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RACCONTI: LE NUVOLE DI ARTURO di Tonia Orlando

 

Si sbellica dal ridere con quella ingenua, infantile espressione di adulto bambino, ogni volta che vede qualcuno inciampare in quel solito posto, dove la strada diventa un fosso che nessuno rattoppa.Se ne sta sul balcone dalle prime luci del mattino come volesse appropriarsi di un’ora che sembra essere tutta sua e, con gli occhi perennemente fanciulli, farsi penetrare da quegli attimi impalpabili, senza rumori, senza chiasso, fatti soltanto di silenzio.

Di tanto in tanto, il fruscio di qualche uccelletto tra i fili dei due pali della corrente di fronte alla sua casa e poi, ancora silenzio, per chi come lui volesse rimettere a posto i pensieri che si sarebbero sovrapposti in testa fino a sera e lo avrebbero agitato, pur sapendo che di tutti quei pensieri, lui non ne avrebbe potuto risolvere nemmeno uno. Il suo balcone, simile ad un lembo di terra morbida dove approdare, degradante sulla vallata ricoperta di ulivi.

Le casette antiche, tutte basse, rappresentano la vetta del paese e con le nebbie di fine autunno, acquisiscono una bellezza evanescente che pare sfumare e dissolversi nell’aria dolcemente immobile.  Il suo luogo dell’anima.

La signora con il cappello di lana è già fuori, sotto il portico della sua abitazione tutta larga, ad un solo piano, oltre la strada; con il rastrello trascina le foglie secche e mette tutto in ordine come si trattasse del salotto di casa sua. La signora è bassa di statura, rotonda, si muove come disegnasse un cerchio su se stessa, come fosse un barile; è saggia ed accorta, poi, spinta da un richiamo quotidiano, alza gli occhi e a voce alta “buongiorno”, grida, come in genere fa tutte le mattine, quando anche lei, se non è afflitta dai dolori alle ginocchia, alza il braccio e lo scuote. Arturo risponde al saluto alzando il braccio destro e, con la mano che apre e chiude, sorride di gusto, partecipando ad uno scambio di cortesia e piacevole amicizia che la signora gli dimostra ogni giorno. “Domattina salirò a trovarti”, continua la signora, “ho una gran voglia di stringerti”, mentre Arturo saluta in una gioia infinita.Gli alberi di limoni sull’ampio balcone riempiti di frutti gialli colorano il mattino, con quelle nuvole che diventano i parametri della sua osservazione, belle, turgide, gonfie, a tratti esili come penne di ali in volo, che Arturo osserva e con le quali vorrebbe correre senza fermarsi mai. Le sue nuvole le vede sempre diverse mentre assumono forme speziate, robuste, sottili, pompose, bianche come ovatta, scure come pece. Sono le sue nuvole, con le quali giocano gli uccelli e gli angeli, impalpabili, eppure solide, che sanno di un’apparente materia. Arturo li osserva quegli stracci che riempiono il cielo, li ama perché liberi di correre, spostarsi nelle loro infinite capriole trascinati dal vento.

il fratello Biagio si occupa di Arturo e più tardi lo inviterà a rientrare, l’aria si sta facendo fredda, potrebbe ammalarsi; due fratelli, se lo vogliono, possono anche amarsi ed aiutarsi. E così, Biagio appare sulla porta, toglie il freno alla carrozzina e si avviava verso l’interno, per tenerlo al caldo nella spaziosa cucina illuminata dal fuoco gagliardo del camino.

Era bello Arturo dieci anni prima, quando le sue gambe funzionavano.

Quel giorno era salito sull’impalcatura con l’attenzione che metteva sempre; troppo alto il palazzo, bisognava raggiungere l’ultimo piano, lavorare sotto quel tetto, sistemare materiale, travi e rabberciarlo tutto.

Ma quel giorno era andato tutto storto; dopo la pioggia battente della sera prima, il solaio era inzuppato e si era riversato sul piano con un peso devastante, una forza inaudita e lui era là, a farsi frantumare da una montagna di detriti, calcinacci, tegole, tutto collassato; ne sarebbe uscito vivo ma distrutto, con la colonna schiacciata e le gambe senza più alcuna consistenza, non le sentiva più, era come se non le avesse mai avute.

Quanto chiasso dopo la tragedia.

Gli furono tutti molto vicini nella compassione del momento. Era arrivato anche qualche giornalista e con un trafiletto, sul giornale più letto in paese,avrebbe parlato dell’ennesimo incidente sul lavoro, delle sue dinamiche; qualcuno si sarebbe spinto fino all’Ospedale dove Arturo se ne stava nel suo letto, smarrito tra le lenzuola bianche e gli infermieri pronti a sollevarlo dall’incubo che viveva.

Poi, più niente. I riflettori sulla sua storia si sarebbero spenti. Sarebbe stato uno dei tanti, risarcito quando il caso avesse fatto il suo corso.

Dopo qualche mese, lo avrebbero ricomposto come si fa con un fantoccio e, dall’alto del buon cuore della comunità umana, in un mattino di sole, sarebbero entrati dottori e tecnici per dimetterlo su una lucente carrozzina a comandi manuali che, come avrebbe detto il primario, gli avrebbe permesso di riprendersi la sua vita.

Anche quel giorno sarebbe stato un nuovo inizio, mentre le sue gambe divenivano sempre più imperturbabili.

Ancora oggi, Biagio si preoccupa di far rientrare la lucente carrozzina e di sistemare Arturo in prossimità del grande camino, nel calore di quella fiamma gagliarda, davanti alla quale, ancora una volta, il fratello si sarebbe rinvigorito.

Anche questa volta, Arturo,lascerà fuori le sue nuvole vagabonde, per ritrovarle domattina, sul balcone, se non ci sarà pioggia e, in una danza sempre nuova, le rivedrà piroettare, agitarsi, volteggiare, affollarsi, ruotare, e insieme, volerannodentro un cielo infinito.

Biografia sintetica:

Tonia Orlando vive a Lanciano (CH) dove ha insegnato Lettere in un Istituto di Scuola Superiore. Giornalista Pubblicista, coniuga eventi storici con quelli letterari. Scrive articoli su riviste e attraverso ricerche in Archivi e Biblioteche si dedica allo studio del territorio che esplora sotto l’aspetto storico, antropologico e artistico-culturale. Approdata alla poesia e alla scrittura per l’infanzia, è stata per queste insignita di significativi riconoscimenti e i suoi scritti sono presenti in numerose antologie. Le grandi biografie la appassionano e di queste riesce a ricostruire le trame più nascoste, specie se dettate da grandi temi. Si diletta di fotografia. Ha pubblicato: I racconti del vicoletto(Ed. Carabba, Lanciano 2013), Come gli aquiloni (Ed. Armando, Roma 2016), Sotto un cielo di miele(Ed. Tabulafati, Chieti, 2017), Un angioletto senza ali (Ed.Tabulafati, Chieti,2019), Il mio tempo(Ed. Tracce, Pescara 2019), Piero Gobetti, un chierico che non ha tradito,(Ed. Ianieri, Pescara, 2022), A te (Ed. Carabba, Lanciano, 2023), Matteotti, 2024 (Associazione Culturale Piero Gobetti), Dedicato a Cesare De Titta, 2024.

 

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