SIMIT – Vaiolo delle scimmie: “Non ci sono cure né vaccini, letalità inferiore al 10%”

11 settembre 2018 19:590 commentiViews: 14

Precisazione degli infettivologi della Simit : “Una rete attiva di specialisti in grado di riconoscere questa ed altre malattie infettive emergenti costituisce un irrinunciabile strumento di protezione per la popolazione tutta”

“Per questa infezione non sono disponibili cure specifiche, né profilassi vaccinale. Si tratta tuttavia di una malattia dalla contagiosità e pericolosità contenute”, sottolinea il Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT

In merito al recente caso di vaiolo delle scimmie in Europa, il commento del Prof. Massimo Galli, Presidente SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali

IL VAIOLO DELLE SCIMMIE, IN COSA SI DIFFERENZIA? – ll virus del vaiolo della scimmia è un Orthopoxvirus, appartiene cioè allo stesso genere del virus del vaiolo umano, da cui è però geneticamente piuttosto distante. Scoperto nella scimmia nel 1958, è stato isolato nell’uomo nel 1970 in Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo- DRC), nove mesi dopo l’eradicazione in loco del vaiolo ottenuta con la vaccinazione, in persone con un’eruzione cutanea vescicolosa che mimava una forma attenuata di vaiolo umano. Il serbatoio animale principale non è stato identificato. Sono implicate specie di scoiattoli, altri roditori e alcune scimmie.

CONSEGUENZE – La letalità nei casi riportati in Africa è contenuta attorno all’1-3% e comunque inferiore al 10% ed è più alta nei bambini. Nell’epidemia che nel 2003 ha interessato gli USA, dovuta all’importazione di esemplari infetti di Cricetomys gambianus, un grosso ratto venduto come animale da compagnia, tutte e 81 le persone colpite hanno presentato una malattia di grado lieve e non si sono registrati decessi. Anche la probabilità di generare casi secondari (infezioni da uomo a uomo), che in Africa è risultata compresa tra il 3 e l’8 %, negli USA è risultata pari a zero.

PROFILASSI E CURA – Per questa infezione non sono disponibili cure specifiche, né profilassi vaccinale. Si tratta tuttavia di una malattia dalla contagiosità e pericolosità contenute, in particolare in un contesto europeo dove non sussistano fattori favorenti un decorso di maggior gravità, come la presenza di bambini malnutriti o immunodepressi. La notizia del caso importato in Europa rappresenta tuttavia una ulteriore testimonianza di come viaggi in aereo possano portare in poche ore malattie della foresta profonda alle grandi città del mondo industrializzato. Una rete attiva di specialisti in grado di riconoscere questa ed altre malattie infettive emergenti costituisce un irrinunciabile strumento di protezione per la popolazione tutta.

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