GLI IMMORTALI DI MONTORIO: UN LIBRO SUL CALCIO MONTORIESE

6 Febbraio 2021 15:210 commentiViews: 27

Gli immortali di Montorio

 

In questi giorni è stato pubblicato un libro – un bel libro – di un centinaio di pagine, dal titolo Gli immortali di Montorio, scritto da Luigi Biagio Lolli: un montoriese che, da diversi decenni, è residente in una cittadina costiera del Teramano. Il volumetto è stato “fatto in casa”, cioè è stato stampato in proprio, e non riporta la data – e nemmeno l’anno – di pubblicazione (sicuramente sarà stata una svista). E’ privo anche di un indice, o di un sommario, e si divide in due parti.

Nella prima si parla di personaggi caratteristici del paese, di macchiette, di figure indimenticabili – gli “immortali”, appunto – le cui battute, o modi di dire, sono rimasti vivi nella memoria collettiva locale: frammenti di autentica montoriesità che si trasmettono, come anelli, da una generazione all’altra. Ogni nome ha al suo seguito un soprannome; perché, a Montorio al Vomano, i nomignoli contaddistinguono le persone più di ogni altra cosa. Si narrano le vicende del simpatico Natalio “Mastr’ O” Persia (1928-2015), al quale «il maestro disse di andare alla lavagna e scrivere una O, la fece molto piccola, il maestro allora gli disse di farla più grande e lui fece una O grande quanto la lavagna» e da lì nacque lo scherzoso appellativo di “Mastr’ O”. Si racconta pure che a Natalio, in giovane età, piacesse passeggiare sulla spiaggia di Roseto degli Abruzzi con un gallinaccio al guinzaglio, e a chi gli chiedeva spiegazioni, prontamente ribatteva: «c’è chi passeggia con il cane, io ho scelto un altro animale, sempre animali sono». Vengono riportate le battute dell’amato e temuto – e mai dimenticato – arciprete don Fioravante D’Ascanio (Mosciano S.A., 1908 – Montorio, 1985), il quale, durante l’ora di cateschismo, ammoniva paternamente i ragazzi vivaci, dicendo loro: «State zitti, sennò sciolgo il cane di San Rocco e ve facce dà ‘na muccecate». C’è Rocco Aprillante (1890-1956), “Bbrellandine”, noto banditore – figura del tutto scomparsa ora, anche come mestiere – con la sua immancabile trombetta al seguito, che animava la piazza e il centro storico cittadino con frasi vivaci e colorite. Ci sono, poi, tanti altri montoriesi pittoreschi e via discorrendo.

Nella seconda parte del libro, invece, l’autore (essendo un ex calciatore giallonero) cerca di ricostruire una sorta di storia del calcio montoriese, cosa che finora mancava nella pubblicistica locale, anche se qualcuno si era già cimentato a scrivere qualcosa sulla nascita della squadra in questione. Uno di questi è stato il Cavalier Vittorio Pigliacelli (1910-2004), uno dei pionieri del  gioco del pallone nostrano che nel periodico del Comune di Montorio al Vomano, In Comune, raccontò la nascita della squadra, con la foto della prima formazione ufficiale, scattata tra il 1925 e il 1927, nella prima sede della società sportiva che fu una stanza dell’ex convento dei Domenicani, antistante la chiesa di S. Filippo Neri, nell’omonimo popoloso (all’epoca!) quartiere. La prima divisa, invece, era a strisce verticali con i colori giallo e blu scuro, in seguito si optò per il colore nero, e fu acquistata a Parma, dopo una faticosissima colletta, da uno dei fratelli Scarselli che in quel periodo studiava nella città emiliana (difatti il giallo e il blu sono i colori sociali parmensi). E le prime partite di calcio, anche se non ufficiali, si disputavano in largo Rosciano, prima di realizzare il campo regolamentare (per quei tempi!) vicino all’ex convento dei Cappuccini, poi popolarmente chiamato “Campo vecchio” – il mitico – dove hanno giocato quasi tutte le generazioni che si sono succedute.

Nel bel libro di Luigi Biagio Lolli manca solo questo primo tassello. In compenso, però, ci sono tutti i nomi dei «più forti calciatori nati a Montorio, allenatori e presidenti che hanno fatto sempre il possibile per tenere alto l’orgoglio dei colori giallo-nero». L’intento di questa pubblicazione, in definitiva, è quello di contribuire a far conoscere gli “immortali” di Montorio al Vomano alle nuove generazioni che ci sono e a quelle che verranno.

 

Pubblicato già su La Città, quotidiano di Teramo, del 3 febbraio 2021

 

pietro.serrani@tin.it

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