COLLE MARCONE E LA DISCARICA BRUCIATA

2 luglio 2015 21:340 commentiViews: 9
Molta agitazione a Chieti da parte dei cittadini, tutti, per un incendio doloso avvenuto fra la notte di sabato e l’alba di domenica 28 giugno in una discarica di Colle Marcone, località residenziale distante pochi chilometri dalla città.

Un altro episodio che conferma che Il destino del pianeta è segnato. Inutile fare ora lo scaricabarile di chi è la colpa. Tutti ne erano a conoscenza, ma probabilmente l’aver sottovalutato il prevedibile pericolo dell’inquinamento che la discarica provocava, ha fatto in modo che accadesse il fatto spiacevole.

A seguito della notizia pubblicata dal quotidiano Il Centro del 19 Giugno , “qualcuno con un fiammifero” ha messo fuoco alla discarica, probabilmente per nascondere qualcosa di scomodo.

Certamente la procura ha fotocopiato i documenti che sono andati in fumo insieme a tutto ciò che era depositato nella discarica, utili per le indagini.

Sono convinto che i primi colpevoli siano le persone che hanno scaricato il materiale, che però doveva in breve tempo essere trasferito nei luoghi predisposti per essere smaltiti.

Ugualmente colpevoli sono i residenti di Colle Marcone, che ora sono arrabbiati, ma non hanno sollecitato in tanti anni, chi doveva verificare o meglio chiudere la discarica, anche se cronaca di mercoledì 1 luglio, un residente, Aceto, ha presentato un esposto alla prefettura e al corpo forestale dello Stato, protocollato il 12 gennaio 2014.

L’articolo 244 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”, descrive cosa deve fare il responsabile della contaminazione, dopo aver ricevuto la diffida che è stata notificata anche al proprietario del sito. Se queste persone non provvedono agli interventi, l’amministrazione competente deve occuparsene a proprie spese.

L’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente), ha eseguito immediatamente ilcontrollo colorimetrico dell’aria per controllare se c’è la diossina. Il risultato con questo metodo, purtroppo, non è attendibile, tanto è vero che i sindaci più interessati alla ricaduta di ceneri e alla contaminazione del terreno, hanno emesso un’ordinanza per invitare i cittadini al suo corretto rispetto per evitare inconvenienti….

Le diossinesono sottoprodotti indesiderati di una serie di processi chimici e/o di combustione. Il Reg. (CE) 19/12/2006, n.1883/2006 stabilisce come metodi strumentali di conferma, quelli in cui sono impiegati gascromatografi (tecnica cromatografica impiegata a scopo analitico) ad alta risoluzione accoppiati a spettrometri di massa ad alta risoluzione (HRGS/HRMS) che stabilisce i metodi di campionamento e d’analisi per il controllo ufficiale di diossine e la determinazione di PCB diossina.

Per il risultato di queste analisi occorrono un paio di settimane.

Mi sono posto una domanda da semplice cittadino, se l’acqua, che è in ogni caso il rimedio più veloce, utilizzata per domare il fuocoe che è stata assorbita dal terreno, insieme alle scorie, quanta probabilità ha di inquinare le falde acquifere.

 

Ora è inutile farsi dispetti e litigare in stile politichese, con accuse, ma bisogna essere uniti eticamente, nel bene e nel male, che è anche il valore più profondo dell’enciclica papale.

 

Lunedì 29 giugno c’è stata una manifestazione pacifica di cittadini promosso dal movimento 5 stelle per rivendicare il diritto alla salute.

Non ho visto consiglieri comunali né della maggioranza né dell’opposizione, tranne i due eletti nella lista del movimento 5 stelle. Non mi sono accorto della presenza degli ambientalisti, CAI – FAI – LEGAMBIENTE – ITALIA NOSTRA, solo tre soci del WWF. Stesso discorso per i giornalisti della carta stampata e emittenti private, solo RAI 3.

 

Molto rumore per nulla? Aspettiamo l’evolversi del caso.

 

Le foto sul link:

https://plus.google.com/photos/102927067766305302836/albums/6166920686072108001?biw=991&bih=564&q=google%20foto&ie=UTF-8&sa=N&tab=iq&gpsrc=gplp0

 

Luciano Pellegrini  agnpell@libero.it

cell +393404904001

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