“L’ultimo morto della Seconda Guerra Mondiale” era abruzzese. Il Sergente Anthony “Tony” Marchione, figlio di emigranti abruzzesi, fu l’ultimo caduto dell’esercito statunitense. Rimase ucciso , il 18 agosto 1945, mentre sorvolava Tokio.

1 gennaio 2017 12:460 commentiViews: 195

Associazione Culturale “AMBASCIATORI DELLA FAME”

Pescara, 29 dicembre 2016

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“L’ultimo morto della Seconda Guerra Mondiale” era abruzzese. Il  Sergente Anthony “Tony” Marchione, figlio di emigranti abruzzesi, fu l’ultimo caduto dell’esercito statunitense. Rimase ucciso , il 18 agosto 1945, mentre sorvolava Tokio.5m 6m

Anthony “Tony” Marchione nacque, il 12 agosto del 1925,  a Pottstown in Pennsylvania da Raffaele (nato a San Buono (Ch) il 20 giugno 1897) e  Emilia Cincaglini ( nata a Scerni (Ch). Fu, probabilmente,  il primo bambino nato, in quella cittadina,  da una famiglia di immigrati italiani.  A solo 14 anni, dopo la scuola, andò a lavorare in una panetteria per contribuire a sostenere l’economia familiare. La sua grande passione fu la tromba e con essa amava esibirsi con piccole “band” locali. Nel 1943, dopo il diploma, trovò lavoro in una fabbrica locale. Ma il 20 novembre del 1943 arrivò la chiamata dell’Army Air Corps. Fu, inizialmente, inviato alla base di Manila in Florida.  Non ci fu, per lui, possibilità immediata di poter pilotare un aereo e gli venne assegnato il ruolo di mitragliere. Successivamente venne inviato, con una squadra di aerei B-24 Dominator, all’aeroporto di Yontan  sull’isola di Okinawa. Marchione, come cannoniere aereo, partecipò coraggiosamente a diverse missioni di combattimento nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Udì anche lui il discorso di resa, pronunciato il 15 agosto del 1945 dell’Imperatore Hirohito, e ne gioì. La Guerra era finita. La Guerra era finita ma, purtroppo, non per lui. 

 

Al fine di confermare che i giapponesi stessero seguendo correttamente le sue direttive, il generale MacArthur, ordinò voli di ricognizione sulle aree chiave del Giappone. Tra queste, in particolare, quella di Tokyo. Furono gli aerei di base ad Okinawa quelli assegnati al compito di ricognizione fotografica.  Il primo giorno tutto filò lisco. Il giorno successivo invece ci fu un improvviso attacco giapponese. Per fortuna senza alcuna conseguenze. A questo punto si rese necessario una ulteriore verifica. Volontario, per quest’ultimo pericoloso volo, si offrì Anthony Marchione.  Stavano sorvolando Tokio e tutto sembrava tranquillo. Quando all’improvviso, era il 18 agosto,  gli  aerei americani furono attaccati da quelli giapponesi. Una vera pioggia di “fuoco nemico” (all’azione partecipò l’asso dell’aviazione giapponese Saburo Sakai) . E Anthony rimase gravemente colpito a petto. Cadde a terra lungo la fusoliera e perdeva sangue. Le sue ultime parole, rivolte all’amico che lo teneva tra le braccia, furono: “ Non mi lasciare solo ..” . Poi il giovane, coraggioso abruzzese, chiuse gli occhi per sempre. Era lui l’ultimo morto di quella tragica Seconda Guerra Mondiale.  Qualche giorno dopo arrivò,  a papà Ralph, il laconico telegramma che gli annunciava la morte del figlio.

A noi il compito di restituirlo all’attenzione della sua terra d’origine.

Foto 1: Anthony “Tony” Marchione;

Foto 2: il telegramma che annunciò la sa morte;

Foto 3: il certificato di morte del padre (si evince il suo essere nato in Abruzzo);

Foto 4:  Anthony “Tony” Marchione (seconda da destra tra gli accosciati) con la sua squadriglia;

Foto 5: l’ultima foto di Anthony “Tony” Marchione;

Foto 6: Anthony “Tony” Marchione, prima di partire per la Guerra, con mamma e papà.

 

Geremia Mancini – Presidente onorario “Ambasciatori della fame” 

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