Abruzzo, In rilievo

L’AQUILA. ANTONIO CENTI, IL RICORDO DI UN UOMO DI VALORE AD UN ANNO DALLA SCOMPARSA

 

 

Ad un anno dalla scomparsa, ancora con emozione scrivo queste annotazioni in ricordo di Antonio Centi (Barisciano, 13 giugno 1944 – Tortoreto, 20 agosto 2024). L’anno scorso, alla notizia della sua morte, gli dedicai alcuni pensieri di affettuosa memoria del lungo legame di amicizia e reciproca stima che ci aveva legato e di leale collaborazione nell’amministrare la nostra città. Ho avuto l’onore, direi il privilegio, di essere stato per due anni e mezzo suo vicesindaco al Comune dell’Aquila, durante il mandato di Sindaco che egli aveva conquistato nel giugno 1994, la prima volta con l’elezione diretta, vincendo al ballottaggio con il 57 per cento dei voti sul competitore del centrodestra, Gianfranco Volpe.

 

Eravamo entrati insieme nel 1975 in Consiglio Comunale, Centi eletto per il Partito Comunista Italiano, io per la Democrazia Cristiana. Ci conoscemmo di persona allora, sugli scranni di Palazzo Margherita. Ne ammirai subito le qualità politiche, la preparazione, la saggezza dell’amministratore lungimirante, per quanto fosse per lui la prima esperienza in una istituzione, che tuttavia la diceva lunga sulla formazione politica che allora si faceva nei partiti. Infatti, presenti nel gruppo consiliare del Pci c’erano personalità di rilievo (Alvaro Jovannitti, Domenico D’Ascanio, Errico Centofanti ed altri), a Centi venne affidato il delicato incarico di Capogruppo durante l’Amministrazione guidata dal socialdemocratico Sen. Ubaldo Lopardi, costituita da Dc, Psi, Psdi, Pri con il Pci nella maggioranza ma non in Giunta.

 

Una congiuntura politica, quella dal 1975 al 1980, che vide forti cambiamenti in un’Italia martoriata dal terrorismo, culminata nel 1978 con il rapimento del Presidente della Dc on. Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta, il 16 marzo – mentre in Parlamento si votava il governo di unità nazionale guidato da Andreotti -, e dopo 55 giorni di prigionia con l’assassinio da parte delle Brigate Rosse. Al Comune dell’Aquila l’unità nazionale, con il Pci in maggioranza ma non in Giunta, c’era stato con tre anni di anticipo, proprio nel 1975, confermando una vocazione della città ad anticipare la politica nazionale, come era già avvenuto nei primi anni Sessanta con la costituzione di una Giunta di centrosinistra con la partecipazione del Partito Socialista (Psi).

 

Nel 1976 fui eletto Capogruppo della Dc, partito che allora aveva 16 consiglieri su 40. Fu appunto la Conferenza dei Capigruppo e le frequenti sue riunioni, oltre alle sedute d’aula e di commissione, che in quegli anni consentì a me ed Antonio di conoscerci a fondo, di veder crescere una stima reciproca ed un’amicizia consolidatasi fraternamente nel tempo. Anche quando i rapporti politici nel 1978 cambiarono, con la costituzione della prima Giunta di sinistra, nella quale Centi fu vicesindaco e assessore alle finanze. Altri 10 anni avremmo condiviso a Palazzo Margherita, durante la sindacatura di Tullio de Rubeis (1980-85), nella quale fui assessore per l’intero quinquennio (Urbanistica, Lavori Pubblici e infine Finanze) e Antonio Centi all’opposizione, Capogruppo del Pci, poi nella prima sindacatura di Enzo Lombardi (1985-90).

 

Nel 1990 Antonio Centi fu eletto al Consiglio Regionale. Andò a presiedere la Commissione per la riforma dello Statuto, svolgendo un eccellente lavoro, riconosciutogli da tutti i gruppi politici regionali. D’altronde le sue eccellenti qualità di dialogo e di mediazione in una funzione che avrebbe dovuto portare all’aggiornamento dei principi fondanti dell’Istituzione regionale non potevano che portare ad un esito positivo, sebbene quegli anni fossero complicati e difficili. Videro infatti l’arresto della Giunta regionale Salini, mentre al Comune dell’Aquila, nel clima giustizialista di quel periodo che non mancò di eccessi, si aprì lo stillicidio delle inchieste giudiziarie, decine di inchieste in un clima di caccia alle streghe e processi poi finiti nel nulla. Con l’arresto del sindaco Giuseppe Placidi, assolto con formula piena dopo quasi 10 anni, al Comune fu nominato Commissario il prefetto Vincenzo Grimaldi, fino alle elezioni comunali del giugno 1994, che videro per la prima volta l’applicazione della nuova legge che avrebbe portato all’elezione diretta del sindaco, Antonio Centi, appunto, il 26 giugno 1994.

 

Il 29 giugno mi chiamarono dall’Ufficio di gabinetto, il Sindaco avrebbe voluto parlarmi in tarda mattinata. Andai in Comune immaginando si trattasse di un normale scambio di opinioni, come era abitudine tra noi su fatti importanti per la città. L’incontro dimostrò quanto la visione di Centi andasse fuori dagli schemi classici, guardando oltre. Dopo alcune considerazioni sulle difficoltà enormi che avrebbe dovuto affrontare, mi parlò della sua intenzione di costituire una Giunta aperta anche a figure esterne la sua coalizione. Entrò poi nel vivo, parlando del nostro rapporto di amicizia, di reciproca fiducia e stima che datava molti anni, sulla concezione di un nuovo modo di amministrare. Qui arrivò la sorpresa, che non mi sarei mai attesa. Mi disse che ciò che stava per propormi atteneva ad un interesse generale per la città, travalicava le appartenenze politiche ed era riferito direttamente alla mia persona. Mi disse che stava pensando a me come vicesindaco nell’Amministrazione che sarebbe andato rapidamente a costituire.

 

La proposta era del tutto inattesa. Lo ringraziai per la considerazione e la fiducia. Tuttavia, dopo i primi attimi di stupore, gli presentai alcune riflessioni, quali il fatto d’essere un consigliere d’opposizione che, pur vedendo di buon grado una collaborazione tra la sinistra ed il mondo cattolico-democratico, pensavo dovesse essere l’esito di un processo graduale e condiviso. Il risultato elettorale aveva assegnato ruoli e funzioni, di governo e di controllo, ai partiti e alle coalizioni. Un’eventuale scelta personale non solo non sarebbe stata compresa, ma forse avrebbe persino frenato un’evoluzione già presente nel Ppi. Mi sentii tuttavia onorato della proposta. Ringraziai il sindaco Centi, lasciando aperta la porta a quando le condizioni politiche fossero maturate. Nella Giunta che costituì affidò a Giorgio Spezzaferri il ruolo di vicesindaco e assessore alle finanze.

 

Le condizioni politiche maturarono nel dicembre del 1995, quando Giorgio Castellani, segretario comunale del Ppi, definì la collaborazione politica con i partiti della coalizione guidata da Antonio Centi ed entrai in Giunta come vicesindaco e assessore al bilancio, finanze e programmazione. Non vado oltre nel richiamare ricordi di quegli anni di amministrazione. Aggiungo solo che tra noi ci fu sempre un dialogo aperto e costruttivo nell’affrontare problemi grandi e quotidiani, con una collaborazione forte, leale, ed un legame solidale nelle difficoltà che rafforzò anche la nostra già solida amicizia. Ne apprezzai, in quegli anni insieme, oltreché la signorilità, la dedizione piena al bene comune e all’interesse generale contro ogni particolarismo, la capacità di guardare oltre, in una visione dello sviluppo imperniato sulle risorse culturali dell’Aquila e sulle vere vocazioni della città. Altri quattro anni condividemmo a Palazzo Margherita, sui banchi dell’opposizione, durante la prima sindacatura di Biagio Tempesta.

 

Intanto i sindaci abruzzesi, già dal 1995, l’avevano scelto come Presidente dell’ANCI Abruzzo. Antonio Centi, in quel ruolo di rappresentanza dei Comuni abruzzesi, durato quasi venti anni, produsse un lavoro straordinario nella valorizzazione delle aree interne, diventato ancor più strutturale a livello nazionale come responsabile del dipartimento Turismo dell’ANCI. Si deve infatti alla sua visione dello sviluppo, e alla sua intuizione, la nascita dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, per favorire il turismo tra le piccole comunità come misura di contrasto allo spopolamento, immaginando un turismo sostenibile che privilegiasse la valorizzazione delle bellezze artistiche e architettoniche, delle tradizioni e delle identità locali, di quel grande caleidoscopio di borghi e villaggi italiani, specie montani, rimasti fuori dalle consuete mete turistiche. Il successo che ora si registra nel settore turistico dei piccoli borghi, rispetto a questa sua intuizione, è il miglior riconoscimento all’opera di Antonio Centi. A lui si deve anche il forte contributo reso alla cultura in genere e alle istituzioni culturali della nostra città, in particolare come Presidente dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese. L’Aquila e gli Aquilani gli sono grati per il generoso servizio reso alla comunità che con queste modeste annotazioni ho cercato di richiamare.

Goffredo Palmerini – ex vicesindaco dell’Aquila

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