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Roseto degli Abruzzi. Giorno della Memoria: svelata la Pietra d’Inciampo in ricordo del Caporale Alberto Andrietti

 

Roseto degli Abruzzi, 26 gennaio 2026 – La Città di Roseto degli Abruzzi ha vissuto ieri una mattinata di profonda intensità civile e storica con lo svelamento, in Piazza della Libertà, della terza Pietra d’Inciampo nel territorio comunale, dedicata alla memoria del Caporale Alberto Andrietti, Internato Militare Italiano (IMI) vittima della deportazione nei lager nazisti.

 

La mattinata di commemorazione ha avuto inizio presso la Chiesa di Santa Maria Assunta dove il parroco Don Gabriele Marchegiani ha officiato la Santa Messa in suffragio dei caduti. Successivamente, il corteo si è spostato in Piazza della Libertà per il momento solenne dello svelamento, affidato alla Presidente del Consiglio Comunale, Gabriella Recchiuti, all’Assessore Gianni Mazzocchetti e al Viceprefetto di Teramo, dott. Alberto Di Gaetano.
Particolarmente toccante è stato l’omaggio della famiglia: la nipote del caduto, la signora Albertina Andrietti, ha deposto sulla pietra una rosa rossa con un fiocco tricolore, un gesto simbolico per onorare il nonno, deceduto tragicamente il 28 luglio 1944 a Zeithain, in Germania.

 

Alla cerimonia hanno partecipato i familiari di Andrietti e numerose autorità civili e militari: la Consigliera Comunale Simona Di Felice, il Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza Tenente Vincenzo Scarpone, il Comandante della Caserma dei Carabinieri di Roseto Luogotenente C.S. Giuseppe Tarantino, e i Sindaci Emeriti Sabatino Di Girolamo e Franco Di Bonaventura. Presenti, inoltre, i rappresentanti delle associazioni di volontariato e delle associazioni combattentistiche e d’arma.

 

Durante la cerimonia, coordinata dallo storico e ricercatore Walter De Berardinis, si sono susseguiti i saluti istituzionali che hanno sottolineato l’importanza della memoria attiva. Sono intervenuti: l’Assessore alla Rigenerazione Urbana e Patrimonio, Gianni Mazzocchetti, con la fascia tricolore in rappresentanza del Sindaco Mario Nugnes; la Presidente del Consiglio Comunale, Gabriella Recchiuti e il Viceprefetto di Teramo, dott. Alberto Di Gaetano.

 

“Siamo riuniti ancora una volta in Piazza della Libertà, luogo simbolico della nostra comunità, per compiere un’assunzione di responsabilità civile – ha detto l’Assessore Mazzocchetti – Con la posa della terza Pietra d’Inciampo, Roseto degli Abruzzi rinnova il proprio impegno verso la storia, la memoria collettiva e la dignità della persona. A nome dell’intera città di Roseto degli Abruzzi desidero esprimere un ringraziamento sincero e profondo alla famiglia Andrietti. Grazie per aver custodito questa memoria con dignità e amore. Grazie per averla condivisa con la comunità. Grazie per aver donato alla città questa Pietra d’Inciampo, affinché il sacrificio di Alberto non resti confinato nella storia familiare, ma diventi patrimonio collettivo”.

 

“La scelta di donare questa Pietra d’Inciampo alla collettività è un gesto di grande generosità civile – ha aggiunto la Presidente Gabriella Recchiuti – È la decisione di trasformare una storia familiare in patrimonio comune, affinché il sacrificio di Alberto Andrietti continui a parlare alle generazioni presenti e future. Siamo alla vigilia del 27 gennaio, Giorno della Memoria. Una ricorrenza che non deve essere vissuta come un semplice appuntamento annuale, ma come un momento di riflessione che interroga il nostro presente. Perché la memoria non è solo ricordo del passato: è uno strumento per leggere il mondo di oggi, per riconoscere i segnali dell’odio, dell’indifferenza, della disumanizzazione”.

Il Caporale artigliere Alberto Adrietti nasce a Roseto degli Abruzzi il 3 febbraio 1910 da Ferdinando e Filomena Di Bernardo. E’ giudicato idoneo al servizio di leva dal distretto militare di Teramo il 22 novembre 1929. Il 10 aprile 1931 viene chiamato alle armi nel 10° reggimento artiglieria pesante campale e il 15 febbraio 1932, per via della professionalità acquisita nel maneggiare le bocche di fuoco, diventa Caporale artigliere. Il 3 settembre, per fine ferma, viene posto in congedo. Tornato nella sua Montepagano, conosce e sposa la sig.ra Emma D’Eugenio che il 31 ottobre 1939 darà alla luce il primogenito Alessandro. Il 26 agosto 1939 torna in servizio per istruzione militare, nel 9° reggimento artiglieria pesante campale, per essere congedato il 20 dicembre. Il 18 dicembre 1940, dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, viene richiamato ma subito congedato il 30 dicembre per aver altri due fratelli sotto le armi. Il 10 gennaio 1942 viene di nuovo richiamato in guerra, ma anche questa volta viene congedato per la presenza di due fratelli al fronte. Il 3 marzo 1943 viene richiamato ed inviato al 360° gruppo artiglieria 278° batteria del 9° reggimento artiglieria Guardia alla Frontiera. Dopo l’8 settembre 1943 viene catturato a Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e deportato come Internato Militare Italiano nei lager tedeschi con numero di prigionia 13.114 nei stalag I-B (Hohenstein, oggi in Polonia), IV-C (Wistritz, oggi Repubblica Ceca), IV-B (Mühlberg, oggi Germania) e Stalag IV-B/Zeithain ospedale da campo (sempre in Germania), dove muore di tubercolosi il 28 luglio 1944, alle ore 5,35, all’età di 34 anni, assistito e sepolto nello stesso campo da Padre Luca Maria Airoldi (1910-1985). Come promesso al defunto, il religioso spedì i pochi averi a Roseto degli Abruzzi tramite la Croce Rossa Internazionale. Nel 1962, lo stesso religioso, darà alle stampe un libro dal titolo “Zeithain – campo di morte – ove 900 nostri invocano ancora: Italia!”; nel libro viene citato il caporale Andrietti e le impressioni raccolte durante le sue ultime ore di vita: “…era silenzioso. Invocava il figlio Alessandro e la moglie Emma D’Eugenio.” Il figlio Alessandro, negli anni a seguire, sarà amorevolmente cresciuto dalla mamma e dallo zio Attilio Andrietti, anche lui reduce dai lager tedeschi dello stalag XVII-B di Gneixendorf in Austria. Nel 1989, dopo la caduta del muro di Berlino, nella Repubblica Democratica Tedesca (Germania est) le autorità italiane poterono fare gli interventi di riesumazione ed il 28 ottobre 1991 la salma rientrò in Italia. Il 3 novembre 1991 Alberto era al Sacrario di Redipuglia alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga. Il 19 gennaio 1992, nella cattedrale di Teramo, avvenne la riconsegna dei resti alle famiglie alla presenza delle più alte cariche istituzionali provinciali. Nel pomeriggio, una seconda messa a Santa Lucia, dava l’ultimo saluto prima della sepoltura accompagnata dalle rappresentanze militari. Oggi le spoglie del caporale Alberto Andrietti riposano nel cimitero comunale di Roseto degli Abruzzi. La Presidente del Consiglio comunale Gabriella Recchiuti e il Sindaco Mario Nugnes, il 27 gennaio 2025, hanno onorato il loro concittadino con un diploma alla memoria. A Teramo, il figlio Alessandro, lo scorso 20 settembre 2025, ha ricevuto dal Prefetto di Teramo, dott. Fabrizio Stelo, la Medaglia d’Onore di Bronzo per l’internamento. Giovedì, 8 gennaio, nella sede comunale, la famiglia Andrietti ha consegnato alla Città di Roseto degli Abruzzi la terza pietra d’inciampo alla memoria del loro congiunto perché Roseto non deve dimenticare un suo figlio deceduto nell’inferno dei lager tedeschi. In occasione della consegna della pietra, ho chiesto all’amministrazione di vincolare a vita il loculo del caporale Andrietti come monito alla future generazioni, visto che ad oggi è l’unica tomba di un rosetano morto nei lager nazisti. Oggi, con la posa della pietra d’inciampo, abbiamo dato l’ennesima prova che il nostro Caporale artigliere Alberto Andrietti è PRESENTE!!!

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