PRESENTAZIONE LIBRO
A ridosso dell’Ottavo Centenario del primo presepe vivente – quello che san Francesco allestì la notte di Natale del 1223 – lo storico Enrico Di Carlo e il musicista Mario Canci, già autori nel 2014 del volume Il Presepe dell’Anima. Gesù Bambine nasce. Suggestioni e Melodie del Natale abruzzese, presentano un nuovo progetto editoriale che, attraverso un doppio percorso storico-letterario e musicale, approfondisce il profondo legame tra l’Abruzzo e la tradizione presepiale, a partire proprio dal presepe francescano testimoniato dal biografo san Tommaso da Celano.
Il libro Il Presepe Abruzzese a 800 anni dalla Rappresentazione di Penne / Abbruzze Presepie d’Italie (ed. Il Viandante), verrà presentato il 13 dicembre, a Chieti, nella Sala Consiliare della Provincia, con inizio alle ore 17:00, da Andrea Giampietro che introdurrà gli autori e il concerto di musiche tradizionali del Natale abruzzese, con il gruppo Abruzzo EtnOrchestra La figlia di Iorio.
Grande emozione ha accompagnato, nei giorni scorsi, la notizia dell’allestimento del Presepe monumentale di Castelli nella piazza della Basilica inferiore di San Francesco ad Assisi. L’inaugurazione, il giorno dell’Immacolata Concezione, rappresenta un evento di straordinaria rilevanza, che trascende il significato puramente religioso.
L’evento, infatti, si colloca in un più ampio contesto storico. La tradizione assegna a Penne il secondo presepe della cristianità, dopo quello di Greccio. In quella città, ove nel 1216 il Santo si era recato per sedare un litigio tra alcune potenti famiglie, nella notte del 25 dicembre 1225 il beato Agostino d’Assisi avrebbe rinnovato la sacra rappresentazione natalizia.
Nel 1963 il frate francescano abruzzese Donatangelo Lupinetti, nel riprendere quella che lui definisce “una fondatissima tradizione abruzzese”, scriveva: «Nel 1225 era ospite di quel Convento il B. Agostino da Assisi, uno dei compagni di S. Francesco che aveva assistito al famoso Natale di due anni prima nella montagna di Greccio, dove si costruì il primo presepio animato e realistico. Il B. Agostino, ricordandolo ai suoi confratelli di Penne, desiderò rinnovare anche in terra abruzzese quella sacra rappresentazione natalizia nel ricorrente Natale di quell’anno.È più facile immaginare che descrivere ciò che successe, non solo a “Civita di Penne” ma in tutto il contorno, anzi per tutto l’Abruzzo francescano, dove non tardò a giungere la voce delle sante emozioni provate dalle popolazioni vestine di fronte alla mistica scena realisticamente riprodotta.Fu quello di Penne, dunque, il primo presepio sorto in terra d’Abruzzo e forse in tutta l’Italia meridionale […]».
Per quanto riguarda i presepi domestici, l’Abruzzo vanta altresì un altro primato: il più antico di cui si abbia memoria è quello appartenuto alla nobile famiglia Piccolomini di Celano. La prima menzione proviene da una fonte tedesca, che riporta un inventario redatto nel 1567, nel quale sono elencate centosedici figurine appartenenti alla “duchessella” Costanza Piccolomini.
In merito alla parte musicale, il compositore teatino Mario Canci crea Abbruzze Presepie d’ItalieInCanto tra Storia e LeggendaOratorio di Natale per Soli, Coro e Orchestra.
Partendo dal Vangelo di Luca, egli elabora un testo integralmente in dialetto abruzzese, con a fronte la traduzione italiana in versione ritmica, dando vita alla leggendaria e originale visione onirica di un anonimo eremita ritiratosi in contemplazione sulla “montagna Madre”, la Maiella, citata da Francesco Petrarca come “Domus Christi” nel suo De vita solitaria (1346-1356). L’autore immagina di far rivivere così, in Abruzzo, la nascita del Bambin Gesù, “Lu Bambinelle”.
Questa prima edizione presenta il testo oratoriale, corredato da un QR Code grazie al quale sarà possibile, in futuro, scaricare a richiesta l’intera opera musicale.
Il presepe abruzzese – spiegano gli autori – non è quello napoletano. Nel nostro, i pastori con le loro greggi e i loro strumenti costruiti da mani nodose, non percorrono tratturi, ma strade polverose che conducono a Dio; non si assiste allo sfarzo di quello napoletano: ben più sobria è la realtà rappresentata. Qui i personaggi non sono allegri e scanzonati perché da sempre rappresentano il mondo contadino e pastorale, seppur povero, ricco nella espressione intensa di un vissuto carico di fede e religiosità, dedito a una quotidianità meno variegata di quella partenopea.
Il libro è corredato da un saggio di Giacomo de Crecchiosul Presepe Antinori di Lanciano.
A impreziosire la pubblicazione è la Prefazione di S. Em. Cardinale Angelo Comastri al quale si devono queste parole: “E l’umiltà e la semplicità e la bontà degli Abruzzesi è diventata un terreno fecondo per far nascere una meravigliosa tradizione del Presepe”.






