L’Aquila. Videoinstallazione di Paolo di Giosia, “…ma il Signore non era nel terremoto (1 Re 19, 11)”

24 Maggio 2019 18:520 commentiViews: 17

 

 

 

Videoinstallazione per il decennale del terremoto dell’Aquila

26 maggio 2019 h. 10:00-18:00 – Basilica di San Bernardino, L’Aquila

Paolo Di Giosia

 

In occasione del decimo anniversario del terremoto che ha colpito L’Aquila il 6 aprile 2009, il fotografo montoriese Paolo di Giosia intende contribuire al ricordo del tragico evento con la videoinstallazione “…ma il Signore non era nel terremoto (1 Re 19, 11)”. L’opera nasce dalle foto scattate da Paolo di Giosia all’indomani del terremoto e raccolte nel volume “Appunti” pubblicato nel 2010. Il video si arricchisce delle sequenze girate tra le vie della città ferita dal videomaker Vito Bianchini e della partecipazione della danzatrice Elisabetta Bonfà, in un riuscito connubio di linguaggi artistici differenti ma perfettamente in dialogo tra loro.

Il video, della durata di 11’25’’, sarà proiettato a ciclo continuo all’interno della Basilica di San Bernardino, a L’Aquila, domenica 26 maggio 2019, dalle 10:00 alle 18:00, grazie al Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, alla Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo dell’Aquila (in quanto La Basilica di San Bernardino rientra nel Patrimonio del Fondo Edifici di Culto) e alla disponibilità offerta da padre Daniele Di Sipio, Rettore della Basilica.

Paolo Di Giosia

Durante la giornata sarà presente l’artista che dialogherà con i visitatori.

Dal testo critico del giornalista Alessandro Di Emidio che accompagna il catalogo realizzato per l’occasione con alcuni frame della videoinstallazione:

“ma il Signore non era nel terremoto”: la citazione biblica, dal primo libro dei Re, scelta dall’autore come titolo dell’opera, rimanda all’esperienza mistica del profeta Elia. Ed è LA risposta. Inutile cercare spiegazioni sovrannaturali davanti ad una tragedia di dimensioni inaccettabili. Bisogna solamente fare i conti con la realtà catturata dagli scatti: muri che parlano, macerie che raccontano, echi di una città e di vite spezzate, elementi di esistenze comuni spazzate via dalla furia cieca della natura. E dagli errori degli uomini. […] L’opera di Paolo di Giosia ha un significato commemorativo, rispettoso, dolente. Ma è soprattutto un invito alla rinascita e alla speranza, pur nella denuncia dei ritardi, del tempo che scorre inesorabile e non attende. La sua proiezione a L’Aquila, dieci anni dopo il terremoto che ha distrutto il capoluogo d’Abruzzo e segnato per sempre la geografia umana di un intero territorio, è un atto d’amore, di rispetto e di buon auspicio.

Paolo di Giosia, ph Fausto Cheng

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