MINORI. DIAGNOSI, I SINTOMI AIUTANO A CAPIRE ESIGENZE E SPECIFICITÀ

2 ottobre 2015 19:290 commentiViews: 11

NPI: ANDARE OLTRE ANALISI CATEGORIALE. XVI CONGRESSO IDO 16-18/10 A ROMA

Roma, 2 ottobre – “Oggi è determinante stabilire il significato oltre che la natura del quadro morboso che interessa il bambino. Nei disturbi evolutivi non possiamo fermarci alla semplice categorizzazione, ad un’analisi fattoriale dei sintomi, ma dobbiamo cercare di capire cosa sottende il sintomo, quale la vera causa e natura del fenomeno sintomatologico per comprendere l’esigenza del bambino e la sua specificità sia biologica che psicologica”. A dirlo è Emanuele Trapolino, neuropsichiatra infantile e direttore dell’Unità operativa semplice di Neurologia neonatale dell’Ospedale pediatrico Giovanni di Cristina di Palermo che tratterà il tema ‘Vulnerabilità, latenze e traiettorie di sviluppo’ al XVI Congresso nazionale dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) su ‘Il processo diagnostico nell’infanzia. Cosa e come valutare clinicamente sintomi e comportamenti del bambino’, a Roma dal 16 al 18 ottobre (in allegato il programma).

“Il sintomo- prosegue il medico- può essere l’espressione contingente di uno stato di malessere che in realtà merita un’interpretazione; il segno è invece una caratteristica specifica di un dato disturbo che ha significato perché ricorre e si ripete in modo sovrapponibile e preciso in condizioni differenti e in soggetti diversi. Poiché il sintomo è espressione di un fenomeno fortemente interpretativo che ci permette di giungere spesso alla vera causa di un disturbo- ripete il medico- la lettura diagnostica del disagio di un minore diventa un fatto molto interessante in quanto rimanda a com’è il bambino, al contesto in cui vive, al disagio che sta provando e così via”.
Ogni aspetto che il bambino “ci invia merita un’analisi specifica e una considerazione d’insieme- aggiunge il neuropsichiatra- che deve essere il frutto di una concertazione che non riguardi solo il piccolo e la sua patologia, ma il bambino, la famiglia, l’ambiente e la sua patologia. Il problema è quanto mi avvicino al bambino nella comprensione della sua unità psico-fisica”.

Parlando di psicosomatosi, il direttore cita un esempio: “La cefalea può non essere segno di una sofferenza organica, ma espressione di una ‘scelta d’organo’ – vedi la testa – attraverso cui si esprime un disagio emotivo che trova funzione nel rapporto scorretto che il soggetto ha con il contesto”. Quali sono i pericoli di una cattiva lettura di segni e sintomi? “Mi sono trovato spesso davanti a diagnosi frettolose- conclude il medico- che in realtà non sono scorrette se analizziamo in modo assolutamente categoriale i sintomi. Diventano improprie se tralasciamo la vera natura del disturbo e la cura di chi di fatto ha il disturbo: il bambino”.

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