Cultura & Società

“Le radici e le ali” di Goffredo Palmerini: pregi umani della nostra Italia nel mondo di Liliana Biondi *

 

 

 

L’AQUILA – 21 marzo: primo giorno di primavera! È bello battezzare nel dì in cui si festeggia anche la poesia l’ultimo libro “nato” di Goffredo Palmerini, Le radici e le ali, che bene si conforma ai tempi moderni! Perché, proprio come accade in ambito di natalità infantile dove l’esame ecografico permette di godere della visione del nascituro molto prima della nascita effettiva, altrettanto, grazie ai social network, è accaduto a questo splendido sesto volume di Palmerini, edito dalla One Group dell’Aquila: da mesi, Facebook, nell’annunciare in anteprima la nascita del volume, ha pubblicizzato la bella copertina realizzata da Laura Ruggeri e da Elisabetta Santini; poi ha indicato i probabili tempi editoriali e addirittura, prima ancora che uscisse il libro in cartaceo, ha diffuso le prime recensioni, tra cui quella ben composita di Domenico Logozzo! I miracoli belli del progresso e della comunicazione!

127 a-cover Le radici e le ali prof. Liliana Biondi

Ciò detto, tuttavia, a onor del vero avrei voluto essere il correttore di bozze di questo lavoro, non perché ci fossero refusi, che è pressoché perfetto, ma per poterlo leggere e assaporare in cartaceo con tutta la calma necessaria. Mi sono trovata invece di fronte ad una regale tavola imbandita, le cui delizie ho potuto solo assaggiare. Fuor di metafora: il libro è bellissimo e godibile sotto tutti i punti di vista: stilistico (narrativo oltre che descrittivo-relazionale), contenutistico (ha una miniera di notizie, le più disparate), iconografico (con 290 immagini magistralmente inserite dal grafico della One Group Duilio Chilante, non a corredo ma parte integrante dei 67 interventi che contiene). Goffredo, infatti, non utilizza il solo senso della vista nel rappresentare paesaggi, città, itinerari, persone, eventi; egli accompagna il lettore facendogli rivivere immagini e sensazioni con pacatezza, con partecipazione d’animo, con sentimento, con gradevole senso estetico, così che talvolta il respiro dello scrittore va oltre la veridicità del giornalista. Ecco solo un brevissimo passo, uno dei tanti che impreziosiscono il volume, in cui Goffredo racconta il suo viaggio verso Marcinelle:

«È una bella giornata di sole, di quelle tiepide, come promettono le incipienti ottobrate romane che tanto intrigarono Ottorino Respighi. Man mano che l’aereo guadagna il nord s’increspano nuvole candide e cirri, disegnando al suolo arabeschi d’ombre lungo la costa toscana e sulla campagna frammentata di colture cangianti, nelle tonalità del verde e della terra di Siena. […] Pochi minuti per raggiungere la stazione di Charleroi Sud, di fronte alla quale c’è l’albergo dove alloggiamo. In quella stazione, nel secondo dopoguerra, stipati convogli assecondavano il sogno di futuro di centinaia di migliaia di nostri emigrati, specie del meridione d’Italia, per calarli nelle nere viscere della terra ad estrarre carbone. Una fetta cospicua di questa emigrazione era abruzzese» (pp.101-102).

Il libro è ben strutturato anche sotto il profilo tipografico-editoriale: si apre con un comodo e chiaro indice degli argomenti, bene introdotti immediatamente dopo da due importanti contributi, rispettivamente di Mario Fratti e di Lucia Patrizio Gunning, e da una nota esplicativa dell’autore. Seguono 55 reportage dall’Italia e dal mondo, collocati secondo l’ordine cronologico tra 31 gennaio 2013 e il 24 settembre 2014; lo arricchiscono un’esaustiva appendice che raccoglie a mo’ di continuità con il volume precedente  nove tra “note” e “recensioni” su L’Italia dei sogni, un elenco delle testate giornalistiche che nel mondo hanno pubblicato e pubblicano gli scritti di Palmerini, e poi le testate on line rispettivamente italiane, abruzzesi, le agenzie internazionali, i quotidiani e i periodici. Lo concludono un completo e utilissimo indice dei nomi e i ringraziamenti a persone e ad enti per le foto ricevute.

Ma, quanto, per questa “presentazione”, avrei preferito scorrere in cartaceo, piuttosto che in pdf, le 337 pagine del libro Le radici e le ali ancora caldo di stampa! Esigenze comunicative, che tolgono, almeno alla “prima” presentazione, il piacere della lettura, il piacere del testo, come recita il titolo di un prezioso libretto di Roland Barthes. Ma, già Herman Hesse, premio Nobel del 1946, lamentava che «l’uomo non sa più leggere»! Chissà, forse anche perché la scrittura dilaga e il tempo diminuisce! E se fosse anche vero che il ruolo del presentatore è quello di soffermarsi alla superficie delle cose, è vero altrettanto che della superficie si colgono gli aspetti migliori se se ne conosce anche la profondità.

Comunque, di fronte ai libri di Palmerini, illustre «membro dell’Osservatorio per l’Emigrazione della Regione Abruzzo, nonché vero e proprio punto di riferimento per tanti abruzzesi all’estero», come correttamente lo definisce la giornalista televisiva Benedetta Rinaldi, il nostro è un “confermare”- che tuttavia non è mai un ripetere- qualità e in genere contenuti che caratterizzano questo come i libri precedenti di Goffredo, perché una fitta rete di collegamenti si stabilisce non solo tra i reportage contenuti in ciascun libro, ma addirittura tra questi e quelli presenti nei libri precedenti, concepiti tutti seguendo la successione dei vari avvenimenti ai quali Palmerini ha partecipato. Era il 2007 quando Goffredo ha esordito con il suo primo annale: Oltre confine; a cui è seguito, nel 2008, Abruzzo Gran riserva: entrambi editi presso la Libreria Colacchi dell’Aquila. Sono poi usciti: L’Aquila nel mondo (2010, L’altra Italia (2011), L’Italia dei sogni (2013) e finalmente Le radici e le ali, tutti pubblicati presso l’aquilana One Group.

Le radici e le ali: un titolo annunciato. Francesco Lenoci, docente dell’Università Cattolica di Milano, nella splendida presentazione dell’Italia dei Sogni riportata nel libro che oggi si presenta, ricorda come Palmerini in quel testo avesse già dichiarato che due sono le cose importanti della vita: le radici e le ali. Le radici, ferme e salde al vasto tema dell’emigrazione, hanno alimentato il grosso e ricco albero della migrazione abruzzese e italiana nel mondo, che di volume in volume ha sviluppato verso alti orizzonti le vivaci propaggini dei rami fino a mettere le ali. Ma il volo resta un volo a tutto tondo, che si allarga, si amplia, soprattutto, in questo caso, si eleva sondando e respirando più alte mete culturali e accademiche, come vedremo, senza mai perdere tuttavia di vista l’orizzonte entro cui è chiamato a volare. È un mondo sferico, all’interno di una superficie, meglio ancora, di un “volume” ben definito: quello che lega gli Italiani e la italianità dentro e soprattutto fuori i confini dello Stato.

E la dedica del libro «a tutti i bambini migranti» costituisce, già da sola, radice e ali: essa abbraccia storia passata, presente, futura in ambito di umanità, di solidarietà, di amore, di speranza, di problematicità, di educazione e di cultura per un mondo migliore. «A tutti i bambini migranti»: una realtà cruda e dolorosa di ieri che quotidianamente e drammaticamente si rinnova ai nostri giorni; una realtà, che con tutti i dovuti distinguo sociali, politici, religiosi, territoriali, antropologici, che sia normale emigrazione o esodo senza fine, è una realtà che resta invariata nel tempo sotto il profilo del trauma fisico e psicologico, perché la carne e l’animo di qualunque bambino del mondo, a qualsivoglia epoca si riferisca, sono carne ed animo innocenti.

E, a conferma della continuità tra i vari volumi, tra i vari “annali”, pur apprezzando le belle parole dei tanti che hanno commentato e riflettuto sui vari libri di Palmerini, faccio mie e mi piace qui ricordare, perché le trovo molto calzanti anche per il volume che oggi si presenta, quelle che Errico Centofanti ha scritto con compiutezza e concisione nella prefazione a L’Italia dei sogni (pag. 8):

«Adempie a una funzione di straordinario spessore il lavoro che Goffredo Palmerini svolge da anni mediante la diffusione di notizie attraverso il circuito mondiale di contatti da lui costruito con appassionata meticolosità. Non si tratta di un’attività da agenzia di stampa. Goffredo produce reportages dettagliati, precisi, accuratamente documentati, su avvenimenti e persone di entrambi i fronti: parla delle cose italiane che possono suscitare l’interesse di chi vive altrove e a noi racconta quel che mai verremmo a sapere di quell’altra Italia fatta di decine di milioni di uomini e donne che vivono all’estero e nelle cui arterie scorre sangue d’origine italiana. Quei reportages circolano in Italia e in dozzine d’altri Paesi attraverso la rete internet, entrano nelle case e nelle sedi di associazioni, vengono ripresi da testate on line e cartacee, dando luogo a un incrocio di informazioni e riflessioni con cui si accrescono ogni giorno la consapevolezza della realtà e l’attitudine a sviluppare fattori di progresso. […] Così, lentamente ma senza tregua, giorno dopo giorno, Goffredo va irrobustendo il ponte di cui v’è necessità per scavalcare quel burrone di reciproca indifferenza che decenni di disinformazione e cattiva informazione hanno scavato tra gli italiani d’Italia e gli italiani dell’Italia fuori d’Italia».

È noto che la migrazione nasce e accompagna da sempre l’uomo, tanto che già prima dell’anno Mille il geografo e storico arabo di Persia Ibn al-Faqīh nel Libro dei paesi scrive: «Non vi spaventi l’esser lontani dalla patria se lontani trovate mezzi di sussistenza, non vi affligga la separazione se vi permette di incontrare degli agi, perché ben più terribile dell’esilio è la povertà, e la compagnia della ricchezza ben più dolce di quella del paese natale […].La povertà in patria è come un esilio, la fortuna nell’esilio è come una patria»[1]. Una riflessione analoga a quella del «poeta del piccone e della pala» Pascal D’Angelo, il quale, partito da Introdacqua verso America nei primi anni del ‘900, malgrado i tanti sacrifici cui fu sottoposto, non rinunciò al sogno americano, convinto che «da qualche parte in quella sconfinata nazione … avrebbe trovato la luce», come ricorda Palmerini nel relazionare sulla cerimonia inaugurale del Museo Regionale dell’Emigrante di Introdacqua a lui intitolato. Ma è anche vero che con l’acquisizione di sempre maggiori diritti da parte dell’uomo, con l’incremento dell’istruzione e della cultura, con il progresso e lo sviluppo della scienza, delle comunicazioni e dei trasporti, con il miglioramento delle economie nazionali a cui tanto hanno contribuito anche le “rimesse” degli emigranti, con lo sviluppo delle stesse politiche nazionali e internazionali, e ancora con lo sviluppo delle ricerche antropologiche, dei cultural studies che hanno valorizzato la letteratura della testimonianza e dell’emigrazione, l’esigenza di una più stretta collaborazione tra terre d’immigrazione e patrie di provenienza si è fatta più forte. E sotto questo profilo, purtroppo, forse l’ultima a comprendere quanto proficua possa essere la cooperazione tra Stato e i propri concittadini all’estero è proprio l’Italia, come tristemente testimonia, in questo libro, l’articolo che riproduce anche l’amara lettera di risposta del presidente dell’Associazione Abruzzese in Svezia, Luciano Mastracci all’ex presidente della Regione Abruzzo il quale, lamentando le spese dei viaggi (definite “gite”) dei rappresentanti del Cram, non aveva mai sovvenzionato le varie Associazioni.

È qui il merito basilare di Goffredo Palmerini. Come ebbi a dire nel 2009 nel presentare Abruzzo Gran Riserva, egli, nel ruolo di componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM), poteva tacere o riassumere in brevi e concisi ragguagli – come solitamente era accaduto prima di lui – gli incontri, le manifestazioni, gli eventi che in Abruzzo e perlopiù all’estero lo vedevano attivo e presente. E invece, oltre a tessere e a consolidare i legami con le comunità abruzzesi nei paesi stranieri, Goffredo ha sentito da subito l’esigenza di trasmettere questa sua esperienza raccontando poco o nulla di sé e tanto delle persone incontrate e conosciute; degli abruzzesi nel mondo – che non oseremmo più chiamare emigranti (non lo amano neanche loro), ben integrati come sono spesso da più generazioni nei territori che li hanno ospitati e fatti crescere in senso lato -; quindi, delle loro qualità e delle loro più disparate professioni, degli eventi, degli accadimenti, degli incontri, delle mostre, dei premi ricevuti, degli anniversari che li vedono protagonisti. E testimonianza della loro progressiva evoluzione umana e professionale, sempre più elevata, colta, accademica è quella che di volume in volume si consolida nei reportage di Goffredo Palmerini, nei quali si apprezzano le qualità dello scrittore odeporico, dello storico, del dettagliato relatore, del critico partecipe, del biografo, il tutto ingentilito da grande sensibilità d’animo e profonda umanità.

Qualità, queste ultime nominate, che si apprezzano in particolar modo nelle intense pagine dedicate alle persone scomparse: l’onorevole Alberto Aiardi di Teramo, vice presidente nazionale dell’ANFE per volere della sempre eccellente Maria Agamben Federici fondatrice dell’Associazione, della quale Palmerini non si stanca mai di tessere le meritate lodi; Giovanni Margiotta, il «determinato, tenace, schietto generoso, dotato di grande carisma» Presidente della Federazione degli Abruzzesi in Venezuela; il passionista Umberto Palmerini, del quale Goffredo tesse la storia della vita: l’infanzia, gli studi, l’attività di redattore dell’«Eco di San Gabriele», il ruolo di Rettore del Santuario e l’impegno profuso, l’incontro, lì, con Papa Giovanni Paolo II; il pittore rumeno Constantin Udroiu, amico dell’Aquila e degli aquilani; in fine l’amico musicista Luciano Mastracci, «figlio appassionato della sua terra d’Abruzzo» a Stoccolma dove la rappresentava, del quale Palmerini stila una toccante biografia di affetti.

Nel testo in oggetto, radici vive sono ben “impiantate” nel venerando ultranovantenne drammaturgo, scrittore e poeta aquilano, l’attivissimo Mario Fratti, emigrante colto, partito per l’America nel 1963 con in tasca una laurea in lingue; oggi amico fraterno di Goffredo, guida nei suoi viaggi americani, autore della presentazione di questo libro, ma costantemente presente nel volume per i premi ricevuti, i libri presentati, gli spettacoli teatrali rappresentati in varie città italiane ed estere. Non posso qui non ricordare la vivace mobilità del suo sguardo ceruleo e la giovanile tempra con cui ha dominato la splendida serata della presentazione, presso l’Università dell’Aquila, della silloge poetica Volti.

E radice “spiritualmente” sempre viva è la già ricordata Maria Agamben Federici, la prima donna che ebbe caro il destino degli emigranti e di ciò che sarebbe stato di coloro che rimanevano, fondatrice, nel 1947, dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigranti (ANFE) poi ereditata da un altro venerando, Serafino Patrizio, la cui figliola, Lucia Patrizio Gunning, è la prefatrice del volume che oggi si presenta oltre ad essere, essendo sposata all’architetto designer londinese Barnaby Gunning, rappresentante dell’ANFE in Gran Bretagna. Dalle radici alla pianta, prima che alle ali, si potrebbe dire in questo caso. Anche Lucia, neo laureata in lingue, si è trasferita negli anni ’80 dall’Italia a Londra, dove ha conseguito il dottorato e ha trovato l’amore della vita. Ma, neanche per scherzo parlerei in questo caso di emigrazione! Casomai di buono o severo tirocinio di vita e di specializzazione della lingua. Il programma Erasmus, che promuove la mobilità studentesca all’interno dell’Unione Europea, sempre più valorizzato dalle Istituzioni, dovrebbe essere esteso a tutti i giovani, le cui esperienze all’estero, in un’Europa unita e colta dovrebbero essere pane quotidiano, per ampliare le conoscere e per comprendere, comparando e valutando i pro e contro di quanto si ha e non si ha in Italia, che la perfezione non è di nessun Paese e che solo osservazione e collaborazione sviluppano il reciproco miglioramento. Una testimonia positiva della rete di relazioni tra popoli è data proprio dall’interesse creativo del marito di Lucia, Barnaby Gunning, con il progetto per la ricostruzione tridimensionale dell’Aquila, “L’Aquila 3D”, già attestato nell’Altra Italia, arricchitosi ora del progetto “Noi L’Aquila”, ed esportati entrambi negli States: in un servizio dettagliato, tutto da leggere, Goffredo mette tra l’altro in evidenza l’immediato amore per la città dell’Aquila nutrito da subito dal giovane londinese tanto da sentirsi pienamente coinvolto, dopo il tragico sisma del 2009, nel progetto di ricostruzione della città, fino a rendere complici dei suoi piani anche gli atenei americani.

Insieme a Lucia Patrizio e a Barnaby Gunning, un’altra voce colta e ricorrente nel volume è quella di Tiziana Grassi: «bella partnership professionale […] in questi ultimi anni»; e ancora: «straordinaria studiosa di migrazioni, autrice colta e raffinata» scrive Palmerini nell’aprire il suo volume con una ricca, corposa e dettagliata esposizione sulla presentazione presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma del libro Anatomia degli invisibili della brava giornalista RAI di Taranto, vincitrice tra l’altro del Premio speciale per l’impegno civile “Spoleto festival Art 2013”, motore e anima, quale direttrice del progetto editoriale del monumentale Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, argomenti tutti sui quali puntualmente Palmerini scrive. E con Tiziana Grassi e la sua città natale di Taranto, la Puglia tutta, terra di emigrazione, di ricche tradizioni, di riti religiosi, di cultura, di singolari e varie bellezze di luoghi, di personalità famose come Al Bano, una Puglia internazionale è ancora oggetto di scrupolosa attenzione in due corposi saggi a due mani di Goffredo e di Tiziana, con interviste ed interventi a e di altre autorevolissime personalità della cultura in varie università e persino presso Senato.

Una speciale attenzione è riservata all’aquilana Laura Benedetti, Direttore di Studi Italiani alla Georgetown University di Washington. Palmerini relaziona con viva partecipazione sulla cerimonia del prestigioso riconoscimento che le viene conferito dall’Organizzazione Nazionale Donne Italo Americane Three wise women, stilando una dettagliata descrizione dei luoghi, una minuziosa bio-bibliografia, ripercorrendo dalle origini la storia della Organizzazione, la sua composizione, elencando le donne precedentemente premiate a sigillo dell’orgoglio sincero sia per la comunità italiana in America sia per l’onore che le donne italo-americane rendono al Paese delle loro radici. Palmerini non manca di evidenziare la costante presenza all’Aquila della Benedetti con i suoi allievi, i convegni organizzati, le relazioni che ella ha intessuto negli anni con il Dipartimento di Scienze Umane dell’ateneo aquilano.

Il volume, che tra gli ambiti disciplinari toccati vede la letteratura ampiamente rappresentata, non poteva tacere su due altre salde “radici”: se a John Fante, lo scrittore americano di origini abruzzesi oggi osannato anche in Italia – ma inizialmente interpretato nella sua più vera profondità da quello splendido poeta e scrittore maledetto americano di origini tedesche che è il grande Charles Bukowski – la natia terra paterna di Torricella Peligna dedica meritatamente un festival letterario interdisciplinare, il romanzo La Rappresaglia, di un’altra grande scrittrice aquilana del ‘900, Laudonia Bonanni, approda finalmente in America tradotto in lingua inglese da due studiose americane della Princeton University, Susan Stewart e Sara Teardo, che hanno così concretizzato un desiderio della scrittrice rimasto strozzato sul nascere mentre ella era in vita. La presentazione negli Usa del libro, affidata a Laura Benedetti, è come sempre ampiamente raccontata e corredata della sua storia redazionale ed editoriale dall’amico Palmerini, che non dimentica di citare nessuno degli studiosi della Bonanni.

L’amore per la cinematografia nutrito da Goffredo, quale fiero vicepresidente dell’Istituto Cinematografico dell’Aquila fondato da Gabriele Lucci, è ampiamente documentato anche in questo volume in occasione dell’assegnazione dei premi “David di Donatello”. Riservato e schivo quando deve parlare di sé e dei propri cari, Goffredo lascia la penna all’amico e noto giornalista Rai Domenico Logozzo per comunicare l’assegnazione del Premio per il Suono in presa diretta al figliolo Alessandro, che dall’Accademia dell’Immagine dell’Aquila è salito a soli 36 anni ai vertici del grande cinema e della tv in Italia e all’estero, già premiato negli anni precedenti per il film La ragazza del lago, ed ora gratificato per il film Diaz, dopo aver ottenuto la nomination per Io e te di Bernardo Bertolucci. Se Goffredo tace sui suoi affetti, l’abile giornalista lascia la parola al giovane Alessandro, e tramite la sua voce, la famiglia intera e la saggia figura paterna si stagliano in un afflato di bellezza intellettuale e spirituale. Goffredo assume il medesimo atteggiamento nei confronti del figliolo sacerdote don Federico. È ancora l’amico Logozzo a scandire la cronaca di una giornata speciale e memorabile per Paganica e per la cronaca aquilana: la prima Messa di don Federico, che si apre con un gesto di toccante solidarietà. Ma qui il papà non tace: commozione e desiderio di testimoniare la sincerità e la vocazione del figlio prete sono forti e sentite.

Con i giovani siamo ormai alle ali, sono loro che spiccano il volo, si spera, verso un roseo futuro. Come giovane tornerà ad essere la città dell’Aquila, che pur avendo io poco nominato, è presentissima nel volume: con la secolare festa, tutta aquilana, della maldicenza elevata a virtù civica, una specie di castigat ridendo mores, qui studiata da Paola Aromatario in un testo vincitore ad Abbateggio del Premio Majella; con il docufiction su Celestino V del giovane regista Giuseppe Tandoi, Nolite timere; con la presentazione del film La prima neve, sull’attuale tema migratorio, e con l’intervista al regista, Andrea Segre; con le presentazioni del romanzo, della poesia e del teatro di Mario Fratti; col racconto di Patrizia Tocci sull’Aquila Tra i colori del passato e le mille gru di futuro, e numerosi altri.

«Se non dimentichi mai le tue radici / rispetti anche quelle dei paesi lontani / Se non scordi mai da dove vieni / dai più valore alla cultura che hai» recita una poesia riportata nella relazione già citata di Francesco Lenoci a Milano durante la presentazione del libro L’Italia dei sogni. E allora, dalle radici le ali: il libro di Palmerini si conclude con un’ampia e dettagliata trattazione su una radice antica, appena riemersa dopo secoli dalle macerie del terremoto e che L’Aquila vuole riportare alla luce e valorizzare quale simbolo del suo nuovo volo dopo il tonfo: il recupero di Borta Barete, accesso principale alle medievali mura urbiche della città, a difesa del quale è il poderoso e pregevole tomo di monsignor Orlando Antonini, L’Aquila nuova negli itinerari del Nunzio, edito da One Group nel 2012, insignito del Premio “Città di Roccamorice”. Col volume di monsignor Antonini, abilmente presentato da Palmerini che fa riferimento anche al gruppo aquilano di Azione civica Jemo ‘nnanzi, difensori entrambi della radice di Porta Barete, si concludono, i reportage.

In nome delle radici della nostra storia, costantemente irrorate dalla memoria attraverso i libri-annali del nostro caro amico e concittadino Goffredo Palmerini, portiamo avanti la bella battaglia culturale e civica, con l’auspicio che non solo l’Aquila torni a volare, forte e solida nella corporeità, veloce nella ripresa economica, salda nei suoi valori millenari, gentile nell’interiorità dei suoi cittadini, ma, con essa, l’Abruzzo e l’Italia intera, quell’Abruzzo e quell’Italia che hanno contribuito ad abbellire e ad arricchire il mondo.

 

 

* già docente di Critica letteraria e Letterature comparate all’Università degli Studi dell’Aquila.

 

Questo è l’intervento della prof. Biondi alla presentazione del volume Le radici e le ali di Goffredo Palmerini (One Group, 2016), il 21 marzo 2016 a L’Aquila presso l’Auditorium Elio Sericchi.  L’intervento, allora svolto a braccio e registrato, è stato ora trascritto per essere inserito in Appendice al prossimo libro di Palmerini.   

 

[1] Cfr. A. Miquel, La géographie humaine du monde musulman jusqu’au milieu du 11e siécle, in «Civilisations et sociétés», edizioni dell’École pratiques des hautes études, Sorbonne, Mouton-Paris-Le Haye 1973, n.7, p.114. La citazione è tratta da I. Zilio Grandi, L’Islam e il viaggio in questo mondo e nell’altro, in Mappe della letteratura europea e mediterranea, a cura di G.M. Anselmi, vol. I, Bruno Mondadori, 2000, pp. 228-29. Il termine “esilio” s’intende qui proprio nell’accezione di “migrazione”, di “trasferimento”.

Le parole dello storico arabo ci rinviano direttamente ad uno scrittore ampiamente presente nel libro di Palmerini, Pascal d’Angelo, il quale l’altro che vorrà rimanere caparbiamente in America convinto che da qualche parte in quel paese …. avrei trovato la luce.)

 

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