ICAR – EBOLA: “RISCHIO MAGGIORE PER IL PERSONALE SANITARIO”. FOCUS SUL CONGRESSO A RICCIONE

Prosegue il monitoraggio sul malato di Ebola a Roma. A Riccione ICAR la VII Conferenza su Aids e retrovirus affronta i rischi per il personale sanitario anche per Ebola

ICAR – EBOLA: “RISCHIO MAGGIORE PER IL PERSONALE SANITARIO”. FOCUS SUL CONGRESSO A RICCIONE

Prevenzione e rischi di contagio: Mussini: “Per Ebola, evitare assolutamente il contatto con vomito e liquidi biologici”

“Permangono tuttavia altri rischi più elevati, come la possibilità di infettarsi di epatite C. A questo proposito, non dimentichiamo di evocare e trattare anche l’ebola, su cui siamo sempre stati vigili e su cui l’attualità ci induce a soffermarci ulteriormente”.

Per la sua gravità, l’ebola può essere accomunata a quello che era l’HIV prima che arrivassero le terapie, quindi una malattia molto grave e potenzialmente letale. “Per affrontarla sono necessarie delle procedure standardizzate” continua la Prof. Mussini. “Nulla può essere lasciato al caso, ogni passo della vestizione e soprattutto della svestizione deve essere regolato accuratamente, seguendo i training e le esercitazioni che vengono fatte in molti centri di malattie infettive, al fine di non venire a contatto con i liquidi biologici del paziente, come il vomito e la diarrea. Proprio questi ultimi costituiscono la principale differenza nel contagio: innocui nel caso dell’HIV, possono trasmettere invece l’ebola, pur rimanendo il sangue il principale e più temuto veicolo per entrambe le infezioni.

: tutte le persone che ne sono state infettate, anche tra quelle ricoverate in Italia, appartengono infatti alla categoria dei medici e degli infermieri. Nei Paesi d’origine, poi, la gamma dei soggetti a rischio si amplia notevolmente: sono colpiti i familiari che assistono il paziente o anche chi va ai funerali, dove sebbene il soggetto sia deceduto, il virus continua a vivere. A differenza dell’HIV, ogni contatto con il malato può trasmettere il virus dell’ebola.

L’attenzione del Congresso ICAR per questa tematica viene spiegata dalla professoressa Mussini. “Un corso in sede pre-congressuale sarà dedicato proprio alla prevenzione del rischio biologico negli operatori sanitari. Il ritorno in primo piano del virus ebola attualizza ancor di più questa iniziativa: essendo l’ebola una malattia che si trasmette anche e soprattutto attraverso il sangue, è molto importante che si seguano determinate precauzioni”. Queste procedure vanno a richiamare proprio l’HIV, la prima malattia che ha sollevato l’importanza della prevenzione, cambiando anche la mentalità per quanto riguarda il rischio biologico.

In questo corso, verranno pertanto ricordate tutte le strategie che devono essere messe a punto: bisogna infatti essere dotati di determinati dispositivi (camici, calzari, guanti) per prendersi cura di questi malati. Come ci insegna l’esperienza, le uniche persone che in Italia (e nel resto d’Europa) possono contrarre il virus dell’ebola sono gli operatori sanitari che rientrano dalle zone colpite. Se, dunque, un soggetto rientra da un’area considerata a rischio, deve seguire i dovuti protocolli sanitari.

Il Congresso ICAR si conferma dunque una finestra sull’attualità: formazione e prevenzione restano due concetti di riferimento, che anche nei casi più complessi possono costituire le basi per il trattamento di ogni malattia infettiva.

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