COLLEDORO (TERAMO). AI PIEDI DEL GRAN SASSO, ISOLATA NEL GENNAIO 2017 DA NEVE E SISMA…#EMERGENZABRUZZO, UN ANNO DOPO.

15 Gennaio 2018 22:130 commentiViews: 6

DODICI MESI PER RICOMINCIARE. IL RACCONTO DEI PROTAGONISTI.

LA FORZA DEL VOLONTARIATO DURANTE E DOPO L’EMERGENZA

Il Gran Sasso si staglia all’orizzonte sotto un timido sole di gennaio, dall’interno giunge un vociare di bambini del paese…sono le ultime prove per la rappresentazione dell’Epifania 2018 del mini musical di Natale “Un vagito nella notte” al Centro di aggregazione giovanile a “Il Giardino di Maria”, un centro di accoglienza della Fondazione Leo Amici di Rimini, a Colledoro di Castelli. E’ passato quasi un anno da quel 18 gennaio 2017, quando il terremoto e una terribile nevicata misero in ginocchio tutto l’entroterra teramano e provocarono la tragedia di Rigopiano che, da qui, dista poco meno di venti chilometri.

         

(nelle foto: 19 gennaio 2017 – esterno Casa di Accoglienza Fondazione L.Amici, volontari al lavoro e interno centro aggregazione accoglie sfollati )

La natura colpì duro anche Colledoro: con la  neve alta oltre due metri e case lesionate o isolate. Senza acqua e senza luce, gli oltre sessanta abitanti del piccolo paese trovarono rifugio nel centro di aggregazione e nella casa della Fondazione, strutture antisismiche, autosufficienti che anche la Protezione Civile ha riconosciuto come punto di riferimento e che ospitarono anche 20 militari impegnati nei soccorsi.

A sostenere gli sfollati, per molti giorni, furono proprio i volontari dell’Associazione Dare (associazione di volontariato, braccio operativo della Fondazione e che gestisce Il Giardino di Maria) e gli aiuti giunsero persino da altri volontari, partiti dalla Svizzera. Furono accolte famiglie, anziani, organizzati pasti e pernottamenti, portato sostegno a persone allettate, predisposti i soccorsi anche per le fattorie isolate e i loro animali.

“La ferita è ancora fresca – dice il sindaco di Castelli (nel cui territorio rientra Colledoro), Rinaldo Seca -.  Siamo vicini a  Farindola e al Rigopiano dove ci lavoravano anche nostriamici che sono rimasti vittime. Non è ancora superata questa tragedia ma sono sicuro che il 2018 sarà l’anno della ripartenza”.

       

(nelle foto:  24 gennaio 2017 – esterno Casa di Accoglienza Fondazione L.Amici e interno centro aggregazione )

E già, è passato quasi un anno: con fatica, Colledoro è tornato a vivere, le case a ripopolarsi, il centro di aggregazione a svolgere di nuovo la sua funzione e a “Il Giardino di Maria” si è pure celebrato un matrimonio di una giovane coppia che, giunta dalla riviera, ha voluto proprio festeggiare lì il giorno più importante, dando così un forte segnale di vitalità.

“In questo piccolo paese di montagna – spiega Giovanni, vice presidente della Associazione Dare –   il centro di aggregazione costituisce un punto di riferimento. Basti pensare che qui ogni domenica viene svolta la messa perché la chiesa del paese è tuttora inagibile. Con i nostri volontari organizziamo attività di diverso tipo: dai laboratori teatrali gratuiti, lezioni di doposcuola, alle serate di cinema, accoglienza per gruppi di scout”.

Il mix terribile di neve e sisma ha segnato la piccola comunità colledorese. “Ci fa piacere che un anziano del luogo spesso pranzi  ancora con i volontari del centro e della casa di accoglienza  – spiega Stefano Natale, vice presidente della Fondazione Leo Amici – . Quanto avvenuto lo scorso anno ha segnato tutti ed insegnato qualcosa a tutti. L’emergenza ha fatto superare anche i piccoli dissapori personali che a volte in un paesino si possono creare. Così, come mi ha fatto notare una persona durante uno degli ultimi eventi del Natale scorso, due paesani che prima non si parlavano, dopo la convivenza qui al Centro di aggregazione durante l’emergenza, hanno ritrovato l’amicizia”. Un anno in cui sia Fondazione che Ass. Dare hanno potenziato la propria azione. La prima investendo nella ristrutturazione e miglioramento della struttura, riconosciuta dalla Protezione Civile, l’altra garantendo la presenza di più volontari.

Ma il quadro tecnico ce l’ha sott’occhio il giovanissimo sindaco di Castelli, Rinaldo Seca. A tutt’oggi come è la situazione?

“Per Colledoro, rispetto al resto del Comune, è abbastanza rassicurante. Il dato definitivo delle inagibilità dovute al mix tra nevicata e sisma, a livello residenziale, individua poche abitazioni mentre è diverso il discorso per capannoni e stalle. A Castelli capoluogo e Befero abbiamo riportato molti danni. L’apporto che ha dato l’associazione Dare a Colledoro è stato importantissimo, sia per la struttura che era riscaldata e dove i residenti hanno trovato ricovero, sia per la disponibilità dei ragazzi che si sono messi a disposizione per dare aiuto agli abitanti, per la maggior parte anziani e bisognosi di maggiori attenzioni. Ho speso parole di ringraziamento per l’associazione sia in generale per il lavoro che svolgono a Colledoro chein particolare per l’emergenza anche il 2 settembre scorso quando abbiamo dedicato una giornata di ringraziamento a tutte le associazioni che ci hanno sostenuto un anno fa”.

       

(nelle foto: estate 2017 – esterno Casa di Accoglienza Fondazione L.Amici e interno centro aggregazione – rappreentazione Presepe vivente Epifania 2018 )

Dopo l’emergenza un percorso per tornare alla normalità… “Premetto che il lavoro delle associazioni in generale su tutto il territorio del comune diCastelli è importantissimo. Qui, rispetto alle grandi realtà, i servizi sono pochi e questo tipo di attività  permette ai ragazzi di cimentarsi con danza, musica o iniziative extra scolastiche pomeridiane che assumono un ruolo rilevante sul fronte della prevenzione. Abbiamo avuto tante espressioni di vicinanza da parte di tante associazioni italiane e straniere, anche dal Canton Ticino, la macchina della solidarietà si è mossa e si muove ancora”. Come al Giardino di Maria, un esempio di “welfare society”, dove si trova sempre un amico per due calci al pallone, o un volontario che gioca a dama con te, o uno spuntino nella pizzeria-piadineria che è anche aperta al pubblico ed insieme al bed and breakfast contribuisce a sostenere i volontari e le loro attività, lì, nel cuore dell’Abruzzo, ai piedi del Gran Sasso.

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