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Teramo. Editoria: pubblicato il volume “Lo Scudo d’Abruzzo e il pionierismo motoristico teramano” di Federico Adamoli.

La memoria storica dei cittadini di Teramo è legata a doppio filo ad alcuni eventi culturali e sportivi che incarnano lo spirito dei diversi periodi storici. In epoca recente, la Coppa Interamnia ha fatto da sfondo alla vita cittadina a partire dagli anni Settanta; andando più indietro, il Giugno Teramano e il Circuito del Castello hanno invece segnato la stagione del rilancio economico e sociale del Paese.

Copertina Scudo D’Abruzzo

Ancor prima, in una dimensione temporale che oggi sembra distantissima poiché connessa alla parentesi più cupa dell’Italia, fu lo Scudo d’Abruzzo a riflettere l’atmosfera del ventennio della dittatura fascista, mostrandone i dettagli più limpidi ma anche i risvolti più bui. Nonostante nell’immaginario di qualcuno questo nome richiami erroneamente solo la dittatura, lo Scudo d’Abruzzo fu in verità una manifestazione profondamente teramana, capace di esaltare le migliori doti sportive e organizzative della comunità.

Nata come strumento di propaganda in un’epoca, gli anni Trenta, in cui il regime promuoveva la motocicletta come proprio simbolo, la gara divenne il trampolino di lancio per grandi talenti locali e nazionali. Durante il fascismo vide l’esordio della stella di Berardo Taraschi, mentre negli anni Sessanta, poco prima dell’addio definitivo alle strade di Teramo, fu il futuro “mago della pioggia” della Formula Uno, Vittorio Brambilla, a muovere i suoi primi passi nel motociclismo nazionale.

Al suo ritorno a Teramo nel 1955, dopo un’interruzione di quindici anni, lo Scudo d’Abruzzo trovò un contesto mutato: il Circuito del Castello era entrato nel cuore degli sportivi teramani e la storica corsa, pur richiamando una vasta folla, ne risentì la concorrenza, rimanendo relegata in secondo piano. Una parabola che spiega come mai, oggi, pochi teramani ne ricordino la storia.

A un decennio di distanza dal suo primo saggio sulla competizione motociclistica, Federico Adamoli propone una nuova edizione delle vicende dello Scudo, ampliata con la storia del motorismo pionieristico della città, dagli albori fino ai tragici fatti che imposero la fine delle gare su strada. Attraverso una fedele ricostruzione storica e uno stile narrativo, l’autore indaga il rapporto tra motociclismo e fascismo, dando spazio alla dimensione umana e agli aneddoti dei piloti sulle strade sterrate del territorio. Il volume svela inoltre un intrigante mistero giornalistico degli anni Trenta, il caso del giuliese Vincenzo Trifoni e del conte romano Giuseppe Celani, e si chiude con un omaggio al ciclismo teramano, che ebbe proprio a Giulianova la sua culla. Questa disciplina, antesignana della “follia del motorismo”, condivideva la stessa anima dei motori, avendo introdotto per prima tra la gente l’elettricità e l’emozione delle grandi corse su strada vissute a bordo pista. Il saggio è corredato da più di 140 immagini dell’epoca restaurate con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale, capaci di mantenere intatta l’autenticità storica rinnovandone la bellezza visiva.

Il volume “Lo Scudo d’Abruzzo e il pionierismo motoristico teramano” (275 pagine, Euro 10,50) si può richiedere all’autore al numero 3405630969 (via SMS o WhatsApp) o alla mail scudodabruzzo@adamoli.org

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