Teramo. Fiume Vomano. Nuovi lavori contro il rischio idrogeologico

24 Novembre 2015 23:220 commentiViews: 13

 

 

Intanto sono stati completati quelli sotto il ponte di Castelnuovo: tre briglie per contrastare il fenomeno erosivo che ha fatto sprofondare l’alveo di oltre 20 metri. Il caso e gli interventi studiati dall’Università di Perugia (in allegato le foto prima e dopo i lavori)

 

Teramo 24 novembre2015. Approvato il progetto esecutivo del primo lotto dei “lavori di mitigazione del rischio idrogeologico sul fiume Vomano” per un importo di 1 milione e 300 mila euro. I lavori, che fanno parte di un intervento di due lotti per un importo totale di 3 milioni e 600 mila euro, interesseranno i territori compresi tra i Comuni di Castellalto, Cellino Attanasio, Notaresco, Morro d’Oro, Atri, Pineto e Roseto degli Abruzzi.

 

L’opera è prevista da un Accordo di programma sottoscritto tra il Ministero dell’Ambiente, la Regione Abruzzo e la Provincia di Teramo sotto la supervisione della Struttura Commissariale individuata nella Regione Abruzzo. La Provincia è la struttura deputata alla realizzazione dell’opera e l’appalto integrato del primo lotto – progettazione ed esecuzione – è stato aggiudicato all’impresa Cobit di Diodoro Silvetro srl che dovrà realizzarli in 180 giorni dalla consegna dei lavori. Il secondo lotto è in fase di gara ed è prossimo all’aggiudicazione.

 

In questi giorni, invece, sono state completate le opere iniziate nel 2010 ( 7 milioni di euro finanziate dal Ministero dell’Ambiente) realizzate sul fiume sotto il ponte di Castelnuovo Vomano: tre briglie per ridurre la velocità del deflusso e contrastare il fenomeno erosivo che ha comportato un abbassamento dell’alveo di oltre 20 metri (vedi foto prima e dopo lavori in allegato).

 

Il caso Vomano – unico in Italia per la vastità del fenomeno – viene seguito dal professor Corrado Cencetti – docente di geologia applicata dell’Università di Perugia – che ne parlerà sabato mattina, alla Sala Polifunzionale, in occasione del convegno organizzato dalla Società italiana di geologia, sezione abruzzese (Sabato 28 novembre ore 9.30 – 13.30 Corrado Cencetti (Ordinario di Geologia Applicata – Università degli Studi di Perugia). Tendenze evolutive dei corsi d’acqua in Italia e il rischio da dinamica d’alveo; Maurizio Rosa (Funzionario Geologo – Provincia di Teramo).
Panoramica sulle opere idrauliche realizzate nei corsi fluviali della provincia di Teramo; Leo Adamoli(Responsabile Sezione Geologia Ambientale della Società Geologica Italiana)
Indirizzi e criteri di intervento per la prevenzione e mitigazione dei rischi geologici nel sistema fluviale – costiero).

Il pacchetto di interventi progettato dall’ente (e seguito dai tecnici Maurizio Rosa, Mario Cerroni, Rocco di Giacomo e Franco Raponi) è stato pensato per contrastare l’ abbassamento dell’alveo, tuttora in atto, che interessa un lungo tratto del fiume compreso tra il ponte nella località Castelnuovo ed il viadotto autostradale dell’A14 posto circa 12 Km più a valle. Questo processo, iniziato oltre trent’anni fa, ha intaccato la stabilità di alcuni importanti infrastrutture come il ponte sulla provinciale 553, una condotta per uso irriguo e minaccia anche dei manufatti presenti nelle vicinanze del ciglio di sponda come il depuratore comunale di Castellalto.

Sono state realizzate tre briglie con un altezza che varia dai 9 ai 7 metri e delle sponde di protezioni in massi cementati per creare delle strutture monolitiche compatte indispensabili in quelle zone in cui la corrente fluviale, ed il materiale solido trascinato, determinano condizioni di forte aggressività.

 

Interventi importanti, progettati con un approccio multidisciplinare nel rispetto del sistema geomorfologico del fiume –dichiara il consigliere delegato Vincenzo Di Marco che nei giorni scorsi ha compiuto un sopralluogo con i tecnici – c’è da sottolineare che questa esperienza sul Vomano è stata particolarmente utile come caso di studio e sicuramente rappresenta un modello pilota per la tipologia di lavori da effettuare sui fiumi: un risultato piuttosto significativo, non a caso seguito anche dall’Università di Perugia, perché ai danni causati dall’antropizzazione si sono sommati, negli anni, quelli causati da interventi sbagliati che piuttosto che risolvere hanno alterato le condizioni geomorfologiche dei sistemi fluviali contribuendo all’erosione della costa”.

 

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