Grazie all’Avv. Giuseppe Massi, per gli amici di sempre Peppino, ho scoperto la figura del Maresciallo dei carabinieri Umberto Massi. Storie ammantante dall’oblio in un Paese che certe volte dimentica troppo in fretta chi, con onore e coraggio, ha sfidato quei terribili giorni dell’occupazione dell’Abruzzo dal settembre 1943 al 13 giugno 1944. Nove mesi terribili per la nostra regione con stragi, rastrellamenti di ebrei internati, arresti e fucilazioni di soldati italiani sbandati, soldati alleati e partigiani. Ad Atri si distinse, con non poche difficoltà, un carabiniere che decise di contribuire a mitigare l’arroganza dell’esercito tedesco occupante e gli ultimi fascisti collaborazionisti della RSI. Umberto Massi, dopo l’8 settembre, fedele al giuramento fatto al Re d’Italia, non si diede alla macchia ma riprese la sua attività di carabiniere dopo l’iniziale sbandamento del Paese. «Giuro di essere fedele a Sua Maestà il Re ed ai suoi Reali Successori, di osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato», sarà stata questa frase che, pronunciata alla scuola allievi carabinieri di Roma vent’anni prima a dare la svolta alla sua decisione di rimanere al servizio del Paese. Umberto era nato in una famiglia numerosa a Mosciano Sant’Angelo il 24 agosto 1905 da Pancrazio e Concetta Battestini. Aveva 4 fratelli (Francesco, Gennaro, Antimo e Pasquale) e 4 sorelle (Maria Domenica, Fiordiligi, Grazia (Graziella) e Finisdea).
Il 19 dicembre 1924, all’età di 19 anni, si arruola volontario nella Legione Allievi Carabinieri di Roma per la ferma di 3 anni con le seguenti caratteristiche fisiche: alto 1,68 e torace 0,87; capelli neri e ricci; naso regolare e mento tozzo; occhi neri e colorito roseo; dentatura sana e senza segni particolari sul viso; di professione studente. Dal 20 settembre 1923, viene aggregato alla MVSN – Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale con la 132ª Legione “Monte Velino” di Avezzano, partecipando alle operazioni anti-guerriglia in Tripolitania (Libia), sotto il comando del Console Enrico Pamphili. Parte dal porto di Napoli col piroscafo “Italia” il 18 settembre per sbarcare al porto di Homs il 20 settembre nella Libia settentrionale. Durante la sua permanenza in terra libica si susseguirono vittorie e sconfitte contro i ribelli. Il 20 maggio 1924, essendo in scadenza il termine per la ferma, dal porto di Homs, rimpatriò al porto di Napoli. Il 31 maggio 1925 diventa carabiniere a piedi e il 16 giugno passa alla Legione di Chieti. Il 18 gennaio 1926 gli viene riconosciuto il servizio di leva per la sua classe di nascita perché già carabiniere volontario. Il 5 aprile 1927 gli viene riconosciuta l’indennità di servizio per la prima riconferma triennale nei carabinieri. 21 maggio 1928 è riconfermato alla Legione di Chieti. Il 30 settembre 1929 diventa Vicebrigadiere e il 5 aprile 1930 gli viene riconfermata la terza rafferma nell’Arma. Il 10 novembre viene trasferito alla Legione di Trieste e il 31 marzo 1936 diventa Brigadiere. Nonostante aveva raggiunto i requisiti pensionistici, viene riconfermato con avanzamento di carriera il 5 aprile 1940 e il 5 aprile 1942 raggiungendo i 18 anni di permanenza nell’Arma e il grado di Maresciallo. Il 25 luglio 1943, alla caduta del governo fascista, si troverà in servizio a Bologna presso la caserma “Massimo D’Azeglio”, in Piazza Malpighi mentre disponeva il servizio di sicurezza a causa di due bombe di grosso calibro inesplose. Il giorno successivo ci furono manifestazioni di giubilo in Piazza Maggiore ed il successivo rafforzamento del controllo dei suoi uomini: Via D’Azeglio, Via Solferino, Via Mirasole, Via Miramonte, Via S. Mamolo e la zona di S. Michele in Bosco. Il 6 settembre Bologna fu nuovamente bombardata, ma lui rimase sempre in servizio senza farsi prendere dal panico. Dopo due giorni dall’armistizio la città cadde nelle mani tedesche senza colpo ferire. Rimase a Bologna fino al 16 settembre, riuscendo ad aiutare i nostri militari italiani sbandati che provenivano da nord per raggiungere le proprie famiglie a sud e viceversa. Il 18 settembre, dopo un viaggio avventuroso verso l’Abruzzo con sua moglie (Margherita Venturini, di Riolo Terme, 9.9.1911 – 19.7.2007), si rifugiò nella contrada Convento di Mosciano Sant’Angelo. Durante un controllo fu catturato e destinato alla caserma “Mezzacapo” di Teramo. Durante l’interrogatorio condotto da elementi fascisti della RSI e tedeschi riuscì a dimostrare la sua buona fede verso l’attuale esercito occupante. Il 18 dicembre gli affidarono la riorganizzazione della caserma dei carabinieri di Atri e Castilenti, ma in realtà contribuì a proteggere i gruppi di ribelli che si stavano ingrossando proprio ad Atri e nel territorio di Castilenti di Villa San Romualdo sobbarcandosi il rischio per coprire i richiamati delle ultimi classi di leva del suo territorio di competenza: 1923-1924. Naturalmente favorì, insieme alla cittadinanza, i nascondigli degli ebrei internati ad Atri e Castilenti come: Agiman Mosè (libico italiano), Ehrlich Salcia (polacca), Finkelstein Edith (polacca, mamma di Salcia), Finkelstein Michele (polacco, marito di Salcia), Fraustadter Kurt (tedesco), Honigsberg Giuseppe (tedesco ed ex austriaco), Meisler Perla (polacca, figlia di Claudia), Meisler Srul Peisach (polacco, marito di Claudia), Schiliotti Claudia (polacca, madre di Perla e moglie di Peisach), Spitzer Erwin (tedesco), Deresewitz Ermanno (polacco), Jellinek Emilia (tedesca ex austriaca, moglie di Alfredo e madre di Gertrude), Kopfstein Alfredo (tedesco ex austriaco, marito di Emilia e padre di Gertrude), Kopfstein Gertrude (tedesca ex austriaca, figlia di Emilia e Alfredo), Weiss Leone (polacco). Favorì anche il passaggio dei fuggitivi ebrei, militari italiani ed ex prigionieri alleati che volevano oltrepassare la linea Gustav per sottrarsi all’arresto e la deportazione da parte del tedesco occupante e militi della RSI. Un altro suo confidente e fiancheggiatore era Enrico Torinese, patriota atriano, punto di contatto tra Massi e il gruppo Berardinucci e quelli di Villa San Romualdo. Il 10 giugno 1943, grazie alla soffiata dell’internato ebreo polacco che fungeva da interprete, Leone Weiss, riuscì a sfuggire alla cattura e la fucilazione già decisa dagli stessi tedeschi in ritirata tre giorni dopo.
Negli anni ’50, la Commissione regionale abruzzese per il riconoscimento della qualifica di partigiano, gli riconobbe la partecipazione alla Banda Ammazzalorso, dal 10 settembre 1943 al 15 giugno 1944 ultimo giorno dell’occupazione dell’Abruzzo teramano con la qualifica di partigiano combattente.
Grande sorpresa fu l’attestato della Comunità Israelitica Italiana in data 19 novembre 1968: “… In base alle dichiarazioni in nostro possesso si attesta che il maresciallo dei carabinieri a riposo Umberto Massi, partigiano combattente e decorato della Croce al Merito di Guerra per attività partigiana, nel periodo dell’occupazione tedesca dell’Italia — particolarmente dopo l’ 8 settembre 1943 — si adoperò efficacemente e con grande rischio della propria persona per la protezione e il salvataggio degli ebrei in Emilia e in Abruzzo — Il Presidente Dott. Sergio Piperno Beer …”.
Nel 1974, oramai pensionato dell’arma, in occasione del 30° anniversario della liberazione di Atri (13 giugno 1944-13 giugno 1974), diede alle stampe un libricino dal titolo: “Trentesimo anniversario della liberazione di Atri” – 1974 tipografia Ferretti di Pescara. Nel 1969, con una nota inviata dal Segretario Generale della Presidenza Repubblica Nicola Picella, riceve il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Giuseppe Saragat e Commendatore nel 1977 dal Segretario Franco Bezzi a firma del Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone.
Muore il 9 dicembre 1987, all’età di 82 anni. Oggi riposa nella cappella monumentale di Mosciano Sant’Angelo.
Ci lascia una testimonianza di stretta attualità sulla pace che riporto integralmente preso dal libricino edito nel 1969: “Miei cari amici atriani, sono trascorsi trent’anni dalla liberazione della vostra bella storica città. Io, modestissimo maresciallo, già incamminato lungo la strada del tramonto, desidero essere ancora con voi appunto come trent’anni fa quando il dolore, le sofferenze, il pericolo, i sacrifici e le ristrettezze della guerra ci univano fraternamente. Il mio cuore è e rimarrà sempre legato al tempo in cui l’eroismo era giovinezza e la vita si gettava oltre l’ostacolo con cosciente temerità. Queste mie modeste parole le ho scritte per il piacere di ricordare a noi anziani quel tragico periodo della nostra recente storia e per dire ai giovani che sappiano valersi della nostra esperienza per non commettere dolorosi errori. Auspico con tutto il cuore la pace politica in questa nostra tormentata Italia, coerentemente con i miei intendimenti ben noti a tutti quelli che mi hanno conosciuto. Con questo augurio invio a tutti i miei affettuosi ricordi. Pescara, 22 maggio 1974.”
Auspico che nell’occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, la città di Atri e le autorità militari, venga ricordata questa figura di cittadino benemerito.
Walter De Berardinis






