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Editoria. “Prima che sia troppo tardi” di Alessandra Bucci. Edizioni IlViandante 2025

 

 

 

AUTORE: Alessandra Bucci

GENERE: Romanzo

CATEGORIA: Narrativa Italiana

ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025

 

 

 

Prima che sia troppo tardi (Il Viandante Edizioni, Settembre 2025, pp.181), il nuovo romanzo di Alessandra Bucci, dedicato alla madre e a sua sorella gemella, rappresenta un omaggio a tutte le sorelle, visibili o invisibili.

L’autrice, nata a S. Benedetto del Tronto nel 1972, vive a Martinsicuro. Laureata in Lettere Moderne e in Scienze della Formazione e Gestione delle Risorse Umane, insegna Lettere nella Scuola Secondaria di Primo Grado. Scrittrice, poetessa, è autrice di poesie, di racconti e romanzi. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e partecipato come giurata, a diversi premi letterari nazionali.

Prima che sia troppo tardi è un romanzo di formazione, un vero spaccato di vita quotidiana, un modo per dare voce a una sorella, che l’autrice ha sempre desiderato e l’opportunità, per trovare un senso di pace e di appartenenza;  pur essendo cresciuta con due fratelli, ha sempre desiderato una sorella e questo romanzo riflette il suo fascino per il legame tra donne, siano esse sorelle di sangue o d’anima. E’ un romanzo delicato, toccante, è un libro che celebra l’amore, l’importanza dei legami familiari, dei sentimenti e delle relazioni umane, in un mondo che corre sempre più in fretta. E’ un racconto descrittivo, pieno di particolari, un dono speciale magari per ricucire un rapporto complicato, ma anche un momento per ritrovare la forza della speranza, la meraviglia nel mondo e dell’incanto perduto. Il romanzo esplora i legami tra sorelle, attraverso tre coppie di gemelle: Isabella e Sofia, Luisa e Silvana, Aurora e Leila, ognuna intrappolata in scelte dolorose e assenze significative. Il racconto alterna introspezioni e tensioni, riflettendo su come le fratture familiari influenzino le generazioni successive: Aurora e Leila, che non si parlano a causa di un grave evento del passato, tornano insieme in Abruzzo, per stare vicino alla nonna malata. E sarà proprio Aurora, ascoltando i discorsi, della nonna malata che scioglierà i nodi della sua famiglia e ciò accadrà un po’ come un “Kintsugi”, cioè l’arte giapponese di ricostruire le ceramiche dai cocci e di creare nuova bellezza.

Il romanzo si intreccia con la storia dell’Italia, che nel settembre del 1943 passa per l’Abruzzo e ne fa riemergere nel testo le parti più salienti. Fino al 1943, l’Abruzzo era rimasto lontano dai combattimenti della Seconda Guerra Mondiale. La situazione cambiò con i bombardamenti su Pescara. nell’agosto di quell’anno e, dopo l’armistizio dell’8 settembre, la regione fu occupata dai tedeschi, che istituirono la linea difensiva Gustav, lungo il fiume Sangro.

L’autrice scrive, che la guerra era ovunque, e io ero ogni giorno più inquieta. Non ero più sicura di nulla, nemmeno di mia sorella.

Le truppe tedesche compirono rastrellamenti e distrussero infrastrutture strategiche, mentre gli Alleati intensificavano i bombardamenti su varie città abruzzesi. Gli scontri con le forze alleate iniziarono a fine ottobre 1943 e portarono alla ritirata tedesca fino al Sangro. Molti civili fuggirono dalle zone costiere verso l’interno, in particolare a Chieti, che divenne sovraffollata, causando tensioni e atti di discriminazione verso gli sfollati. Nel dicembre 1943, avvennero due importanti battaglie: quella del Sangro e soprattutto quella di Ortona, che distrusse gran parte della città.

La guerra fa questo e altro. E’la guerra ad essere assurda.

Intanto, a novembre 1943, nacque la Brigata Maiella, una formazione partigiana sorta in Abruzzo, per iniziativa dell’avvocato socialista Ettore Troilo, originario di Torricella Peligna. Il riferimento dell’autrice alla Brigata Maiella, mi fa tornare in mente l’opera  di Daniele Astolfi, La Brigata e la Maiella. Suggestioni tra mito e antropologia, Casa Editrice Solfanelli, Chieti 2024, in cui l’autore ne racconta l’attività, a partire dalla sua nascita.

La Brigata prese il nome dalla Maiella, e  si formò a Casoli, dove si erano rifugiati molti sfollati, dopo l’avanzata tedesca e i bombardamenti alleati. Il progetto nacque dal desiderio di reagire alle violenze dell’occupazione tedesca e di liberare il territorio abruzzese, senza tuttavia legarsi a ideologie politiche. La Brigata Maiella rappresentò un esempio unico nella Resistenza italiana: fu l’unica formazione partigiana ad operare formalmente integrata in un esercito regolare alleato.

Si erano formati da poco, ma avevano già appreso il valore del coraggio e del silenzio. Cinque prigionieri erano rinchiusi lì dentro. Non semplici renitenti, ma ufficiali del vecchio esercito, rimasti fedeli alla propria coscienza dopo l’8 settembre. Personalità chiave della Resistenza.

Il primo nucleo operativo della Brigata contava circa 100 volontari, provenienti da Casoli e dai paesi circostanti (Gessopalena, Torricella, Lama dei Peligni, ecc.), ed era suddiviso in plotoni di 25-30 uomini. Il gruppo si ispirava a principi di disciplina, solidarietà e patriottismo e non prevedeva un capo militare formale, ma una leadership riconosciuta in Ettore Troilo. Dal gennaio 1944, la Brigata Maiella partecipò attivamente alle operazioni militari al fianco degli alleati, distinguendosi per coraggio e determinazione. A differenza di molte altre formazioni partigiane, non si sciolse con la liberazione dell’Abruzzo, ma proseguì la sua azione fino alla liberazione dell’Italia settentrionale, partecipando anche alla liberazione di Bologna ,nel 1945.

Ma il romanzo di Alessandra Bucci oltre ad essere un prezioso scrigno di storia, crea stupore,  soprattutto quando l’autrice fa uso della teoria delle “costellazioni familiari” di Bert Hellinger, un modo per esplorare le dinamiche familiari e i dolori non risolti che si tramandano nel tempo.

Con una scrittura originale e fluida, con un mix di phatos e confessioni, il romanzo commuove  ed invita i personaggi a non ripetere gli errori del passato, trasformando la narrazione in un atto di ascolto e riparazione. Il testo invita a confrontarsi con il passato, per liberarsi e trovare uno spazio nuovo, sottolineando l’importanza di riconoscere e affrontare le proprie storie personali. All’inizio di ciascun capitolo, un pensiero, di autori e scrittori di tutti i tempi introduce la lettura; con un invito a leggere lentamente, l’autrice auspica, che la riflessione sul testo possa portare a cambiamenti interiori nel lettore e a un nuovo modo di vedere le cose.

E’ un libro che emoziona, come pochi autori sanno fare e in questo Alessandra Bucci è stata ancora una volta, una piacevole conferma.

 

Prof.ssa Stefania Pompeo

Docente di Lettere

Istituto Abruzzese di Ricerche Storiche Teramo

 

 

 

 

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