STORIA DI GIORNALISMO E POLITICA. I 75 ANNI DEL MONTORIESE ARTURO DIACONALE, di Pietro Serrani.

8 Settembre 2020 19:560 commentiViews: 109

 

Arturo DIACONALE

STORIA DI GIORNALISMO E POLITICA

I 75 ANNI DEL MONTORIESE ARTURO DIACONALE

 

Il giornalista e scrittore Arturo Diaconale oggi compie 75 anni, cinquantacinque dei quali, passati a scrivere su riviste e giornali di politica nazionale, internazionale ed altro.

Si definisce «abruzzese di nascita e romano d’adozione», è nato, infatti, l’8 settembre 1945 a Montorio al Vomano, al civico 26 di via Beretra, ai piedi del Colle nel cuore del centro storico, in un antico palazzo seicentesco – che ancora fa bella mostra di sé – e dove i suoi genitori, Claudio e Leontina Cancrini (discendente, quest’ultima, da un’antica stirpe montoriese),  «appena ventenni – dice – si erano riparati alla fine della guerra». Qui vissero per tre anni, dopo si trasferirono a Teramo e, nel 1949, si stabilirono a Roma, «dove viveva mio nonno paterno Paolo Diaconale – ricorda – con la sua famiglia, ed un gran numero di parenti di mia madre, i fratelli Leone e Sandro Cancrini ed i cugini Amedeo, Giulio e Vittorio Cancrini». Dopo alcuni anni, per vicissitudini paterne, vanno ada abitare a Padova e, nel 1958, ritornano definitivamente a Roma. «Comunque – tiene a precisare – sono sempre rimasto legato a Montorio… alla mia identità»; ogni anno, durante le vacanze estive, trascorreva lunghi periodi nel paese materno, soggiornando a Giulianova e a Roseto degli Abruzzi. Poi, finita l’estate, tornava a Roma per la scuola.

Dopo la maturità, inizia a collaborare, come correttore di bozze, con Il Travaso delle idee, settimanale satirico romano; poi lavora con altri periodici, quali Abc e Mondo Oggi (il cui editore era lo zio materno, Leone Cancrini, socio del tristemente noto Mino Pecorelli), e in alcune agenzie dell’epoca: l’Aipe (anche questa diretta dallo stesso zio Leone Cancrini) e l’Aga (Agenzia Giornali Associati).

Laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma (tra i vari docenti ebbe Giovanni Leone, futuro Presidente della Repubblica), nel 1972 scrive per la redazione romana del Giornale di Sicilia, diventando professionista nel 1975. Negli anni successivi segue tutte le vicende della politica nazionale, avvicinando tutti i politici della cosiddetta Prima Repubblica; è testimone dei drammatici episodi degli “anni di piombo” delle Brigate Rosse e del terrorismo dell’estrema destra; dei papati: dal tramonto di Paolo VI, alla brevissima ascesa di Giovanni Paolo I fino a Papa Wojtyla, stringendo una forte amicizia con Leonardo Sciascia, l’autore de Il giorno della civetta. L’8 dicembre 1979 torna a Montorio per sposare, nella chiesa di San Filippo Neri, Stefania Rossi, romana, dalla quale avrà due figlie: Valentina e Claudia (anche loro nel mondo dell’informazione). In seconde nozze, sposerà la giornalista Barbara Alessandrini, dalla cui unione nascerà Alessandro.

Nel 1985, il grande salto, scrive per il Giornale di Indro Montanelli, «ma sempre nella redazione de Roma», tiene a precisare, dove diventa editorialista politico, non sempre in linea però col  «Maestro Montanelli». Nel 92 approda, per breve tempo, come redattore capo, a Studio Aperto (Italia 1), diretto all’epoca da Emilio Fede; più tardi sarà chiamato a trasformare – e dirigere – il settimanale L’Opinione (dell’allora Partito Liberale Italiano), in quotidiano, cambiando anche il nome in L’Opinione delle Libertà e area di appartenenza. Dirigenza che ha mantenuto per ben 23 anni. Il progetto di questo giornale doveva interessare anche Teramo e provincia. Nel 2005 e il 2006, infatti, Diaconale aveva preso contatti con Marcello Martelli (già direttore del quotidiano Le Notizie), uno dei decani della carta stampata abruzzese, per distribuirlo in tandem con un altro quotidiano locale.

Ha ideato e condotto, con Renzo Foa (ex direttore dei quotidiani L’Unità e Paese Sera), Ad armi pari, programma trasmesso su Rai 3; ha poi dato vita, sul circuito televisivo nazionale Supersix, al programma L’altroshow registrato al Teatro Flaiano di Roma. Ha partecipato, come opinionista, a tanti programmi televisivi: dal Maurizio Costanzo Show ai vari programmi di Michele Santoro; da Ballarò a Omnibus, Otto e mezzo ed Exit,  di Ilaria D’Amico, e Punto e a capo (Rai 2) fino al Processo del Lunedì di Aldo Biscardi.

Parallelamente, è autore di diversi saggi, tra i quali ricordiamo Tecnica postmoderna del colpo di stato: magistrati e giornalisti (Edizioni Spirali Vel, 1995), Attacco alla libertà, con Davide Giacalone (Edizioni Giustizia e Libertà, 1998), Iran-Israele. Olocausto nucleare (Koinè Nuove Edizioni, 2006), Per l’Italia. Un’idea nazionale, un’idea liberale (2012) e Santità! Ma possiamo continuare a dirci cristiani? (2018), quest’ultimi due editi da Rubbettino.

Nel 1996, per il Polo delle Libertà, nel Lazio, fu candidato al Senato, con esito negativo. Come andò male anche nel 2015 alle Regionali della Campania e pure nel 2018 alle Politiche, nel Lazio,  con Forza Italia. Tuttavia, nel corso delle sue varie attività collaterali, ha ricoperto molti incarichi. E’ stato vice-segretario nazionale della Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), segretario dell’Associazione Stampa Romana, la più grande ed importante associazione dei giornalisti italiani, e segretario del Centro Studi Francesco De Sanctis. Dal 2010 al 2015 è stato presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in seno al quale, col teramano Marcello Maranella, ha creato la Fondazione Gran Sasso. Componente del Cda della Rai dal 2015 al 2018 e membro del comitato scientifico della Fondazione Italia USA. Dal  1° agosto 2016 è portavoce di Claudio Lotito, presidente della Lazio, e responsabile della comunicazione della relativa squadra di calcio. Il 2 dicembre 2017, nell’attuale Cinetatro comunale Tonino Valerii di Montorio, partecipò con vari interventi all’incontro-dibattito “Fake news e post verità, il giornalismo nell’era dei social media”, manifestazione organizzata in ricordo del giornalista Massimo Santarelli (Montorio, 1963 – Roma, 2002), a quindici anni dalla scomparsa.

Infine, a proposito del suo paese natale, in cui si terranno le imminenti elezioni comunali, giova ricordare  che, sia nel 1999 che nel 2009, gli fu offerta la candidatura a sindaco per il centrodestra. Proposta che gli fu «sollecitata con molta insistenza», ma rifiutò entrambe le volte «perché non si erano create le condizioni».

 

Pubblicato sul quotidiano cartaceo La Città, di Teramo, dell’8 settembre 2020

 

pietro.serrani@tin.it

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