Teramo. Casa editrice Artemia Nova: “Quando arriva la Notte”, di Elso Simone Serpentini, quinto volume edito in collaborazione con il Ce.S.S.M.A. (Centro Studi sulla Storia della Massoneria in Abruzzo).

11 Settembre 2021 17:070 commentiViews: 6

Delfico

La casa Editrice Artemia Nova annuncia la pubblicazione a fine settembre di un libro a cui attribuisce una grande importanza: “Quando arriva la Notte”, di Elso Simone Serpentini, quinto volume edito in collaborazione con il Ce.S.S.M.A. (Centro Studi sulla Storia della Massoneria in Abruzzo).

Nel giro di dieci anni, dal 1830 al 1840, Teramo perse tre illustri suoi uomini, giganti di ingegno e di acume eccelso, che avevano elevato la cultura e le scienze portandole ad un livello che non era mai stato raggiunto prima e sarà difficile perpetuare dopo. Frutto del tanto che era stato seminato dall’illuminismo settecentesco, nella prima metà dell’Ottocento quei tre uomini, non isolati, ma al centro di un vero e proprio cenacolo letterario e scientifico del quale facevano parte numerosi loro amici, in una fitta rete di relazioni anche con celebrità di altre regioni e di altri ambiti culturali, avevano costituito le punte di diamante di una città definita non a caso l’Atene del Regno di Napoli. Vincenzo Comi morì il 10 ottobre 1830, a 65 anni, per i postumi di una infiammazione polmonare contratta in gioventù per aver respirato l’aria mefitica del Vesuvio durante un’escursione scientifica compiuta insieme con il celebre Lazzaro Spallanzani. Melchiorre Delfico morì il 22 giugno 1835, a 91 anni di età, ormai impossibilitato a lasciare il suo letto per i postumi del grave incidente subito nel 1813, quando a Napoli era stato investito da una carrozza, riportando la frattura del collo del femore, tardivamente diagnosticata e mal curata. Niccola Palma morì il 20 ottobre 1840, a 63 anni, per il ripresentarsi di una infezione luetica che contrasse nell’adolescenza in un occasionale rapporto omofilo e che, dopo un lungo periodo di latenza, ricomparve, comportando una terribile e dolorosa mutilazione genitale, a cui seguirono una cistite e una infiammazione delle vie urinarie.
Al di là degli elementi biografici specifici, Serpentini nel suo libro ricostruisce l’omega della vita dei tre illustri teramani dell’Ottocento, dell’ultimo tratto di un percorso che si concluse con la morte. Per tutti e tre sopravvenne, a parte la diversità delle specifiche modalità, delle condizioni di salute e di età, al termine di un decorso fatale e di un improvviso aggravarsi di malanni non recenti, ma avvertiti da tempo. Serpentini propone una riflessione su come i tre grandi teramani abbandonarono la vita terrena, lasciando grande eredità di affetti e un generale rimpianto nei concittadini. Essa può risultare utile non tanto per arricchire la conoscenza che abbiamo della loro storia e delle loro opere, quanto per percepire il vuoto che Comi, Delfico e Palma lasciarono dietro di sé e per cogliere nelle loro sofferenze finali quasi il compimento di un destino di gloria comunque e necessariamente votato a finire in polvere. La Notte fu in tutti e tre preceduta da una lunga e sofferta sera, che seguì ad un crepuscolo doloroso.
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