MONTORIO AL VOMANO. QUANDO SI ANDAVA A BALLARE LA DOMENICA POMERIGGIO ALLE TRE E MEZZO. 45 ANNI FA NASCEVA IL MACKINTOSH

2 Marzo 2021 20:010 commentiViews: 16

Franco Neri – Discoteca Mackintosh, Foto tratte dalla pagina Facebook Archivio Fotografico Montoriese, di Sandro Di Donatantonio

Berardo Manfredi – Discoteca Mackintosh, Foto tratte dalla pagina Facebook Archivio Fotografico Montoriese, di Sandro Di Donatantonio

Logo Discoteca Machintosh, Foto tratte dalla pagina Facebook Archivio Fotografico Montoriese, di Sandro Di Donatantonio

di Pietro Serrani

A Montorio al Vomano, i ragazzi che sono stati adolescenti tra gli anni Settanta e Ottanta, dello scorso
secolo, ricorderanno sicuramente il periodo aureo della Discoteca Mackintosh, lo storico locale che vide
la luce nel Carnevale del 1976, e precisamente il 2 marzo di quarantacinque anni fa, nel seminterrato del
Motel Tittina, in via Piane, 63 (Strada Statale 150 della Valle del Vomano); e che, anticipando i tempi,
iniziò a far ballare la gente un anno prima dell’esplosione della disco music, che ebbe il suo boom con la
pubblicazione della colonna sonora del film La febbre del sabato sera (1977), le cui canzoni dei Bee
Gees, e le movenze di John Travolta, fecero ballare e sognare il mondo intero.
Promotore di questa bella iniziativa fu il lungimirante imprenditore, e titolare del motel, Francesco De
Angelis (1934-1994), la cui proba e produttiva esistenza è stata fin troppo breve: aveva ancora tante cose
da fare ed altrettante da realizzare, insieme con la moglie Elisabetta “Bettina” Baracchini e i figli
Rocco e Concettina, che continuano a gestire il motel. De Angelis fu anche assessore comunale e socio
fondatore del Centro di aggregazione “Monte d’Oro” (associazione nata nei primi anni ’90 con l’intento di
frenare il dilagante disagio dei più deboli e l’emarginazione giovanile di quell’epoca), presieduto dal
fondatore Flavio Paolini, all’inizio, ed ora portato avanti dall’intraprendente Biagio Di Giacomo.
La discoteca fu inaugurata da un gruppo di giovani: Patrizio Ciampichetti (che gentilmente mi ha fornito
varie notizie e che ringrazio) e Luigi Marcozzi, musicisti di Montorio, insieme con Mario Giordano
(passato a miglior vita) e Franco Massignani, entrambi di Teramo. Quest’ultimo, anche se dopo
pochissimo tempo abbandonò tutto, fu il primo disc jockey del locale e fu colui che diede il nome, di
origine scozzese, alla discoteca. Osvaldo Pannellini, teramano anche lui, prese il suo posto alla consolle
e alcuni anni fa (2015 o 2016) ha provato a riorganizzare un revival – Quelli del Mackintosh – con musica
di quel periodo: ovvero dei Settanta e Ottanta, l’epopea d’oro della disco music. Dopo quasi un anno,
Francesco De Angelis affidò la gestione del Mack, chiamato abbreviatamente anche così, ai giovani nipoti
Berardo (che ringrazio per avermi dato tante informazione a riguardo) e Lina Manfredi, i quali erano
affiancati anche dal grande Giampiero Pigliacelli (purtroppo, non più tra noi), il non dimenticato
capitano della gloriosa compagine calcistica giallonera, futuro marito di Lina. Altre persone, che
gravitavano attorno a questa mitica discoteca, erano Franca Di Giulio (moglie di Berardo, spentasi
malauguratamente qualche tempo fa), Mario Saladini, Pietro Di Carlantonio, il compianto Pietro
D’Antonio ed il teramano Enrico Squartini. Sulla consolle, invece, si sono avvicendati, con l’allora
mixer Davoli, anche i dj Franco Neri ed Elio Manfredi (fratello minore di Berardo e Lina).
Chi scrive, all’epoca frequentava le medie ed abitualmente andava a ballare con la sua comitiva, la
domenica pomeriggio. Il costo del biglietto d’entrata era di 1.500 lire (parliamo del primo anno di vita,
poi, come tutte le cose il prezzo aumentò), con il quale si aveva diritto anche ad una consumazione al bar.
Il Mackintosh apriva alle 15 e 30 e chiudeva alle 20; per i maggiorenni, dopo, riapriva alle 21:30 per
chiudere definitivamente all’una di notte. Il sabato sera faceva lo stesso orario, cioè dalle 21 e 30 all’una.
Capitava, a volte, di recarsi a piedi in discoteca se non si aveva un mezzo proprio (una bicicletta o un
motorino), o se non si riusciva a trovare un passaggio dai più grandi. Quindi, partendo da piazza Ercole
Vincenzo Orsini, luogo di ritrovo, si dovevano percorrere, a passo sostenuto, più di 2 km per arrivare a
destinazione, non essendoci ancora l’odierno ponte che collega la Statale 80, nei pressi del Motel
Vomano, con la 150. Per il ritorno, invece, dopo la chiusura si trovava sempre qualcuno che ti riportava in
centro. Si rincasava con i vestiti e i capelli sudati, impregnati di fumo e profumi, e con un fischio alle
orecchie che perdurava per un po’. Erano i tempi degli shake – popolarmente chiamati balli “svelti” – sulle
note di September (Earth, Wind & Fire), di Let’s all chant (Michael Zaggar Band), oppure di I’m your
boogie man dei KC and the Sunshine Band: tutti brani in sequenza mixata con dischi in vinile (che ora
stanno tornando tanto di moda), nella semioscurità della pista da ballo, con faretti intermittenti che
davano l’impressione di un effetto robotico al rallentatore, sotto la rotante sfera specchiata che è diventata,
nel tempo, il simbolo delle discoteche. Ad un certo punto, durante la “maratona” disco, si abbassavano le
luci e ci si “riposava” un po’ con delle ballate romantiche: i famosi lenti al ritmo soft di Three times a lady
dei Commodores, seguita da If you leave now dei Chicago, fino alle profondità dell’amore di How deep
is your love dei tre fratelli Gibb. I ragazzi più audaci sceglievano subito una ragazza con cui ballare in
coppia, abbracciati, magari sussurrandole anche parole all’orecchio. Gli altri, invece, sentendosi stanchi o
a disagio, approfittavano per andare in bagno, o sorseggiavano la consumazione al banco esibendo il
biglietto d’ingresso, oppure erano alla ricerca di una poltroncina per riprendere fiato. Dopo, di colpo, con

l’ormai famoso riff iniziale di chitarra, di Le Freak degli Chic, si ricominciava a ballare gli “svelti” e tutti
tornavano a “rituffarsi” in pista.
Il Mackintosh ha segnato un’epoca per quei tempi! Dalla seconda metà degli anni ’70, passando per gli ’80
e, ad intervalli, fino ai primi ’90. E’ stata la movida nostrana: un punto di riferimento indimenticabile per
diverse generazioni.
Oltre al Mack, a Montorio fu aperta anche un’altra discoteca che si chiamava Blue Moon (l’attuale Blue
Moon Disco che, pare, Covid permettendo, sia ancora in attività per feste private) ed era gestita dai fratelli
Altitonante, proprietari del Motel Vomano, in viale Risorgimento, 113. Inoltre, tra il 1988 e il 1989,
venne inaugurata una sala da ballo – la Balera 88 – nell’ex sede del Circolo Bocciofilo, adiacente al Bar
Benignetti, in via Luigi Settembrini, 11 ad opera del compianto Gianni Coclite e Sandro D’Antonio
(bassista di Pierangelo Bertoli, Giuni Russo, Garbo, Roberto Vecchioni ed altri). Ma queste sono altre
due belle storie che – magari un giorno – meriterebbero di essere ricordate e raccontate.

Foto tratte dalla pagina Facebook Archivio Fotografico Montoriese, di Sandro Di Donatantonio

Pubblicato già sul La Città, quotidiano di Teramo, del 2 marzo 2021
pietro.serrani@tin.it

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