Direttiva Bolkestein, Regione Abruzzo e associazioni di categoria scelgono la via del ‘doppio binario’

4 Agosto 2015 23:590 commentiViews: 8

 

 

 

 

Oggi l’audizione nel corso della seduta della IV Commissione Consiliare presieduta da Luciano Monticelli  

 

 

Una soluzione sostenibile che, senza entrare in contrasto con il principio della libera concorrenza, permetta comunque di tutelare una realtà tutta italiana, fatta di piccoli balneatori che tanto hanno investito in una forma di imprenditorialità familiare in cui la caratteristica fondamentale è il legame affettivo con la realtà marittima.

 

È questo l’impegno che la Regione Abruzzo è tornata oggi a rinnovare nel corso dell’audizione delle associazioni di categoria interessate al demanio marittimo, che si è tenuta durante la seduta della IV Commissione Consiliare Politiche Europee presieduta da Luciano Monticelli.

 

Al centro dell’incontro il delicato tema della Direttiva Servizi, meglio nota come Direttiva Bolkestein, di cui, oltre al presidente Monticelli, hanno discusso Giovanni Lolli, vicepresidente della Giunta regionale e Coordinatore delle Regioni italiane in materia di turismo, Cristiano Tomei, coordinatore nazionale della CNA Balneatori, il presidente regionale della Fiba-Confesercenti Giuseppe Susi e Riccardo Padovano, presidente del SIB-Confcommercio Pescara.

 

“L’idea, condivisa da tutti i presenti alla discussione – spiega in merito Monticelli –, è quella di tentare la via del ‘doppio binario’, proponendo, da una parte, di creare bandi sulle nuove concessioni demaniali marittime che prevedano però delle proroghe e definendo, dall’altra, un lasso di tempo congruo agli esercenti per continuare a esercitare la loro attività. Si tratta di una sfida importante, di cui noi amministratori regionali non possiamo non tener conto: dalla corretta applicazione di questa direttiva dipende, infatti, una buona fetta dell’economia dell’Abruzzo, in particolare sulla questione del turismo balneare”.

Regione e associazioni di categoria sono concordi nell’esigenza di assicurare una libera concorrenza e un mercato aperto, cercando tuttavia un’alternativa in cui essa conviva la realtà economica e sociale nostrana, dove la concorrenza è certo fondamentale, ma non è e non può essere l’unico valore che ci si propone.

 

“Questo è un patrimonio della tradizione italiana – sottolinea con forza Monticelli – che non può e non deve essere disperso, soprattutto a causa dell’applicazione di una disciplina che non fornisce alcuna garanzia su quale sarà il futuro dell’attività balneare e su quali saranno le garanzie per la tutela del bene demaniale. Non si tratta di sfuggire alla normativa o ai principi del diritto dell’Unione europea, quanto piuttosto legittimare la maniera di tutelare questo patrimonio imprenditoriale italiano nel quadro dei principi europei. La sfida politica è quella, dunque, di trovare una soluzione equilibrata”.

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