Il vincitore del Premio Outlet 2015 in scena con una nuova produzione Mercoledì 16 settembre ore 20.30 Teatro Spazio Electa di Teramo

14 settembre 2015 17:580 commentiViews: 8

 

L’ACS Abruzzo Circuito Spettacolo offre una nuova residenza artistica al giovane e talentuoso coreografo Francesco Colaleo, vincitore del Premio Outlet per la danza 2015 organizzato da ACS. Il giovane coreografo è coprodotto dalla Compagnia Artemis Danza e presenterà mercoledì 16 settembre alle ore 20.30 presso il Teatro Spazio Electa di Teramo l’anteprima dello spettacolo “Beviamoci su_No Game” risultato di una residenza artistica presso il Teatro Spazio Electa di Teramo, uno dei centri di residenza di ResiDance XL, unico network di residenze artistiche italiano.

Francesco Colaleo è danzatore e giovane coreografo della compagnia Artemis Danza di Monica Casadei. Ha lavorato per la compagnia Giovani Tiziana Arnaboldi, Ascona (Svizzera), nell’Opera «Guillaume Tell», coreografie di Ron Howell, nella Compagnie MF, Compagnia Korper, Compagnia Le Danseur Napolitain d’Ismael Ivo, (Spagna, Italia), Collettivo Na.Da di Antonello Tudisco, Compagnia CZD Zappalà di Roberto Zappalà.

 

La regia, la coreografia e l’interpretazione sono di Francesco Colaleo, Maxime Freixas e Francesca Linnea Ugolini; le luci sono curate da Ivandimitri Pilogallo.

«L’entusiasmo non è altro che ubriachezza morale» direbbe George Gordon Byron. “Beviamoci su_No Game” desidera affrontare la difficile tematica della dipendenza dall’alcool come soluzione facile alla vita. Non si tratta di un gioco. Il divertimento delle nuove generazioni Smart rischia di essere un pericolo frequente, un Game Over causa della perdita totale della ragione come categoria dell’essere umano. In un paese dei balocchi si assiste al degrado di un potenziale creativo inespresso, se non attraverso atti al confine con il vandalismo. Siamo lontani dalla Bohème degli artisti francesi: è il bicchierino di troppo che trasforma il sogno in incubo. Il gesto realistico, teatrale e danzato riconduce nei luoghi della memoria come in quelli della vita reale:

dall’alterazione delle percezioni sensoriali alle solitudini interne. Si approda così ad una tragedia contemporanea grottesca dove il corpo è espressione deforme della visione. Corpo sapiente alla maniera di Omero e non banalmente ubriaco: «il vino folle, che fa cantare anche l’uomo più saggio e lo fa ridere mollemente, lo costringe a danzare e a tirar fuori parola che sta meglio non detta».

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