Il Caporale artigliere Alberto Adrietti nasce a Roseto degli Abruzzi il 3 febbraio 1910 da Ferdinando e Filomena Di Bernardo. E’ giudicato idoneo al servizio di leva dal distretto militare di Teramo il 22 novembre 1929. Il 10 aprile 1931 viene chiamato alle armi nel 10° reggimento artiglieria pesante campale e il 15 febbraio 1932, per via della professionalità acquisita nel maneggiare le bocche di fuoco, diventa Caporale artigliere. Il 3 settembre, per fine ferma, viene posto in congedo. Tornato nella sua Montepagano, conosce e sposa la sig.ra Emma D’Eugenio che il 31 ottobre 1939 darà alla luce il primogenito Alessandro. Il 26 agosto 1939 torna in servizio per istruzione militare, nel 9° reggimento artiglieria pesante campale, per essere congedato il 20 dicembre. Il 18 dicembre 1940, dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia, viene richiamato ma subito congedato il 30 dicembre per aver altri due fratelli sotto le armi. Il 10 gennaio 1942 viene di nuovo richiamato in guerra, ma anche questa volta viene congedato per la presenza di due fratelli al fronte. Il 3 marzo 1943 viene richiamato ed inviato al 360° gruppo artiglieria 278° batteria del 9° reggimento artiglieria Guardia alla Frontiera. Dopo l’8 settembre 1943 viene catturato a Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e deportato come Internato Militare Italiano nei lager tedeschi con numero di prigionia 13.114 nei stalag I-B (Hohenstein, oggi in Polonia), IV-C (Wistritz, oggi Repubblica Ceca), IV-B (Mühlberg, oggi Germania) e Stalag IV-B/Zeithain ospedale da campo (sempre in Germania), dove muore di tubercolosi il 28 luglio 1944, alle ore 5,35, all’età di 34 anni, assistito e sepolto nello stesso campo da Padre Luca Maria Airoldi (1910-1985). Come promesso al defunto, il religioso spedì i pochi averi a Roseto degli Abruzzi tramite la Croce Rossa Internazionale. Nel 1962, lo stesso religioso, darà alle stampe un libro dal titolo “Zeithain – campo di morte – ove 900 nostri invocano ancora: Italia!”; nel libro viene citato il caporale Andrietti e le impressioni raccolte durante le sue ultime ore di vita: “…era silenzioso. Invocava il figlio Alessandro e la moglie Emma D’Eugenio.” Il figlio Alessandro, negli anni a seguire, sarà amorevolmente cresciuto dalla mamma e dallo zio Attilio Andrietti, anche lui reduce dai lager tedeschi dello stalag XVII-B di Gneixendorf in Austria. Nel 1989, dopo la caduta del muro di Berlino, nella Repubblica Democratica Tedesca (Germania est) le autorità italiane poterono fare gli interventi di riesumazione ed il 28 ottobre 1991 la salma rientrò in Italia. Il 3 novembre 1991 Alberto era al Sacrario di Redipuglia alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga. Il 19 gennaio 1992, nella cattedrale di Teramo, avvenne la riconsegna dei resti alle famiglie alla presenza delle più alte cariche istituzionali provinciali. Nel pomeriggio, una seconda messa a Santa Lucia, dava l’ultimo saluto prima della sepoltura accompagnata dalle rappresentanze militari. Oggi le spoglie del caporale Alberto Andrietti riposano nel cimitero comunale di Roseto degli Abruzzi. La Presidente del Consiglio comunale Gabriella Recchiuti e il Sindaco Mario Nugnes, il 27 gennaio 2025, hanno onorato il loro concittadino con un diploma alla memoria. A Teramo, il figlio Alessandro, lo scorso 20 settembre 2025, ha ricevuto dal Prefetto di Teramo, dott. Fabrizio Stelo, la Medaglia d’Onore di Bronzo per l’internamento. Giovedì, 8 gennaio, nella sede comunale, la famiglia Andrietti ha consegnato alla Città di Roseto degli Abruzzi la terza pietra d’inciampo alla memoria del loro congiunto perché Roseto non deve dimenticare un suo figlio deceduto nell’inferno dei lager tedeschi. In occasione della consegna della pietra, ho chiesto all’amministrazione di vincolare a vita il loculo del caporale Andrietti come monito alla future generazioni, visto che ad oggi è l’unica tomba di un rosetano morto nei lager nazisti. Oggi, con la posa della pietra d’inciampo, abbiamo dato l’ennesima prova che il nostro Caporale artigliere Alberto Andrietti è PRESENTE!!!


















