Se l’obiettivo dichiarato era il RIPRISTINO dei caliscendi storici, beh, come siamo passati dai nove manufatti censiti nella memoria del porto ai ventuno previsti dal piano?
E poi, visto che si parla di richieste avanzate dagli ex titolari delle storiche concessioni, c’è una seconda domanda, ancora più delicata:
Esiste una continuità effettiva tra gli umili cittadini che per decenni hanno vissuto quei caliscendi e gli attuali — ricchi e prestigiosi — concessionari?
Oppure il richiamo alla tradizione serve semplicemente a conferire un’aura romantica a un’operazione profondamente diversa?
Perché chi conosce davvero la storia del Porto di Giulianova ricorda persone, famiglie, volti. Ricorda strutture essenziali, nate dal lavoro, non dal prestigio.
Ora, nessuno mette in discussione la regolarità delle procedure amministrative. Il punto è un altro!
La legalità di un iter non basta a trasformare una decisione in una buona scelta.
Del resto, un patrimonio è autentico quando conserva il legame con la comunità che lo ha generato.
E in questa vicenda, evidentemente, il legame è stato reciso.
Infine, si mente quando si dice che l’accesso al molo sud era chiuso per mezzo di una sbarra.
Si mente, sì, nel senso che tale sbarra impediva l’accesso ai mezzi, non alle persone.
Noi giuliesi lo abbiamo sempre vissuto quel luogo. Un luogo che va custodito. E custodirlo significa rispettarne non soltanto la forma, ma anche i numeri, i protagonisti e la storia.
Giulianova li, 01 luglio 2026
F.toCapogruppo consiliare
NOS–NOI / cOltura politica




