TERREMOTO: COLDIRETTI, IN 5 MESI -30% LATTE, BENE 400 EURO/MUCCA

26 Gennaio 2017 00:190 commentiViews: 27

 

E IN ABRUZZO E’ EMERGENZA STALLE MOBILI, ORA INSUFFICIENTI

 

Le oltre 49mila scosse in cinque mesi stressano gli animali costretti a vivere in molti casi all’aperto dal crollo delle stalle con le mucche che hanno ridotto di almeno il 30% la produzione di latte. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti nazionale sugli effetti del sisma nelle campagne – anche abruzzesi  – dove per far fronte alle perdite di reddito provocate dal terremoto agli allevatori verrà erogato un sostegno per animale allevato per un importo stabilito in 400 euro a capo bovino e 60 euro per ogni pecora posseduta prima del sisma, ma aiuti sono previsti anche per il settore suinicolo e per quello equino grazie al via libera dell’Unione Europea sulla proposta del Ministero delle Politiche Agricole. Per le aziende zootecniche che si trovano nei 14 Comuni abruzzesi inseriti nel decreto sul terremoto (Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Torricella Sicura, Tossicia, Teramo, Campotosto, Capitignano, Montereale, Rocca Santa Maria, Valle Castellana, Cortino, Crognaleto, Montorio al Vomano) si tratta, secondo Coldiretti Abruzzo, di “un intervento importante che deve essere attuato in tempi brevi con procedure semplici e senza costi per le imprese costrette già a fare in conti con i ritardi accumulati a livello regionale nel garantire ricoveri alle persone e agli animali con le difficoltà accresciute dal maltempo”.

Coldiretti ricorda inoltre che, a 5 mesi dalle prime scosse di terremoto iniziate il 24 agosto scorso che hanno devastato i territori di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo, nelle zone colpite dal sisma sono state montate solo 77 delle 635 stalle mobili previste, appena il 12 per cento: in Abruzzo, su 28 stalle richieste ne sono arrivate 16 ma non sono ancora funzionanti e, attualmente, in seguito ai danni dovuti dal maltempo, non sono certamente più sufficienti a coprire le esigenze delle aziende agricole. Un ritardoche incide certamente sugli allevatori che non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo sotto il peso della neve e delle nuove scosse.

 

 

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