In rilievo, Lettere

Terme di Caramanico ed economia turistica della Valpescara nell’oblio delle istituzioni.

La politica non perda tempo
Il fallimento delle Terme di Caramanico e la conseguente chiusura del complesso termale,
non possono giustificare l’atteggiamento passivo con cui la Giunta regionale Marsilio affronta
questa vicenda. Regione Abruzzo e Comune di Caramanico Terme assistono passivamente non solo
al fallimento della Società e al conseguente provvedimento di decadenza della concessione ma,
soprattutto, ad un evolversi lento, impreciso, indecifrabile, delle attività istituzionali, che sembrano
essere davvero senza alcuna visione ed incapaci di dare prospettiva credibile alla soluzione del
problema che affligge una parte importante e caratterizzante dell’offerta turistica abruzzese.
Dopo aver portato avanti l’ennesimo tentativo di stimolare una riflessione e un intervento
nell’ultimo Consiglio regionale di Agosto, con la presentazione dell’emendamento a firma di
Blasioli e Paolucci per il ristoro delle attività turistico-ricettive del comprensorio della Maiella che
più patisce la chiusura delle Terme, il Gruppo Pd in Regione e il gruppo Uniti per Caramanico
hanno portato avanti più interlocuzioni, sia con la curatela fallimentare che ringraziamo per aver
accettato l’incontro e per aver esplicitato le difficoltà di questo incarico, sia con dei tecnici esperti
nel settore termale.
All’esito di queste interlocuzioni che avrebbe dovuto svolgere la maggioranza che governa la
nostra Regione, l’unica cosa chiara è che nulla impedisce al Governo regionale un lavoro che
consenta la riapertura delle Terme già per la prossima estate, mentre varie sono le ipotesi di lavoro.
Il primo punto di partenza da cui partire è proprio il lavoro della curatela fallimentare che
auspica la vendita dei beni del fallimento in autunno, una tappa obbligata che mal si concilia, per i
costi e per il tempo, per la riattivazione delle Terme di Caramanico in capo alla stessa curatela. Se la
curatela non ha la possibilità di far ripartire le Terme, anche per il lungo lasso di tempo trascorso, è
altresì del tutto probabile che non vada a buon fine la prima vendita, come spesso accade nelle aste
e che l’asta dei beni, svincolata dalla concessione delle acque in capo alla Regione e anch’essa da
assegnare con evidenza pubblica, rischi di rendere poco appetibili sia la prima che la seconda.
Perdere altro tempo sarebbe il colpo ferale per Caramanico Terme e la sua economia e per
l’intera area della Maiella, ragione per cui abbiamo cercato di comprendere con degli esperti di
termalismo, altre soluzioni praticabili, che vogliamo offrire con spirito propositivo alla maggioranza
di centro-destra e all’opinione pubblica.
1) La prima si rinviene nella stessa L.R. 15/2002. L’art. 67 prevede la partecipazione della
Regione, attraverso la FIRA, alla sottoscrizione di quote di partecipazione nelle società
termali. Ora è evidente che qui siamo dinanzi ad una società fallita con sentenza n.
66/2021 a cui ex lege, con determina del 17 giugno 2022, è stata dichiarata la decadenza
della concessione dell’acqua termale. Ben potrebbe quindi la Regione Abruzzo, gestire in
house, per qualche anno le terme. Vogliamo ricordare che la gestione in house era più di
una idea per questo Governo regionale, per una vicenda analoga che ha riguardato
l’impianto natatorio delle Naiadi di Pescara mentre non va sottovalutata l’esperienza
lavorativa di tanti addetti che da anni curano questa struttura e sarebbero farla funzionare
da soli. I risultati che deriverebbero da questa scelta sarebbero innegabili. La riattivazione
certa del complesso termale, e soprattutto in tempi certi e la riattivazione delle strutture
che con il tempo si stanno deteriorando e in particolare a beneficiarne sarebbe anche
l’acqua sulfurea, che deve uscire con continuità.
2) La seconda possibilità potrebbe essere l’esproprio dei beni necessari per procedere subito
ad un unico bando sia per la concessione dell’acqua che per i beni. Sarebbe sicuramente
più appetibile e richiederebbe sicuramente meno tempo. Con l’esproprio dei beni, beni
non pertinenziali che già spettano alla Regione, (e già definiti di pubblica utilità ex lege –
art. 30 L.r. 15/2002) la curatela soddisferebbe i creditori e la Regione Abruzzo potrebbe
far ripatire con certezza le cure termali, affidando in concessione, e in un unico lotto: sia i
beni del fallimento, sia la concessione dell’acqua termale, garantendone l’appetibilità e
una vita comune per sempre. Questa ipotesi, potrebbe essere perseguita anche con

l’acquisto dei beni direttamente dalla curatela, non appena si svolgerà la prima asta, in
luogo dell’esproprio. Proprio per questo aspettiamo che la curatela voglia proporre la
prima base d’asta.
3) La terza possibilità, un po' più complessa, sarebbe quella del partenariato pubblico-
privato, che dovrebbe coinvolgere la curatela e avrebbe bisogno di un vaglio del giudice
fallimentare, una procedura più complessa ma ugualmente praticabile e quanto meno da
verificare.

Tutte queste ipotesi offrono sicuramente più garanzie della riapertura delle Terme rispetto a
voci di armonizzazioni e coordinamento tra l’asta dei beni della curatela e la gara per la concessione
dell’acqua. I tempi sono diversi e diversi sono i soggetti: curatela e Regione Abruzzo e tutto lascia
presagire che non si riuscirà a riaprire le Terme per la prossima estate.
C’è poi la QUESTIONE DELLE PISCINE TERMALI. Due domande a cui la Regione non
risponde ormai da tre anni.
1) Il 1° lotto del progetto per la “Realizzazione di un complesso di piscine termali pubbliche”
comunali, finanziato dalla giunta D’Alfonso per € 600.000,00 ormai da oltre 5 anni (Delibera
GRA n. 165 del 06.04.2017). Il detto finanziamento è ancora in essere, visto che l’opera,
ancorché definitivamente appaltata alla fine del 2019 è stata incomprensibilmente “sospesa” (!)
dalla Giunta di Caramanico che, un anno dopo, avanzò (2020) una richiesta di delocalizzazione
dell’opera pubblica ad appalto ormai concluso da tempo? Domanda spontanea soprattutto se si
pensa che qualora i decorsi 3 anni fossero stati impiegati per realizzare un’opera che oggi
sarebbe già funzionante e che costituirebbe – per la prima volta dopo 80 anni – un solido presidio
(pubblico) all’interno dello storico stabilimento termale (privato) capace di sopperire – seppur
parzialmente – alla situazione di perdurante stallo e di grave crisi che l’intero territorio sta
purtroppo vivendo.
2) La Regione ha dato seguito alla DGR n. 626 del 27 ottobre 2017, con cui si è attribuito
l’ulteriore finanziamento di 1 milione di euro per il 2° ed ultimo lotto delle “piscine termali
pubbliche”? Nonostante una richiesta di accesso agli atti di 14 mesi fa, dalla Regione nessuno si
è mai degnato di rispondere al quesito, evidentemente fregandosene del fatto che avere contezza
sul finanziamento già deliberato sarebbe equivalso a consolidare il cronoprogramma lavori
procedendo rapidamente al 2° appalto, dando certezza attuativa ad un’opera, ora come allora,
strategica per innovatività, capacità di intercettare la nuova domanda, possibilità di
compartecipazione degli operatori locali.
Regione Abruzzo e Comune di Caramanico Terme assistono passivamente non solo al
fallimento della Società, ma anche al provvedimento di decadenza della concessione e, soprattutto,
ad un evolversi lento, impreciso, indecifrabile, delle attività istituzionali, che sembrano essere
davvero senza alcuna visione ed incapaci di dare prospettiva credibile alla soluzione del problema
che affligge una parte importante e caratterizzante dell’offerta turistica abruzzese. Il Pd abruzzese e
il gruppo consiliare Uniti per Caramanico elabora proposte costruttive e presenterà anche nel
prossimo Consiglio regionale una norma per i ristori di tutte quelle attività turistico-ricettive che
hanno subito danni a causa della chiusura delle Terme.

 

I Consiglieri Regionali
 Antonio Blasioli
 Silvio Paolucci
e
 Gruppo Uniti per Caramanico
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