Prosegue il racconto dei figli della mia pro-zia materna Clementina Toscani
Alessandro Faraone nasce a Mosciano Sant’Angelo il 26 giugno 1883 da Gaetano e Clementina Toscani (mia pro-zia materna). Il 7 luglio 1903, nel distretto militare di Teramo, viene giudicato idoneo al servizio di leva con le seguenti caratteristiche: alto 1,55 e colorito roseo; capelli castani e lisci; occhi grigi e dentatura sana; nessun segno particolare e di professione contadino; sa leggere e scrivere. Il 10 luglio 1916 (da poco più di un anno è scoppiata la guerra contro l’Austria-Ungheria e il fratello Sabatino è già al fronte) viene chiamato in guerra e il 26 luglio entra nel deposito dell’82° reggimento fanteria brigata “Torino” a Roma. Il 1 ottobre viene nominato Caporale e il mese dopo, 1 novembre, viene trasferito al 50° reggimento fanteria brigata Parma sezione mitraglieri Fiat. Il 24 aprile 1917 arriva al fronte e il 31 maggio entra nel reparto mitraglieri modello Fiat 1907. Passati alla 4° divisione, si dirigono a Feltre per il fronte dell’Isonzo. Da Castagnevizza, nonostante le perdite e i ribaltamenti di posizione, il fronte tiene. A giugno il nemico scatena l’inferno sul Carso fino al luglio con una penetrazione importante sulle trincee con pesanti perdite per entrambi i contendenti. Dopo oltre un mese di sosta e riposo nelle retrovie, dopo avere sacrificato molte vite nella 10° battaglia dell’Isonzo, ripartono all’attacco con l’11 battaglia dell’Isonzo. Sarà un fine agosto duro per la “Parma” che subirà ulteriori perdite tra morti e feriti. Ad ottobre, passati alla 63° divisione, si attestano a Santa Maria La Longa qui lì coglie di sorpresa la famosa battaglia di Caporetto o la “rotta” di Caporetto. Alle ore 2 del mattino, del 24 ottobre, si scatena l’inferno contro l’Esercito Italiano con l’attacco degli austro-ungarici e tedesci. E’ considerata la più grande disfatta per il nostro esercito. Il 50° reggimento passa sotto il Corpo d’Armata Speciale-CAS, comandato dal generale Antonino Di Giorgio e Alessandro nel 429° compagnia mitraglieri. Il 30 ottobre, schierato a difesa delle trincee di Pinzano al Tagliamento a Spilimbergo, Alessandro viene catturato dagli austro-ungheresi e tedeschi. Probabilmente, catturato dai tedeschi, viene internato nel campo di concentramento di Limburg an der Lahn nella regione dell’Assia sud-ovest della Germania e rientra il 13 dicembre 1918. In questo campo di prigionia, più volte, si era recato il leader irlandese Roger Casement (poi impiccato dagli inglesi per alto tradimento), per reclutare uomini (soldati irlandesi che combattevano per la corona britannica) per la “Irish Brigade” da utilizzare per l’indipendenza dal Regno Unito. Dopo la fine della guerra e la sua liberazione viene portato nel centro raccolta per ex prigionieri di Borgo San Lorenzo per essere interrogato dall’esercito in merito alla sua cattura. Il 31 dicembre 1918 rientra nel deposito dell’82° reggimento fanteria brigata “Torino” a Roma e il 2 gennaio 1919 rientra nella sua Mosciano Sant’angelo presentandosi al distretto militare di Teramo. Il 16 agosto viene posto in congedo. Gli furono concesse tre medaglie: la medaglia commemorativa della guerra Italo-Austriaca 1915-1918 o coniata nel bronzo nemico; la medaglia della vittoria commemorativa della grande guerra per la civiltà o interalleata della vittoria; la medaglia commemorativa a ricorso dell’unità d’Italia e il riconoscimento delle campagne di guerra: 1916, 1917 e 1918. Il 7 aprile del 1921, nella Chiesa di San Michele Arcangelo, l’arciprete don Ercole Marcacci univa in matrimonio il 37enne possidente Alessandro Faraone e la 48enne vedova Natalizia Di Nicola (figlia di Giovanni e D’Ascenzo Filomena). I testimoni furono il 59enne Marcello Rosini, messo comunale e il 49enne Cristanti Nicola, possidente.
Walter De Berardinis
Nel campo dove era prigioniero Alessandro entrarono gli studiosi della Königlich Preußische Phonographische Kommission per fare un censimento delle voci e usanze dei prigionieri di altre nazioni. In Italia, in modo diverso, fu Ugo Pellis a fare un censimento delle lingue regionali. Proprio quest’ultimo fu a Giulianova per il rilievo zingaresco alla fine degli anni ’30.






