Giulianova. Giampiero D’Angelo: risposta alle lettere dei cittadini contro la movida

29 Luglio 2016 14:300 commentiViews: 142

In merito alle tante lettere di lamentela sulla Movida che spesso leggiamo sui media da parte dei cittadini di Viale Orsini o del centro storico di Giulianova, così come quelle di via Latini a Roseto o quelle dei cittadini di Pineto oppure sul lungomare di Alba Adriatica, il SILB-FIPE aderente a Confcommercio che rappresenta gli imprenditori della notte prende le distanze da questi episodi di Mala-Movida ricordando che da anni cerchiamo di sensibilizzare le amministrazioni in tal senso poiché questi incresciosi episodi danneggiano tanto i cittadini quanto le imprese della notte dando una immagine distorta della Sana-Movida.

A partire dalla vibrante Madrid postfranchista, per lungo tempo, il termine Movida ha evocato l’idea di veri e proprio distretti urbani della creatività e del buonvivere, luoghi della città (spesso i centri storici) in cui esercizi e spazi pubblici operano come crocevia di relazioni, incontri, scambi che incentivano una esplosione di creatività e concreti progetti d’impresa dal cinema alle arti figurative alla moda alle nuove tecnologie, migliorando la qualità della vita e il brand globale della città.

Lettere al Direttore

Lettere al Direttore

La Movida quindi viene percepita come una grande risorsa per rendere la città vibrante, vissuta, profondamente umana, in grado di generare valore sociale, oltre che economico, e di operare come magnete di turisti e talenti.

In Italia e specialmente nel nostro territorio “paleolitico” Teramano il termine Movida ha però subito uno slittamento semantico verso una connotazione negativa.

La Movida infatti evoca nella rappresentazione mediatica e nella maggior parte dei cittadini gli eccessi nel consumo di alcol e stupefacenti, le tante pratiche antisociali (dall’inquinamento acustico a forme di vandalismo e di illegalità), in sintesi la pressione antropica incontrollata su porzioni del territorio urbano che rende prigionieri i residenti e di fatto vandalizza il contesto.

Oggi le nostre città, spesso con la compiacenza di qualche amministratore “ignorante” in materia, sono infatti il teatro di una sua degenerazione patologica che è una sorta di tumore della Movida, che va tenuto distinto da essa anche se vi è profondamente interconnesso: è la MalaMovida, forse il nemico più viscerale e distruttivo della Movida perché fa da microclima ad episodi di cronaca nera spesso eclatanti che provocano una richiesta emotiva di misure drastiche, spettacolari, il cui solo effetto è quello di blindare, spegnere e quindi uccidere le nostre città.

Cos’è la MalaMovida e come si è arrivati alla situazione attuale in cui essa rischia di scacciare e uccidere la Movida?

Al cuore della MalaMovida c’è il connubio nefasto tra una domanda infinitamente elastica verso l’alto di alcolici, soprattutto di giovani e adolescenti, e una offerta incontrollata di vendita degli alcolici da parte di operatori spregiudicati che si concentrano in via esclusiva su questa attività, spesso con format semplificati all’osso o nascosti dietro false associazioni no-profit.

E’ così che la vendita di alcolici si pone come il perno di alcune unità di vendita ibride che giocano tra le maglie delle regole con una vera e propria induzione al consumo di alcolici, attraverso un aggressivo dumping nei prezzi di vendita e senza alcuna verifica su età o eventuale sobrietà degli acquirenti dedicando anche poca attenzione all’impatto sociale di vendite eccessive e inconsulte (ad esempio, ad adolescenti o persone già alterate).

Il connubio nefasto che agevola il consumo incontrollato di alcolici è il pilastro primo della MalaMovida, che poi è fatta anche di conseguenti eccessi e comportamenti antisociali; la concentrazione delle persone e, in alcuni contesti, anche di esercizi pubblici, attività commerciali e di imprese artigiane alimentari (pizzerie d’asporto, kebab, ecc.) fa il resto, e l’esito è l’occupazione coatta di porzioni del territorio urbano che invece di generare valore socioeconomico e sicurezza, finisce per produrre entropia, paura e voglia di farla finita con ogni modalità di fruizione degli spazi pubblici.

E’ la MalaMovida il cuore del problema, ed essa sempre più scaccia la buona Movida che nella percezione maggioritaria degli italiani è una straordinaria opportunità per le comunità e le città perché essenziale nel creare contesti in cui può trovare risposta la domanda di relazioni che è il vero vettore della buona qualità della vita delle città, oltre che il volano per un brand attrattivo, forte, coinvolgente.

Movida si, MalaMovida no!

Abbattere la MalaMovida quindi è il primo obiettivo essenziale e richiede come premessa ineludibile il riportare sotto controllo le sue dinamiche evolutive a partire da dispositivi regolatori che già oggi consentono di governare alcuni dei fattori decisivi che la generano, imponendo il rispetto della tutela della salute (si pensi al recente D.L. Balduzzi sull’alcol) e di alcuni luoghi di pregio minacciati dalla pressione dell’eccesso di locali, persone, e soprattutto da un consumo incontrollato di alcol.

Occorre un salto di qualità nella governance mediante alcune semplici pratiche volte a regolamentare la Sana-Movida.

Gli imprenditori della notte si sono sempre fatti trovare pronti portando avanti protocolli d’intesa con gli organi Prefettizi a tutela della sicurezza e dell’incolumità pubblica, campagne di sensibilizzazione sulle devianze giovanili come alcol e droghe, istituzione codice etico per gli operatori del settore della somministrazione, attenzione al territorio e al sociale come il dotarsi di defibrillatori, abbattere le barriere architettoniche, campagna #berebene, avvalersi di vigilanza privata e videosorveglianza ecc. e non accettiamo che i nostri sforzi per rendere la Movida un volano di attrazione per le nostre città vengano vanificati da qualcuno che pensa di cannibalizzare il territorio speculando su devianze sociali con la compiacenza e la disorganizzazione normativa di qualche comune.

É tempo che anche le istituzioni facciano la loro parte a tutela dei cittadini, delle imprese e del territorio e, se non sono capaci, possono sempre farsi consigliare.

Distinti saluti.

Presidente SILB-FIPE provincia di Teramo

D’Angelo Gianpiero

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