Ascoli Piceno. Vento in poppa per Arbì, il primo bio-concept store che coniuga sostenibilità, inclusione lavorativa e cultura

19 marzo 2018 20:250 commentiViews: 20

Vento in poppa per Arbì, il primo bio-concept store che coniuga sostenibilità, inclusione lavorativa e cultura

“Vento di Terra e di Mare” è Arbì: il progetto realizzato dalla Cooperativa Sociale Officina 1981, insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, dove eco-sostenibilità, territorio, design ed innovazione si incontrano. Un punto vendita che, alla varietà dei prodotti, unisce l’accoglienza di un luogo in cui vivere esperienze di scambio e di contaminazione. Realizzato a San Benedetto del Tronto, sarà caratterizzato da un’area per la vendita e la degustazione di prodotti bio e biodinamici di aziende locali, con una particolare attenzione per quelle delle zone del cratere del sisma 2016/17. 

ARBI

Il tasso medio di disoccupazione nel territorio della provincia di Ascoli Piceno è salito dal 10% al 10,6%, il più alto della regione. Cresce la quota dei giovani in cerca di prima occupazione, che passano da 13.410 a 15.307 (+14,1%), un 20,7% di gran lunga maggiore rispetto alla media regionale (12,4%) e superiore anche alla media nazionale (18,6%). Consistente è il dato di coloro che cercano lavoro dopo aver perso quello che avevano: 39.051 persone, con un aumento del 9%, pari a 3.228 unità. Tra servizi sociali del territorio, quelli per l’orientamento ed il reinserimento lavorativo hanno una media di 275 richiedenti su 323.

Così nasce Arbì “Vento di Terra e di Mare”, in prima battuta uno spazio innovativo dedicato alla formazione e all’inclusione lavorativa di giovani e disoccupati che vivono in situazioni di marginalità sociale, ma anche un bio-concept store, punto vendita, che commercializza prodotti biologici, provenienti da aziende locali con particolare attenzione a quelle delle zone colpite dal sisma. Un luogo inoltre dove la degustazione delle eccellenze enogastronomiche del territorio si accompagna alla convivialità degli eventi, realizzati su misura per raccontare la solidarietà, la sostenibilità ambientale, l’economia solidale e non solo.

Il progetto, reso possibile grazie al particolare sostegno messo in campo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, che investe in iniziative innovative e di sperimentazione di nuovi modelli di rete con ricaduta sul territorio, avrà durata di 24 mesi e rientra all’interno del settore d’intervento “Crescita e formazione giovanile” del Piano Pluriennale 2017 – 2019 promosso dalla Fondazione.

Il nuovo bio-concept store, con la vocazione per la bellezza e la sostenibilità, oltre ad essere composto da una rete coesa ed eterogenea di partner, metterà insieme produttori e consumatori e calendarizzerà le stagioni offrendo occasioni di confronto attraverso assaggi guidati, degustazioni, show cooking. Un centro polivalente in cui promuovere la cultura per gli stili di vita sostenibili, il rispetto dell’ambiente e delle risorse, la creatività culinaria, con opportunità di formazione e di inserimento lavorativo, attraverso la trasmissione di competenze professionali relative al mondo dell’agricoltura biologica e sociale e della ristorazione.
Un bio-concept store che, accanto alla vendita di alimenti biologici, sia freschi che trasformati, diventa spazio di promozione, in cui temi come eco-sostenibilità, design, innovazione e inclusione lavorativa convivono e accompagnano, passo dopo passo, la ricostruzione dell’ambiente rurale tramite il ripristino del tessuto sociale e produttivo del territorio piceno, negli ultimi anni profondamente colpito da eventi naturali che ne hanno acutizzato lo stato di crisi.

Una vetrina commerciale per le eccellenze del territorio che arrivano delle piccole aziende locali biologiche e che faticano a farsi conoscere ed un punto vendita che è innanzitutto fucina di esperienze, di esplorazione all’interno del biologico, declinata attraverso il gusto dei prodotti così come l’architettura dell’ambiente, perché Arbì non sarà solo forma e funzione, ma anche confort ed estetica degli spazi realizzati per “sentirsi a casa”.

Una ventata di sostenibilità e bellezza. Le attività di ideazione e sviluppo progettuale del concept e dell’allestimento, in linea con l’idea green che accompagna Arbì, saranno supportate dalla Scuola di Architettura e Design dell’Università di Camerino, che attraverso metodiche di progettazione partecipata e con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, sia nello sviluppo del concept sia nelle scelte degli arredi e degli allestimenti, offrirà consulenza tecnica per la selezione e la scelta degli arredi e degli allestimenti interni della location che ospiterà concerti, reading, presentazioni di libri ed eventi culturali di ampio respiro.

Prendono il largo formazione e inclusione lavorativa. I progetti di formazione, produzione e inclusione lavorativa saranno realizzati e curati da Officina 1981, che da anni si occupa di reinserimento socio lavorativo anche di persone considerate a basso potere contrattuale, e dalla Cooperativa Ama Aquilone partner sostenitore dell’iniziativa. Saranno organizzati laboratori formativi per la trasformazione degli alimenti norcineria, apicoltura e macelleria. Inoltre, saranno, attivati laboratori formativi dedicati all’orticoltura, alla zootecnia, all’olivicoltura, alla vitivinicoltura ed al florovivaismo. Contestualmente alla parte dedicata alla formazione saranno organizzati tirocini formativi e lavorativi, per giovani e/o disoccupati, nei settori di riferimento del progetto Arbì.

“Vento di Terra e di Mare” è Arbì: il progetto realizzato dalla Cooperativa Sociale Officina 1981, insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, dove eco-sostenibilità, territorio, design ed innovazione si incontrano. Un punto vendita che, alla varietà dei prodotti, unisce l’accoglienza di un luogo in cui vivere esperienze di scambio e di contaminazione.

Hanno presentato il progetto, presso la Bottega del Terzo Settore, Francesca Pavan, Presidente Cooperativa Sociale Officina 1981, Maurizio Castelli membro del Consiglio Direttivo Cooperativa Sociale Officina 1981 e Carla Capriotti, Cooperativa sociale Onlus Ama Aquilone.

 

 

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I partner co-attuatori del progetto “Arbì vento di Terra e di Mare”. Ama Aquilone Cooperativa Sociale Onlus, Fondazione Prosolidar, Associazione Equosolidale, Libreria Prosperi di De Angelis Daniele, Playmarche SRL – Spin Off Università di Macerata, GASPER – Gruppo di Acquisto Solidale, AIAB Marche, COPAGRI – Confederazione produttori agricoli, Camera di Commercio di Ascoli Piceno, Cibo Creativo, Università di Camerino – Facoltà di Biologia della Nutrizione con Sede a San Benedetto del Tronto, Università di Camerino – Scuola di Architettura e Design . sede di Ascoli Piceno, Comune di Castel di Lama, Comune di Smerillo, Comune di Folignano, Associazione Nati in Adriatico.

“Arbì Vento di Terra e di Mare”. Garbinoafrico è il nome dato al vento di libeccio sul litorale adriatico, è un vento che spira da sud-ovest (sul litorale di Veneto, Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Gargano). Tanti sono i termini che vengono dati al vento che nella sua lunga corsa interessa tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. In sambenedettese, questo “vento di terra e di mare”, così detto perché soffia generalmente come brezza di mare lungo le coste occidentali della penisola italiana e come brezza di terra lungo quelle orientali, è chiamato Arbì.

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Analisi del bisogno

I dati di contesto denotano un territorio caratterizzato da un incremento demografico, dovuto anche alla presenza di stranieri, e da un reddito attestato come il più basso della regione Marche. Il tasso medio di disoccupazione nel territorio della provincia di Ascoli Piceno è salito dal 10% al 10,6%, il più alto della regione. Cresce la quota dei giovani in cerca di prima occupazione, che passano da 13.410 a 15.307 (+14,1%), un 20,7% di gran lunga maggiore rispetto alla media regionale (12,4%) e superiore anche alla media nazionale (18,6%). Consistente è il dato di coloro che cercano lavoro dopo aver perso quello che avevano: 39.051 persone, con un aumento del 9%, pari a 3.228 unità. Tra servizi sociali del territorio, quelli per l’orientamento ed il reinserimento lavorativo hanno una media di 275 richiedenti su 323. A fronte di un calo dell’occupazione, l’agricoltura, parte integrante del sistema economico e sociale della regione Marche, continua ad essere una risorsa, soprattutto per i giovani. Il Piceno ha, infatti, una percentuale di occupati nel settore agricolo più elevata delle altre province, il 3,9%.

L’agricoltura biologica, nello specifico, è progressivamente entrata nella mentalità e nelle abitudini dei consumatori, sempre più convinti che acquistare prodotti biologici, freschi o trasformati, garantisca salubrità degli alimenti, ma anche rispetto dell’ambiente, protezione del benessere animale, sviluppo delle aree rurali. L’Italia possiede una delle maggiori aree biologiche d’Europa, con 1,49 milioni di ettari, seconda solo alla Spagna, che ne possiede 1,97, con un aumento annuo della superficie organica di almeno 100 mila ettari.

Grazie all’attenzione rivolta all’innovazione e alla valorizzazione del prodotto, nella costante ricerca di una produzione agricola sostenibile e di qualità, anche il biologico marchigiano ha così accresciuto il proprio segmento di mercato, costruendosi una storia ed una tradizione di primaria importanza rispetto al panorama nazionale.

La regione Marche possiede un ambiente pedoclimatico particolarmente favorevole all’agricoltura e vanta una produzione di eccellenze enogastronomiche tra le più antiche d’Italia. Prodotti le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura hanno reso qualitativamente unici nel loro genere

–  i vini bianchi e rossi, ben 5 DOCG e 19 DOC, secchi ed amabili, frutto di un habitat ideale che ha favorito nel corso dei secoli la selezione di pregiati ceppi di viti;

–  i salumi “nobili” e genuini,
la ricca gamma dei formaggi pecorini, saporiti ed aromatici, caratterizzano la produzione delle zone montane,

–  i mieli profumati, prodotto di un’apicoltura tra le più capillari del nostro Paese,

–  la pasta, sia all’uovo che di semola, trafilata al bronzo e con i giusti ritmi di essiccazione;

–  le birre artigianali, caratterizzate dalla ricerca di birrai professionisti che lottano contro l’appiattimento del gusto delle birre commerciali;

–  l’olio extravergine, recentemente insignito dalla Commissione europea del prestigioso riconoscimento IGP, 
oltre alle confetture, alle conserve, alle spezie, ai liquori e distillati, ai legumi, alle erbe aromatiche ed officinali.
I danni causati dal sisma che recentemente ha colpito il territorio hanno, però, messo a dura prova la sopravvivenza di questo fiorente indotto agroindustriale. Nelle aree rurali terremotate si contano danni diretti ed indiretti per 2,3 miliardi tra strade e infrastrutture, case rurali, stalle, fienili, magazzini, ma anche stabilimenti di trasformazione, rivendite, macchine agricole, macchinari di lavorazione e animali morti e feriti ai quali vanno aggiunte le perdite per il crollo della produzione di latte e delle coltivazioni e per gli effetti negativi sul commercio. Le attività agricole e agrituristiche ed il blocco delle vendite hanno causato negli ultimi mesi un calo del 24% degli occupati nelle campagne marchigiane, una perdita di 3.200 lavoratori.

Terremoto e maltempo hanno provocato anche un generale dissesto del territorio con 175.000 ettari di terreno danneggiato.
Sono 15.300 le aziende nei comuni del cratere, delle quali oltre 3 mila a rischio chiusura.

Ad oggi quasi 9 animali “sfollati” su 10 (1’85%) non possono essere ospitati nelle stalle provvisorie e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore sopravvissuti, si è ridotta del 30% la produzione di latte per lo stress provocato dal freddo.

A livello delle vendite si è registrato un calo di circa il 90%, che ha colpito maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte. In difficoltà anche il settore dei salumi, a partire da quelli pregiati a Denominazione di origine, dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori.

I prodotti più danneggiati sono dunque quelli tipici, per acquistare i quali i clienti, ostacolati dall’interruzione della viabilità, si muovevano appositamente.

È di fondamentale importanza quindi accompagnare la ricostruzione dell’ambiente rurale con il ripristino del tessuto sociale e produttivo, anche attraverso azioni di cooperazione che coinvolgano i territori adiacenti, a sostegno delle zone maggiormente danneggiate.

 

 

 

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