Il Cineteatro di Montorio al Vomano sarà intitolato al Regista Tonino Valerii.

18 Maggio 2019 00:280 commentiViews: 753

IL CINETEATRO DI MONTORIO AL VOMÀNO (TE) IL 20 MAGGIO PROSSIMO SARÀ INTITOLATO AL REGISTA CINEMATOGRAFICO TONINO VALERII di Pietro Serrani

Teramo-1996-Tonino-Valerii-con-Pietro-Serrani

A quasi tre anni dalla morte di Tonino Valerii, passata totalmente inosservata sui media italiani, l’Amministrazione comunale di Montorio al Vomàno (TE), sua cittadina natale (e anche dove “scoprì” il cinema, nell’unica saletta comunale, e se ne innamorò), celebra il regista di vari western europei (e film di genere) con l’intitolazione del nuovo Cineteatro comunale, inaugurato il 17 maggio 2014. L’omaggio cade proprio il 20 maggio, giorno in cui il nostro cineasta avrebbe compiuto il suo ottantacinquesimo genetliaco. Per l’occasione sarà proiettato Il mio nome è nessuno (western record d’incassi, con Henry Fonda e Terence Hill, colonna sonora di Ennio Morricone e prodotto da Sergio Leone, 1973). Saranno presenti in sala anche la moglie del regista, Rita Scannavini, e la figlia maggiore, Francesca Valerii.

Quarto di sette figli, Antonio Giuseppe Valerii – più tardi, per tutti Tonino – nacque a Montorio al Vomano, al civico 34 di corso Nazionale (l’attuale corso Giuseppe Valentini, 61) il 20 maggio 1934. Il papà, “don” Riccardo, sebbene originario di Campli, era podestà della cittadina montoriese; la mamma, Ada Candelori, chiamata “gnora Checchina”, era figlia di una facoltosa famiglia locale, discendente da un’antica stirpe di notai (il papà Rocco, avvocato, a sua volta era stato pure sindaco).

TONINO VALERII Locandina CineTeatro di Montorio al V. (1)

S’innamorò del cinema, come egli stesso amava raccontare nelle varie interviste, trascorrendo lunghi pomeriggi, nei fine settimana, nella cabina di proiezione del Cinema Moderno (l’odierna Sala civica di piazza Ercole Vincenzo Orsini), in compagnia di un suo amico proiezionista. Quindi Montorio non è stata per lui solo la località che gli diede i natali, ma è stata anche la cittadina dove “scoprì” il cinema e se ne innamorò, per dirla tutta: il punto di partenza anche per quanto riguarda la sua futura vocazione, con la quale si è guadagnato da vivere. Agli inizi di ottobre del 1944 l’intera famiglia si trasferì a Campli, dove, alcuni anni prima, nel 1939, era nato Peppino, suo fratello minore. Citiamo, per essere più completi, anche i nomi degli altri fratelli e sorelle: Valerio (1927) ed Elvira (1929) nacquero a Teramo; Annamaria (1931), Rosella (1941) e Ornella (1944) a Montorio al Vomano.

Frequentò le scuole superiori nella città aprutina e, dopo aver vinto il concorso per l’ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia, partì per Roma dove, nel 1957, esaminato da Alessandro Blasetti, si diplomò. Subito gli fu offerta l’assunzione in pianta stabile alla Rai, ma rifiutò – voleva seguire il suo istinto – e divenne aiuto regista dello stesso Blasetti. Collaborò poi con Luigi Zampa e Camillo Mastrocinque.

 

Il 16 agosto 1965 sposò Rita Scannavini, dalla quale ebbe tre figli: Francesca (Chicca), Luca e Andrea, e si stabilì definitivamente nella Città Eterna. Intanto, era iniziata anche la collaborazione con Sergio Leone (assistente alla regia di due suoi film: Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più). Nel 1966, il suo esordio alla regia, diresse Per il gusto di uccidere, con Craig Hill e George Martin. Seguirono: I giorni dell’ira, con Giuliano Gemma e Lee Van Cleef; Il prezzo del potere, rilettura dell’assassinio di John F. Kennedy in chiave western. Nel 1970, tratto dal romanzo di Milena Milani, portò sullo schermo La ragazza di nome Giulio, film drammatico interpretato dalla bellissima e brava Silvia Dionisio, che rappresentò ufficialmente l’Italia, insieme al Conformista di Bernardo Bertolucci, al Festival Cinematografico di Berlino. Mio caro assassino, un giallo, con Salvo Randone. Dopo fu la volta di Una ragione per vivere e una per morire, ancora un altro western, con James Coburn, Bud Spencer e Telly Savalas. Nel 1973, il capolavoro: Il mio nome è nessuno, con Terence Hill e Henry Fonda, colonna sonora di Ennio Morricone e prodotto dallo stesso Sergio Leone. Record d’incassi, polverizzò perfino i film (di quel filone, cioè del western all’italiana o spaghetti-western) del maestro Leone, riscuotendo più successo all’estero che in Italia. La pellicola, nell’inverno del ’74, fu presentata anche al Cinema Comunale di Teramo: oltre a Tonino Valerii, erano presenti anche il compianto Sergio Leone, Terence Hill, Ennio Morricone e il produttore esecutivo Claudio Mancini. Le cronache dell’epoca scrissero che il Comunale era stracolmo, non s’era mai vista una partecipazione del genere; l’allora sindaco di Teramo, Ferdinando Di Paola, consegnò loro una targa ricordo. L’intero evento era stato ideato ed organizzato dal teramano Gianni Gaspari, giornalista della Rai (attualmente in pensione) per conto dell’Associazione teramana per la stampa, col patrocinio dall’Ente Provinciale per il Turismo.

Successivamente girò Vai gorilla (1975), con Fabio Testi; Sahara Cross (1977), con Franco Nero e Pamela Villoresi, dove, per la prima volta veniva usata la steadycam; Senza scrupoli, interpretato da Cinzia De Ponti (all’anagrafe Cinzia Fiordeponti), la Miss Italia 1979 originaria di San Nicolò a Tordino, nata a Pescara; The Shatterer – Sicilian connection (1987) con Toshiro Mifune, Marina Suma e Dalila Di Lazzaro; Brothers in blood, con Bo Svenson e Martin Balsam. Nel 1997 realizza Una vacanza all’inferno, con Murray Abrahams (il temuto Bernanrdo Gui de Il nome della rosa) e Giancarlo Giannini.

Tonino Valerii ha girato anche documentari (Bominaco, una scoperta, 1976; L’Abruzzo? Prendilo è tuo!…, 1977; Campli Catching Nativity, 1982), lavori pubblicitari e film per il piccolo schermo. Tra questi, ricordiamo Caccia al ladro d’autore (1985), con Giuliano Gemma; alcuni episodi di Due assi per un turbo; Due Madri, con Barbara De Rossi; Il Ricatto, con Massimo Ranieri; Una prova d’innocenza, con Enrico Montesano e Un bel dì vedremo (1997), con il soprano Raina Kabaivanska, Massimo Girotti, Giuliano Gemma e Massimo Wertmuller.

Nel 1993, per l’editore Gianni Gremese di Roma, ha pubblicato il Manuale dell’aiuto regista e, nel 1998, Fare l’aiuto regista nel cinema e nella tv.

Nel 2007 lo vediamo, in veste di attore, nel thriller All’amore assente, del regista aquilano Andrea Adriatico.

Va ricordato che nell’estate del 1996 a Roseto degli Abruzzi – località dove Valerii, da piccolo, trascorreva le vacanze e alla quale era rimasto particolarmente legato – ideò e diresse il festival cinematografico Roseto Opera Prima, riservato ai primi lavori dei registi esordenti, riscuotendo un notevole successo. Sempre nel 1996, a Teramo, aveva contribuito alla prima edizione del Premio internazionale della fotografia cinematografica Gianni Di Venanzo (cui fu intitolata anche una strada cittadina lungo la salita per Colleparco).

Tonino Valerii muore, in una clinica di Roma, il 13 ottobre 2016.

Pietro Serrani

 

 

 

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