ABRUZZO, REGIONE “ALLUVIONATA” D’EUROPA.

6 Marzo 2015 06:550 commentiViews: 11

 

I portavoce del M5S al Parlamento, alla Regione e al Comune di Pescara denunciano la politica delle vane promesse contro il dissesto idrogeologico.

 

 

Il bollettino è inclemente: stiamo perdendo l’annosa guerra contro il dissesto idrogeologicole frane e le alluvioni. Le vittime in territorio italiano si contano a decine ogni anno, caduti in battaglia, in una guerra senza nome. I fiumi, i canali, le colline sono ormai pericolosi attentatori, contro cui, nonostante il tempo che passa, ancora non siamo riusciti ad organizzare una controffensiva.

Il Governo, ormai da anni, non stanzia più risorse per combattere il dissesto e non è più capace nemmeno di pagare i danni causati da alluvioni sempre più frequenti e devastanti.

Purtroppo si pagano le scelte perpetrate negli anni in cui l’espansione edilizia è stata inarrestabile, la cementificazione dei suoli era la prassi, l’occupazione delle golene e delle aree alluvionali era un affare per chi poteva costruire complessi immobiliari a pochi metri dal fiume, spesso anche in deroga alle norme ambientali.

L’Abruzzo e la Val Pescara sono flagellati, in questi giorni, ancora una volta. Si dirà che il clima sta cambiando, ma appare evidente che non si può scambiare una tramontana con un monsone.

Basta una pioggia intensa per far tracimare il fiume Pescara, ridotto ormai ad un canale troppo stretto, a causa di tutte quelle trasformazioni che negli ultimi anni hanno visto nascere nelle aree golenali addirittura dei centri commerciali, riducendo la capacità del fiume di potersi “sfogare” nelle casse di espansione naturali ove oggi, protetti da argini mastodontici, sono stati costruiti parcheggi, impianti di carburante, negozi e supermercati.

Nelle città, le aree libere dalle costruzioni e dall’asfalto sono scomparse sotto la pressione dell’espansione edilizia, le manutenzioni alle condotte di raccolta delle acque piovane sono un malinconico ricordo, gli investimenti per migliorare il sistema di raccolta delle acque meteoriche sono briciole rispetto alle necessità.

La stessa ACA, l’azienda acquedottistica che gestisce le reti di raccolta delle acque, è sommersa da un mare di debiti in cui a malapena riesce a galleggiare l’ordinario.

Ma cambiare rotta si può!

A partire dal Governo centrale, che potrebbe investire risorse per inviare geologi ed ingegneri sul nostro territorio, piuttosto che mandare militari e carri armati nelle missioni internazionali.

E quello stesso Stato dovrebbe allentare il patto di stabilità, con cui lega le mani alle Amministrazioni comunali, e consentire investimenti destinati al risanamento del territorio nazionale. Il M5S in Parlamento ha presentato numerose proposte su questo argomento, puntualmente bocciate o non calendarizzate da una maggioranza che preferisce rincorrere le emergenze, piangendo sul latte versato, piuttosto che cominciare a fare qualcosa sul serio.

 

Più vicino a noi, la Regione Abruzzo potrebbe fare la sua parte evitando, per esempio, di utilizzare le risorse destinate ai lavori contro il dissesto idrogeologico per abbattere l’ex-Cofa di Pescara, in un teatro dell’assurdo in cui una vetrina mediatica conta più della vita delle persone.

E dove sono finiti oggi i fiumi belli e godibili tanto declamati in campagna elettorale?

Cosa sta facendo Luciano Presidente per salvare città e campagne dalle valanghe di acqua e fango che ci stanno ricoprendo?

 

Ed infine i Comuni dell’area metropolitana, da semplici spettatori dei disastri ambientali, potrebbero avviare azioni immediate, accendendo mutui per la manutenzione del territorio piuttosto che per nuove faraoniche opere pubbliche, avviando, contestualmente, la revisione degli strumenti di pianificazione per la salvaguardia e la tutela del territorio, un patrimonio inestimabile ma in via di abbandono.

La riqualificazione del territorio e la sua cura possono diventare la più grande opera pubblica d’Italia, considerando che negli ultimi 20 anni si sono spesi 8 miliardi per gli investimenti ed oltre 20 per pagare i danni del dissesto, un’emorragia di risorse non più sostenibile.

 

Gianluca Vacca

Domenico Pettinari

Enrica Sabatini

Erika Alessandrini

Massimiliano Di Pillo

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