USA. L’incognita di investire in america

12 settembre 2015 14:460 commentiViews: 15
Una volta Frank Sinatra disse:”Quando sono a New York scendo sempre al Waldorf Astoria”.Una giornalista gli chiese:”Perche’ ti piace tanto il Waldorf?”.
E lui:”E’ l’unico hotel dove posso chiedere una pizza in camera alle quattro
del mattino!”.
Un hotel a cinque stelle che aveva tutto.Ma proprio tutto.Preferito dalla
Lollobrigida e da Mastroianni;da importanti uomini d’affari e da campioni dello
sport che potevano permettersi di pagare duemila dollari a notte. Era in vita dal
1931,eretto lungo la Park Avenue,una mastodontica montagna di 47 piani con una fantastica suite riservata al presidente degli Stati Uniti.
Mi accorgo di stare parlando del Waldorf come se avesse cessato di esistere,mentre invece  parlo della sua vendita ai cinesi per un paio di miliardi
di dollari.Un altro “pezzo” degli Stati Uniti che passa nelle mani degli asiatici.
Hanno giustificato la vendita a causa dei problemi posti sempre di  piu’ dai sindacati.
Adesso I cinesi dovranno vedersela con scioperi  a catena che negli ultimi tempi
hanno  dovuto affrontare gran parte degli albergatori. Un giornale di Shangai
ha scritto che “se le cose rimarrano come prima,i nuovi proprietari chiuderanno l’hotel ed in seguito sfrutteranno l’immenso locale come
casa=mostra delle auto cinesi”. Chissa’.E’evidente,comunque,che Pechino non consoce molto bene l’America e gli americani.
 Wall Street dice che non e’ poi tanto male,tornano a casa alcuni miliardi che abbiamo speso per acquistare i prodotti cinesi. Ma tengono nascosto il poblema degli acquisti da parte di giapponesi e cinesi di  miliardi
di azioni americane. E c’e’ anche chi – in una apparente crisi di nervi -parla dell’impero USA che crolla un po’ alla volta come quello dei Romani.
C’e’ stata una reazione da parte di Obama e del suo governo.D’ora in poi il presidente negro non alloggera’  al Waldorf quando deve andare a Manhattan per impegni. Sempre piu’ ridicolo l’amore= odio di questa nazione con
quella di Mao Tse Tung.
Benny Manocchia
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