In rilievo, Ricordi di guerra, Tipi giuliesi

Giulianova. Vincenzo Roselli, il 66enne disperso nella “rotta” di Caporetto

di Walter De Berardinis*
E’ la vittima più anziana della 1° Guerra Mondiale registrata nel Comune di Giulianova. Nasce a Città Sant’Angelo – distretto di Penne – in Provincia di Teramo – Regno delle Due Sicilie (oggi in provincia di Pescara), il 5 aprile 1851, alle ore 16:00, nella casa posta nella strada del Corso, dal 38enne Ferdinando, fabbro e dalla 44enne Concetta Di Giovanfelice. Sarà il Sindaco, Pio Coppa (discendente da un soldato di ventura veneziano), a redigere l’atto di nascita alla presenza di due testimoni: il 45enne Vincenzo Santini, calzolaio e il 24enne Francesco Pasquale Bellantese, anche lui calzolaio. Nello stesso giorno, il parroco, battezzava il bambino nella Collegiata di San Michele Arcangelo.
Probabilmente, per motivi di lavoro o familiari, si trasferisce a Giulianova nel primo decennio del 1900, con la moglie e i suoi tre figli: Ferdinando, Amalia ed Emilia.
Allo scoppio della Grande Guerra, l’amministrazione del Regno, iniziò il reclutamento dei civili per creare le reti stradali, ferroviari e baraccamenti per il personale militare. Secondo alcuni studi, il numero dei civili coinvolti, fu di circa un milione di uomini trattati come soldati: ore massacranti, promiscuità nei baraccamenti, cibo scarso e il pericolo di morire per fatto di guerra. Vincenzo, esperto fabbro ferraio come il padre, nonostante l’età, accettò di seguire l’Esercito Italiano al fronte.
La morte
Il 24 ottobre 1917 iniziò la battaglia di Caporetto o 12° battaglia dell’Isonzo, le forze austroungariche aiutate dai tedeschi cercarono di sfondare le linee italiane per dilagare verso il Piave. La battaglia terminava il 10 novembre con il ripiegamento del nostro esercito sul Piave e una scia di morti: 10.000 (4.000 solo il 24 ottobre), 300.000 prigionieri e altrettanti sbandati o disertori. Sul campo rimasero circa 8.000 pezzi di mitragliatrici, bombarde e pezzi d’artiglieria, compreso i mezzi per la logistica.
Da quel giorno, il fabbro ferraio di Città Sant’Angelo, Vincenzo Roselli, non darà più notizie alla famiglia. L’ultimo contatto, con la famiglia d’origine, risaliva al 9 ottobre 1917, quando a Giulianova arrivò l’ultima cartolina di saluti. Aveva 66 anni.
Per avere la certezza della sua morte bisognerà aspettare il 29 giugno 1920, quando l’impiegato Luigi Paolini (figlio di Leopoldo), procuratore dell’ultima figlia Emilia, consegnerà la sentenza di morte presunta al Sindaco di Giulianova, Giuseppe De Bartolomei, per trascriverla negli atti dello stato civile.
La sentenza del Tribunale di Teramo, datata 22 maggio 1920, stabiliva che, non avendo dato più notizie dal 9 ottobre, Vincenzo Roselli era morto nei noti fatti della rotta di Caporetto; quindi fissavano la data presunta di morte alla mezzanotte del 31 dicembre 1917, seguita dalle firme del collegio: Francesco De Cicco, Presidente; Antonio De Luca e Adolfo Sacchetti, giudici.
Entrambi i comuni, Città Sant’Angelo e Giulianova, non ricordarono mai il povero fabbro militarizzato, ma neanche l’albo d’oro dei caduti della 1° Guerra Mondiale. Dopo 100 anni dai quei tragici fatti, è stato ricordato sul pieghevole storico “La città di Giulianova per non dimenticare” edito dal Comune di Giulianova nel 2018, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Teramo #unitiperlapatria #caporetto #cittasantangelo #giulianova #primaguerramondiale #operaimilitarizzati.
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