è consolidata all’inizio del nuovo secolo, qualche mese prima dell’entrata in vigore dell’euro. Dunque era l’anno 2000 quando marito e moglie, trasferita l’azienda di trasporti al figlio, hanno fatto le valigie alla volta di Boca Chica, ridente cittadina a pochi chilometri dalla capitale Santo Domingo adagiata a ridosso del Mar dei Caraibi. Dopo qualche giorno da quel fatidico viaggio ecco concretizzarsi  la svolta.

C’era un fabbricato da ultimare, con annessa torre di pietra ed ampio parco, da destinare a pub e così in breve tempo, dopo alcuni contatti, fu concluso il contratto di compravendita. L’immobile, una volta portato a termine, viene denominato “The Cotton House” in quanto adiacente c’è un campo dove nascono spontaneamente piante di cotone che ancora oggi continuano a fiorire ed a mostrare i loro  bellissimi batuffoli bianchi. Dopo poco è stato aggiunto un altro nome, ovvero  “Paraiso del  Caribe”, ma riguarda la parte esterna giacchè le costruzioni esistenti sono immerse in una lussureggiante vegetazione  ed impreziosite da una comodissima e funzionale piscina, giornalmente supervisionate   dell’instancabile Yiro. La sensazione di pace e di tranquillità è totale con l’aggiunta di poter essere lontani da occhi indiscreti. Un angolo  inondato dai raggi di un sole sempre stimolante e particolarmente caldo soprattutto per chi viene dall’Europa. La successiva scelta di permanenza da parte di Silvana fu dettata allora anche dall’arrivo di Caroline, ora quasi quindicenne, che frequenta una scuola americana a Juan Dolio, a breve distanza da Boca Chica. Il desiderio profondo della giovane e bella studentessa  è quello di proseguire gli studi negli Usa iscrivendosi tra qualche anno ad una facoltà di medicina per conseguire la specializzazione in oncologia. Tutto ciò, ovviamente, non si coniuga con la permanenza di Silvana in Republica Dominicana e così, dopo approfondite riflessioni, è stata presa la decisione della partenza dall’isola caraibica dell’intera famiglia. Gioco forza la bella villa è stata messa in vendita. Di questo, per gli interessati, è meglio parlarne con la stessa Silvana che può essere contattata senza problemi al telefono: (001) 809-523-6435 (abitazione) oppure (001) 809-975-9455 (mobile).   Alfonso Aloisi

L´attesa (fumando spero) di Alejandra Daguerre *

Postato da admin Il 23 marzo 2012 LASCIA UN COMMENTO

L´attesa  (fumando spero)

di Alejandra Daguerre *


BUENOS AIRES – Un proverbio popolare dice “Chi aspetta si dispera”. E proprio adesso, mentre aspetto, mi sorgono alcuni dubbi… Se l’attesa rappresenta la speranza di ottenere ciò che si desidera, volere (e credere) che succeda qualcosa, desiderare che si avveri una situazione, ecc., cosa sarà allora la disperazione?

Di-sperare vuol dire eliminare la speranza? Significa non guardare più l’orologio? Rappresenta la perdita delle illusioni? È l’impotenza davanti a ciò che non succede? L’unica cosa che so è che le attese sono “insopportabili”, perché – anche se si riferiscono a fatti semplici, quotidiani, quasi abitudinari – ci provocano la sensazione concreta che il nostro mondo interno batte ad un ritmo diverso da quello del mondo che ci circonda.

Fin da piccoli siamo sottomessi ad attese e disperazione. La mamma non sarà sempre a nostra totale disposizione e neanche il seno che ci nutre. Riferiamoci, però, ad altri tipi di attese per cui tutti in qualche momento siamo passati e a causa delle quali ci siamo disperati, attese che ci uniscono come mortali … attese di tutti i giorni:

La sala d’attesa: inquietante, perché sono arrivata puntuale e il dottore è in ritardo! Pare che nessuno pensi a me, al mio dolore…
La dolce attesa: una collezione completa d’intense emozioni, dalle più tenere alle più fastidiose. Sembra dolce fino a quando non si fa aspettare troppo.
Ti sto aspettando! Si trasmette cosi l’irritazione provocata dal ritardo. I tempi e le intenzioni non sono sincronizzati. Mi sbrigo, ma dopo aver sentito quella frase non è più lo stesso.
Speriamo che il tempo ci aiuti: anche se lo dico solo io, uso il plurale per rinforzare l’intenzione, tutto dipende dall’ imponderabile, sono alla deriva…
Spero che tu ti comporti bene: non so che cosa significhi “bene” per l’altra persona, però ho addosso una minaccia. Con una simile avvertenza i miei movimenti sono già limitati e per precauzione non sorrido nemmeno per evitare di “scatenarmi”.
Speriamo in bene: frase difficile, perché sebbene sembri positiva, tutti sappiamo che i miracoli non sono frequenti come i fatti quotidiani e così finisce per diventare una frase confusa e scoraggiante.
Mmm ti aspetto…: che stimolate! Mi piace…ma mi innervosisce un po’ perché si aspetta qualcosa da me. Sarò all’altezza?
Adesso aspetto che mi chiami: e metto l’orologio sul comodino perché lo guarderò tante volte quante realizzerò il rito di controllo, per assicurarmi che il telefono funzioni… e le pile del cellulare, saranno cariche?
Aspettando l’autobus, il risultato dell’esame, una telefonata dal lavoro, il giorno della sentenza, la vendemmia, l’invito a cena, il taxi, che importa… se sto aspettando e disperando.

Aspettare è una prova di vita, e sembra che anche la disperazione lo sia. Entrambi sono parti di un ciclo di tirocinio, dove la mia ansietà raggiunge livelli estremi: è intensa, massiccia, arriva alla soglia del dolore, poi si calma perché c’è qualcosa da imparare. Forse è il ritmo dei miei tempi, forse è il contatore della mia ansia, forse della virtuosa pazienza…

Penelope tesseva e disfaceva instancabilmente mentre aspettava l’arrivo d’Ulisse, Gardel cantò “fumando aspetto colei che tanto amo” e io sono qui, ansiosa di finire questo articolo perché devo andarmene… Mi aspettano altre attese e non sapete quanto mi disperano.

*psicologa e psicoterapeuta, in Buenos Aires


Atessa. Brasile incontra Abruzzo Il valore del Made in Italy in uno dei mercati più dinamici del mondo.

Postato da admin Il 21 marzo 2012 LASCIA UN COMMENTO
Brasile incontra Abruzzo

Il valore del Made in Italy in uno dei mercati più dinamici del mondo.

Mercoledi 21 marzo 2012 dalle 10 alle-15 nella sala congressi dell’Hotel Anfora località Monte Marcone di Atessa (CH)

Brasile incontra l’Abruzzo è questo il titolo dell’incontro in programma per mercoledì 21 marzo2012 nella sala congressi dell’Hotel Anfora in località Montemarcone di Atessa (CH). Il meeting, che si svolgerà dalle 10 alle 15, ha lo scopo di creare una connessione solida e produttiva tra la delegazione brasiliana Distributori e le eccellenze eno-gastromiche abruzzesi.

Il rappresentante brasiliano presenterà le opportunità di business in Brasile, realtà tra le più dinamiche tra le nuove potenze economiche mondiali.

Il Sud America è la sesta potenza mondiale che continua a confermare l’ottimismo degli economisti, che vedono in questo paese uno degli attori più dinamici tra le nuove super-potenze. Il valore dei prodotti abruzzesi ha un potenziale inespresso, che può trovare nei mercati emergenti nuovi e interessanti sviluppi.

Il grande vantaggio è rendere chiare e tangibili le opportunità per le aziende abruzzesi nel marcato sud americano. Il contatto diretto rispetto alle classiche intermediazioni, offre un miglior posizionamento sul mercato in maniera mirata e personalizzata.

Obiettivo è quello di rendere la transazione più fluida, creando passo dopo passo relazioni commerciali solide e durature.

PROGRAMMA:

Ore 10 – Arrivo e accoglienza.

Ore 10:30 – Panoramica sul mercato brasiliano.

Ore 11:15 – Presentazione della Delegazione e dibattito.

Ore 12 – Percorso sensoriale con i prodotti delle aziende partecipanti.

Curato dall’Associazione Chef Villa S.Maria.

Ore 14 – Speed Dating.

Il Delegato incontrerà in un colloquio esclusivo i rappresentanti delle aziende abruzzesi.

17:30 – Saluti e rilascio attestati.

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A Gualdo Tadino, con il Museo dell’Emigrazione Pietro Conti, il Gran Galà dell’Imprenditoria Italiana 2012

Postato da admin Il 21 marzo 2012 LASCIA UN COMMENTO

A Gualdo Tadino, con il Museo dell’Emigrazione Pietro Conti, il Gran Galà dell’Imprenditoria Italiana 2012

Al via la seconda edizione, con il contributo del Gruppo Sole 24 Ore

GUALDO TADINO (Perugia) – Riparte la seconda edizione del Premio all’Eccellenza Un’Impresa ad arte. Gran Galà dell’Imprenditoria Italiana 2012, a cura del Museo Regionale dell’Emigrazione Pietro Conti – Centro di Ricerca sull’Emigrazione Italiana, con il contributo di Sole 24Ore – Formazione ed Eventi, ed il Patrocinio di Regione Umbria, Provincia di Perugia e Comune di Gualdo Tadino. “Il progetto rende omaggio alle imprese che si sono distinte nel panorama regionale e nazionale per aver raggiunto alti livelli d’eccellenza”, spiega Donatella Porzi, assessore alla cultura della Provincia di Perugia “contribuendo così alla diffusione del made in Italy nel mondo”.

La finalità principale del concorso è quella di premiare le piccole, medie e grandi aziende, che possono partecipare da tutta Italia,  evidenziatesi nei rispettivi settori di intervento, per gli elevati standard qualitativi raggiunti. “Il sapere si unisce al saper fare, la cultura incontra l’impresa, con l’obiettivo d’incentivare un dialogo efficace tra due ambiti apparentemente distanti, ma in realtà speculari e complementari”, spiega Catia Monacelli, direttore del Museo dell’Emigrazione ed ideatrice del format. “L’iniziativa”, continua, “nasce sotto l’egida del Museo dell’Emigrazione, il cui slogan recita Essere italiani è una storia; ed il nostro tessuto imprenditoriale ne è parte integrante” .

Il progetto si avvale del contributo del gruppo Sole 24Ore e della consulenza del noto manager Raffaele Forlini. “La cultura è impresa”, sostiene Forlini, “un’impresa che in Italia deve sviluppare quelle capacità manageriali di gestione che, sole, possono valorizzare il nostro inestimabile patrimonio culturale facendone una delle principali voci economiche della nazione”.

Un progetto che già a partire dalla sua grafica, partner la Marimo Brandlife Designers, ideatrice della campagna dei 150 anni dell’Unità d’Italia, presenta numerose idee innovative: il nostro Paese conosce straordinarie realtà produttive locali e non che, nonostante la difficile congiuntura economica, sanno ancora mantenere ottimi livelli di redditività, dimostrano straordinaria versatilità sapendo rivolgersi a nuovi mercati, non trascurano l’innovazione tecnologica, e tutelano gli standard qualitativi dei propri prodotti, riservando particolare attenzione al territorio attraverso proficue forme di impegno e collaborazione in ambito sociale e culturale, influendo sulla qualità della vita di intere comunità.  Sponsor dell’evento Ecosuntek spa e Muzzi Antica Pasticceria srl, eccellenti imprese premiate durante la prima edizione.

LA LETTERATURA AL FEMMINILE TRA RINASCIMENTO E BAROCCO: NE PARLA LAURA BENEDETTI A WASHINGTON

Postato da admin Il 10 marzo 2012 LASCIA UN COMMENTO

LA LETTERATURA AL FEMMINILE TRA RINASCIMENTO E BAROCCO: NE PARLA LAURA BENEDETTI A WASHINGTON

WASHINGTON\ aise\ – Si terrà il 9 marzo prossimo, alle 19.00, presso l’Ambasciata d’Italia a Washington il seminario di Laura Benedetti sul ruolo delle donne nella scena letteraria, nel periodo compreso tra il Rinascimento e il Barocco.
L’evento, organizzato dall’Ambasciata, l’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con la National Organization of Italian American Women (NOIAW), si svolge nell’ambito delle celebrazioni organizzate per il “Mese delle Donne”.
Il Rinascimento è stato caratterizzato da una fioritura straordinaria della produzione letteraria femminile, con lavori che spaziano dalle composizioni erudite in latino, ai poemi epici, fino alle opere religiose.
Venezia, all’epoca culla dell’editoria, diede i natali ad un numero impressionante di donne che si dedicarono alle lettere. Negli anni del 1400, Cassandra Fedele compose la Oratio pro Bertucio Lamberto; il 1500 segnò invece l’emergere di poetesse liriche come Gaspara Stampa e Veronica Franco; infine nel 1600 vissero personalità come Lucrezia Marinella, Moderata Fonte e Arcangela Tarabotti, così come la poetessa ebrea Sarra Copia Sulam.
Una stagione straordinariamente fiorente che si concluse intorno alla metà del XVII secolo. Periodo nel quale un’altra veneziana, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, divenne la prima donna al mondo a laurearsi nel 1678: al tempo tuttavia le donne si erano già ritirate dalla scena letteraria.
Laura Benedetti è autrice de “La sconfitta di Diana. Un percorso per la Gerusalemme Liberata”, 1996, e di “The Tigress in the Snow: Motherhood and Literature in Twentieth-Century Italy”, 2007 (winner of the 2008 Flaiano International Prize for Italian Studies).
L’evento sarà accompagnato dagli arrangiamenti musicali del duo composto dalla mezzo-soprano Barbara Hollinshead e da Howard Bass al liuto.

da AMICO (Usa) - http://italianamericancommunications.org/archives/16215

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