Gli italiani infetti sono un milione: arrivano nuove forme di epatite, ma il problema principale rimane l’alto costo della terapia

12 Novembre 2015 00:010 commentiViews: 8

Si conclude oggi il XIV Congresso Nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali,

SIMIT – Ricerca italiana: curando l’epatite C nei pazienti coinfetti, si interviene positivamente anche sull’HIV

 

 

Eliminando il virus dell’epatite C dai pazienti coinfetti con HIV, la terapia antiretrovirale funziona meglio. Combattendo l’epatite, quindi, non si permette più al virus HIV di replicarsi. Di questa sensazionale scoperta, tutta italiana, se ne parla durante ilXIV Congresso Nazionale della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che terminerà domani a Catania.

 

LA RICERCA – Sono stati presentati, in anteprima mondiale, i risultati di uno studio che la SIMIT ha svolto sul trattamento dell’epatite C per il paziente coinfetto, HIV e HCV, con tre farmaci dati in uso dalla ditta AbbVie. Secondo questi studi si conferma  l’estrema efficacia di questa terapia; in più si è dimostrato che intervenendo sull’epatite si cura anche l’Hiv. Finora si sapeva che questo trattamento era utile per l’epatite, ma era ancora sconosciuto il suo legame con l’altra malattia.

 

EPATITE C –  “I farmaci sono stati confermati efficaci – spiega il Prof. Massimo Andreoni, Presidente SIMIT, e a breve ne arriveranno anche di nuovi, creando un armamentario terapeutico ampio ed efficace. Rimane però il problema degli alti costi della terapia, che arrivano a raggiungere anche diverse migliaia di euro. E se si considera che in Italia si parla di un milione di persone infette, il problema è davvero complesso”

 

Il 2015 è stato un anno particolare e molto travagliato: nel primo semestre pochi centri sono riusciti ad avere i farmaci e a partire con i trattamenti, solo successivamente si è avviata una copertura terapeutica efficiente. “Nella realtà siciliana – spiega il Prof. Tullio Prestileoè stato intrapreso un percorso che per quanto virtuoso ha richiesto un grande lavoro degli operatori sanitari ma i risultati di questo lavoro straordinario si stanno iniziando a vedere. La disponibilità dei trattamenti deve essere completa al fine di arrivare a eradicare l’infezione e la malattia conseguente. Questo deve essere l’obiettivo, senza pensare ai costi immediati, ma tenendo conto dei risultati nel lungo periodo, in termini economici e di benessere sociale per un decennio”.

 

“Noi conosciamo l’epatite A, l’epatite C, ma per esempio non conosciamo l’epatite E, tipica delle zone tropicali che si inizia ad affacciare anche in Europa – spiega il Prof. Bruno CacopardoCi sono poi quelle infezioni ri-emergenti: presenti anni fa, scomparse progressivamente, che oggi ricompaiono, come la sifilide, la tubercolosi, di cui c’è proprio nella provincia di Catania un’escalation delle diagnosi”.

 

GLI ARGOMENTI DEL CONGRESSO – L’impatto sul sistema sanitario nazionale di nuove molecole per la terapia delle epatiti virali e dell’HIV; gli effetti della semplificazione terapeutica nel trattamento antiretrovirale; le conseguenze delle resistenze microbiche sulla evoluzione clinica delle malattie infettive; le difficoltà gestionali delle patologie ad etiologia batterica legate a situazioni “complesse”, con particolare riferimento al paziente “fragile” o affetto da temibili comorbidità; le emergenti infezioni dei pazienti portatori di devices; la riemergenza di patologie neglette nel paziente immunocompromesso, nel migrante e nel viaggiatore.

 

“Noi ci auguriamo – dichiarano i Presidenti del congressoBruno Cacopardo e Carmelo Iacobelloche l’evento riuscirà a connotarsi per lo sforzo innovativo e, a proposito di innovazione, ci piace sottolineare lo spazio che verrà riservato a “topics” a dir poco “scottanti”, per esempio il ruolo delle ONG e degli infettivologi nel controllo e nella gestione della epidemia da virus Ebola. Una particolare attenzione verrà riservata ai giovani infettivologi, per i quali è previsto un simposio sulle più interessanti pubblicazioni infettivologiche del 2015, con ampi spazi dedicati alla discussione interattiva”.

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