Chieti. Luigi Pellegrini: REPORTAGE MONTI TATRA E VARSAVIA

13 Gennaio 2015 19:570 commentiViews: 190

 

Questo reportage non ha la pretesa di essere pubblicato, è troppo lungo (32 pagine e 431 foto).

Neanche ho intenzione di rivolgermi ad un editore e pubblicarlo come libro. Ci sono troppi romanzieri in Italia che giornalmente pubblicizzano il loro libro,nelle tv o in ambienti vari.

Chi vuole lo legga.

Indirettamente è un invito a recarsi in Polonia e scoprire questo stato che pur avendo sofferto la guerra, i campi di concentramento, le dittature, si è rialzata, legandosi alle tradizioni ed alla patria ,dimenticando gli orrori subiti con il regime comunista e la prepotenza tedesca che hanno vissuto.

 

 le foto sul link:

https://www.dropbox.com/sh/5geoo9k8pv82zlm/AADs2K1xRxbd2hokrDn6fLVya?dl=0#lh:null-settimana%20bianca%20%20rif%20zelenom%20(6).jpg

 

 

Luciano Pellegrini  agnpell@libero.it

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Non ho partecipato a nessuna spedizione alpinistica…

Ho scelto di visitare per due settimane i monti Tatra, a sud/ ovest della Polonia e poi mi sono regalato una settimana di cultura a Varsavia.

Purtroppo a Varsavia e’ accaduto un fatto che non mi sarei mai aspettato.

Varsavia è una città’ ricostruita, al centro dell’Europa e pensavo che non si verificassero situazioni che si verificano in Italia, specialmente nelle regioni del sud.

Camminavo, senza troppo preoccuparmi di ciò’ che avevo addosso, insomma senza grosse precauzioni.

Invece… e’ successo quello che non avrei mai immaginato.

Mi hanno rubato sull’autobus 116 la macchina fotografica.

Dolore- amarezza- rabbia- incredulità -stupore, mi hanno colpito duramentequasi tre settimane di scatti, le foto che dovevo pubblicare, bei ricordi, … Invece…

Come si può’ fare ad aprire la chiusura lampo del marsupio, su un autobus, con tanti passeggeri, e rubare una macchinetta fotografica?

Tutto questo e’ avvenuto in pochi secondi, senza che io mi accorgessi nulla, ma la gente… nessuno ha visto niente?

Probabilmente vige la regola di “farsi i cazzi propri… ”!

Questo fatto mi ha addolorato, ma dovevo reagire ed immediatamente ho acquistato un’altra macchina fotografica. Racconterò l’avventura in seguito.

 

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La Polonia mi affascina ancora e ci torno sempre con interesse, con voglia di conoscere più’ approfonditamente questo popolo, la loro cultura, la storia, l’educazione, la musica, le città, i monti, il verde, l’ambiente, la gastronomia.

E’ come l’essere rimasto affascinato dai sapori, dal profumo, dall’amore della nostalgia di questa nazione.

 

Ho avuto modo di gustare una quantità di prelibatezze realizzate con diverse spezie che arricchiscono, a volte impreziosiscono ma, alcune volte “rovinano”, gli alimenti che compongono l’offerta culinaria di questa nazione.

Per esempio, gli spaghetti vengono conditi con il ketchup…

Se si possiede una certa disposizione alla sperimentazione e altrettanto buona capacità digestiva, si scopre facilmente che ogni regione geografica del pianeta possiede i suoi segreti, per dare un gusto unico e inconfondibile a verdure, carne, pesce.

Nelle abitudini alimentari polacche, spicca la generosità della prima colazione “sniadania”, (si pronuncia come è scritto), a suon di panini imbottiti, burro, prosciutto, uova, salsicce e caffè alla turca.

Il pranzo, “lunch” si pronuncia, ( lauch),consumato nelle prime ore del pomeriggio, si compone di tre portate:

Una zuppa, un piatto unico e il dessert.

Il mio consiglio è di farsi servire sempre il pane, perché di ottima qualità e disponibile in numerose farine e spezie.

La cena, “kolacja”, si pronuncia(colazia), è un pasto leggero: vengono messi in tavolo soprattutto tramezzini, uova (spesso accompagnati da cioccolata calda).

Nei pasti, è abitudine bere il tè, invece di acqua o vino.

Il dolce per eccellenza è la “kremówka papieska ”, si pronuncia (cremusca papiesca). (Pasta sfoglia riempita di crema.) Era il dolce “papale”di Giovanni Paolo II.

Era il 1999, quando Giovanni Paolo II, in visita nella sua cittadina nativa, Wadowice, ricordò con nostalgia il sapore della kremówka che andava a comperare da ragazzo nella pasticceria della piazza centrale.

 

Ho constatato che i polacchi che risiedono a sud/ est ed a sud/ovest della Polonia, sono più’ aperti verso le persone, hanno più’ sorriso.

Al contrario, i polacchi residenti a nord sono freddi…, chissà se la vicinanza al Mar Baltico e quindi al polo nord li ha resi distaccati!

Difficilmente si aprono al dialogo, sono “musoni”, pensano solo a loro, non hanno amicizie, anche se inseriti nel sociale.

Le persone di mezza età soffrono ancora il regime comunista e la prepotenza tedesca che hanno vissuto, mentre i giovani sono scaltri, intraprendenti, con mentalità’ imprenditoriale.

 

In Polonia la mano d’opera costa poco, ma anche gli stipendi sono bassi. Il polacco che guadagna 800 euro in busta paga = 3200 Złoty, è un grande stipendio… ( 4 Złoty = 1 euro ndr).

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Gli edifici dove abitano i polacchi sono dei parallelepipedi, senza balconi e molto sfuggenti. Sull’etichetta dei campanelli del citofono, non c’è il nome della famiglia, anche qui un numero …, quindi famiglie anonime. Se vai a trovare qualcuno devi abbinare al cognome un numero!

Ogni appartamento ha una superficie massima di 30 metri quadri, la maggior parte non di proprietà. Non c’è l’ascensore. I nuovi edifici, però, hanno un aspetto più moderno con una buona architettura e comodità.

 

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Venerdi 24 Febbraio

Parto dalla stazione di Pescara alle ore sette. Il viaggio è lungo e stressante.

L’autobus, come al solito, e’ occupato da donne di diverse età e realtà’ sociali.

Gli uomini quasi impossibile incontrarli.

La maggior parte delle donne sono badanti, ma anche qualche infermiere ed un’imprenditrice, AGNIESZKA, giovane, bella, laureata.

Proviene da un paese povero del sud est della Polonia, RZESZOW, capoluogo del Voivodato della Precarpazia, con 180mila abitanti, a confine con l’Ucraina.

E’ stata in Italia, all’Aquila, con il programma Erasmus ed ha imparato l’italiano.

Dopo la laurea e’ tornata in Italia, dove ha conosciuto un imprenditore oleario di Urbino.

Qui, ha fatto esperienza con la dura arte di produrre l’olio, ma il maltempo ha spezzato molti rami degli alberi, per cui pensa di tornare nella sua città’ ed avviare un’altra attività’ produttiva.

Intanto, le ore sull’autobus, trascorrono piacevolmente e in compagnia.

Ogni tre ore l’autobus fa una sosta, ne approfitto per sgranchirmi le gambe, altri fumano, qualcuno si fa un giro nella stazione di servizio, insomma si passa quei pochi minuti per stare in piedi!

Arrivati a Bologna, cambio l’autobus, sempre della stessa compagnia.

Per risparmiare i costi del personale e del carburante, i due autobus in partenza da Palermo e Lecce, riuniscono i passeggeri a Bologna e se ne fa uno solo.

Certamente si sta più sacrificati, difficilmente puoi godere di due posti.

Sono fortunato e trovo posto vicino ad una bellissima e giovane donna, badante ad Arezzo, di nome Lucia.

E’ stata mia compagna di viaggio per 12 ore…

Devo confessarvi che mi sono sentito coccolato, anche un pochino civettuolo con tanta attenzione da parte di queste belle donne!

Ad ogni sosta dell’autobus, facevano a gara per spiegarmi e tradurmi il tempo di fermata.

La notte e’ lunga da passare. A mezzanotte c’è’ una sosta, mi trovo in Austria, e’ nuvoloso, ma il termometro segna 12 gradi.

Si riparte e fra un dolore al collo, un “allungamento” di gamba, alle 5 sono in Slovacchia. Altra sosta d’obbligo a… Znojmo nella repubblica ceca dove c’è il Parco di divertimenti Excalibur city, ma specialmente un negozio freeshop, (negozio dove si vendono prodotti non gravati da tasse; si trova soprattutto negli aeroporti e sulle navi ndr).

Questo complesso edilizio è stato realizzato con architettura medioevale.

Ci sono torri, draghi,cavalieri, spade, armature, scudi,insomma un tipico centro commerciale, ma con un gusto diverso.

Alle sei, in prossimità della Slovacchia, il personale dell’autobus offre il tè, mentre l’alba si avvicina.

Cracovia sembra ormai vicina, ma occorrono ancora quattro ore di viaggio.

Noto un certo movimento… della passeggera al mio fianco, Lucia.

Dalla borsa estrae una fornitura di boccette, pennelli, matite e tutto ciò che occorre per truccarsi.

La guardo, la ammiro con quanta abilità e professionalità usa questa “ attrezzatura” e piano piano, mentre il tempo trascorreva, il suo viso, i suoi occhi, cambiavano forma e colore.

Non ho potuto non farle questa domanda:

Cara Lucia, sei una bella ragazza, con lineamenti evidenti e perfetti, c’è bisogno di far risaltare maggiormente la tua bellezza?

Mi ha risposto maliziosamente… che voleva esaltare meglio la sua bellezza!

Ormai sono in Polonia e dopo una rapida sosta a Katowice, arrivo alle 10 di sabato 25 Febbraio, a Cracovia.

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Sabato 25 Febbraio

Ho salutato Lucia, Agnese ed altre amiche di viaggio,loro proseguivano per Varsavia.

Sono pratico e prendo l’autobus per Zakopane.

Devo scendere a Novy Targ, il paese di Stanislao, che mi ospita per una settimana.

Verso mezzogiorno, arrivo a Nowy Targ, 29 ore dalla partenza…, e Stanislao mi stava aspettando alla fermata dell’autobus con la sua vettura.

Recupero i miei sette bagagli:

Zaino da 50 litri- trolley – porta scarponi –marsupio – zainetto da viaggio – bastoncini da sci – busta con viveri.

Ho risparmiato di portarmi gli sci perché me li presta Stanislao.

Carico i bagagli in macchina e mi avvio a casa sua, ora disabitata, perché vive in un nuovo appartamento, cerco di ambientarmi e riposarmi.

Ci diamo appuntamento verso le ore 17.

In Polonia questa e’ l’ora di cena.

Sono consapevole che in questo lungo periodo devo cambiare tutte le mie abitudini ad iniziare da quelle alimentari.

Ho gustato minestre – piatti tradizionali – pesce – patate – dolci e l’immancabile birra.

Stanislao per cena mi presenta delle prelibatezze polacche:

– Zurek Il sapore di questa zuppa polacca proviene dalla cosiddetta lievitazione acida, proveniente dalla fermentazione di farina di segale e di crosta di pane.

E’ un piatto unico, gustosissimo, con aggiunta di salsiccia polacca cruda, patate, uova sode, pancetta affumicata e costolette di maiale….Ero sazio…, ma Iolanda, la moglie di Stanislao, ha offerto anche il secondo:

– Golabki (polpettoni di riso e carne avvolti in foglie di cavolo, al sugo di pomodoro); ovviamente “mandati giù” con birra e tè.

Il tè si beve in qualsiasi ora, anche prima e dopo i pasti!

Poi, il dolce, la kremówka papieska .Al termine della cena, un bicchierino di vodka Zubrówka, aromatizzata con una specie di erba che cresce nella Foresta di Bialowieza.

Soddisfatto della cena, ma stanco, sono tornato a casa e ho riassaporato il letto dopo due giorni.

 

Iolanda, ogni sera ha cucinato piatti tipicamente polacchi:

– Kotlet schabowy uno dei piatti più comuni in Polonia. E’ una cotoletta di maiale impanata, rifinita con patate (a volte chips) e verdure in umido, o con cavolo bianco.

– Pierogi sono dei ravioli, un piatto nazionale e sicuramente il miglior prodotto alimentare polacco, differiscono nel tipo di riempimento: formaggio e patate- funghi o cavoli, formaggio dolce ma gustato anche come dolce, riempiti con frutta fresca, mirtilli e fragole.

– Bigos è un piatto in umido a base di cavolo, come ingrediente principale.

Si arricchisce il piatto con salsiccia tagliata a dadini, funghi secchi, cipolla, a volte di mele o prugne secche e spezie.

– Kopytka simili agli gnocchi, conditi con cipolla fritta e salse.

– Rosol è una specie di brodo polacco, fatto con carne di pollo e ossa. Molto gradito questo piatto servito nelle fredde serate, mentre nevica.

Iolanda, per fare bella figura e per accontentarmi, ha aggiunto le tagliatelle italiane…

Il Rosol è tradizionalmente servito la Domenica, giorno del Signore, nella maggior parte delle famiglie polacche.

– Kwasnica, è una zuppa di crauti- è una variante allo zurek.

– I Paczki, sono ciambelle lievitate. Sono fritte nell’olio e quando prendono il colore dorato, vengono tolte dal fuoco e servite coperte di zucchero a velo o cioccolato o con la buccia d’arancia.

Piernik  Toruńskie, ideato nella città di Toruń, è un dolce aromatico con un sapore molto intenso e caratteristico. E’un simbolo della cucina nazionale della Polonia. Ha un colore marrone scuro. Gli ingredienti sono farina di frumento e di segale, latte, uova, zucchero caramellato, miele, cannella. Come aggiunta lo zenzero, i chiodi di garofano, il cardamomo, la noce moscata, l’anice e la lavanda.

 

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Domenica 26 Febbraio Nevica

COLLINA BUTOROWY-OSTRYSZ-DZIANISZ

 

Da Novy Targ, con Stanislao, raggiungo Zakopane con l’autobus, circa 20 km.

Qui c’è l’incontro con le guide alpine per raggiungere la collina Butorowy e la cima OSTRYSZ con ritorno a DZIANISZ.

 

Ero un po’ preoccupato a partecipare a questa escursione, temendo di fare brutta figura. C’erano persone allenate, professionisti, giovani, esperti di sci alpinismo.

La neve era tanta, ma difficile da sciare.

In un paio di ore supero i 250 metri di dislivello ed arrivo alla cima OSTRYSZ.

Anche se il dislivello è poco, la distanza è lunga.

E’ tradizione sui Tatra, durante le escursioni, di accendere un falò’ ed arrostire i wurstel.

Bisogna trovare la legna, accendere il fuoco non con i fiammiferi, ma con la pietra focaia, preparare lunghi rami per infilarci i wurstel e farli cuocere. Non è semplice, perché per le persone inesperte, come me, è facile bruciarli.

Mangiarli sulla neve, con il freddo, hanno un altro sapore che si può migliorare se un attimo prima della cottura, sulla brace, si mettono dei rami di pino o abete verdi, che soffocano la brace, così si alza il fumo, che rende il sapore dei wurstel affumicato.

La neve cade ininterrottamente e abbondante.

Fa freddo, sono tutto imbiancato, ma bisogna arrivare a DZIANISZ dove prendo un mezzo pubblico che mi riporta a Zakopane

Alla fine ho percorso 15 KM. Come prima sciata con le guide sono soddisfatto.

Torno a casa, la doccia bollente e’ gradita e Stanislao, alle ore 17, puntuale,mi viene a prendere per la cena a casa sua.

La mia esigenza per tutto il periodo e’ stata quella, dopo aver cenato,di andare a letto,al massimo verso le ore 20 e trenta, per recuperare le forze, perché l’impegno è giornaliero… e senza sosta.

Purtroppo un altro adattamento e’ stato il letto.

Abituato alla rete a doghe ortopediche, al materasso ergonomico, al cuscino rilassante, ho dovuto abituarmi ad una rete rigida, al materasso duro ed al cuscino enorme ma…, non rilassante.

Insomma, alla sveglia, alle ore sette, le ossa mi facevano un po’ male…

Però bisognava prendere lo zaino, gli sci e partire!

 

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Lunedi 27 Febbraio, nevicata insistente e forte

WITOW-MAGURA-WITOW

 

Inizio a camminare con gli sci da Witow, ridente paese con un impianto di sci.

In questi piccoli paesi, nei Pre-Tatra, la collaborazione fra il boscaiolo e l’imprenditore, ha creato mano d’opera e guadagno.

Come più volte ho raccontato, sui monti Tatra non esistono impianti di risalita e quindi piste.

Perciò si è sviluppata l’usanza di realizzare gli impianti di risalita, sulle colline confinanti e rispettare queste immense, belle e protette montagne.

Il boscaiolo ha venduto un pezzo di bosco dove l’imprenditore ha realizzato un impianto di sci, funzionante anche la sera sino alle ore 22.

Intanto il boscaiolo con i soldi guadagnati, ha costruito una baita per accogliere i turisti.

Nella vicinanza di questi impianti esistono degli stabilimenti termali grazie a vene acquifere calde che hanno arricchito la zona.

Quindi…, gira la moneta ed i turisti hanno la possibilità di sciare, alloggiare e rilassarsi.

Tutto a buon prezzo ed ottimo accoglimento.

 

Risalendo gli impianti da sci sono arrivato ad una radura.

Qualcosa di eccezionale. Capanne con i tetti coperti dalla neve, una nebbiolina che creava l’ambiente più fiabesco, abeti che si slanciavano verso il cielo e prendevano la somiglianza di fantasmi e immediatamente mi e’ venuta in mente l’idea che la foto di questo paesaggio maestoso e silenzioso, lo avrei utilizzato per gli auguri natalizi.

Purtroppo le foto non esistono più’…!

Sosta d’obbligo e si continua a camminare.

Mi trovo sul confine con la Slovacchia, ogni tanto si vedono le paline del confine.

Mi addentro in questo ambiente fantastico, con un sentiero che taglia il bosco e con gli abeti e i pini svettanti e coperti dalla neve, sino ad uscire in un’altra radura.

Per raggiungere la cima manca ancora un’ora.

Ecco che si intravede la palina di MAGURA WITOWSKA 1232 m, è la vetta.

Un veloce panino e si torna indietro.

 

Percorsi 400 metri di dislivello e 10 km.

 

La sera Stanislao mi propone di accompagnarlo alle prove che fa con un gruppo teatrale.

Mi interessa anche questo aspetto del tempo libero.

Ho notato che ci sono tanti gruppi di volontari, che con passione si dedicano ad offrire il loro tempo libero, per realizzare qualche passatempo.

Però ho constatato che nei loro rapporti interpersonali… e’ già tanto se ci si saluta.

Una freddezza non comprensibile per me, per il mio modo di pensare e di vivere.

Anche se dovessero incontrarsi durante la settimana, e’ come se non si conoscessero!

 

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Martedì 28 Febbraio, fa un freddo insopportabile.

CERVENY KLASTOR-LESNICA – 24 KM 200m dislivello

 

Il territorio di Pieniny è stato dichiarato già nel 1932 parco naturale internazionale, diventando il primo parco internazionale in Europa.

Ora si chiama Pieninsky Narodny Park (PIENAP). I monti Pieniny si caratterizzano per la complicata composizione geologica, che ha causato la forma speciale delle pareti rocciose, con torrette e spuntoni di forme particolari, le più famose sono le Tri Koruny (Tre Corone) e la parete di Sokolica.

Nelle colline del Podhale si produce il famoso formaggio “Oscypeke non è difficile individuare nelle campagne le tradizionali casupole fumanti dove il formaggio viene prodotto ed affumicato dai pastori del luogo ancora in maniera tradizionale.

 

Le acque del fiume Dunajec, che attraversano i Monti Pieniny e per un lungo tratto delimita il confine tra la Polonia e Slovacchia,si sono scavate il percorso nella roccia, creando un costone molto romantico dal nome Prielom Dunajca (Spacco di Dunajec).

L’attrattiva più importante è la discesa del fiume sulle zattere. La tipica zattera da queste parti è realizzata legando fra loro due canoe della lunghezza di una decina di metri e larga circa quattro metri.

 

Queste zattere servivano in tempi non lontani per il trasporto merci dalla Slovacchia alla Polonia. Per il rientro, la zattera viene smontata e le singole canoe legate tra loro in fila indiana, sono trainate contro corrente sino al punto di partenza.

La discesa delle zattere termina al confine polacco nella località Lesnica.

 

Il porto più famoso e il punto di partenza è Cerveny Klastor (Convento Rosso), che è anche il centro del Parco Nazionale.

Da Cerveny Klastor a Lesnica, la zattera compie un percorso di 12 km.

A Cerveny Klastor si può visitare una parte dell’antico convento.

 

Il termometro segna meno 12 gradi.

Seguita a nevicare, per cui io e Stanislao approfittiamo di sciare a bassa quota e non c’e’ niente di più’ invitante che seguire il fiume DUNAJEC nel suo canyon.

Ho approfittato per vedere la diga che sbarra il corso del fiume e forma un lago, tutto ghiacciato, con la bellezza del castello gotico di Niedzica, situato pittorescamente tra le rocce sul lago artificiale di Czorsztyn, che prende il nome dalle rovine del castello di Czorsztyn, sull’altro lato del lago.

Arrivo sul fiume Dunajec in località CERVENY KLASTOR dove calzo gli sci.

Il paesaggio è incantevole. Lo conosco perché l’ho ammirato d’estate quando ho percorso il fiume Dunajec con le zattere.

Con la neve acquista un’altra atmosfera.

Sul fiume, a tratti gelato, le oche cercano il cibo sulle rocce affioranti.

Il percorso si è rivelato difficoltoso perché ho contato ben dieci slavine, (sono piccole valanghe solitamente di tipo invernale ndr).

Per superare questa difficoltà’, la slavina, devi togliere gli sci, stare molto attento a non scivolare, altrimenti puoi cadere nel fiume. Spesso la slavina ha una pendenza di diversi gradi, ma anche l’altezza può essere non indifferente. Quindi, calzi nuovamente gli sci.

Il luogo, però, ha fatto dimenticare questa difficoltà e dopo 12 KM sono arrivato a Lesnica.

Ora devo tornare a Cerveny Klastor, con il passaggio sulle slavine…,il freddo…,la notte che incombe…

Importante è, che pur con tanta stanchezza, dopo aver cenato abbondantemente, vado finalmente a letto. Prima di addormentarmi, ho rivissuto questa bella giornata.

 

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Mercoledì 29 Febbraio

Cracovia

 

A questo punto voglio concedermi una giornata di riposo e scelgo di andare a Cracovia, anche per acquistare qualche regalo.

E’ una città che amo, i palazzi, il verde, gli abitanti, la cultura. L’educazione.

Torno volentieri alla miniera di WIELICSZKA, ma non ho tempo per visitarla, perché ho i tempi stretti.

Acquisto qualche souvenir ed il sale, al prezzo di10euro il chilo. Sarà miracoloso!

A Cracovia non potevo non visitare la piazza del mercato.

Mi sono commosso nel rivedere la gente, gli artisti di strada, e poi…, sembrava che il trombettiere mi stava aspettando per suonare. Erano le ore 13.

Il calore della gente, l’ozio, l’ambiente, il viavai, le carrozze, i palazzi, ed anche la temperatura molto alta, hanno creato un’atmosfera ed una cornice indimenticabile.

Sono rimasto affascinato nell’ascoltare una chitarrista, “Etni”, artista di strada, che con la chitarra ha mostrato competenza, virtuosità, destrezza, bravura, padronanza dello strumento. I brani, sempre armonizzati, li arrangiava al momento e con il suo sorriso incantava le persone,un vero talento della musica. Più volte ho intervistato gli artisti di strada chiedendo il motivo per cui non sceglievano una vita più facile e più remunerativa.

La risposta è sempre la stessa: ci accontentiamo di avere il calore della gente vicino.

E che dire di un’artista di strada che sembrava fosse seduta…sull’aria.

Ho cercato di scoprire, come tutti quelli che la fotografavano, dove appoggiava il suo corpo, il suo sedere. Un braccio su un bastone, l’unico punto di appoggio…, aveva le gambe accavallate ed il sedere… sull’aria.

Il tempo però scorreva veloce e dovevo tornare a Novy Targ.

Non potevo perdere l’autobus perché correvo il rischio di arrivare tardi a destinazione.

Un rapido giro su me stesso, fissare ancora nel mio cervello la bellezza e gli scorci di questa piazza e… via verso la stazione.

 

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Giovedi 1 Marzo

Novy Targ e Terme

 

Decido di visitare il mercato a Novy targ ed acquisto qualche regalo per poi fare una

“ sgambettata” con gli sci, di 15 km su pista veloce, su un anello realizzato in un parco cittadino.

L’immensità’ e lo spazio dell’ambiente ti conquistano. Attraversare le pinete, la vicinanza del fiume Dunajec, fanno il resto.

Nowy Targ è una città polacca del distretto di Nowy Targ nel voivodato della Piccola Polonia. La città è situata in una valle sotto la montagna Gorce.

Ricopre una superficie di 51 km² e gli abitanti sono circa 34quattro mila.

È il capoluogo della regione del Podhale e il suo nome significa ‘nuovo mercato’. Come molte altre città dell’Europa orientale, si ritiene che la città sia stato il luogo in cui Vladimir Lenin, arrestato come spia da parte delle autorità austriache, abbia scontato una condanna in prigione per circa 12 giorni.

Il mercato di Novy Targ è un mercato molto grande, con diverse sezioni dedicate all’abbigliamento, all’utensileria/ferramenta, agli animali vivi (un maialino vivo costa 54 zloti, circa 13 euro), ai mobili, alla frutta ed alla verdura.

I prezzi sono normalmente bassi. Il mercato e’ frequentato da espositori e clienti in parte Polacchi ed in parte Slovacchi.

Anche i prezzi sono esposti nelle due valute.

Papa Giovanni Paolo II ha visitato Nowy Targ, l’8 giugno 1979, durante il suo primo pellegrinaggio in Polonia.

La città ha diversi centri culturali: City Cultural Center- Youth Cultural Center – La Galleria Jatka, il Museo di Podhale, la chiesa di Sant’Anna, è una chiesa di legno vicino al cimitero della città.  Le sue origini risalgono al 15° secolo, anche se le leggende locali riferiscono che è stata costruita nel 1219.

La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù Inizialmente costruita in stile gotico, fu poi riparato e ricostruito. L’altare è barocco, il pulpito in stile rococò, l’organo e il campanile sono del 18° secolo.

La Chiesa dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, fu costruita nel 1346 dal re Casimiro il Grande.E’ la chiesa più antica esistente nel Podhale.

Al Santuario della Madonna Regina di Podhale, in Ludźmierz, è stato molto legato Karol Wojtyła, che molte volte è venuto in questo luogo a pregare. La più importante festa del santuario si festeggia il 14 e 15 agosto (festa dell’Assunzione della Vergine).

 

Il motivo di restare in città e’ perché il pomeriggio voglio recarmi alle terme di Białka Tatrzańska, Bania”, vicino al confine con la Slovacchia e distante 16 km da Zakopane.

In questa zona ci sono numerosi punti termali, che sono belli d’estate, ma d’inverno hanno un fascino incredibile con le loro numerose piscine di acqua calda fumanti, magari circondate dalla neve, all’aperto.

La stazione termale “Bania” a Białka Tatrzańska è uno stabilimento nuovo, con 14 piscine termali site all’interno e all’esterno.

La particolare conformazione delle rocce, influenza le proprietà delle acque termali, che sono benefiche specialmente per le Malattie cardiovascolari.

La particolarità di questo posto è la divisione delle vasche in zone “tranquille” e “rumorose”. Una proposta che affronta i bisogni di chi cerca relax, pace e tranquillità.

La temperatura dell’acqua varia tra i 20 e i 38°C.

Nel villaggio di Białka Tatrzańska dove risiedono 2.200 persone si è realizzato un centro sciistico molto frequentato, anche per le terme. In questo villaggio, come già riferito, i boscaioli hanno costruito le baite con i soldi guadagnati dalla vendita dei boschi e gli imprenditori hanno realizzato una pista da sci.

Uscire all’aperto con una temperatura di alcuni gradi sottozero, con il solo costume da bagno, resti per un momento senza fiato, ma ti immergi immediatamente nell’acqua bollente … rumorosa, gorgogliante, con la testa che esce appena fuori dall’acqua. Sei costretto spesso a bagnare i capelli, per il freddo ma devi pur respirare e il borbottio dell’acqua, ti rilassa, ti fa chiudere gli occhi, ti distende.

Il vapore rende lo scenario diabolico, la neve che puoi toccare con le mani.

Intorno, le montagne innevate, il freddo ma…, che sensazione…!

Stare rilassato nella vasca e contemplare il bosco, guardare il cielo, è una bella,

“ calda” e salutare esperienza.

Dopo questa avventura, sono tornato all’interno delle terme per utilizzare le altre vasche,

tutte diverse, che offrono beneficio al corpo, sino al termine delle due ore pagate.

E’ un’esperienza che consiglio. Con 10 euro puoi rilassarti nelle varie piscine per due ore.

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La sera c’è una cerimonia al Palazzo della Cultura a Novy Targ, una celebrazione per ricordare il giorno della memoria per i soldati e ufficiali Polacchi caduti nelle fosse di Katyn nel 1920.

Al termine di questa celebrazione, ho apprezzato un coro di voci bianche con abito tradizionale, magistralmente diretti da una chitarrista,Sylwia Basta”Silvana”. residente in un piccolo comune, urbano /rurale, Rabka-Zdrój, nel distretto di Nowy Targ, Vengono eseguiti brani caratteristici del posto.

 

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Venerdi 2 Marzo oggi è impegnativo

Da Biela Voda ( valle KEZMARSKA ) A Zelené Pleso ( RIFUGIO BRNCALOVA)

 

Siamo al confine con la Slovacchia, devo superare 650 metri di dislivello e oltre 30 km di distanza, A/R.

La giornata e’ fredda e molto ventosa.

Non mi accorgo del vento perché il bosco mi protegge, la neve purtroppo e’ molto dura, qui in Polonia la chiamano” cemento armato”.

Penso già alla difficoltà della discesa, ma per il momento, con le pelli di foca, salgo spedito e senza problemi.

Stanislao sale con molta tecnica e leggerezza, un carro armato…!

Ho percorso il sentiero turistico, che porta da Biela Voda a Zelene Pleso dove si trova il rifugio Brncalova chata, ovvero” chata na Zelenom Plese”.

Il sentiero per buona parte costeggia il torrente Biela Voda (acqua bianca) ed è molto piacevole.

Zelené Pleso, ( lago verde), è un lago suggestivo dei monti Tatra, incastonato in mezzo alle rocce ed è di uno splendido colore verde.

E’ collocato nel bacino del ghiacciaio Kačacia, in Slovacchia. Si trova ad un’altitudine di 1575. Misura 200 m di lunghezza e 170 m di larghezza.  La sua profondità massima è di 4,1 m. Il lago Zelené pleso ha tre affluenti ed è accessibile a piedi o in bicicletta, (durante l’inverno si può arrivare anche con gli sci).

Appena esco dal bosco mi accorgo della potenza del vento. Quasi mi butta a terra, rinuncio…, ma il rifugio dovrebbe essere vicino.

E’ stata una sfida con me stesso, perché il percorso è per gli scialpinisti.

Con gli sci da fondo escursionismo, laminati e squamati, ma con il tallone libero, pur calzando uno scarpone rigido, in discesa non sono affidabili. Devi usare tecniche da decidere sul momento.

 

Mi ha dato lo stimolo Incontrare tanti giovani e ragazze che salivano con passo lungo, sicuro, cadenzato, con forza, attrezzati con equipaggiamento invernale, perché avrebbero pernottato nel rifugio, per poi proseguire l’indomani e salire su qualche vetta.

 

Interessante il salutarsi, ognuno con la propria lingua, ma ci si capiva. Gli occhi allegri, luminosi, il sorriso…qualcuno si è fermato e in inglese ci siamo scambiati impressioni.

In particolare, uno sci alpinista, venuto a conoscenza della mia provenienza, mi ha chiesto notizie dell’Italia e dei posti ove aveva sciato.

Ormai stanco e con la difficoltà per avanzare…eccolo… il rifugio…entro… mi seggo.

L’altimetro segnava1575 m.

Che bellezza, mi affaccio alla finestra e davanti mi si presenta una parete di 600 metri, liscia.

Devo fare presto e pensare alla discesa.

Il vento aumenta, ormai la neve è ghiaccio. Nello zaino dove porto tutto, è come un’officina…avevo dei ramponcini e decido di montarli agli scarponi.

Sono certo che mi permetteranno di camminare in sicurezza sino a quando potrò indossare gli sci.

Ho fermato gli sci allo zaino per avere le mani libere e procedere in sicurezza.

Il vento sempre forte e con “ le antenne” degli sci ogni tanto prendevo uno “sbandamento…”. Ecco che finalmente posso calzare gli sci, ma che fatica non prendere velocità su questa neve dura ed anche la ” mia raspa” (tecnica di frenare in discesa ndr), mi ha poco aiutato.

E’ sera, il sole sta per tramontare, sono stanco e soddisfatto.

La montagna bisogna rispettarla e non mi metto mai in competizione con essa, so di essere perdente. Avevo calcolato le difficoltà e sapevo di potercela fare.

 

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Sabato 3 Marzo

Inizio settimana bianca

 

Parto per la località scelta per la settimana bianca: GUBALOWKA

Bellissima baita dove mi hanno riservato la migliore stanza. Due finestre, orientate una ad est e l’altra ad ovest, ricavate nella piramide della baita. Molto accogliente, con bagno, tv e riscaldamento ininterrotto.

Tanto per non annoiarmi, con gli sci testo il territorio per un paio di ore, aspettando che gli amici di Varsavia e dintorni, sopraggiungano.

Ci sono persone nuove che Stanislao mi fa conoscere e ci diamo appuntamento per le ore 18, ora di cena. Nel frattempo mi godo il tramonto del sole.

L’orario della cena rispecchia le abitudini dei rifugi, perché le persone che ci vanno, non sono turisti ma, escursionisti, che la mattina si svegliano presto per fare escursionismo tutta la giornata.

Equipaggiati con lo zaino e il classico panino, si rientra verso le ore 17, subito una doccia bollente e stanchi e affamati, la cena.

Chi gestisce la baita sono veri montanari e per questo hanno offerto per tutto il periodo, cibi tradizionali della montagna.

A fine cena, l’obbligo e’ quello di sedersi vicino al camino.

 

Intanto il tramonto e’ spettacolare! Di fronte a me i Monti Tatra ed inizia “la danza dei colori”. Le sfumature cambiano improvvisamente, quasi quasi trattengo il respiro per non fare rumore, per non interrompere questa magia. A poco a poco la collina diventa nera, gli abeti ti augurano la buona notte, il manto bianco della neve acquista un candore più brillante, illuminato dalla luna piena. Le luci interne della baita sono basse, questo perché la natura non deve essere disturbata né aggredita.

Inizia la vita per gli animali notturni e in questo incantesimo si parla a bassa voce, con il calore della fiamma scoppiettante e sinuosa del camino.

Si programma l’impegno del domani, però la chitarra non manca mai. I canti sono quelli della tradizione della montagna.

Per farmi partecipare, ogni tanto si intona un canto in italiano, fra un bicchiere di vino ed un bicchierino di “ centerba…” molto apprezzato, che ho portato dalla mia città, Chieti.

Il centerba ha creato entusiasmo, scende giù molto bene…fa cantare meglio, è il tipo forte, 70 gradi!

Alle ore 21 vado a letto.

Dalla finestra della mia camera vedo le stelle che mi fanno l’occhiolino, e’ come se il vento volesse spegnere la loro luminosità, ma e’ un effetto ottico e in questa fiaba mi addormento.

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Domenica 4 Marzo

GUBALOWKA  SIEROCKIE PAESE.

 

Il sole sorge presto, alle 6.15 ed entra dalla finestra ad est, invadendo la mia stanza.

Mi accarezza, augurandomi il buon giorno e mi invita ad alzarmi.

Fa freddo perché il riscaldamento la notte funziona a temperatura più bassa.

Mi dirigo da una finestra all’altra, ammiro il paesaggio, fuori il freddo deve essere intenso,

“La quotidianità”, con i raggi del sole si risveglia.

Preparo lo zaino, gli sci, le ciaspole e già si sente il profumo della colazione.

Cenare alle ore 18, quindi un’ora a me non consueto e fare colazione alle ore otto, dopo 14 ore dalla cena, è salutare, perché avverto un “languorino” allo stomaco.

Devo fare una colazione abbondante perché le escursioni sono impegnative.

La prima colazione, infatti, è il pasto più importante della giornata.

La mia è la classica e semplice colazione mediterranea, che ritengo quella più sana.

Oltre al the, preparo fette di pane speziato con burro salato, (mi concedo questa eccezione al classico burro), marmellata casareccia, Immancabile lo yogurt cremoso, gustoso e la frutta fresca.

I miei amici consumano un’abbondante colazione all’inglese con uova, legumi, salse cremose, affettati vari, latticini, insalate, cetrioli, pesce fritto e affumicato, cereali, wurstel, omelette imbottite.

Nella settimana mi sono lasciato invogliare, qualche volta, dal toast riempito di formaggio, che una volta rosolato nel tostapane, lo mangi con il formaggio diventato colante e filamentoso, molto buono.

Alla fine dell’abbondante colazione, consumata con tranquillità, mi preparo per l’escursione, impegnativa per lo stato della neve gelata.

Metto gli sci alla baita GUBALOWKA e in discesa preferisco scendere con lunghe diagonali per non prendere velocità. Il ghiaccio non mi permette di usare la tecnica di frenata a raspa,perché prendo subito velocità.

Dopo un paio di cadute decido di calzare le ciaspole.

L’idea si è rivelata vincente, mi godo il paesaggio, scatto le foto, faccio meno fatica.

Ho percorso 18 Km con tanto sole. Arrivato a Sierockie ho preso un mezzo pubblico che mi ha riportato alla baita.

E’ domenica ed in montagna si consuma un pasto festivo più gustoso.

Minestrone – cotoletta impanata – crauti – rape rosse – patate ed il dolce… strudel di mele. Le bevande… the e birra.

Terminata la cena, mi siedo vicino al camino, insieme agli amici. Iniziano i canti accompagnati da alcune chitarre. Il centerba ci rende allegri e felici.

 

Le luci sono soffuse per non dar fastidio all’ambiente notturno, il calore del fuoco mi rende e ci rende più amici, i visi sono distesi, la fatica del giorno è scomparsa, verso le ore 22 vado a letto.

Dalle finestre ammiro il cielo, la luna, le stelle ed il sonno mi fa chiudere gli occhi.

Buona notte Luciano!

 

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Lunedi 5 Marzo

OSTRYSZ  CHOCHOLOW

 

Oggi torno a OSTRYSZ, ma il ritorno è a CHOCHOLOW.

Ripercorro la bella salita con le pelli di foca ed immancabile è il falò, per la cottura dei wurstel.

Stanislao ha il compito di trovare i rami che necessariamente devono avere la forcina dove si infilano i wurstel. Noi troviamo la legna e poi si accende il fuoco.

Ormai anch’io ho imparato a cucinarli e non bruciarli.

L’ambiente è festoso e disteso, la giornata è limpida. La discesa presenta difficoltà per il ghiaccio che risolvo calzando le ciaspole.

Per raggiungere la località di partenza e tornare alla baita, sono stati utilizzati i mezzi pubblici. Quindi obbligati agli orari con cambio di autobus e diversi chilometri da percorrere sull’asfalto, a piedi.

Questo gruppo è molto rigido per il rispetto dell’ambiente.

Il villaggio di Chocholow, al confine con la Slovacchia, è un patrimonio dell’Unesco che rappresenta la più completa testimonianza di un antico villaggio montanaro, tutto costruito con case in legno, sistemata su una strada principale, con case su entrambi i lati.

 

Stanisław Witkiewicz (nato l’8 maggio 1851 a Pašiaušė – morto il 5 settembre 1915 a  Lovran), pittore, architetto,scrittore e teorico dell’arte, si è ispirato a queste costruzioni per diffondere lo “Zakopane Style”e tramandare questo fascino, per la cultura del Podhale e la volontà di salvarla. Un esempio è la “stanza nera”, nella quale in passato si concentrava la vita della famiglia montanara. Il colore nero della stanza era per il fumo sprigionato dal camino acceso.

Villa Koliba in via Kościeliska a Zakopane, ne è la migliore testimonianza.

 

Chochołów è quindi un villaggio antico che prese parte attiva in importanti eventi storici. Un ulteriore motivo di risonanza nel Podhale del villaggio di Chochołów, è che ebbe origine dall’Insurrezione del 1864, contro l’Austria. L’insurrezione di Chochołów, benché rappresenti solo un episodio, rimane sempre vivo nella coscienza degli abitanti del villaggio. I capi dell’insurrezione di Chochołów, furono, l’insegnante e organista Jan Kanty Andrusikiewicz, don Leopold Kmietowicz di Chochołów e don Michał Głowacki “Świętopełk” di Poronin.

 

La sera del 21 febbraio1864, i montanari armati, sotto il comando di Andrusikiewicz e di don Kmietowicz, attaccarono la postazione dei doganieri austriaci a Chochołów. Dopo aver disarmato i doganieri, Andrusikiewicz proclamò lo scoppio dell’insurrezione. Gli insorti varcarono il confine tra la Galizia e l’Austria raggiungendo l’ufficio del dazio, nel villaggio di Sucha Hora, per rifornirsi di soldi, destinati alle necessità del movimento. I soldi furono prelevati senza difficoltà. Uno dei doganieri si schierò addirittura con gli insorti. Il giorno seguente fu dedicato all’arruolamento dei volontari e alla preparazione delle armi. La sera del 22 febbraio, a Chochołów, si radunarono circa cinquecento contadini, provenienti dai villaggi limitrofi, come Witów, Dzianisz e Ciche. Verso mezzanotte, gli insorti radunati, furono attaccati inaspettatamente dai doganieri, comandati dal commissario della guardia di finanza di Nowy Targ, Romuald Fiutowski, soccorsi a loro volta dai contadini ingannati dagli Austriaci provenienti da Czarny Dunajec. Nel combattimento furono feriti i comandanti dell’insurrezione, don Kmietowicz e Andrusikiewicz. La resistenza risultò inutile, visto che per domare la situazione sarebbero giunti gli aiuti. I comandanti e i partecipanti all’insurrezione di Chochołow subirono gravi condanne. Molti di loro finirono nelle prigioni di Spilberg, Kufstein e Wiśnicz. Don Kmietowicz fu condannato a morte, condanna in seguito trasformata in pena di detenzione pluriennale. Andrusikiewicz e gli altri furono catturati e anche loro imprigionati. In seguito furono tutti liberati.

 

Ogni anno, in occasione della cerimonia per la celebrazione dell’anniversario dell’insurrezione, la compagnia teatrale con la quale collabora Stanislao, rappresenta questa storia e Stanislao interpreta don Leopold Kmietowicz.

La celebrazione si svolge nella piazza con la chiesa gotica realizzata in pietra “Sw Jacek”, che ha sostituita quella vecchia di legno, alla metà del XIX secolo.

Bellissimo e coinvolgente tramandare da generazione a generazione questa storia, una memoria culturale che vede i cittadini di questo villaggio, con gli abiti tradizionali, assistere a questa narrazione fatta da volontari.

 

In baita, mi preparo per la cena, la doccia, gli appunti…, poi il calore del camino e la buona notte.

 

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Martedì 6 Marzo

Dalla baita a Witow

 

Tempi di spostamenti lunghi, cinque ore in totale, fra andata e ritorno dalla baita a Witow.

Tre ore a piedi per raggiungere la fermata dell’autobus e due ore per il trasferimento con l’autobus.

A  Witow finalmente la neve, dove ho sciato per tre ore.

Purtroppo la qualità della neve era impossibile per sciarci con gli sci stretti da fondo escursionismo e con il tallone libero. Tante cadute ma l’intenzione è quello di evitare problemi fisici per arrivare con pochi guai al pomeriggio ed aspettare l’autobus per Zakopane.

Insieme agli amici mi sono fermato ad un ristorante, molto caratteristico e bello, con un arredamento persiano e tanti tappeti, in quanto il figlio del titolare ha sposato una persiana.  Una cameriera ci ha chiesto cosa volevamo consumare. Ho chiesto se parlava l’italiano e la risposta è stata affermativa. Mi ha rivelato che era stata a lavorare diversi anni in Italia, a Milano. Un elemento in più per convincermi che è facile in tutta la Polonia incontrare persone che parlano italiano.

Così, fra una chiacchiera e l’altra, il tempo è trascorso in fretta ed è arrivato l’ora di prendere l’autobus per tornare alla baita.

 

Witów è un pittoresco villaggio con una splendida vista sulle montagne dei Monti Tatra occidentali e la Valle Chocholowska. Inoltre è un’ottima stazione sciistica.

Il villaggio ha una popolazione di 1.500 residenti e confina con la Slovacchia. Si trova a circa 7 km a nord-ovest di Kościelisko, a 10 km ad ovest di Zakopane e 82 km a sud del capoluogo Cracovia.

 

Arrivato alla baita, mi preparo per la notte, sistemo lo zaino per il giorno successivo, mi concentro contemplando il tramonto, prendo appunti, è l’ora di cena.

Il cibo è ottimo ed abbondante, la birra, il tè, il focolare fa il resto.

Parlo, in italiano con Stanislao ed in inglese con gli altri amici, un bicchierino di centerba, mentre gli occhi si appesantiscono.

Auguro la buona notte e mi ritiro nella mia camera, ripercorrendo la giornata.

Il silenzio, la luna, il bianco della neve, mi rilassano ed il sonno mi avvolge, mi riscalda, mi accarezza, mi fa sognare.

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Mercoledì 7 Marzo

Dalla Baita al Santuario di BACHLEDOWCE-MIETUSTWO

 

Bellissima escursione, lunga ed impegnativa, con una giornata soleggiata.

Fisicamente stavo molto tonico per cui ho cadenzato io il passo. Ho superato diverse colline, quindi un continuo saliscendi, ed infine, all’ultima salita, con un po’ di affanno, si fa vedere il campanile del santuario di Nostra Signora di Czestochowa, in Bachledówce -Czerwienne

Questa è forse la più bella chiesa in tutti i Tatra.  La facciata esterna, in stile moderno, è piuttosto modesta, ma l’interno realizzato in legno, ha una quantità incredibile di sculture intrecciate in legno.  Questo luogo è visitato ogni anno da moltissime persone.

Il Santuario di Nostra Signora di Czestochowa in Bachledówce è gestito dai Paolini.

 

Padre e fondatore dell’ordine paolino è considerato il beato Eusebio, canonico di Esztergom. Il nome deriva dal proprio patrono, San Paolo di Tebe, detto “primo eremita”. L’Ordine dei Paolini nacque in terra ungherese.

Nel 1246, il canonico Eusebio, si ritirò sulle montagne di Pilis, in Ungheria, dedicandosi alla vita eremitica. Insieme ai suoi primi discepoli, Stefano e Benedettino, realizzò il convento di Santa Croce, dove essi modellarono subito la loro vita, secondo l’esempio di San Paolo, Primo Eremita. L’elemento distintivo della spiritualità paolina, è il potenziamento e la diffusione del culto della Madre di Dio, Regina degli Eremiti, Madre e Protettrice particolare dell’Ordine. In più il pregio dei Paolini è la contemplazione di Dio nella solitudine, la coltivazione della preghiera liturgica,la realizzazione dello spirito di penitenza, l’attività apostolica al servizio della Chiesa e del prossimo, la proclamazione della parola di Dio, l’esercizio dei sacramenti.

I Paolini furono fatti venire in Polonia nel 1382 dal principe della Slesia, Ladislao Opolczyk (di Opole), il quale fondò il primo convento paolino su Jasna Gora (Monte Chiaro) di Czestochowa, per proteggere il Quadro Miracoloso della Madonna Nera, portato dalla Russia. Jasna Gora è il punto cardinale dell’assistenza pastorale di tutto il territorio polacco, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza pastorale del confessionale.

Attualmente in Polonia, oltre a Jasna Gora dove si trova la Curia Generale dell’Ordine, i conventi paolini sono situati a: Cracovia – Skalka (sulla Roccia) – Varsavia – Wroclaw – Lesniów – Lesna Podlaska – Wieruszów – Wlodawa – Brdow – Torun – Oporów vicino a Kutno – Biechwo – Pauliny – Mochów – Wielgomlyny – Leczeszyce e a Bachledówka vicino a Zakopane.

I Paolini, nel 1956, hanno edificato la basilica di Bachledówka e un Hermitage chiamato Tebaide, che divenne da quel momento l’eremo per i monaci di San Paolo Primo Eremita.

La generosità dei montanari ha provveduto al materiale per la costruzione della cappella, della sagrestia, la realizzazione dei mobili e le statue in legno.

I Paolini che frequentano questo eremo, lo fanno per riposare e raccogliere le forze per continuare il lavoro pastorale.

Dalla basilica di Bachledówka si gode una vista dei Monti Tatra straordinaria.

Questo luogo di pace e preghiera divenne il ritiro per i giovani e i sacerdoti dell’Arcidiocesi di Cracovia. Sia il Cardinale Stefan Wyszynski, che il Cardinale Karol Wojtyla,(Papa Giovanni Paolo II),spesso hanno frequentato questo santuario.

 

Ho mangiato il panino con il Kabanosy,(Il nome deriva dalla parola turca, “Kaban”, che significa maiale, (in seguito utilizzata anche in Ucraina e in alcune parti dell’Europa orientale, ndr).E’ un insaccato, molto lungo, originario della Polonia, a base di carne di maiale. Di solito i kabanosy sono secchi e affumicati. I più pregiati vengono prodotti a Varsavia, sono avvolti a matassa e lunghi circa 5 metri. Il diametro, per quelli più ricercati e costosi, è di 5 millimetri. Il Kabanosy è in genere utilizzato come alimento nelle escursioni, perché si conserva di più, rispetto a molti altri insaccati.

Ho lasciato questo luogo con dispiacere.

Dovevo raggiungere il paese di Czerwienne,Comune di Czarny Dunajec, per prendere l’autobus per Zakopane.

La discesa al paese è stata molto difficoltosa per il ghiaccio e la poca neve. Raggiunto il paese, solita attesa per l’autobus che mi ha riportato a Zakopane e quindi alla baita.

La serata, come le altre,dopo la ottima cena, semplice ma calorica e prettamente, rigidamente, montanara e tradizionale, mi sono seduto vicino al focolare, rilassandomi e alimentando il fuoco con la legna. Fuori, la pace ed il silenzio assoluto. La buona notte, la mia cameretta a piramide, mi affaccio per contemplare la luna, spengo la luce, sotto le coperte…, penso, non ho nostalgia dell’Italia.

 

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Giovedi 8 Marzo

La Valle CHOCHOLOWSKA O VALLE DEL PAPA

 

Oggi è la festa della donna. Ho fatto gli auguri alle amiche della settimana bianca.

Ho spronato i loro mariti a fare altrettanto, a regalare un fiore, a dare un bacio alle loro donne. Non ci sono riuscito… ed allora ho voluto capire in Polonia questa ricorrenza come viene vissuta.

La festa è molto sentita e ogni IWDInternational Womens Day– (Giornata Internazionale della donna), propone grandi manifestazioni femministe nelle principali città.

La festa della donna si festeggia come una festa nazionale, indipendentemente dall’età. Le donne ricevono particolare attenzione, ed hanno per regalo i fiori, i dolci, non solo privatamente, ma anche sul posto di lavoro.  Anche la tendenza occidentale di consegnare biglietti d’auguri si sta introducendo in questa ricorrenza.

In Polonia la gente ama i fiori!  (Anticipo un argomento su Varsavia dove mi ha colpito e sorpreso vedere tante bancarelle e tanti negozi di fiori).

Quindi, non ho capito il motivo di tanta freddezza da parte degli amici della settimana bianca, in questo giorno, per esprimere una gentilezza alle loro donne, mogli, quando questa usanza di regalare i fiori, è una parte importante della cultura polacca.

Terminata la colazione, prendo l’autobus che conduce al parcheggio (Siva Polana -910m slm). Calzo gli sci e raggiungo la Radura Huciska (982).

C’è da seguire un percorso che raggiunge il rifugio Chocholovska (si pronuncia Cocolovsca 1146 m slm). Il rifugio e’ il più grande sui Tatra (133 posti letto).

Il 23 Giugno 1983, Papa Giovanni Paolo II, ha parlato qui con Lech Walesa, e poi ha fatto una lunga  e anche ultima camminata sui Tatra.

Tutto il sentiero è abbellito con edicole votive che ricordano il passaggio del papa.

Il nome della valle CHOCHOLOWSKA trae origine dal villaggio Chocholow, molto importante, perché serviva una vasta area sui monti Tatra adibiti a pascolo delle pecore e bovini.

Questo sentiero lo avevo già effettuato d’estate. Il tempo è inclemente con neve e schiarite. Ora ha acquistato un altro fascino.

Purtroppo, le tante slitte trainate dai cavalli, ha reso il fondo stradale una lastra di ghiaccio. Per raggiungere il rifugio non ho avuto difficoltà, perché ho messo le pelli di foca agli sci.

Il panorama è stupendo e godo nel vedere le cime che conosco.

Prima di arrivare al rifugio, Stanislao mi ha proposto di seguirlo. Ho percorso un traverso sopra la strada ed è stato bello vedere gli amici, piccoli, in basso, che procedevano in fila.

Sono arrivato alla cappella di Giovanni Battista.

La cappella e’stata costruita nel 1973, per la realizzazione di una puntata di “Janosik”, (il Robin Hood della Polonia).

Al termine della puntata, i pastori non hanno permesso di smontare la cappella che e’ rimasta pertanto, come ricordo.

 

La storia del film narra che durante la rivolta anti-nazista in Slovacchia, uno dei gruppi partigiani portava il suo nome, Juraj Janosik.

Juraj Jánošík oppure Juro Jánošík (nacque a Terchová, paese montano a confine fra la Polonia e la Slovacchia, il 25 gennaio 1688, morì impiccato all’età di 25 anni a Liptovský Mikuláš il 17 marzo 1713), è stato un fuorilegge slovacco ed è considerato l’eroe nazionale di questa nazione.

Sembra che il giovane contadino abbia combattuto nell’esercito irregolare di Rakoczy contro gli Asburgo che avevano la proprietà di quelle terre.

La decisione verso il brigantaggio sarebbe avvenuta nel 1711,due anni prima della morte. Secondo la leggenda, essa sarebbe stata la conseguenza della morte del padre, fatto uccidere perché si era rifiutato di lavorare per il suo padrone per non abbandonare la moglie sul letto di morte. Da quel momento, infatti, Janosik avrebbe giurato di lottare contro lo strapotere dei signori feudali in una regione povera come le montagne slovacche.

Da questo episodio si sviluppò il mito del brigante buono che ruba ai ricchi nobili per dare ai poveri. Da subito si crearono presso le popolazioni locali racconti popolari e canzoni folcloristiche che narravano le gesta di Janosik e dei compagni della banda, ispirati anche dalla sua morte avvenuta per impiccagione da parte dei funzionari asburgici.

Nella letteratura del romanticismo slovacco, Juraj Janosik è raccontato come figura di un eroe popolare che combatte contro l’ingiustizia, con sfumature politiche alla sua storia di fuorilegge. Innumerevoli sono i poemi, le tragedie, i romanzi e anche i dipinti in suo onore in Slovacchia. Il fascino del giovane fuorilegge conquistò anche le popolazioni vicine, come Cechi e Ucraini, ma soprattutto i polacchi.

Infatti, uno dei romanzi più importanti su Janosik, si deve allo scrittore polacco Przerwa-Tetmajer, originario anch’egli dei Tatra.

L’identificazione dei Polacchi nel giovane eroe fa sì che alcuni pretendano che egli fosse polacco anziché slovacco.

Grazie a un telefilm polacco in 13 episodi realizzato nel 1973 (regia di J. Passendorfer), l’eroe è stato reso noto al numeroso pubblico giovanile.

 

Raggiunto il rifugio, ho avuto qualche difficoltà ad entrare a causa dei molti “cannelotti”, (aghi ghiacciati ndr), appesi alla grondaia del tetto, pericolosi se si staccano, perché lunghi e pesanti. Entro…un caldo accogliente. Tante persone, mi alleggerisco dello zaino, gli sci e la giacca a vento. Consumo il mio panino con un ottimo bicchiere di birra.

Bisogna tornare a valle, la strada è una pista da ghiaccio.

Escludo gli sci, provo con le ciaspole, niente…non fanno presa. Decido di camminare con gli scarponi, eccezionali, sembravano delle ventose e sono sceso senza problemi.

L’anno scorso, in questo posto, caddi e mi ruppi 4 costole…memore di questa disavventura ero molto rigido, ho voluto fare le cose ragionando ed è andato tutto bene.

Arrivato alla Radura Huciska (982), ho calzato gli sci perché c’era il binario per arrivare a

Siva Polana, gran bella sciata!

L’autobus per Zakopane e quindi… la baita.

 

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Venerdi 9 Marzo

 

DA VALLE CHOCHOLOWSKA A WITOW PER CIMA MAGURA WITOWSKA

 

E’ l’ultima escursione, la tredicesima, domani gli amici di Varsavia partiranno e resteremo solo io e Stanislao.

La stanchezza si fa sentire. La giornata è nuvolosa.

Per raggiungere la località di partenza, i soliti mezzi pubblici, comodi e veloci.

Calzo gli sci all’inizio della valle CHOCHOLOWSKA per raggiungere la CIMA MAGURA WITOWSKA, che avevo già raggiunto partendo da Witow.

La nebbia fitta ha creato difficoltà nel bosco, diversi passaggi impegnativi.

La neve nel bosco ha caratteristiche diverse da quella sui pendii. In genere è molle, si affonda, il pericolo dei rami è sempre presente. Devi stare attento a scendere se la vegetazione è fitta. Insomma non ti diverti ed è facile cadere.

Alla fine Stanislao ha trovato il sentiero e ho raggiunto la vetta.

Ho apprezzato meglio il posto perché lo avevo già raggiunto.

La nebbia regalava un ambiente fantastico, tutto sfumato e con un silenzio angosciante.

Le punte degli abeti sembravano ombre trasparenti che si muovevano.

Ho mangiato il panino, uova sode e Kabanosy.

Per non turbare questo ambiente fantastico, abbiamo cercato di parlare sottovoce, perché il parco nazionale vuole che l’habitat sia rispettato.

 

Riposato e rifocillato, in marcia per tornare alla baita, volutamente ho scelto di chiudere la fila. Ho così ammirato gli amici che mi precedevano, con le loro giacche colorate, ma sfumate nella nebbia.

Per arrivare a Witow ho percorso il sentiero che conoscevo.

Nuovamente mi sono fermato nella pianura dove c’erano i casolari abbandonati che mi hanno fatto pensare al Natale… Gli abeti alti e imbiancati, un’estesa pianura, i casolari di legno con i tetti ricoperti dalla neve, ho immaginato all’interno la luce delle candele, il focolare acceso ed il fumo che esce dal comignolo, le persone allegre al caldo che consumavano la cena.

Sarà stata un po’ di malinconia che mi ha spinto ad immaginare questa scena, poiché sapevo che era l’ultima sciata.

La sera in baita c’è stato tanto calore… vicino al camino. Qualche bicchiere in più di centerba, i canti, la pesantezza degli occhi, mi hanno accompagnato nella mia cameretta che avrei dovuto lasciare l’indomani.

Il cielo stellato mi ha contagiato ad osservare le stelle, luminosissime, ed ho goduto nel fissarle sino a quando la stanchezza, mi ha convinto a dormire…!

 

Oggi gli amici erano molto euforici, ma direi tutta la Polonia, perché la spedizione polacca guidata da Artur Hajzer, ha compiuto la Prima invernale al Gasherbrum I . Adam Bielicki e Janusz Golab, sono gli autori della prima salita invernale al Gasherbrum I, 8068 metri in Pakistan. I due alpinisti dopo aver raggiunto la vetta senza ossigeno, alle ore 08:30 ora locale, hanno iniziato una discesa lungo la via normale da cui erano saliti e sono arrivati nella serata, al campo 2, dove hanno pernottato prima di proseguire il giorno dopo sino al campo base.

Bielicki è un ragazzo di 28 anni, che con il suo compagno, ha rilanciato l’alpinismo polacco sulla scena internazionale.

La spedizione, organizzata dalla Polish Mountaineering Association con il patrocinio del Presidente della Repubblica Polacca, era composta da 4 polacchi:

il capospedizione Artur Hajzer, Agnieszka Bielecka, responsabile del campo base, Adam Bielecki e Janusz Golab e 2 portatori/balti  pakistani, Ali Sadpara e Shaheen Baig.

 

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Sabato 10 Marzo

terme e zakopane

 

Dopo l’abbondante colazione, è l’ora dei saluti… Un caldo ed amichevole abbraccio con gli amici di Varsavia ed un arrivederci!

Kristoff, Eva e Jan li rivedrò domani sera, 11 marzo, a Varsavia.

Stanislao mi ha proposto un’altra giornata in montagna…in Slovacchia!

Da Skalnate Pleso è possibile prendere la cabina teleferica che porta alla cima di Lomnicky Stit, che con i suoi 2632metri è la seconda cima dopo cima Gerlach.

Raggiunto il parcheggio di Tatranska Lomnica si prende l’ovovia che raggiunge  Skalnate Pleso, (lago roccioso.)

Però Stanislao desiderava raggiungere Skalnate Pleso con gli sci per poi prendere la cabina teleferica. Solito problema del ghiaccio.

Un poco per la mia stanchezza, ma c’erano anche problemi oggettivi, perché i biglietti per la teleferica vanno comprati anticipatamente e sul biglietto viene indicata l’ora di partenza. Inoltre si deve essere sicuri sulle condizioni atmosferiche, per non trovarsi una volta su Lomnicky Stit in una nuvola. Se il tempo è bello, il panorama è unico e mozzafiato.

 

Ho preferito non accettare… Avevo voglia di visitare Zakopane ed il pomeriggio rilassarmi alle terme.

Ho caricato i miei sette bagagli nella macchina di Stanislao, ho salutato anche i gestori della baita e quindi la partenza per Zakopane.

Zakopane gode ancora della reputazione di città degli artisti ed è un luogo che attira persone creative in cerca di un ambiente adatto per vivere e lavorare. La città conta 30.000 abitanti, cui bisogna aggiungere i 2 milioni di visitatori che arrivano ogni anno, soprattutto appassionati di sci.

Nelle feste religiose, gli abitanti indossano i costumi tradizionali, mentre nelle case si continua a parlare in dialetto.

Ogni anno, nel mese di settembre, si svolge a Zakopane, il Festival del folklore degli altipiani, che attira un gran numero di visitatori. È un punto di incontro delle culture: polacca, slovacca, magiara e balcanica, con elementi delle civiltà carpatiche.

A piedi ho iniziato a visitare Zakopane vecchia, con le tante artistiche Baite di legno.

Quando a Zakopane, nella seconda metà del ‘800, sorse l’architettura in stile svizzero o tirolese, così come in molti altri siti termali, Stanislaw Witkiewicz,drammaturgo, filosofo, scrittore e pittore polacco, per difendere il Podhale dalle costruzioni estranee, si rese conto che occorreva creare uno stile proprio, utilizzando la tecnica dell’edilizia locale.

Questo complesso di tradizionali e tipiche case in legno, risalgono al XIX secolo, quando iniziò “lo stile di Zakopane” che è una sintesi dei vari tipi di arte popolare. Questo stile rappresenta un tentativo di combinare elementi di arte e architettura locale con gli elementi della tradizione polacca in senso lato.

A Villa Koliba, oggi c’è il Museo dello Stile Zakopane intitolato a Stanisław Witkiewicz, (il nome koliba indica un tipo di capanna dei pastori). Essa rappresenta la prima casa in stile Zakopane, costruita su progetto di Stanisław Witkiewicz, ma l’esempio più bello, è la villa Dom pod Jodiami, costruita nel 1897 a Koziniec per la famiglia Pawlikowski, che è la più grande casa costruita in stile Zakopane.

Si ammirano ancora oggi le magnifiche costruzioni storiche in legno, dove l’architettura tipica della casa rurale, si fonde con gli elementi caratteristici dello stile liberty.

Sono andato alla scoperta di questo patrimonio, visitando la via Koscieliska, la strada più antica dell’abitato, lungo la quale si incontrano ad ogni passo case antiche e casolari di montagna e dove ancora oggi, risiedono i discendenti delle storiche famiglie di Zakopane. In questa strada, ho ammirato:

  • La Vecchia Chiesa, tutta in legno, costruita tra il 1845 e il 1851 sede della prima parrocchia di Zakopane.
  • La Cappella della famiglia Gàsienica, (La piccola cappella in muratura, è stato il primo edificio religioso di Zakopane, costruito da Paweł Gąsienica nel 1800).
  • Il vecchio cimitero Na P´ksowy Brzyzk, dalle tombe riccamente decorate e luogo di sepoltura di famosi artisti, scrittori e alpinisti. E’ stato realizzato per iniziativa di padre Józef Stolarczyk, verso il 1800, proprio accanto alla cappella dei Gàsienica. Il terreno era stato offerto da Jan P´ksa, e per questo motivo il cimitero fu chiamato P´ksowy Brzyzk. Nel 1889 vi fu sepolto Tytus ChaΠubiƒski, celebre medico e naturalista polacco, pioniere dell’alpinismo sui Tatra, ritenuto l’inventore di Zakopane. Hanno qui i loro sepolcri, grandi rappresentanti della cultura polacca. L’architettura e la decorazione di alcune tombe sono opera di insigni artisti. Fra gli elementi decorativi prevalgono i motivi popolari e gli accenti locali, appartenenti ai Tatra. Vi sono presenti anche storiche croci fatte con il ferro dei Tatra.
  • Villa Witkiewiczówka, ul. Antałówka, costruita nel 1904, è stata abitata negli anni trenta dal talentuoso artista, Stanisław Ignacy Witkiewicz, noto anche come Witkacy.
  • Cottage Sabała, Stare Krzeptówki, Casetta in legno della prima metà del XIX secolo, si trova nella zona ovest di Zakopane.
  • Cappella di legno del Sacro Cuore di Gesù in ul. Jaszczurówka, Costruita tra il 1904 e il 1908 su progetto di Stanisław Witkiewicz. Questa cappella è una delle più belle in Polonia, è un esempio di ideale applicazione dello stile di Zakopane degli edifici sacri in legno, riccamente ornata all’esterno, piena di semplicità all’interno.
  • La chiesa lignea di Harklowa, (chiesa gotica lignea del 1500 circa,con tre altari scolpiti dai montanari. Qui Stanisław Witkiewicz, fondò il teatro di Zakopane, dando vita ad una nuova stagione nel mondo del palcoscenico. I suoi dipinti, soprattutto ritratti, sono firmati con il nome delle formule chimiche degli stupefacenti che usava per ispirarsi.
  • Il Museo dei Tatra intitolato a Tytus Chałubiński .

 

Mentre aspettavo Stanislao che aveva approfittato per sbrigare alcuni suoi impegni, passeggiando per via Krupowki, la principale via di Zakopane, animata da negozi, caffè e ristoranti, ho acquistato oggetti in legno, manufatti in lana e cotone e prodotti di gastronomia locale, come un prodotto tipico di questa regione dei Carpazi: il formaggio di pecora affumicato (oscypek, piccola lancia), prodotto nei voivodati della Slesia e della Piccola Polonia. Ha una particolare forma a fuso, contraddistinta da una crosta lucida, di colore giallo paglierino e ricoperta con tipici motivi decorativi. Dopo il taglio, l’oscypek assume un colore crema, che, tra le numerose particolarità, vanta anche quella di essere il primo prodotto del Paese ad essere stato insignito del marchio DOP.  

Verso le ore 15 arriva Stanislao e siamo andati nuovamente alle terme di Bialka TatrzanskaBania”.

Scattante, riposato e con tanta fame, mi attende l’ultima… cena a casa di Stanislao.

Sono tornato con Stanislao a Novy Targ. La moglie Iolanda ha preparato una cena di amicizia e arrivederci. Quindi sono tornato a casa e subito a letto.

 

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Domenica 11 Marzo

Partenza per Varsavia

 

Come accade spesso, quando sei agitato, si dorme poco. Pur avendo già preparato i bagagli, aver preso appuntamento con Stanislao che mi avrebbe accompagnato alla fermata dell’autobus, resta sempre un po’ di preoccupazione. Mi sono svegliato molto in anticipo ed ho fatto una colazione veloce, ho sistemato la casa che mi ha ospitato e come Stanislao arriva, carico i sette bagagli in vettura. La giornata è fredda è nevosa.

Alla fermata dell’autobus, alle ore 7, c’erano pochi passeggeri. L’autobus arriva in orario, carico e sistemo i bagagli, un altro grazie a Stanislao, prendo posto e si parte per Varsavia…, otto ore.

Non mi preoccupano le ore, ormai sono abituato. Mi interessa conoscere altre città ed andare a Nord…

Le ore trascorrono senza annoiarmi, ben presto l’autobus si riempie di viaggiatori. Ci si ferma ogni tre ore. Si consuma il panino, si va al bagno, si scambiano due chiacchiere, anche qui ho trovato diversi polacchi che parlano l’italiano.

A Varsavia sono arrivato alle ore 16.

L’amico Ian mi aspettava alla stazione di arrivo e mi ha accompagnato all’ostello. Da solo avrei avuto problemi.

La prima cosa che ho notato, una torre illuminata…, molto alta, sono venuto a conoscenza che era il palazzo della cultura, si vede da quasi tutta Varsavia.

Il traffico era molto scorrevole, pur se pieno di vetture.

Poco dopo mi fermo in una stradina semibuia, il palazzo è molto bello… Era l’ostello…Moon Hostel Warszawa, ul. Foksal 16  00-372 Warszawa

Jan mi ha aiutato a scaricare. Arrivo al piano dove era sistemato l’ostello, alla reception un giovane, Jacopo, facile da memorizzare perché mio figlio ha lo stesso nome.

Solite pratiche per essere registrato e… fortuna…parlava italiano!

Sono entrato in camera. Bella, calda, grande, una finestra che affacciava sulla via, un grande bagno.

Ho salutato Jan, stavo sistemando i bagagli…, ma un’altra visita.

Cristof ed Eva, ci siamo salutati e mi hanno invitato a fare una passeggiata.

Rinuncio a sistemare i bagagli ed esco in loro compagnia.

Per parlare, la lingua inglese, benedetta la scuola, ma anche l’università, un paio di anni alla facoltà di Lingue e Letterature straniere, prima di cambiare indirizzo.

 

Un “tour de force”, una sfacchinata…, che mi ha stancato, ma che bisognava fare.

Non ho capito molto dove mi trovavo, ho camminato molto e fotografato.

Molti palazzi illuminati, una via molto trafficata e luminosa, molti bar e negozi, quindi una via importante del centro, certamente una delle principali vie storiche di Varsavia.

Un paio d’ore per prendere conoscenza della città, il teatro, il palazzo del presidente della repubblica, l’università, il conservatorio di Chopin, tutti illuminati.

Sono tornato stanco all’ostello.

C’era all’accettazione Marcellina, anche lei parla l’italiano, che fortuna!

Un via vai di giovani, visito il piano, cucina,camere,sala da pranzo, sala giochi, sala lettura, sala televisione. Silenzio, educazione, pulizia.

Finalmente nella mia cameretta riscaldata, ma il letto e’ duro…, ancora la mia schiena soffre … inizio a sistemare i sette bagagli.

Ho consumato i panini che mi erano avanzati e che aveva preparato Iolanda.

Il desiderio primario… una doccia e andare a letto!

 

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VARSAVIA12/13/14/15 Marzo

 

Varsavia, la capitale della Polonia, è una delle città più belle d’Europa.

 

La città, situata sul medio corso della Vistola,è collocata su entrambe le rive del fiume, a una distanza di circa 350 chilometri dai Carpazi e dal Mar Baltico. Varsavia è la più grande città polacca con una popolazione di circa 1.720.398 residenti.

Varsavia è nota per la sua storia, triste ma ricca di coraggio; la si rispetta per la sua voglia di rivincita, sempre in prima fila anche con il mondo oltre confine; la si ammira per le bellezze culturali e architettoniche, che hanno reso il suo centro storico Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1980.

Sempre più spesso viene citata come il traino dell’economia della Polonia, il centro commerciale di tutta la nazione ed anche culturale, una città che ha portato alla rinascita il sistema turistico del paese.

Sotto l’occupazione tedesca, alcuni edifici furono parzialmente ricostruiti ma, dopo la Rivolta di Varsavia del 1944, vi furono sistematiche distruzioni di rappresaglia da parte dell’esercito tedesco, che in particolare fece saltare il Castello Reale.

Con l’invasione tedesca del 1939 anche Varsavia venne occupata dai nazisti dopo un assedio che portò alla distruzione di tantissimi edifici. Durante l’occupazione, gli Ebrei furono rinchiusi nel Ghetto e in seguito massacrati, nonostante un’estenuante resistenza. Tra il primo agosto e il 2 ottobre 1944, quando le truppe sovietiche si avvicinavano alla città, questa si ribellò all’occupazione, resistendo per oltre 2 mesi.

Per rappresaglia i Nazisti distrussero quasi completamente la città.

Molte delle case sulle antiche vie del centro storico e le principali chiese e palazzi, furono ricostruiti nella loro forma originale, ed a questi si aggiunsero palazzi,appartamenti e nuovi edifici pubblici.

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Devo confessare che 4 giorni per visitare Varsavia sono troppi. Due giorni sono sufficienti.

Varsavia è una città che ha un patrimonio culturale e storico raccolto in una sola via, Krakowskie Przedmieście, che inizia dal Palazzo Reale della città vecchia sino al monumento di Copernico. Successivamente inizia Nowy Swiat sino a Piazza tre Croci,con la chiesa di San Alessandro.

Il primo tratto di Krakowskie Przedmieście è un grande viale alberato dove si trovano il Palazzo del Presidente della Repubblica, la Chiesa neoclassica di Sant’Anna, il monumento al poeta nazionale Adam Mickiewicz (a Roma vicino al Pincio c’è una via dedicata a lui ) e la città universitaria. Successivamente inizia la via Nowy Świat, forse la via più bella della città che nei giorni di festa estivi viene chiusa al traffico e tutti possono camminare liberamente lungo la strada costeggiata da palazzi ed edifici.

Meglio percorrere queste due vie a piedi perché tutte le chiese, i musei, i monumenti, i palazzi si trovano a breve distanza.

La periferia di Varsavia, tranne Muranow, non presenta nulla di interessante.

 

La giornata l’ho programmata con la sveglia alle ore sette. La colazione nel refettorio dell’ostello. Un bel locale con posate, vettovaglie, frigo, cucina a gas, forno a microonde.

Preparavo la colazione insieme ai tanti giovani. Tè, panini, marmellata, yogurt, acquistati in un negozio vicino all’ostello, nessun paragone rispetto alla colazione che preparavano i giovani a base di uova, salsicce, fagioli, maionese.

Mi permetterete nuovamente un po’ di civetteria… fare colazione insieme a delle giovanissime e belle ragazze, che da quello che preparavano erano” vikinghe”, mi ha fatto tornare indietro con gli anni.

Cosa ci faranno mai in un ostello…?

Sono qua forse per studio o vacanza e oltre all’alloggio, pensavano al vitto, cucinando.

Mi ha colpito con quanta cura lavavano le stoviglie, i piatti, pulivano il tavolo!

L’ostello mi ha procurato una sensazione e ricordo di giovinezza.

 

Alle ore 13 mi recavo ad una piccola trattoria dove con 10 euro, 40 sloty, mangi tanto e bene. Alle ore 15, altre visite ed alle ore 18 una rilassante passeggiata in mezzo a tanta gente. Una pausa ad un bar dove ci sono bei salotti per riposarsi e godersi il passeggio.

Preferivo scegliere un bar mlezcny. Sono un’istituzione polacca che resiste alla modernità. Nati durante il regime, sono latterie che assomigliano a mense sociali e sfamano a poco prezzo, pensionati, studenti e turisti.

Una rapida cena e rientro all’ostello dove per un paio d’ore mi dedicavo a scrivere sul terminale in dotazione. Quindi il riposo.

Non potevano passare inosservate le tante bancarelle che vendevano fiori sino a notte inoltrata.

C’è un’usanza a Varsavia,quella di regalare fiori.  Se si va a far visita agli amici perché sei invitato a una cena o ad una festa, di solito si portano i fiori alla padrona di casa.

I fiori sono offerti anche nei compleanni e onomastici insieme con un regalo.  Mi ha raccontato una donna, che molti uomini polacchi regalano ogni giorno i fiori alle loro donne.

Infatti, è difficile trovare una bancarella a tarda ora che ha ancora fiori invenduti.

 

Per gli spostamenti ho deciso di utilizzare i mezzi pubblici. Sono molto frequenti, veloci e funzionali sia quelli di superficie che il metrò. I display alle fermate indicano il tempo di attesa dei mezzi che sono molto puntuali. Sul mezzo pubblico tutte le fermate sono annunciate e sono anche visive su uno schermo.

 

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E’ il 12 marzo e con una spina nel cuore devo raccontarvi che mi hanno rubato la macchina fotografica con circa 500 foto scattate in tre settimane, dalla partenza a Chieti, ai monti Tatra e due giorni a Varsavia.

Ero salito alle ore 8.45 sull’autobus n.116 che mi doveva portare alla città vecchia. E’ il primo giorno che prendo l’autobus. Molta gente sale alla fermata. L’autobus era pieno di gente e studenti che si recavano all’università. Ho avuto difficoltà ad annullare il biglietto.

Sono sceso alla fermata per vedere il palazzo reale.

Godevo per la sua bellezza e volevo aprire il marsupio per prendere la macchina fotografica, ma… il marsupio era aperto.

Immediatamente, una brutta idea mi ha colpito, quella che qualcuno si fosse impossessato della mia macchina fotografica.

Giammai potevo accettare una simile idea, la speranza era di averla dimenticata all’ostello, anche se l’indizio del marsupio aperto faceva presagire altre realtà.

Prendo l’autobus, torno all’ostello…, una minima speranza volevo averla.

Apro la porta, …prima di entrare un rapido sguardo nella speranza di vederla sul tavolo ma…,la macchina fotografica non c’era, me l’avevano rubata.

Non ho potuto trattenere un pianto di rabbia cercando di capire perché avvengono simili cose.

Cosa ci può fare il ladro con una macchina di poco valore senza avere gli accessori per scaricare le foto, per ricaricare le batterie, e cosa ci farà delle mie foto?

Non ho affatto pensato di rendere sicura la macchinetta fotografica, al limite tenerla in mano. La tranquillità di trovarmi in una città del Nord Europa, per me non abituati a piccoli furti, non mi hanno fatto prendere precauzioni.

Mi sono sbagliato. I Napoletani che hanno la brutta nomea… “di essere abili borseggiatori”, da oggi devono essere redenti!

Anche i polacchi hanno questa abitudine!

Mi si dirà che le mele marce si trovano dappertutto, che ci sono anche le brave persone, ma il turista deve essere difeso, questo e’ un cattivo segno che può degenerare.

Inutile fare la denuncia. Dovevo reagire!

Mi reco al Centro commerciale Blue City. Cinque piani di negozi di ogni genere, ristoranti e bar. Si trova in Al. Jerozolimskie 1179 nei pressi della stazione di Warszawa Zachodnia, vicino all’Ostello.

Acquisto una macchina fotografica. Metto sotto carica la batteria, cerco di rivedere le foto impresse nella mia mente, non mi capacito, ma questa è la realtà.

Per Varsavia il problema l’ho risolto, ho scattato nuovamente le foto che avevo perse, per i monti Tatra qualche cosa ho recuperato grazie agli amici che stavano con me. Mi sono sforzato di descrivere qualche particolare con la foto che in ogni caso resterà sempre nella mia mente, spero di esserci riuscito.

 

 

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La Città Vecchia

 

Il nome “Warszawa” secondo una leggenda popolare pare che sia l’unione del nome del pescatore Wars e della sirena della Vistola Sawa.

La sirena è il simbolo della città, ed è raffigurata nello stemma della città armata con una spada d’oro e uno scudo, simbolo di vigore e di sicurezza, poiché aveva la facoltà di persuadere con dolcezza.

La leggenda racconta che essa, riconoscente dell’aiuto ottenuto dagli abitanti della città, promise che se mai loro fossero stati in pericolo, lei sarebbe tornata per proteggerli. Per questo motivo la sirena di Varsavia è armata di spada e scudo, per proteggere la città.

La Statua della Sirena è collocata al centro della piazza del mercato (Rynek Starego Miasta) .

Quante sirene esistono in totale a Varsavia?  Difficile da fare un conteggio. La Città Vecchia ne è piena. Si trovano sulle facciate, negli stemmi o sulla rosa dei venti. Decorano i palazzi comunali, tra l’altro anche gli ex stabilimenti dei tram in via Przyokopowa, dove attualmente si trova il Museo dell’Insurrezione di Varsavia. Si trovano anche sul ponte Poniatowski, presso Hala Gwardii, al parco Królikarnia e in molti altri posti. C‘è chi dice che sia la sorella della sirenetta accovacciata su una roccia all’ingresso del porto di Copenaghen…

 

La Città Vecchia (in polacco Stare Miasto) è il più antico distretto della città di Varsavia.
La città, sorta intorno al Castello, era circondata dalle mura cittadine, di cui resta il Barbacane (struttura difensiva dell’accesso alla Città Vecchia).

Con le stradine di ciottoli e le case colorate, la Città Vecchia, dichiarata nel 1980 patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, è il cuore di Varsavia.
In passato era il centro commerciale e amministrativo della città, ma nel corso del XIX secolo, la Città Vecchia perse di importanza. I suoi edifici furono in parte abbandonati o popolati dagli strati più poveri della popolazione.

Dopo la prima guerra mondiale, con il ritorno dell’indipendenza della Polonia, si volle restituire il lustro di un tempo al quartiere. Nel 1918 il Castello divenne la sede del Presidente della Polonia e negli anni Trenta, il sindaco Stefan Starzyński, iniziò i lavori di restauro e conservazione.
Durante l’invasione nazista del 1939, il distretto venne distrutto dai bombardamenti ed anche il Castello Reale non rimase immune dalla furia nazista.

All’interno del quartiere, molto ben servita dagli autobus, è possibile visitare la piazza quattrocentesca Rynek Nowego Miasta (mercato nuovo della città ), vivace ed affascinate; la “Piazza del Castello Reale” e, di fronte alla facciata del Castello Reale, la Colonna di Sigismondo (Kolumna Zygmunta), eretta al centro della piazza in onore del re Sigismondo III nel 1644; Il Palazzo Pod Blachą (Płac Pod Blachą), letteralmente “palazzo sotto la lamina metallica”.

Dalla piazza del Castello Reale si dipartono le vie che percorrono la Città. La via Piwna, (nel XV secolo via di San Martino), dalla chiesa omonima, e la via Świętojańska, che si dirige verso la piazza del Mercato e sulla quale si affacciano la cattedrale di San Giovanni e la chiesa gesuita di Santa Maria Misericordiosa.

A piedi mi incammino per visitare le tante cose che mi si presentano da vedere.

 

  • Il Teatro Nazionale, in  Plac Teatralny 3, dove Chopin andava ad ascoltare i concerti e soprattutto le opere (che poi studiava e variava). E’ qui che Chopin si emozionava per Mozart e Rossini.
  • La Chiesa di S. Anna (Kościół św Anny). E’ una chiesa nel centro storico di Varsavia adiacente alla piazza del Castello. E’ una delle chiese più importanti della Polonia con la facciata neoclassica. Nel corso del tempo, ha visto numerose ricostruzioni, ma il suo aspetto attuale è invariato dal 1788.
  • Il Palazzo Presidenziale dal 1994, E’ il più grande ed elegante palazzo di Varsavia. La costruzione iniziò nel 1643 con Hetman Stanislaw Koniecpolski e il lavoro fu completato da suo figlio Alessandro. Nel corso degli anni, è stato ricostruito e ristrutturato più volte. Una statua equestre del principe Józef Poniatowski si trova nel cortile.  Fu commissionata nel 1816 ed è stato creato dallo scultore Bertel Thorvaldsen, sul modello della statua equestre di Marco Aurelio a Roma.
  • La Chiesa dell ‘Assunzione della Vergine Maria e di San Giuseppe, comunemente conosciuta come la chiesa carmelitana.
  • La Cattedrale di San Floriano è costruita in neogotico e caratterizzato da due torri di 20 piani di fronte Al. Solidarności . E’ sormontato da guglie di bronzo.  La maggior parte del suo esterno è fatto di mattoni rossi.  Ci sono rappresentazioni di mosaico di Gesù Cristo e l’emblema del primo vescovo di Varsavia – Praga, Kazimierz Romaniuk, mentre l’interno è decorato in gesso bianco o rosso e mattone.

La cattedrale di San Floriano fu distrutta dai tedeschi in ritirata nel 1944 dopo la rivolta di Varsavia.

La chiesa è rimasta in rovina per diversi anni, ma nel 1950 iniziò la ricostruzione.

E’ stata riaperta nel 1972.

  • Il Giardino Sassone, il più antico parco pubblico di Varsavia, con 21 statue delle muse e delle virtù.  La sua forma attuale classica risale alla fine del 18° secolo. I Giardini Sassoni realizzati tra il 1713 e il 1745 su iniziativa del re Augusto II di Sassonia, sono parte di ciò che rimane del complesso che comprendeva anche palazzo Saski, distrutto durante la seconda guerra mondiale. Sono disseminati di sculture oltre a una fontana e una meridiana. Il Palazzo dei Sassoni all’ingresso del giardino, è stato fatto saltare in aria dai tedeschi dopo il crollo della rivolta di Varsavia nel 1944.
  • La Piazza Piłsudski è la più grande piazza di Varsavia, situata nel centro della città. La piazza prende il nome da maresciallo Józef Pilsudski, che è stato fondamentale per il ripristino della sovranità polacca dopo la prima guerra mondiale. Nella piazza c’è la Tomba del Milite Ignoto, eretto sopra le fondamenta sotterranee del Palazzo dei Sassoni.La tomba del Milite Ignoto è costantemente illuminato da una fiamma eterna e una guardia d’onore la veglia ininterrottamente.  E’ dedicato ai soldati sconosciuti che hanno dato la vita per la Polonia. Nella Piazza Pilsudski, Papa Giovanni Paolo II, nel 1979 ha celebrato la Santa Messa durante la sua prima visita in Polonia, subito dopo essere stato eletto papa nel 1978.
  • Chiesa di Santa Croce La Chiesa cattolica di Santa Croce è un luogo di culto situato sulla Krakowskie Przedmieście di fronte alla principale Università di Varsavia. E’ una delle più importanti chiese barocche e al suo interno si conserva l’urna con il cuore di Chopin. La chiesa è ora gestito dai Frati Missionari di san Vincenzo de Paoli. Nel corso della rivolta di Varsavia nel 1944, la chiesa è stata gravemente danneggiata.  Fu distrutta la facciata insieme con molti arredi barocchi, il volteggio, l’altare maggiore, e altari laterali .
  • ll ghetto di Varsavia o  “zona residenziale ebraica”   come i nazisti con uno dei loro agghiaccianti eufemismi cifrati chiamavano ,è stato il più grande di tutti i ghetti in Europa con più di 400.000 ebrei .
  • Il quartiere ebraico di Muranow .Questo quartiere, che si trova subito a ovest della città vecchia, fu realizzato dall’architetto veneziano Giuseppe Bellotti nel XVII secolo e prende il suo nome dall’isola di Murano. È un quartiere unico nel suo genere in quanto il complesso residenziale si trova di proposito sulle macerie del ghetto di Varsavia.   Nel periodo tra le due guerre, il quartiere era abitato per lo più da ebrei.  Dopo la rivolta del 1943, comandata da un bunker da Mordechaj Anielewicz, che alla fine fece esplodere il bunker e si tolse la vita a 23 anni, il quartiere è stato completamente distrutto.  Alcuni edifici scampati alla guerra, sono stati successivamente ricostruiti.
  •  Chiesa cattolica neoclassica di S. Alessandro, in Piazza delle Tre Croci a Varsavia. L’ispirazione per la forma esterna del santuario è stato il Pantheon a Roma .
  • Monumento dedicato a Niccolò Copernico, che fu un astronomo famoso per aver portato all’affermazione la teoria eliocentrica. Fu anche un canonico, un giurista, un governatore e un medico. La sua teoria, propone il Sole al centro del sistema di orbite dei pianeti componenti il sistema solare, riprende quella greca di Aristarco di Samo dell’eliocentrismo, la teoria opposta al geocentrismo, che voleva invece la Terra al centro del sistema. Merito suo non è dunque l’idea, già espressa dai greci, ma la sua rigorosa dimostrazione tramite procedimenti di carattere matematico.
  • Kosciol Wizytek – Chiesa della Visitazione. Conserva ancora l’organo dove Chopin suonava durante le feste religiose e le messe.
  • Staszic Palace- E ‘la sede dell’Accademia Polacca delle Scienze. È riconosciuto come uno dei più bei monumenti architettonici di Varsavia in stile classico.
  • Polish Army Museum – (Muzeum Wojska Polskiego) – si trova nello stesso edificio che ospita il museo nazionale. I giardini sono pieni di carri armati, artiglieria, missili, aerei. Il museo è grande e molto ben strutturato. Interessante le armature e le uniformi ed è unico per gli appassionati di storia.
  • Il Museo della Tecnologia si trova all’interno del Palazzo della Scienza e della Cultura.E’stato inaugurato nel 1955, in occasione della grande mostra “il progresso tecnologico al servizio dell’umanità”.
    I visitatori, durante la visita, incontrano esposizioni molto originali. Il pioniere dei computer, l’Atari, Una donna di vetro, la sirena realizzata di “elettroimmondizia”,collocata davanti all’ingresso del Museo della Tecnica.

La mostra di astronautica presenta esemplari di missili e comprende un planetario nella cui cupola interna, grazie a moderne tecnologie, è possibile osservare l’immagine del cielo così come è visibile dall’emisfero nord della terra a qualsiasi ora del giorno e dell’anno.

Un’attrazione molto richiesta è rappresentata dall’Enigma, un macchinario capace di decifrare codici risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, e dal Fotoplastikon, uno stereoscopio di immagini in 3D che mostra attraverso diapositive, le tappe più importanti degli sviluppi della tecnologia.

Il Museo si compone di altre due sezioni interessanti: il Museo della Motorizzazione e il Museo Storico della Siderurgia.

Il tema permanente del museo è lo sviluppo della scienza e della tecnica, dalle origini fino ai tempi moderni. In particolare, il museo mostra i momenti più importanti nel campo della ricerca e prova a spiegarne il significato.

In oltre 50 anni di attività post-bellica, il Museo della Tecnologia ha raccolto una preziosa collezione che riguarda i diversi campi della tecnologia. Vi è una notevole collezione di vecchie motociclette, automobili e biciclette. Vi sono anche oggetti come ad esempio un torchio tipografico del 1846 e una serie di computer Spectrum e Atari risalenti all’origine dell’età informatica. Per i curiosi c’è anche un modello di una miniera di carbone e un “Ciekawy Fizyk”, (Fisico Curioso), una sala dove i visitatori possono effettuare vari esperimenti. Per gli appassionati dell’arte cinematografica è presente un’autentica rarità, la prima macchina da presa al mondo, costruita a mano dal famoso inventore nel campo della tecnica e dell’arte cinematografica, Kazimierz Proszynski. Oltre alla variegata collezione permanente, in questo museo vengono allestite periodicamente delle mostre temporanee tematiche.

  • Il Palazzo della Cultura è alto duecentotrentametri, ha 42 piani e 3.288 stanze. Si vede da tutta Varsavia. E’ stato un regalo di Stalin al popolo polacco, e la sera è illuminato di vari colori. Il Palazzo della Cultura e delle Scienze è sede di tantissime istituzioni importanti, come l’Accademia delle Scienze polacca, musei, teatri, sale cinematografiche,istituzioni scientifiche, caffè, librerie, palestre, università (Collegium Civitas).
  • Museo di Fryderyk Chopin all’interno del palazzo Gninski Ostrogski, realizzato da Tylman van Gameren.
  • Fryderyck Franciszek Chopin nasce il 1 marzo 1810 a Zelazowa Wola.

           Visse a Varsavia e si trasferì a Parigi a 21 anni, dove morì il 17 ottobre 1849 a  

           39 Anni. Nella Chiesa della Visitazione si celebravano le messe agli studenti del  

           liceo  e Chopin suonava l’organo. Conobbe qui una studentessa, Costanza  

           Gladkowska che cantava da solista durante la messa. Sbocciò l’amore e Chopin

scrisse per lei il  “Il larghetto del II concerto in Fa Minore”.Il cuore del pianista prese

a battere di ardente amore. Lei era bellissima, bionda con gli occhi celesti, piena di

grazia e di molte virtù. Frequentava il Conservatorio Musicale di Varsavia ed era

molto corteggiata dagli ufficiali dell’Esercito. Nel 1831, a 21 anni, a causa della

rivolta di novembre esplosa nella sua Varsavia, Chopin lasciò per sempre la sua    

           terra, dove non ritornò mai più. lasciò anche Costanza  alla quale Fred donò un

piccolo anello con un brillante. Il futuro di Costanza fu sfortunato, i suoi begli occhi

cerulei perderanno la vista e piangeranno a lungo per la perdita del suo Fred.

 

Chopin fu uno dei grandi maestri della musica romantica ed è talvolta  

           rievocato  come il poeta del pianoforte. Chopin inventò la forma musicale  

           nota come  “ballata musicale” e diede innovazioni ragguardevoli alla sonata per

pianoforte, alla mazurca, al valzer, al notturno, alla  polanaise, allo studio,

all’improvvisazione, allo scherzo e al preludio.

 

Nel 1817 debuttò come compositore con la Polacca in Sol minore e la sua prima

vera esibizione pubblica si tenne nel 1818. E fu così che Chopin arrivò a Parigi,

dove si creò un’ampia cerchia di amicizie e molte  frequentazioni mondane.

Chopin, autore di memorabili composizioni che hanno reso eterno il suo nome.

Morì povero. Amava il bel mondo, pare che non conoscesse la parsimonia e

           che avesse sperperato tutti i suoi soldi in pranzi e cene. Teneva sempre un

cocchiere a sua disposizione, era anche molto generoso, a volte non si faceva

pagare le lezioni ed era solito elargire denaro ai suoi concittadini polacchi in stato di

bisogno.

Fu sepolto nel cimitero di Pere Lachaise a Parigi. A Varsavia tornerà il suo

           Cuore, che si trova conservato nella chiesa di Santa Croce.

           Nel parco Łazienki c’è il Monumento in bronzo a Fryderyk-Chopin.

 

A Varsavia ci sono 14 panchine Chopiniane multimediali. Queste panchine si trovano nei luoghi a cui Chopin era legato. Su ogni panchina è riprodotta una piantina con l’itinerario della passeggiata e premendo un tasto si attiva la riproduzione di un pezzetto di un brano di Chopin.

 

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Il 15 Marzo, verso mezzogiorno, mentre camminavo su via  Krakowskie Przedmieście vicino al palazzo presidenziale, udivo un vociare di persone e un suono di violini.

Mi sono fermato e ho visto un corteo. Avanti c’era un gruppo di giovani con abiti tradizionali che suonavano violini ed altri strumenti, a seguirli un gran numero di persone che regalavano stecche di miele. Era una manifestazione pacifica per sensibilizzare le persone alla conoscenza dell’alta mortalità delle api per avvelenamento a causa di pesticidi. Il corteo si è fermato davanti al palazzo presidenziale ma, nessun problema al traffico ed alle persone.

 

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In Polonia il miele è un prodotto di grande interesse. Ci sono produttori che lo producono artigianalmente per trasformarlo come miele da bere e che lo imbottigliano in bottiglie di terracotta.

Il miele da bere prodotto a livello industriale si può trovare anche nei negozi.Il Miod pitny, che significa “il miele bevibile”, è prodotto dalla fermentazione del miele.

Secondo la tradizione polacca, sono sempre state le donne a occuparsi della preparazione di questa bevanda, mentre gli uomini seguivano gli alveari. E’ altrettanto antica e tradizionale la tecnica di produrre bottiglie di terracotta di diverse forme (il vetro costava troppo così che ogni famiglia realizzava e cuoceva le proprie bottiglie di terra).

Per un buon miele da bere sono fondamentali due elementi: la qualità della materia e il tempo…bisogna aspettare almeno cinque o sei anni per vendere le prime bottiglie.

Il miele da bere era la bevanda tradizionale delle feste polacche e lo preparavano tutte le famiglie. Il miele più adatto alla trasformazione è quello di erica oppure la melata di abete.

Chi non sa preparare il miele, non lo può produrre per bere, perché non conosce abbastanza la materia prima. Esistono diverse tipologie di miele da bere, dipende dalla proporzione fra il miele e l’acqua. Si inizia da un quarto di miele più tre quarti di acqua, sino ad arrivare a due terzi di miele e una parte di acqua (quest’ultimo, il più pregiato, si chiama pultorak). Maggiore è la quantità di miele, più lungo è il tempo di maturazione. Il tempo minimo è di quattro o cinque anni, ma ci sono bottiglie che hanno 10, 15, anche 20 anni di età e oltre.

La preparazione prevede una cottura iniziale del miele in acqua con erbe locali, poi la fermentazione in grandi botti di acciaio e quindi l’invecchiamento. Esistono anche versioni di miele da bere, assolutamente tradizionali, aromatizzate con succo di lamponi, di mele o di uva. Però la ricetta autentica è tramandata di generazione in generazione.

 

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La vodka è un’altra bevanda polacca ed è riservata alle grandi occasioni.

Attualmente le vodka più diffuse sono quelle aromatizzate con una specie di erba che cresce nella Foresta di Bialowieza, una riserva integrale. È un’antica foresta vergine, la più importante d’Europa, situata lungo il confine tra la Bielorussia e la Polonia, 70 chilometri a nord di Brěst. Questo sito appartenente al Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO è Riserva della biosfera.

Il bisonte europeo è il simbolo della foresta di BialowiezaQuesto grande animale selvatico è un parente stretto del bisonte americano.  La foresta di Bialowieza è abitata da poche centinaia di bisonti, radunati in branchi più o meno grandi.  Il peso di un maschio adulto può raggiungere i 900 kg e l’altezza fino a 180 cm.  Per queste caratteristiche il bisonte è chiamato “il re della foresta“.  È più facile incontrare un bisonte in inverno, quando gli animali si riuniscono in gruppi più grandi.  Le tracce sono facilmente visibili sulla neve e la mancanza di foglie sugli alberi rende la ricerca e l’osservazione dei bisonti ancora più facile.

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Un’altra notizia che voglio evidenziare è l’inno nazionale della Polonia.

L’inno polacco, conosciuto come Mazurek Dąbrowskiego (Mazurka di Dąbrowski), ed anche come il canto Pieśń Legionów Polskich we Włoszech (Canto delle legioni polacche in Italia), è stato scritto ed eseguito per la prima volta nel 1797 a Reggio Emilia da Józef Wybicki, tenente dell’armata polacca del generale Jan Henryk Dąbrowski.

 

Questo generale aveva radunato in pochi mesi un’armata di soldati che si unì a Napoleone Bonaparte nella Campagna d’Italia in base ad un accordo con il governo della Repubblica Lombarda. Il generale Jan Henryk Dąbrowski (1735-1818), fu il comandante delle Legioni polacche in Italia. I volontari, circa ottomila uomini, portavano sull’uniforme la scritta: “Tutti gli uomini liberi sono fratelli”.

Le differenze tra i due stati, l’Italia e la Polonia, sono tante, ma c’è un’insolita originalità che lega questi due Paesi, gli inni nazionali.

 

Infatti, è l’unico caso al mondo in cui nel testo dell’uno viene citato l’altro Paese e viceversa. Il perché lo si può capire dagli eventi storici succedutisi nel periodo in cui sono stati composti, la prima metà del XIX secolo, quando sia la Polonia che l’Italia erano sotto il giogo dell’Impero Austro-Ungarico.

Facendo seguito al clamore per le celebrazioni del successo della spedizione militare nel nord – Italia, il tenente Józef Wybicki scrisse la mazurka, per celebrare il valore del comandante Jan Henryk Dąbrowski e cantare l’amore per la Patria lontana. L’inizio dell’inno “Jeszcze Polska nie zginęła” (La Polonia non è ancora scomparsa) si riferisce alla spartizione della nazione nel 1795 tra le tre potenze circostanti, mentre nel ritornello “Marsz, marsz, Dąbrowski, z ziemi włoskiej do Polski” (In marcia, Dąbrowski, dalla terra italiana alla Polonia) i militari incitano il loro generale a guidarli al più presto verso la Patria.

 

Ecco dunque spiegato il richiamo dell’Italia nell’inno polacco.

La Polonia non è ancor morta,

Finché noi viviamo.

Ciò che la violenza straniera ci ha tolto

Noi con la sciabola ci Riprenderemo

 

Avanti, in marcia, Dąbrowski

Dalla terra italiana alla Polonia

Sotto la tua guida

Torneremo in Polonia

 

Come l’inno nazionale polacco comprende un riferimento all’Italia, anche l’inno nazionale italiano, composto nel 1847, comprende un riferimento alla Polonia nella quinta strofa, a testimonianza di come la causa italiana e quella polacca fossero accumunate dai giovani patrioti.

 

Son giunchi che piegano

Le spade vendute:

Già l’Aquila d’Austria

Le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia,

Il sangue Polacco,

Bevé, col cosacco,

Ma il cor le bruciò.

 

Stringiamci a coorte

Siam pronti alla morte

L’Italia chiamò.

 

L’inno italiano,chiamato comunemente”Fratelli d’Italia,” (la denominazione propria è “Il Canto degli italiani“) è stato scritto da Goffredo Mameli intorno al 1847, agli inizi del Risorgimento italiano. L’Italia era ancora sotto il dominio austriaco, ma l’entusiasmo per i grandi cambiamenti che si respiravano nell’aria favoriva la diffusione di vari inni patriottici, che fungevano da propaganda degli ideali Risorgimentali. Il più cantato era proprio quello di Mameli, vero e proprio mezzo di incitamento all’insurrezione. Grazie anche a quest’inno, il Risorgimento con i suoi forti movimenti di sommossa portò all’emanazione dello Statuto Albertino ed all’impegno del re Carlo Alberto nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.

Quando l’inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell’ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l’ultima parte, estremamente dura con gli austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neppure in questo si ebbe successo, e dopo la dichiarazione di guerra all’Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo.

 

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16 MARZO PARTENZA H 8

 

Ho preferito andare alla stazione degli autobus, che dista circa 700 metri dall’ostello, a piedi. La stazione si trova in una delle piazze del Palazzo della Cultura.

Il timore era che il taxi non arrivasse in tempo, per cui potevo perdere l’autobus. Purtroppo non ero riuscito a capire dove questo autobus fermasse in un’area così vasta, specialmente se arrivava quasi all’orario della partenza. Questa scelta è stata azzardata, perché trasportare a mano tutti i bagagli è stata un’impresa sconsigliabile per il fisico… In tutti i modi sono arrivato ed ho lasciato a terra i bagagli… SETTE! Mi sono avvicinato alle persone che aspettavano gli autobus e ad un gruppo ho fatto la domanda se attendevano l’autobus per Katowice e quindi l’Italia. Una donna mi ha confermato di sì, rispondendomi in italiano. Sospiro di sollievo, prendo i miei bagagli lasciati non molto lontano ed aspetto l’arrivo dell’autobus.

Arriva un piccolo autobus, i posti a sedere per circa dieci passeggeri, che con i bagagli, presto si è riempito.

L’arrivo era a Katowice, la stazione di scambio per prendere l’autobus per l’Italia a circa 400 KM da Varsavia. Le autostrade in Polonia sono poche e in costruzione, diverse le fermate, il tempo di trasferimento, otto ore.

Però, vedere il paesaggio, i paesi, mi ha fatto trascorrere il tempo senza problemi.

Lungo il percorso ci siamo fermati a delle aree di sosta con autogrill realizzati con forme originali, tipo mulino.

All’interno c’erano varie sale ed un ruscelletto con ponti e cascate. Un ristorante con tavoli, sedie ed ampia scelta di cibi polacchi. Tutto caldo ed invitante. Incredibile come si possano realizzare queste stazioni di servizio così curate nei dettagli.

Alle ore sedici, puntuale, questo pulmino arriva all’area di scambio. L’autobus per l’Italia si riempie con il tutto esaurito. L’interrogativo è come tutti i bagagli possano entrare nel portabagagli, ma niente resta a terra. E’ necessario però controllarli dove vanno sistemati, perché in itinere ci sono tante fermate. Si parte… l’arrivo a Pescara è per le ore 13…, 21 ore… dalla partenza!

Sono ormai abituato, si fa amicizia, molti parlano l’italiano le ore trascorrono velocemente. Appena si fa buio, iniziano a… saltare fuori, i cuscini, le coperte, le ciabatte. Si sceglie una posizione comoda, io non ci riesco, mi adatto, intanto ogni tre ore l’autobus fa sosta e quasi tutti scendono, per fumare, per andare al bagno, per consumare un po’ di cibo. La notte trascorre, all’alba siamo in Italia. Alle sette arriviamo a Bologna, altro cambio di autobus.

Io, con pochi passeggeri, prendo la linea adriatica, l’autobus termina la corsa a Lecce.

Saluto gli amici che fanno la linea del tirreno.

Ora l’autobus è proprio vuoto.

Fai veramente amicizia, scambi il numero di cellulare, l’indirizzo.

Alle ore 13 l’autobus arriva puntuale a Pescara….

 

23 giorni con una spesa totale di 1500 euro, circa 65 euro al giorno.

La Polonia è ancora da scoprire, consiglio a tutti di visitarla.

L’Accoglienza è di un popolo gentile e disponibile.

 

Prima di concludere questo reportage,voglio ricordare la poesia che ho scritto all’uscita di Auschwitz alcuni anni fa.

PERCHE’ IO

Perché sono stato scelto io

Perché ho sofferto

Perché ho visto morire mia moglie e mio figlio

Perché mi hanno rasato i capelli

Perché mi hanno spogliato

Perché mi hanno martoriato

Perché mi hanno preso la valigia

Perché ho sofferto il freddo- le malattie- le infezioni-la fame

Perché non sono stato curato

Perché sono stato ridotto a larva

Perché alla fine sfinito sono morto

Perché sono stato cremato

Perché le mie ceneri sono state utilizzate come concime

Perché….perché….perché…!

 

Ma tu Onnipotente, perché hai permesso questo

Perché tu che hai sempre gridato la felicità-la gioia- l’amore

Perché hai permesso di uccidere 1.500.000 di persone

Perché hai dato a loro una mente distorta e crudele

 

Perché io

Perché la mia famiglia

Perché, quale colpa ho avuto

Perché non ti sei manifestato come spesso hai fatto

Perché non hai fermato la follia di queste persone.

Perché hai concesso che questo avvenisse

Perché sei un Onnipotente di amore o di morte.

 

Ma se risorgerò

Sarò un uomo vero

Potrò riabbracciare la mia famiglia

Sarò come tu mi avevi fatto

Potrò riassaporare la gioia di vivere

Sarò felice

Potrò non soffrire più

 

                                                    Luciano Pellegrini

 

Le foto sul link:

 

https://www.dropbox.com/sh/5geoo9k8pv82zlm/AADs2K1xRxbd2hokrDn6fLVya?dl=0#lh:null-settimana%20bianca%20%20rif%20zelenom%20(6).jpg

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